Anche in questo caso, l'approssimazione è stata pagata a caro prezzo. Tuttavia, se nel caso del Napoli si è trattato di un'approssimazione nei dettagli, a contorno di un lavoro coerente e apprezzabile sotto il profilo dei principi di gioco, in questo caso la superficialità entra nella profondità dei macro-argomenti, quelli che incidono sul rendimento a lungo termine di una stagione che ha ancora molto da raccontare.
L'Inter non è migliorata rispetto allo scorso anno, forse non è migliorata nemmeno negli ultimi cinque anni. La filosofia di Spalletti dipende ancora tantissimo dal rendimento di Icardi e dalla capacità degli esterni d'attacco di determinare qualcosa nell'uno contro uno. Non si sono visti miglioramenti riguardo la ricerca di una maggior incisività nella porzione centrale di campo, nè sulla capacità di fare propria la gestione dei momenti importanti della gara.
Spalletti aveva avuto il merito (fino a ieri) di raggiungere ciò che, alla fine, conta di più in questo sport: il risultato. L'Inter, nonostante difficoltà e momenti bui, era riuscito a tornare ai gironi di Champions League. Inoltre, la qualificazione agli ottavi di finale della competizione, unico obiettivo stagionale (oltre alla conferma entro i primi quattro posti del campionato italiano), sembrava a un certo punto alla portata. Ora come ora, mancato l'obiettivo principale, diventa inevitabile spostare l'attenzione sulla mediocrità tecnica che l'Inter, da ormai troppo tempo, fatica ad abbandonare.
Una formazione interista che dipende dalle prestazioni del proprio centravanti e che non trova nessun altra soluzione se non quella di arrivare sul fondo dell'esterno, non è nient'altro che quella di Mancini. Sono passati tre anni, siamo ancora qua.
L'Europa League è una competizione che si vince con qualità e convinzione delle proprie giocate: difficile possa essere il caso di questo gruppo, peraltro nemmeno troppo profondo in termini di rosa.
Postilla finale: ode a Trent Sainsbury. Il 26enne centrale difensivo australiano si è rivelato il migliore in campo per distacco, grazie alla puntualità dei propri interventi e all'attenzione verso il corretto posizionamento. A sei mesi dall'inizio del Mondiale si poteva prendere per due noccioline quando, snobbato da tutti, fu costretto a trovare continuità nel Grasshoppers, formazione di metà classifica della Super League svizzera. Avrebbe fatto comodo ad almeno tredici squadre di Serie A, essendo anche dotato di passaporto comunitario.






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