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martedì 25 agosto 2020

Playoff Nba, i Thunder impattano la serie sul 2-2 contro i Rockets

 Chris Paul determinante insieme a Schroeder. Shai Gilgeous Alexander dimostra ancora di valere tanto, per Gallinari partita storta

Dopo gara 2, con due convincenti vittorie dei Rockets nessuno avrebbe pensato che questa serie avrebbe avuto lunga vita. I Thunder apparivano spaesati e impotenti davanti al quintetto piccolo dei Rockets. Dopo due partite di rodaggio la squadra di Donovan ha ripreso fiducia vendendo cara la pelle e portando la serie sul 2-2. Oklahoma dalla sua adesso ha la massima fiducia, mentre Houston ancora sta dimostrando tutti i limiti di un sistema totalmente fragile.

Oklahoma non regala niente

Se c'è una cosa che i Thunder hanno fatto vedere di loro in questa stagione è il non arrendersi mai. Nella partita di ieri sera in uscita dall'intervallo Houston ha messo insieme un filotto di 8 triple a bersaglio consecutive. C'è stato un momento in cui a ogni tripla dei Rockets, Chris Paul rispondeva con il jumper dalla media. A metà terzo quarto la squadra di D'Antoni si è trovato anche sul +15, nonostante ciò Okc è rimasta lì a ribattere colpo su colpo, concludendo il terzo quarto a -2 con la tripla sulla sirena di Schroeder. 
L'ultimo quarto è stato un turbinio di emozioni, con entrambe le squadre che hanno giocato al massimo. I Thunder fino a ieri avevano un record di 30-15 nel clutch time. Hanno rispettato questa statistica e una sanguinosa palla persa da Harden con la rubata di Gallinari ha portato Okc sul +3.
Tucker ha avuto la tripla dall'angolo per pareggiare, ma ha fallito.

La chiave della serie: Lu Dort

La chiave per i Thunder ha un nome e un cognome, si chiama Lu Dort. Sui social in questi giorni si sta scherzando tanto, e Dort è stato meritatamente eletto ministro della difesa. In attacco i Thunder hanno tanto talento offensivo per fare male, e come stiamo notando le tante opzioni si stanno alternando nelle varie gare. La difesa per vincere con una squadra come i Rockets è fondamentale, l'assenza di Westbrook focalizza l'attenzione tutta sul Barba. Dort sta facendo un lavoro egregio ed è il giocatore che a mio modo di vedere più sta mettendo in difficoltà Harden in carriera. 
Questo ragazzo nonostante i limiti offensivi soprattutto nel tiro da tre, in difesa vende cara la pelle, e ieri ha giocato tutto l'intero quarto con cinque falli sulle spalle, senza tirare indietro niente.

Rockets senza Westbrook è dura

Dopo le prime due partite tutti ci saremmo aspettati una passeggiata dei Rockets che avrebbero chiuso al più presto la serie. Adesso con le due vittorie consecutive dei Thunder, l'inerzia è tutta dalla parte dei fulmini, che possono provare ad affondare il colpo decisivo in gara 5. La situazione di Russell Westbrook è incerta, di sicuro se sarà schierato in gara 5 non sarà certamente al meglio. Nel finale della partita, è stato inquadrato che pedalava sulla cyclette, facendo le prime prove per un eventuale impiego nella prossima partita. La situazione è in bilico, la serie come previsto è lottata e tutto può succedere.
Appuntamento nella notte tra mercoledì e giovedì alle 00:30 per una gara 5 che si prospetta rovente.


sabato 13 luglio 2019

Scambio Westbrook-Paul tra Okc e Houston

Dopo aver parlato nella giornata di ieri delle mosse di mercato dei Los Angeles Clippers, siamo qui per discutere di un'altra trade che ha scosso per l'ennesima volta il mercato NBA.
Ebbene Russell Westbrook è un nuovo giocatore degli Houston Rockets, e andrà a comporre il duo delle meraviglie con James Harden. Per Westbrook, Houston ha sacrificato 4 prime scelte al draft: due protette e due scambi.
Nel breve termine la trade dovrebbe essere stata vinta dai Rockets, ma nel lungo periodo i Thunder potrebbero aver fatto la scelta giusta, infatti potrebbero trovarsi nei prossimi anni con tantissime scelte al primo giro che potrebbero permettere di scegliere diversi giocatori alle prime chiamate del draft..
Houston potrebbe aver trovato un duo veramente atomico, certo molti in questi giorni dicono che hanno bisogno di due palloni in campo per giocare assieme, ma la stessa cosa si affermava quando Chris Paul arrivò a Houston e poi in qualche modo sono arrivati due volte a un passo dalle finali NBA.
Se mettiamo nella stessa situazione un Russell Westbrook più atletico, più pronto fisicamente, più giovane, teoricamente le cose dovrebbero migliorare in Texas.
Se i risultati non dovessero essere quelli sperati per Houston i problemi sarebbero enormi, da parte dei Rockets questa è stata una scelta molto rischiosa, e sarà molto curioso vedere come Mike D'Antoni riuscirà a rendere efficace questo duo.
Il gioco penetra e scarica di Westbrook messo in un sistema di gioco come quello di Houston, che prevede solo tiratori potrebbe diventare l'arma segreta dei Rockets.
Su questo duo ho parecchi dubbi e non credo che porterà ai risultati sperati, ma se mi dovessi sbagliare e riuscissero a trovare la quadra a quel punto diventerebbe parecchio complicato contrastare gli Houston Rockets.
Risultati immagini per westbrook harden

sabato 5 maggio 2018

It's time Melo

E’ tempo di fermarsi un attimo. Prendere fiato e cercare di capire. Lasciare che le nubi della mente si diradino, che torni il sereno, così da potersi prendere tutto il tempo necessario.
Per la prima volta nella sua carriera, Carmelo Anthony non ha un posto sicuro nella pallacanestro. I tempi sono cambiati. Il basket è profondamente cambiato.
Melo, invece, è sempre rimasto lo stesso. Con meno atletismo, meno voglia di difendere e, soprattutto, meno voglia di mettersi in discussione. Non c’è più spazio per il suo gioco in isolamento, anacronistico e deleterio per quello che l’evoluzione del basket sta portando avanti. Non è più possibile prendere fiato nella metà campo difensiva, senza produrre attacco con grande continuità.
Se Carmelo si sia, o meno, reso conto di tutto questo è una cosa della quale ho pochissimi dubbi. E’ un ragazzo intelligente ed è stato, al passato purtroppo, uno degli attaccanti più belli da vedere della sua generazione. Semplicemente Melo non vuole accettare quello che il campo gli ha messo davanti agli occhi con così tanta ferocia. Il suo basket offensivo non c’entra più nulla con quello contemporaneo.
In difesa le cose sono ancora peggiori. Da numero tre fatica a tenere il dinamismo dell’avversario. Da numero quattro, invece, la fisicità. E poi c’è la questione mentale. Non aver mai accettato di partire dalla panchina, ridendo di coloro che credevano potesse essere una mossa saggia per i Thunder e, soprattutto, per lui, significa non aver colto presuntuosamente il seme del cambiamento.
Melo non vuole cambiare, non è nemmeno disposto a dire a se stesso di farlo, ed è proprio per questo che, forse, in questa serie contro i Jazz abbiamo assistito alla sua versione del “canto del cigno” ai massimi livelli. Non si può più parlare il suo linguaggio cestistico nei Playoffs. Non si può pensare nemmeno di costruire una possibile contender con questo tipo di mentalità. Inutile girarci attorno.
E’ tempo, Carmelo. Mi costa molto ammetterlo perchè, diciamocelo, un giocatore così è stato in grado accendere come pochi i sogni della gente. Non è un vincente. Non lo sarà mai. Avrebbe potuto essere un giocatore migliore, ammettendo i propri limiti e ponendo la propria individualità al servizio della squadra. Non è andata così. Probabilmente non sarebbe Melo, avesse fatto diversamente.
Ora non resta che un grande silenzio. La consapevolezza che tutto è cambiato e che non è andata come tutti sognavamo. Come Carmelo sognava.
Il vento si è portato via quello che resta di una carriera costantemente alla ricerca di un orizzonte. Alla ricerca di un posto d’onore al tavolo delle leggende, dove la grandezza esalta ogni gesto e la gloria riempie il profondo dell’anima.
Quel posto ora è lontano. Tanto lontano che i suoi occhi non riescono nemmeno più a metterlo a fuoco.
Il sereno se n’è andato di nuovo. Sono tornate le nubi cariche di pioggia. Cariche di sofferenza.
Una lacrima. Un senso d’impotenza e, forse, un brivido soffiato dal rimpianto.
Quello del tempo che viene a riscuotere le occasioni perse.
Sono tante, Melo. Troppe.
La cosa che fa più male è che, forse, non ce n’è saranno più.
La paura più grande di Carmelo.
Il tempo.
Se stesso.