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giovedì 27 febbraio 2020

Il Coronavirus contagia la Serie A

Il nostro campionato è in questo momento sotto scacco per quello che sta succedendo nel nostro paese, un'emergenza che sta portando a delle misure particolarmente pesanti che si riflettono anche nel mondo del calcio.
Inizialmente non avevo molta voglia di scrivere su questo argomento, ma adesso con le partite del prossimo turno che si giocheranno per la maggior parte senza pubblico, ho sentito il dovere di dire la mia.
Nel fine settimana passato non si sono giocate 4 partite, che andranno recuperate in momenti diversi.
Giocando in un altro periodo cambia tutto, si affronta un match in un periodo di forma differente e in condizioni diverse rispetto a quelle che avrebbero caratterizzato il regolare svolgimento della partita.
Il prossimo turno che ci viene prospettato (in questo momento, perchè la situazione è in costante divenire) è fortemente condizionato, infatti ad oggi abbiamo almeno 5 partite a porte chiuse

  • Udinese-Fiorentina
  • Milan-Genoa
  • Parma-Spal
  • Sassuolo-Brescia
  • Juve-Inter
Inoltre oggi l'Inter sarà costretto a giocare i sedicesimi di ritorno di Europa League contro il Ludogorets senza l'apporto del suo pubblico.
Quello del Coronavirus è un qualcosa di difficile da analizzare, ma che sta avendo ripercussioni su tutto, anche sugli aspetti sportivi del nostro paese.
Un pensiero in una situazione del genere va rivolto ai tifosi, che in un momento complicato, vengono privati pure di un divertimento, come può essere il calcio.
In tutto questo vi è ovviamente (e soprattutto) una ricaduta economica, alcune società prevedono il rimborso del biglietto, ma altre no.
Per non parlare degli aspetti commerciali, vengono meno gli introiti legati al marketing.
Questa è una situazione che ci sta colpendo non solo dal punto di vista dell'emergenza sanitaria, ma anche e forse primariamente dal punto di vista economico. 
Questo è un momento estremamente complesso per il nostro paese, ma bisogna viverlo con lucidità e responsabilità.
Molti avevano parlato proponendo la sospensione della Serie A, ma questa possibilità è da scartare, i calendari sono foltissimi e non c'è la possibilità di andare a recuperare tante partite.
Ci sono squadre che logicamente sono più danneggiate d'altre da questa emergenza; proviamo a fare una panoramica nazionale su cosa sta succedendo oggi in serie A.
Per quanto riguarda la lotta scudetto, al momento la squadra più in difficoltà è l'Inter, non ha potuto disputare il match contro la Samp ed è quella che ha il calendario più denso.
Il meno quattro dalla vetta (dato da una partita in meno) potrebbe pesare dal punto di vista psicologico, anche in questo caso i nerazzurri non hanno potuto rispondere sul campo ai successi di Juventus e Lazio. 
La Juventus dovrà affrontare l'Inter senza pubblico, ci sarà la negazione della possibilità di beneficiare economicamente della grande partita.
La terza squadra, la Lazio, domenica ha giocato e ha vinto per 3-2 su un campo difficile come Marassi, traendo energia positiva da tutto ciò.
Una squadra che non ha giocato, ma che secondo me ne ha tratto beneficio è l'Atalanta, la banda del Gasp in questa maniera ha potuto tirare un bel respiro dopo la grande notte di San Siro contro il Valencia.
La compagine che invece è stata messa più in difficoltà da questa pausa forzata è secondo me il Torino, la squadra di Cairo dopo 5 sconfitte consecutive avrebbe dovuto sfidare il Parma in una partita che avrebbe potuto significare tanto per i granata, che ora invece si ritrovano a dover giocare sabato sera al San Paolo contro un Napoli apparentemente ritrovato, insomma piove sul bagnato.
Spero di aver fatto un buon riassunto sulla situazione complicata che stiamo vivendo nel nostro paese, io non ho grande voglia di pensarci, ma anzi mi voglio distrarre.
Questa settimana è quella perfetta per pensare ad altro, ci sono state grandi partite di Champions, oggi si gioca l'Europa League, torna la Serie A e domenica sera si chiude in bellezza con El Clasico, insomma tanta carne al fuoco, e ovviamente rimanete connessi e aspettate i vari commenti sul blog.
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giovedì 9 gennaio 2020

Inter: Vidal o Eriksen?

Nello scorso post abbiamo parlato del grande colpo di mercato del Milan, che ha riportato in Italia Zlatan Ibrahimovic.
Il giocatore svedese, ha fatto il suo esordio già domenica contro la Samp, ma senza particolari acuti.
L'Inter prova a rispondere con diversi giocatori nel mirino.
La trattativa è roboante, il nome è importante, ed è quello di Vidal: il giocatore cileno sembrerebbe in rottura con il Barça, e vorrebbe essere inserito al centro di un progetto.
Il trasferimento di King Arturo sembrerebbe ancora complicato, ma non impossibile.
L'Inter vuole fortemente Vidal, che andrebbe a rinforzare un centrocampo già così interessante.
E' ovvio che se il cileno dovesse lasciare la Champions per l'Europa, sarebbe per fare il titolare inamovibile, e probabilmente Barella sarebbe il prescelto per cedergli il posto da titolare. Conte potrebbe permettersi in questa maniera di far rifiatare di tanto in tanto anche Brozovic, che in questa prima parte di stagione ha avuto pochissime occasioni per riposare.
Con le sue caratteristiche gioverebbe tantissimo all'Inter, Vidal con i suoi inserimenti potrebbe infilarsi tra Lautaro e Lukaku e creare occasioni pericolose.
Il Barça, non ha nessun altro giocatore con le sue caratteristiche, e con il prestito di Alenà al Betis, i blaugrana sarebbero costretti a tornare sul mercato, ma non penso ne abbiano particolare voglia.
L'idea del Barcellona è quello di provare a tenerlo, ma se dovesse arrivare a cederlo potrebbe dare uno sguardo all'interno della rosa dell'Inter (Sensi-Lautaro?).
Vidal non è l'unico giocatore su cui l'Inter ha messo gli occhi, un altro nome gettonato nelle ultime ore è quello di Christian Eriksen, il danese è in scadenza con il Tottenham e pare non abbia alcuna intenzione di rinnovare. Gli Spurs dunque devono fare una scelta, venderlo ora e guadagnarci qualcosa o perderlo a 0 a Luglio. Più probabile la prima opzione, ed è per questo che l'Inter si è messa sulle tracce del fantasista danese.
Eriksen, sarebbe un giocatore perfetto, insieme a Brozovic e Sensi formerebbe un centrocampo veramente vario, Eriksen trequartista si incastrerebbe bene nel 3-5-2 di Conte e con la sua qualità potrebbe saltare l'uomo e creare superiorità in fase offensiva.
Quelle di Vidal ed Eriksen , sono chiaramente le trattative più chiaccherate, ma non sono le uniche.
L'Inter a sinistra ha bisogno di un innesto, Asamoah è troppo spesso infortunato e di conseguenza l'unico terzino disponibile è Biraghi, che però non può giocare tutte le partite.
Nelle ultime ore c'è stata un'accelerata per Ashley Young, terzino 34enne ormai in uscita dal Manchester United. L'ex capitano dell'Inghilterra è ormai ai margini del progetto di Solskier, e vorrebbe trovare nuovi stimoli altrove. Sembrerebbe che la trattativa possa andare in porto, con Conte che sarebbe ben accetto di ricevere un acquisto d'esperienza per continuare a sognare e tenere testa alla Juventus.
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lunedì 13 agosto 2018

La parola sostenibilità nel calcio italiano

Sostenibilità. Quanto piace questa parola ricca di significati evocativi. Pronunciandola, difficile si abbia una qualsiasi percezione (anche recondita) di negatività. Come si costruisce questa sostenibilità? Può essere applicata a tutti i livelli del nostro ecosistema sociale? Anche nel calcio italiano?
"Segui il denaro e troverai la mafia" recitava il mai troppo compianto Falcone in una delle sue rare interviste. Abbassando i toni ed il paragone, è lecito aspettarsi che i problemi del calcio italiano, quello delle leghe minori, quello dalla B alla D, seguano lo stesso criterio. Mancanza di soldi, di sostenibilità. Senza soldi non c'è sostenibilità, e viceversa. Condizione biunivoca. Tutto però ha un inizio. L'escalation di penalizzazioni, fallimenti, irregolarità di questi ultimi due anni ha un'origine ben precisa.
I fatti. A Novembre del 2016 un emendamento al decreto fiscale collegato alla legge di bilancio, approvato dalle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, ha posto fine alla c.d. "Fondazione per mutualità generale per gli sport", che gestiva tra i 110 e i 120 mln di euro da distribuire sottoforma di mutualità al calcio professionistico minore e ai maggiori sport di squadra extracalcistici (basket e pallavolo). Questa fondazione distribuiva il 10% dei diritti TV, ottenuti dalla A attraverso la contrattazione collettiva con i vari broadcaster, in due forme distinte e separate:
✓Il 4% come Mutualità Generale, da distribuire ai club di B e C e agli altri sport extracalcistici maggioritari per investimenti in sicurezza, infrastrutture e sviluppo dei settori giovanili;
✓6% come CPI o Mutualità di gestione ai club di B e C (in realtà poi il 7,5% in base ad accordi speciali tra Lega A e B), per la gestione delle attività correnti (stipendi, tasse, contributi di iscrizione).
La riforma del 2016 ha posto questa responsabilità in capo alla FIGC, cambiando anche le regole di distribuzione della mutualità. Eliminata la mutualità generale (e qui Petrucci, presidente della FIP, si scagliò contro l'emendamento), con il 10 % distribuito nel seguente modo:
✓6% alla Serie B;
✓2% alla Serie C;
✓1% alla Serie D;
✓1% alla FIGC stessa.
La contribuzione ovviamente non è più libera da vincoli, come accadeva con il 6% erogato dalla Fondazione, ma sottoposto a puntuale rendicontazione da presentare alla FIGC stessa. Tale mutualità non è più concessa per sostenere la gestione corrente dei club di B e C, ma solo per investimenti in sicurezza, infrastrutture e settore giovanile.
Qui nasce il vero problema della mancanza di sostenibilità. Togliete la stampella ad un paziente in riabilitazione e cadrà ogni volta, che proverà a rialzarsi. Più o meno la situazione che stanno affrontando B e C. Meno contributi, più vincoli, per un mix letale. È palese che il vecchio sistema, fatto di contributi a babbo morto era poco trasparente, ma la soluzione si è rivelata peggio del cianuro.
Solo per snocciolare alcuni dati:
✓La Bundesliga retrocede il 20% dei propri introiti alla Bundes 2;
✓Premier League e Ligue 1 alle Leghe minori un contributo variabile tra il 10% ed il 19%;
✓La Liga alla Liga Adelante il 13,5% dei diritti TV + il 40% degli introiti del marketing associativo.
Può essere sostenibile un sistema dove la mutualità verso le leghe inferiori è minore rispetto agli altri paesi e vincolata da mille cavilli burocratici? Giusta la rendicontazione, ma se i club faticano a sostenere la gestione corrente, difficile imporgli investimenti per accedere alla mutualità. È ancora troppo preponderante la contribuzione dei finanziamenti dei soci nel bilancio dei club italiani. ECCO PERCHÉ GLI IMPRENDITORI ITALIANI SCAPPANO DAI CLUB DEI CAPOLUOGHI. A fronte di investimenti anticipati elevati, i ricavi sono miseri o nulli. Un gioco a perdere, in un mondo dove i mecenati latitano (e per fortuna).
Quale sarebbe la soluzione? Fare della Lega di A il traino per l'aumento di quel 10% destinato alle leghe inferiori. Riformare nuovamente i vincoli della mutualità, lasciando un minimo spazio per la gestione corrente dei club, che vi accedono. Se il secondo punto è applicabile, il primo no. Lo dimostra il recente accordo triennale sui diritti TV della A, ridicolo per ricavi e conclusione. La Serie A non cresce e con essa la mutualità. Il discorso al generale, non c'è equità se i più ricchi non contribuiscono al sostegno dei più poveri. Non c'è sostenibilità della mutualità se non si sostengono i più ricchi nell'accrescimento della loro ricchezza.