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lunedì 11 marzo 2019

Garbage Time

Come ogni lunedì, ben ritrovati a Garbage Time, la rubrica del lunedì pomeriggio, che racconta tutti i principali avvenimenti della settimana precedente.
Per la prima volta dall'inaugurazione di questa rubrica, questa settimana non sono successe cose così eclatanti, ma come sempre record infranti e belle partite ci hanno accompagnato durante questa 21esima settimana di NBA.
Partiamo dai derelitti Los Angeles Lakers, che hanno mezza squadra infortunata e hanno praticamente mollato definitivamente la speranza playoff.
LeBron James ha superato Michael Jordan nella classifica dei marcatori di tutti i tempi. Dunque nonostante la pessima stagione dei gialloviola un plauso va comunque a LBJ.
Questa settimana ci sono stati alcuni scontri diretti per un posto ai playoff.
Quello più recente (ieri sera) riguarda i 76ers e i Pacers, ed ha visto trionfare la squadra di Philadelphia che con questa vittoria si prende il terzo posto.
Altra partita interessante è stata quella della Oracle Arena, che ha visto i Boston Celtics dominare sui Golden State Warriors, sulle  spalle di Hayward con un trentello.
Terzo scontro diretto è stato quello tra Oklahoma City e Portland che si giocano il quarto posto a Ovest insieme a Houston. In quella partita Lillard ne ha sparati 51, ma ha perso al supplementare.
Da segnalare le due settimane paurose di Karl Anthony Towns, che dopo l'incidente sta viaggiando a cifre incredibili ( 35 ppg, 15 r).
Fuori dai playoff ci sono i Suns, che però misteriosamente continuano a vincere partite, con il picco stanotte, dove hanno battuto gli Warriors all'Oracle Arena con un Booker da 37-8-11.
In questi sette giorni abbiamo assistito alle prime qualificazioni ufficiali ai playoff, con i Bucks e i Raptors.
Per la lotta playoff, a Est c'è una bella lotta per il 6° posto tra i Pistons e i Nets.
A Ovest la battaglia è ancora più interessante con Jazz, Spurs e Clippers che continuano a vincere in maniera convincente.
Fatemi sapere cosa ne pensate e noi ci sentiamo in un prossimo post.
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lunedì 25 febbraio 2019

Garbage Time

Ormai si può dire che il lunedì pomeriggio equivalga a Garbage Time, la rubrica del lunedì pomeriggio, che racconta tutti i principali avvenimenti della settimana passata.
Settimana cominciata tardi, a causa dell'All Star Game, ma comunque ben densa di cose interessanti.
Partiamo dalla prima sera, in cui LeBron ha dichiarato di aver attivato la marcia in più che di solito preserva fino alla fine della regular season, i Lakers hanno vinto una partita e poi hanno perso di 15 contro i Pelicans.
Con tutta la buona volontà, quest'anno non basta solamente la marcia in più di LeBron, quindi se i gialloviola hanno intenzione di andare alla postseason devono darsi una mossa.
Altro avvenimento importante questa settimana è il ritorno di DeMar DeRozan a Toronto. Tanto atteso, ovazione, video tributo, abbracci con tutti, completamente l'opposto di quando Leonard è tornato a San Antonio o di quando Durant è tornato a Oklahoma.
Bisogna citare anche due coppie che questa settimana hanno fatto segnalare prestazioni altisonanti.
La prima coppia è formata da Paul George e Russell Westbrook, che nella vittoria contro gli Utah Jazz si sono superati, hanno sparato due quarantelli con una semplicità unica, con l'ex Indiana che ha segnato l'ennesimo buzzer beater della sua stagione.
La seconda coppia è più sorprendente e comprende Lavine e Markannen, che con questa super prestazione hanno superato i Boston Celtics. Per tutti e due i giocatori si è trattato del career high, Lavine ne ha messi 42, mentre il finlandese ben 35.
Sicuramente oltre al merito dei Bulls, c'è il demerito dei Celtics, che non fanno altro con questa prestazione che rafforzare i miei dubbi sulla loro possibilità di vittoria finale.
Un'altra squadra che non mi convince affatto sono i Philadelphia 76ers, che nonostante il rafforzamento del roster non riescono a trovare la giusta continuità.
Per tornare al discorso iniziale, che riguarda LeBron, c'è da sottolineare il fatto che le squadre davanti continuino a portare a casa convincenti vittorie e questo chiaramente non aiuterà i Lakers nella rincorsa finale verso la postseason.
Fatemi come sempre sapere cosa ne pensate e noi ci sentiamo in una prossima puntata.
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domenica 30 dicembre 2018

Buon compleanno LeBron

Nasce ad Akron, Ohio, Cleveland.
Vive un'infanzia complicata tra stenti e vita da nomade, con un padre che tutt'ora non ha mai incontrato e la sola madre a proteggerlo dal mondo intero.
Fin da ragazzino ha vissuto mille pressioni, con la gente che riponeva su di lui tantissime aspettative.
Poi c'è l'esordio contro i Kings che viene guardato da migliaia di persone che vogliono realmente vedere se questo ragazzo è così speciale.
Nonostante i numerosi record bruciati alla velocità della luce si rende conto che per vincere deve lasciare i suoi amati Cavaliers.
E quindi ecco che arriva The Decision, che fa di lui un bersaglio per gli haters, che lo reputano un perdente, perchè andando a Miami ha creato un super team.Con i titoli a Miami si toglie delle soddisfazioni, ma sa perfettamente che per farsi perdonare deve tornare a casa per chiudere un cerchio.
Si trova davanti però la migliore squadra possibile i Golden State Warriors.
Le prime Finals contro Golden State le perde e questo lo rende ancora più soggetto a critiche.

Poi c'è il 19 giugno 2016.
C'è quella che Flavio Tranquillo definisce una "Gioconda", una stoppata capace di riassumere al meglio quella rincorsa che come sul campo ha saputo completare nella vita fino a raggiungere l'Olimpo del basket.

Ma lui, non è solamente il giocatore più forte del mondo, noi lo conosciamo anche per il suo impegno fuori dal parquet, la sua scuola che permette a tanti bambini bisognosi di poter fare tutto il percorso di studi gratuitamente, le sue prese di posizione politiche e sociali, con la consapevolezza del ruolo e del megafono a disposizione. Senza sbagliare praticamente mai.

Il 30 dicembre del 1984, cambiava la storia di Cleveland, Dell'Ohio, dell'NBA della pallacanestro.
Il 30 dicembre del 1984 nasceva un signore chiamato LeBron Raymone James.
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domenica 14 ottobre 2018

IL FASCINO DEL TALENTO

Mi pare giusto concretizzare in inchiostro informatico qualche parola sulla squadra, a parer mio, più affascinante della NBA attuale, i Lakers.
Questa mia attrazione non è, incredibilmente, dovuta a James, anzi. LeBron è l'unica certezza, l'unico pilastro etico, tattico e dogmatico che osserviamo in questi Los Angeles. Come sempre sarà, il 23 è fantastico, ma proprio questa sua purezza incorruttibile me lo rende ormai consuetudine: ovunque vada, fa bene. Certo, l'entusiasmo è a mille, ma la curiosità nei suoi confronti è nulla, perché ingiustificata osservando la sua leggenda passata e presente. L'attrazione sorge, infatti, principalmente dal mistero, dall'imprevisto che plasma meraviglia nell'atmosfera. Per questo James non mi affascina. È stupendo, certo, ma poco affascinante.
Se non da lui, quindi, da dove sorge quell'emozione incerta che emerge spontanea dall'anima? Da tutti gli altri, in particolare, da quegli ultimi talentuosissimi che si celano nell'ombra della squadra più illuminata del mondo. Beasley, Rondo, Stephenson, Mcgee, in primis, ma anche Ball, Ingram, Kuzma. Dei giovani è intrigante il potenziale, mentre per i "veterani" il discorso si spezza in due diverse vie, antitetiche nel giudizio: da una parte il passato li ha deformati, demonizzati, resi oscillanti su montagne russe prestazionali, mentre dall'altra, sotto quelle figure ormai guardate con occhio sorridente di derisione, ancora rimane nitida la consapevolezza del loro enorme talento. Tutti e quattro hanno deluso, qualcuno di più, qualcuno di meno, ma ancora oggi, nonostante i fallimenti, sono intriganti quanto un mistero irrisolto. La loro follia, un misto di pazzia e genialità, è mossa da una predisposizione naturale a meravigliare gli assistenti, sia negativamente che positivamente. Proprio questa imprevedibilità, paradossalmente, può trasformarsi nel Jolly funzionale alla vittoria. Le squadre di LeBron, troppo spesso, sono parse unidirezionali, assolutamente pronosticabili nella pratica, perché tutto ruotava attorno esclusivamente al numero 23, detentore assoluto dei fili per controllare in modo totalitario l'incontro. Questo controllo però si è sempre tradotto in un punto debole: se si limitava LeBron, si limitava l'intera squadra, incapace di ovviare al suo depotenziamento forzato. Nessuno, sopratutto nei Cleveland, è mai sembrato in grado di caricarsi, in particolare nella metà campo offensiva, l'intera squadra nel momento di assenza del suo condottiero. Nei Lakers questo paradigma può invece mutare, a patto che questi quattro matti riescano ad emergere dalla trascuratezza nel momento del bisogno. Possono fungere da bagliore in mezzo al nulla, da stranezza in mezzo alla normalità, in grado di spazzare via i piani studiati dalla altre contendenti. Se riuscissero a rivelare, in modo alternato, la loro faccia eroica, e non quella malvagia, potrebbero permettere ai Lakers di essere molto più forti di quello che oggi noi pensiamo. Molto passa dalle mani di LeBron, troppe volte considerato incapace di coinvolgere profondamente i compagni nel progetto. A lui spetta dimostrare l'unica cosa che fin'ora non è riuscito a confermare in modo completo: essere un leader, non solo in campo, ma anche nella mente di coloro che lo seguono. Non sarà facile, considerando il curriculum dei quattro alunni, cavalli indomabili. Potrebbe essere la sua ultima grande impresa, per consacrarsi legittimamente a pretendente del titolo che fino da quando era ragazzino il mondo gli voleva veder realizzare. Attenzione, quindi, perché con questi 4 i Lakers potrebbero essere una mina vagante, in grado di distruggere sia i pronostici che loro stessi.

martedì 22 maggio 2018

Cleveland impatta la serie coi Celtics sul 2-2

Se cercate nel vocabolario dei sinonimi alla voce onnipotenza trovate sicuramente LeBron James, e credo che lo troverete per molti anni ancora.

33 punti, 9.4 assist, 9.0 rimbalzi tirando con il 55%. Sei partite da 40 punti, 3 triple-doppie, 2 buzzer beaters. 32 di media contro i Pacers, 34 contro Raptors e Celtics.

Più realizzatore che mai: così tanti quarantelli in una edizione di playoff li avevano segnati solo West, King, Iverson e MJ.

Gli ultimi 10 quarti periodi giocati dicono: 91 punti, 60% da due e 57% da tre.

Stanotte ha anche superato Abdul-Jabbar al primo posto per canestri segnati nella storia della post-season, e MJ per partite da 40 punti tirando col 60%, roba da alieni.

Vedo persone che si lamentano che le pagine di basket stanno diventando monotone perchè si parla troppo del Re... Per quanto mi riguarda mi sembra il minimo dover rendere omaggio a questo grandissimo professionista (che ha comunque i suoi difetti) alla sua 15esima e miglior stagione in carriera.
Ogni volta alza l'asticella e io sono orgoglioso di poter celebrare ogni notte una sua prestazione monstre. E non dimentichiamoci che a fine anno compirà 34 anni, pertanto godiamocelo finchè possiamo. Adesso la serie è in parità, si torna a Boston per gara 5, solitamente la pivotal game per eccellenza.
2-2, con un ottimo contributo di Tristan Thompson, Hill e Korver dalla panchina. Ora, per guadagnarsi le Finals, tocca vincere dove nessuna squadra è mai riuscita in questi playoff.
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mercoledì 11 aprile 2018

La Rubrica del GM: Washington Wizards

Avevo un po’ fermato la rubrica, causa trade deadline imminente. È un periodo iper confuso, e la Rubrica trovo sia più sensata pensarla nei momenti in cui il mercato NON è in fermento, per pensare un poco più a medio lungo termine. Detto questo, e in completa non coerenza, ecco il nuovo episodio, targato Washington Wizards.
La domanda, sempre la stessa: cosa farei, diventassi OGGI GM dei Washington Wizards?
In data primo luglio,
Washington Wizards scambiano John Wall e Marcin Gortat per LeBron James, tramite Sign and Trade.
Washington Wizards firmano DeMarcus Cousins con un 1+1, con Player Option sul secondo anno.
Calma. L’ho sparata grossissima e lo so, ma potrebbe funzionare.
John Wall è, senza ombra di dubbio, uno delle 3 PG più forti ad Est. Il suo valore è enorme, ma il suo contratto nei prossimi 3 anni (quelli successivi all’anno prossimo) è mostruoso. Gortat è un buon giocatore, ma a quelle cifre si può ottenere di meglio, sicuramente, e il suo contratto in scadenza potrebbe essere appetibile, tutto sommato, per squadre con ambizioni di ricostruzione.
Ricominciamo. Riavvolgiamo il nastro e diamo un’occhiata alla situazione salariale, complicata anziché no.
Tanto per cominciare, facciamo una supposizione, che non è detto risulterà vera, ma senza la quale è impossibile instaurare un discorso: Washington non muove NIENTE di qui alla trade deadline. Non è neanche assurda, come idea. L’unico che potrebbe valere la pena scambiare è proprio John Wall, che NON può essere scambiato fino a luglio.
Detto questo:
Otto Porter ha avuto il massimo salariale (“grazie”, Nets).
Beal ha il suo contratto da stella NBA.
Wall ha un contratto che prevede 19 mln il prossimo anno, e poi circa 120 per i successivi 3, con picco di 43 per il 2021/22.
Per il resto c’è qualcosa, ma non moltissimo:
i contratti di Mahinmi e Gortat, 30 mln in 2 (che forse forse nell’NBA di oggi sono troppi)
Gli 8 che prenderà Morris, le Player Option di Smith e Meeks, gli ottimi 3 mln a Satoransky, una Team Option che verrà esercitata l 99% per Kelly Oubre da “soli” 3 mln.
Così come si è, per l’anno prossimo si è mostruosamente bloccati. Al netto di riempire la panchina, questi si è e questi si rimane. La domanda cui bisogna, gioco forza, rispondere è: siamo (“noi” Wizards) sufficientemente bravi da arrivare in fondo? Onestamente? No. Boston è più forte (stiamo parlando dell’anno prossimo, e con Hayward al 100% come TUTTI ci auguriamo, Boston è più forte). Phila dipende da chi prende nel mercato dei FA. Toronto è sul nostro livello, probabilmente, sulle 7 partite. Ad ovest sono più forti, probabilmente. Di qui, l’idea pazza della trade per LeBron e di firmare DMC. Per quanto riguarda DMC, io sono abbastanza convinto che, con l’infortunio avuto, in pochi vorranno puntare fortissimo (con un max) su di lui. Una possibilità, tutt’altro che assurda, sarebbe convincerlo a firmare un contratto di 1+1, eventualmente con una Player Option alta per il secondo anno. LeBron dovrebbe accettare un poco meno del massimo, è vero, ma dovesse veramente decidere di andare via da Cleveland ha necessità di andare in una squadra pronta, non in un cantiere. E forse Washington potrebbe essere il fit giusto.
Fantasia? Sicuramente. Possibilità si realizzi? Pochine.
Attenzione, però, a non credere alle magie degli stregoni..

martedì 10 aprile 2018

Superstar plus plus

Tutti noi guardiamo uno o più sport professionistici. Tipicamente, guardiamo sportivi di altissimo livello: Eurolega, NBA, Formula 1, Wimbledon, Motomondiale, Champions League, Olimpiadi. Gli sportivi sono ragazzi come la maggior parte di noi, che hanno avuto la fortuna, il talento, il fisico, le condizioni e la voglia per arrivare al top mondiale. Sono tantissime le componenti che ti portano ad essere uno sportivo al top, a disputare una delle competizioni di cui sopra. Sicuramente hai sacrificato pomeriggi, uscite, forse persino lo studio, per dedicarti al tuo sogno di diventare un atleta di altissimo livello.
Fra gli atleti di altissimo livello, però, esistono le classificazioni: Tony Parker, nel suo discorso all’amico Tim Duncan per la cerimonia del ritiro della #21, disse: “Esiste una grande differenza fra role players, Star, All-star, Superstar, Superstar ++.” Inutile dire in quale categoria appartenesse Tim. Ma il punto è proprio questo. Essere una Superstar++ vuol dire tante cose. Vuol dire saper prendere i compagni per mano, forse. Vuol dire saper risolvere le partite più difficili, chiaramente. Ma più di tutti, essere una Superstar++ vuol dire essere un giocatore che, nonostante sia palesemente fra i più forti di tutti, e probabilmente fra i più forti di tutti i tempi, dia l’esempio.
Duncan era un mostro, dal punto di vista di etica del lavoro. Dopo una sconfitta era il primo a prendersene la colpa. E tutti gli altri sapevano che il giorno dopo, indipendentemente da quanto presto sarebbero arrivati in palestra per allenarsi, avrebbero trovato Tim a tirare. A provare movimenti in post. A dare l’esempio.
Ecco, di questi giocatori, di giocatori così, ne esistono veramente pochi. Sono le Superstar++. E le Superstar++ degli ultimi 20 anni hanno capito che solo una cura maniacale del proprio corpo può garantire l’immortalità sportiva. Lo fa Tom Brady, lo fa Federer, lo fa Cristiano Ronaldo. Uno dei primissimi a farlo in era moderna fu Andre Agassi, quando si affidò a Gil Reyes. Non si tratta di discutere i risultati sportivi di questi tre, perché saranno ricordati fra i più grandi sportivi di sempre, e questo va riconosciuto. È un dato di fatto, come è un dato di fatto che a Roma oggi splende il Sole. Non opinabile. A fianco a questi tre, e sicuramente a (pochi) altri, c’è LeBron James. La sua maniacalità per la cura del suo corpo lo porta a spendere cifre monstre, SOLO per mettersi nelle condizioni possibili per giocare. Qualche giorno fa, è uscito un pezzo su ESPN. L’ho trovato interessantissimo, e l’ho tradotto.
Al netto del tifo. Al netto delle preferenze. Al netto di tutto.
Vale la pena.
Fidatevi.
Buona lettura.
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Negli ultimi 15 anni, le storie sul corpo di LeBron James sono diventate quasi leggendarie fra i suoi compagni.
Vederlo torcersi la caviglia quasi di 90° solo per poi stringersi i lacci delle scarpe e finire con una tripla doppia. Guardarlo arrivare quattro ore prima di una partita di playoff per fare un allenamento massacrante, poi giocare 40 minuti e fare 40 punti. E, la migliore: la volta in cui James PRESE tre kg e mezzo di muscoli DURANTE la Finale di Eastern Conference (la serie dei 45 al Garden in gara 6)
Alcuni dei suoi compagni di squadra ai Miami Heat non riuscivano neanche a credere alla bilancia. Lo stesso James sbuffò e disse: ”strano come l’inferno”. E la parte veramente assurda è che passò da 122 a 125 kg, molto più pesante di quanto pesi oggi.
Tutto dà l’impressione che James sia invincibile. Chiaramente, non è vero. Il suo atletismo è il prodotto di genetica e lavoro, non solo in termini di ore, ma anche nel suo approccio in continua evoluzione sull’allenamento e il recupero.
Qualche anno fa, James affrontò un problema, un serio problema che per la prima volta minacciò la sua carriera. Problemi al disco (schiena) che limitavano la sua forza e la sua elevazione. Non ne parlò molto, e fece il possibile per giocare sul dolore. Ma, video e statistiche alla mano, si stava indebolendo.
Oggi è difficile anche solo da immaginare. Oggi lo si vede rubare una palla a mezz’aria a Phoenix e schiacciare una windmill dunk che ha fatto sì che la gente la mettesse a comparazione con una schiacciata del 2003. Poi, la schiacciata a Portland “over Jusuf Nurkic”, la più potente ed esplosiva che James abbia mai fatto in tutta la sua carriera.
Ed è solo un breve recap degli ultimi giorni. Da Novembre, quando James ha segnato il suo massimo con i Cavs, 57, a Febbraio, quando ha avuto una tripla doppia di media nel mese, James ha più volte detto che non si è mai sentito meglio. Lunedì scorso ha giocato con i Bucks la sua 70ima gara consecutiva, mentre cerca di giocare per la prima volta in carriera 82 partite in regular season.
Tornando al 2015, però, James durante i timeout si sdraiava sulla schiena, asciugamano in testa per il dolore. Ricordava Larry Bird, Steve Nash, fra i grandi all-time, che hanno visto la loro carriera interrompersi bruscamente nei loro 30 anni a causa dei problemi alla schiena.
James ebbe bisogno di due iniezioni di antiinfiammatori nella sua bassa schiena in un lasso temporale di 10 mesi, nel 2015, uno a metà stagione e uno in preseason. E rimase aperta la possibilità che lui potesse avere bisogno di altre iniezioni, come se effettivamente il problema fosse molto molto serio.
Preoccupato, James si rivolse ad uno specialista, un uomo tranquillo, senza pretese, che è stato vicino ai Cavs, sostanzialmente ogni giorno negli ultimi tre anni, senza quasi mai essere notato, anche se i risultati del suo lavoro sono mostrati da LeBron praticamente ogni sera. Lui è Donnie Raimon, il biomeccanico personale di LeBron – uno specialista nei movimenti umani che combina insieme biologia e la meccanica del corpo – ed è l’uomo che ha aiutato LeBron a superare i suoi problemi alla schiena.
Raimon è il motivo per cui James a volte indossa il cappello con il logo dei Navy SEAL durante le interviste, quello con la visiera con l’aquila che tiene una pistola ed un tridente, che è uno dei messaggi sottotraccia che LeBron lascia con i suoi outfit.
Raimon è stato un SEAL (forze speciali) per 15 anni, diventato “discepolo” della biomeccanica quando usò la scienza per aiutarsi ad uscire da un serio infortunio al collo subito saltando con il paracadute, che i medici dei Navy facevano fatica a guarire. Raimon evita di proposito le luci dei riflettori e non concede interviste. James non parla né di Raimon, in genere, né delle sue tecniche, e dà merito allo staff dei Cavs per tenerlo nella miglior forma possibile.
“Fra Donnie e Mike è un bel 1-2 (one-two punch, gergo da boxe)”. Parole di James.
Mike è Mike Mancias, che si occupa del corpo di LeBron dal 2004 ed è uno delle persone più stimate di quelle che gli ruotano attorno. Mancias è responsabile soprattutto per il recupero di James dopo partite ed allenamenti. Ci sono volte in cui James lavora fino a tardi la notte con Mancias e poi comincia di nuovo, subito dopo l’alba, specialmente durante i playoff.
Molto del lavoro di Raimon con James riguarda la parte precedente ad allenamenti e partite. Una parte del lavoro è diventato persino virale sui social media, fra cui quella PAZZESCA routine pregara con la palla fisioterapica. I risultati sono davanti gli occhi di tutti, guardando i movimenti di James in campo, dove sembra più forte e fluido che mai.
Nel 2014-15, la prima stagione di ritorno a Cleveland, i problemi alla schiena stavano pesando, a LeBron. L’iniezione a metà stagione aiutò, e lui riuscì a trascinare i Cavs fino alla sconfitta nelle Finals con Golden State. Ma era evidente guardandolo che a volte non fosse proprio lui. Il tutto si riassume con una sola statistica: le schiacciate. 88, quella stagione. 46 in meno che la stagione precedente.
Quando gli allenamenti estivi del 2015 vennero di nuovo rallentati a causa dei dolori alla schiena, ed ebbe bisogno nuovamente di un’iniezione in autunno, James chiamò David Alexander, un trainer che faceva base a Miami, con il quale James aveva lavorato per alcuni anni. Alexander mandò James da uno dei suoi più validi collaboratori, Raimon. James lo assunse a tempo pieno, e Raimon si trasferì a vivere vicino a lui, ad Akron.
Raimon si concentrò sulla forza dei muscoli del core, su esercizi per migliorare la postura, sul levare o diminuire lo stress dalla sua schiena. Prima delle partite, Raimon cerca di attivare il core di James con una durissima routine. Subito dopo, James si avvolge in fasce apposite per mantenersi caldo, cosa che fa anche a fine primo tempo. L’ultima stagione, James ha fatto registrare il suo massimo in carriera, 145 schiacciate. È un poco indietro in questa stagione, ma la schiacciata dell’altra settimana dimostra che sta bene.
“Lebron è probabilmente uno dei migliori che io abbia visto fino ad ora, ogni giorno lo vedi che “fa cose” con Donnie. Ogni giorno”. Parole di Coach Ty Lue. E ancora: ”Fa un grandissimo lavoro a prendersi cura del suo corpo, e questo è il motivo per cui riesce a giocare nel modo in cui riesce”.
Da un punto di vista ufficiale, né i Cavs né James vi diranno che non ci sono particolari motivi per cui James sia riuscito a superare i suoi problemi alla schiena. C’è stato un vero e proprio lavoro di squadra nell’occuparsi del corpo di James.
I Cavs hanno uno dei più grandi gruppi di supporto per i giocatori dell’NBA. In aggiunta a Manicas, il team ha assunto il trainer atletico Steve Spiro, il fisioterapista George Sibel, preparatore per la forza coach Derek Millender, lo specialista per le performance, Yusuke Nakayama e Alex Moore, che si prende cura di James.
Raimon, però, è assunto privatamente da James, ma i Cavs gli garantiscono accesso limitato. Spesso, James e Raimon devono fare il loro lavoro nei corridoi, quando i Cavs giocano fuori casa. Quando James è andato a giocare per gli Heat, LeBron aveva più o meno lo stesso accordo con Mancias. Mancias poi è stato assunto dagli Heat, e ha lavorato per i Cavs.
Molti giocatori NBA hanno personal trainers che lavorano con loro durante la stagione. Le Star tendono ad estendere i loro privilegi. Michael Jordan lavorava con Tim Grover. Kyrie Irving lavora con Robin Pound, che aveva accessi speciali ai Cavs e che si è spostato con Irving a Boston, dove ora lavora insieme allo staff dei Celtics.
Durante l’ultima stagione di NFL, i Patriots fecero notizia quando coach Bill Belichick chiuse le porte ad Alex Guerrero, il personal di lunga data di Tom Brady. Può essere un bilanciamento molto complesso, quello di avere un personal trainer privato che lavora con lo staff del team, ma James è riuscito a farlo per anni con successo. Il team adora i risultati e dà a LeBron privilegi che in pochissimi altri giocatori potrebbero disporre. Non si è mai abusato della fiducia dei Cavs, a quanto numerose fonti dicono, anche se ci sono stati molti momenti imbarazzanti.
“E’ ogni giorno. Più o meno ogni giorno, che lavoro sul mio corpo”, ha detto James. “Che siano trattamenti, o che sia sala pesi. Continuo a lavorare sulla forza durante la stagione, mentre tutti gli altri si rilassano […] non metto troppo carico sulle gambe quando gioco, ma cerco di essere molto efficiente. L’ho capito durante la mia 15ima stagione”
James è conosciuto per spendere numeri a 7 cifre per la cura del proprio corpo, e Raimon è dentro questo tipo di spesa. Così come i massaggiatori personali, e gli chef. Fa anche trattamenti con nitrogeno liquido, per ridurre le infiammazioni. La casa di LeBron compete con quelle dei team professionisti. A casa ha una palestra attrezzata, vasche calde, fredde e persino una camera iperbarica.
Anche con tutto il supporto di cui dispone, James ha l’impressione che prendersi cura del proprio corpo sia stato un viaggio personale che ha dovuto intraprendere, in gran parte attraversando sensazioni, mescolando lavoro e sperimentazione. I riconoscimenti che sta vivendo in questa stagione – dicendosi che migliora con l’età proprio come il buon vino – gli hanno permesso di fermarsi e valutare il processo in corso.
“Penso solo che con il passare del tempo tu possa imparare come crescere con il tuo corpo e come affrontare alcune situazioni quando ti capitano. È molto impegnativo, è una sfida, e tu devi solo affrontarlo, non c’era mai nessuno con cui parlarne quando stavo per entrare in questa Lega, qualcuno cui mi sarei potuto appoggiare. E non sto parlando del gioco. Ovviamente, ho avuto allenatori, compagni di squadra, cose così. Ma, per quanto riguarda l’essere un giocatore NBA, come approcciartici, come puoi rimanere connesso con il tuo corpo. Ho imparato tutto da solo.”

mercoledì 24 gennaio 2018

LeBron James ancora una volta hai battuto un record

Da questa notte è entrato a far parte dell'esclusivo  club dei 30.000 punti in NBA, insieme a lui soltanto Malone, Jabbar, Kobe, Jordan, Chamberlain e Nowitzki.
30.000 sono una montagna e a stupire è COME li ha fatti: con appena 19 tiri di media tentati ogni sera per 1106 partite totali.
Per lui passare la palla è più importante che segnare. Eppure il meno "scorer" in senso stretto dei 6 è stato più veloce di loro ad arrivare al traguardo. Senza mai dare l'impressione di forzare e di strafare.
Rispetto agli altri 6 è l'unico ad avere anche 8mila rimbalzi e quasi 8mila assist (7858).

Se amate il basket, amate anche Lebron Raymone James. Avanti verso l'Olimpo.
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