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mercoledì 8 aprile 2020

Vi consiglio... THE ENGLISH GAME

Momento di fermo totale del mondo dello sport, a questo è dovuto questo lungo silenzio del blog.
Voglio interrompere questa mancanza di post parlandovi di una serie che ho avuto modo di guardare in queste settimane di quarantena. Oggi vi voglio parlare di una serie che potete trovare su Netflix.
Sto parlando di "The English Game", una serie che parla della nascita del calcio in Inghilterra e dei suoi sviluppi.
Il tema principale della serie non è il calcio, o meglio: non è solo il calcio. Per interi episodi, e in totale sono 6, di calcio non si parla nemmeno. Si parla di lotta di classe, dello scontro epocale che c'è stato tra fine '800 e inizio '900 tra ricchi e poveri, e di come quello che tutti consideravano (e considerano ancora oggi) un banale gioco sia in realtà molto di più. Julian Fellowes, la mente dietro a questa miniserie, è stato molto criticato nel Regno Unito.
A me personalmente, inguaribile malato di calcio, The English Game è piaciuto, è stato un ottimo modo per passare qualche ora di questa lunghissima quarantena.
E' riuscita ad emozionarmi perchè ci ha catapultati in un'epoca allo stesso tempo vicina e lontana. E' una storia che per quanto romanzata è basata su fatti realmente accaduti.
Siamo agli albori del calcio, fra il 1879 e il 1883. Un'epoca difficile, tumultosa, sia in campo che fuori. Ed è proprio questo il filo conduttore che ci guida dalla prima all'ultima puntata. Il calcio ieri come oggi è l'espressione della società: da una parte ci sono i ricchi e i nobili che vedono nel pallone un passatempo; dall'altra i proletari, la working class, forza emergente tanto nel rettangolo verde quanto nelle fabbriche. E' la seconda corrente a prendere possesso del gioco, a rimodellarlo e costringendo la Football association, a rivedere i propri regolamenti, e poco dopo la conclusione della serie (ovviamente come arco temporale) ad introdurre il professionismo nel calcio.
Guardare quel tipo di calcio fa sorridere, moduli, tattiche e gesti erano completamente diversi rispetto al calcio moderno.
Fa sorridere pensare al conservatorismo della vecchia scuola: all'epoca la federazione era nelle mani esclusive come l'Old Etonians, che raggruppava ex studenti del prestigiosissimo Eton College.
Dal loro punto di vista, il fatto che lo sport codificato da loro stesse diventando sempre più popolare tra le classi meno abbienti era una minaccia. Ed è proprio questo il motivo per cui la stessa Football Association, si oppose ai club del nord (erano l'espressione del proletariato), una prosecuzione delle lotte sociali, ma erano altresì l'espressione del cambiamento: sia tattico (con l'introduzione della Scozia, ci fu un totale cambiamento del modo d'interpretare il calcio), ed economico (il professionismo).
In questa serie, ad esempio, vengono ripercorse le carriere di Fergus Suter e Jimmy Love. Due pionieri del football, due professionisti ante litteram, visto che vennero pagati sia dal Darwen sia, in seguito, dal Blackburn del signor Cartwright.
Quest'ultimo era il proprietario di un cotonificio e aveva cominciato a sfruttare le potenzialità del calcio. Il signor Cartwright è il primo che riesce a radunare i migliori giocatori del momento, riesce anche a intuire che un modo per fare cassa è vendere i biglietti.
Nell'altra metà campo, per i ricchissimi ex studenti di Eton c'era la prima vera star: Arthur Fitzgerald Kinnaird, rappresentante di una famiglia di banchieri. Diventerà un rivale amico di Suter. Il calcio gli servirà molto nella vita, migliorerà la sua condizione lavorativa e il rapporto con suo pare, ma aprirà anche gli occhi sul paese e sulle terribili sofferenze cui è costretta la working class.
Sarà lui, futuro presidente della FA, a spingere perchè questo sport per gentiluomini diventi veramente equo e universale. Ci riuscirà paradossalmente creando il professionismo.
Da diletto dei ricchi a gioco di tutti: 'The English Game' e la ...

domenica 8 luglio 2018

Sarà Inghilterra Croazia la seconda semifinale

Inghilterra - Svezia
Un'Inghilterra con sprazzi di spettacolare coralità ha ragione della coriacea Svezia. Gli Svedesi giocano la loro partita di sempre: grande attenzione e applicazione della zona, grande fisicità ed aggressività nei duelli e il maggior numero di ripartenze che si riesce a produrre. Sfortunatamente per gli uomini di Andersson il copione di oggi è stato perfetto per gli Inglesi. In un primo tempo giocato a tratti con 10 effettivi negli ultimi 40 metri di campo, pur senza produrre occasioni chiaramente nette, l'Inghilterra ha trovato un gol su piazzato (fattore decisivo in generale in questo Mondiale, ma in particolare per Southgate e i suoi) proprio al 30esimo. Abbastanza avanti nel primo tempo per potersi permettere di rifiatare nel finale. La prima di una serie di grandi parate da parte di Pickford è stato il pedaggio da pagare per recuperare forze fondamentali ad inizio ripresa, quando i Tre Leoni hanno raddoppiato al termine di un quarto d'ora di grande pressione. Fondamentale a cavallo delle due frazioni Henderson: abile con la sua precisione nel lanciare il contropiede nella prima per tenere vivo l'attacco inglese con Sterling, decisivo con un gran numero di recuperi palla pressando in avanti durante le transizioni per mantenere la pressione sulla retroguardia avversaria. 
La Svezia è messa comunque in grande difficoltà da subito, l'approccio volto alla ricerca degli spazi alle spalle delle linee svedesi disordina lo schieramento passivo svedese e gli Inglesi riescono spesso ad attirare un avversario fuori posizione. 
Che poi la Svezia si renda pericolosa in contropiede è un potenziale campanello d'allarme, perché la macchinosità di Maguire ed il gap fisico pagato da Walker sono punti deboli che anche altre squadre potrebbero sfruttare. Per ora un grande Pickford ha evitato guai, ma la sensazione è che questo sia un difetto endemico nella formazione inglese, scotto da pagare per tutto quanto di buono si vede nell'altra metà campo. 
Ultimo pensiero per chi sfrutterà e ha sfruttato questo exploit della Svezia per rivalutare la nostra uscita ai playoff: oggi l'Inghilterra ci ha fatto vedere come, con un approccio posizionale simile al nostro, ma eseguito naturalmente perché i calciatori hanno interiorizzato dei principi chiari e hanno le qualità per metterli in pratica, la Svezia fosse un avversario che si poteva scardinare anche attraverso il loro teorico punto di forza: il gioco alto.

Russia - Croazia
Russia-Croazia è stata una bella partita a modo suo.
C’è da fare i complimenti a entrambe le squadre, perchè comunque sono arrivate a essere tra le prime otto selezioni mondiale portando avanti la propria idea di calcio, senza mai perdere la propria identità.
Entrambe avrebbero raggiunto la semifinale senza mai vincere nella fase a eliminazione diretta, anche se probabilmente questo dato sarebbe stato maggiormente sottolineato in caso di passaggio del turno russo.
Non mi farò mai piacere Cherchesov come allenatore, nè per lo stile da generale sapientone che porta in panchina, nè per la buona dose di fortuna che ha avuto nella scelta degli interpreti (ricordando come Cheryschev e Dzyuba dovevano avere un ruolo secondario nelle gerarchie iniziali, prima che l’infortunio di Dzagoev scombinasse le carte), ma occorre fargli i complimenti per l’apertura e intelligenza tattica con cui ha affrontato questa competizione, soprattutto nella scelta di un sistema di gioco che mai aveva provato nei mesi precedenti.
Paradossalmente, la Russia esce dal torneo nella miglior prestazione delle cinque partite disputate, mettendo sempre in campo quella coesione e quella prudenza che hanno contraddistinto il suo cammino, ma con una maggior propensione alla ripartenza e alla ricerca della profondità (e confermando di avere qualche problema nelle distanze quando il baricentro diventa più alto).
Da questa squadra, con il rimpianto di non aver visto praticamente mai Aleksey Miranchuk, ricaviamo principalmente due ottimi giocatori, attualmente in grado di reggere livelli più alti della Russian Premier League: Cheryshev, che dal punto di vista calcistico con il movimento russo c’entra come l’ananas sulla pizza (essendo cresciuto e formato in Spagna), e Zobnin, meraviglioso metronomo davanti alla difesa che abbina grande lavoro difensivo a più che discrete proprietà tecniche: è un classe 1994, gioca in patria, perchè non lo vuole nessuno?
La Croazia ha sbattuto contro una squadra organizzata, ma ha dimostrato ai colleghi spagnoli come sarebbe bastato poco per superare la densitá dei russi nella propria metà campo.
È stato sufficiente pareggiare il livello di fisicità nei metri decisivi per compensare alcune difficoltà di manovra negli ultimi trenta metri: del resto, nonostante una prova di assoluto livello di Modric in mezzo al campo, i calciatori decisivi si sono rivelati Mandzukic, Kramaric e Vida.
Il confronto con l’Inghilterra sarà spettacolare, ricco di duelli fisici in ogni posizione del campo tra due formazioni che propongono un calcio contemporaneo ed equilibrato tra le varie filosofie estremiste.
Le semifinali, per concludere, invocano la programmazione.
La Francia con il proprio sistema di formazione all’avanguardia, sorretto dall’Institut National du Football di Clairefontaine e da altri tredici centri di pre-formation (Pôles Espoirs) sparsi su tutto il territorio nazionale, oltre alle varie accademie private dei club.
Il Belgio, con un sistema nazionale simile a quello francese, con i centri federali di Bruxelles e Tubize a sommarsi alle otto accademie Topsport, in cui vengono svolti stage periodici per ragazzi di 14-18 anni e dalle quali sono passati sette degli elementi attualmente in Russia.
L’Inghilterra con i suoi straordinari risultati dell’ultimo biennio, ricordando come nelle due ultime stagioni le varie selezioni inglesi abbiano raggiunto questi risultati:
WC/U17: Campione
WC/U20: Campione
Euro/U19: Campione
Euro/U17: Vicecampione
Euro/U21: Semifinalista
WC/Senior: Semifinalista (per ora)
E infine la Croazia, un Paese piccolo, attanagliato dal punto di vista calcistico da problemi e incongruenze nazionaliste nella gestione della maggior parte dei club locali, ma che proprio sulla passione e sulla necessità di dover far affidamento fin da subito sui propri ragazzi costruisce il successo di questo Mondiale.
E poi ci siamo noi, ancora convinti che, di fronte alla mediocritá filosofica di questa competizione, avremmo tutto sommato portato a casa la pagnotta.
L’esclusione dal Mondiale non ha cambiato nulla nella mentalità nostra e in quella di chi avrebbe dovuto realmente cambiare la gestione e le politiche dell’intero movimento.
Non c’è nulla che vada bene nella nostra attuale situazione e ben vengano altre esclusioni se queste dovessero realmente portare a un cambiamento.
Perche l’unico modo di sfangarla per noi in questo Mondiale sarebbe stato quello di essere come la Russia e, con tutto il rispetto, io non voglio arrivare ai quarti di finale con Dzyuba, Glushakov e Kudryashov, ma con Kane, De Bruyne e Varane.

mercoledì 4 luglio 2018

L'Inghilterra batte la Colombia ed è tra le migliori 8

L’Inghilterra per vincere ha bisogno di essere perfetta.
La squadra di Southgate ha fatto un passo indietro sotto il profilo dello sviluppo della manovra, soprattutto ha indebolito l’immagine, costruita nella prima fase, di gruppo con diverse soluzioni per poter colpire l’avversario: questo potrebbe rendere più complesso il quarto di finale contro la Svezia, squadra che ti costringe a passare attraverso movimenti disorganizzativi e velocità di giocata.
Probabilmente la consapevolezza di poter comunque risolvere in qualunque momento la partita per merito del proprio atletismo ha un po’ troppo compiaciuto gli inglesi, soprattutto in un match dove l’avversario ha risposto colpo su colpo nei vari duelli fisici intrapresi nel corso della gara.
La squadra in realtà ha risposto discretamente bene nelle situazioni di transizione negativa, uniche vere e proprie situazioni in cui si richiedeva attenzione difensiva. Del resto la Colombia, soprattutto a causa dell’assenza di James Rodriguez, unico e inimitabile leader tecnico dei Cafeteros, ha tagliato la testa al toro, agendo quasi esclusivamente in ripartenza e accettando con grande coraggio il continuo confronto muscolare con l’avversario. Questa strategia dà e toglie alla formazione di Pekerman, portando inizialmente molti cartellini gialli e contatti al limite del consentito (od oltre, come in occasione del vantaggio inglese) per limitare la principale arma degli inglesi, ma alla fin fine si rivela produttiva, non solo per la modalità con cui è nato il pareggio di Yerri Mina, ma anche perchè induce mentalmente l’avversario a non considerare soluzioni alternative e più produttive.
È mancata soprattutto la soluzione sulla trequarti per i Three Lions, con Dele Alli e Lingard, ma anche Sterling, inglobati e intimoriti da una partita maschia e oggettivamente bruttina.
La Colombia rappresenta comunque un rimpianto, perchè alla fin fine, per quanto falcidiata dall’assenza del suo calciatore più importante, ha dato l’impressione di poter sviluppare una manovra discretamente fluida con la presenza in campo di elementi abituati a trattare il pallone, come Uribe e Muriel: detto questo, occorre considerare come il momento di maggior slancio per la squadra di Pekerman sia coinciso con il periodo successivo all’insperato pareggio finale, per cui è facile che in realtà sia stato il lato mentale a fare veramente la differenza in questa fase, più che un discorso puramente tattico.
Sicuramente, la bilancia della fiducia e della consapevolezza di andare oltre ogni difficoltà pende dalla parte degli inglesi che, fin da bambini, hanno visto i propri beniamini perdere sistematicamente dal dischetto.
Saranno anche sciocchezze per nostalgici ma, in un gruppo che vive in isolamento da quasi un mese, una vittoria con queste premesse e con queste modalità potrebbe amplificare sensazioni molto positive.

martedì 19 giugno 2018

Diario Mundial day 5

Svezia - Corea del sud 1-0
La Svezia supera l’ostica Corea del Sud e raggiunge il Messico al primo posto del girone F.
Ancora protagonista il VAR. Lo avevamo preannunciato nelle scorse settimane: sarebbe stato il Mondiale più equo di sempre grazie alla tecnologia e infatti è ancora il contributo del video a rendere giustizia. Victor Claesson arriva con la punta del piede prima sulla palla del coreano Kim Woo in area di rigore: difficile a velocitá reale, evidentissimo al monitor.
La rete di Granqvist su calcio di rigore mette seriamente nei guai la Germania. Nel prossimo turno, infatti, tedeschi e svedesi s’incontreranno in un match delicatissimo: nel caso in cui i secondi riuscissero a strappare un pareggio, l’eliminazione della nazionale tedesca sarebbe quasi certa, in virtù del concomitante appuntamento del Messico contro i sudcoreani.
La sfida di oggi si mantiene comunque in bilico per tutta la partita. Shin, CT sudcoreano, opta per un versatile 4-1-4-1, che si dimostra molto aggressivo nella prima mezz’ora, per poi abbassare notevolmente il baricentro e agire in ripartenza.
Son Heung Min (Tottenham) e Hee Hwang Chan (RB Salisburgo), elementi più temibili dal punto di vista tecnico fra i coreani, interscambiano frequentemente la loro posizione. Entrambi si sono dovuti adeguare al sacrificio generale della squadra e ciò ha in parte compromesso il loro contributo nell’ultima trequarti di campo: tuttavia, entrambi hanno impensierito i fisici centrali svedesi in transizione, arrivando tutta via poco lucidi in area di rigore.
La Corea del Sud, poco incisiva per gran parte di gara, è migliorata nell’ultimo quarto, complice anche l’abbassamento delle linee svedesi a protezione del risultato. L’accentramento di Son in posizione di trequartista e l’ingresso del veronese Lee Seung Woo hanno dato vivacitá alla manovra, arrivando anche a un passo dal pareggio con Hee Chan Hwang nei minuti di recupero.
Tutto sommato, non si può essere troppo critici con i sudcoreani. Fortemente sfavoriti dal punto di vista fisico, hanno messo comunque in campo una prestazione combattiva e attenta, lottando su ogni pallone e concedendo qualche intemperanza di troppo, una delle quali è costata il fallo da rigore. Bene l’esperto terzino destro Lee Yong in fase di spinta, reattivo ed efficace il 26enne Cho, portiere del Daegu, a sorpresa tra i pali.
Difficilmente la Svezia avrebbe trovato la via della rete su azione. La squadra di Andersson si conferma dipendente dalle azioni degli esterni, Forsberg e Claesson: tuttavia, entrambi vengono sistematicamente raddoppiati e faticano a incidere.
Marcus Berg in giornata no: l’attaccante dell’Al Ain si fa trovare poco freddo sotto porta nel primo tempo e riesce meno nel consueto lavoro sporco, complice l’esplosivitá dei centrali coreani.
Granqvist, rigore a parte, si fa maggiormente apprezzare in fase propositiva, sganciandosi diverse volte palla al piede e creando così superioritá numerica in zona centrale. L’ex centrale genoano soffre molto invece quando deve difendere trenta metri di campo. Al contrario, impeccabile prova di Pontus Jansson, ex centrale del Torino, chiamato oggi a sostituire il febbricitante Lindelof.
In ogni caso, ciò che conta è il risultato. Gli svedesi, ancora una volta, sono riusciti a trovare il colpo di reni giusto al momento giusto.
In una competizione come il Mondiale, squadre arcigne, solide, compatte e pragmatiche come quella svedese vanno di solito molto lontano.

Belgio - Panama 3-0
Il Belgio esce dal Fisht Stadium soddisfatto per il risultato. E basta.
I tre gol rifilati a Panama rappresentano la differenza di qualitá fra i singoli delle due squadre, ma la formazione di Martinez ha ampiamente deluso sotto il profilo della manovra.
Il primo tempo dei Red Devils è stato insignificante. Soporifero il ritmo mantenuto dai belgi: De Bruyne e Witsel faticano particolarmente a entrare nel vivo e a portare una maggior velocità di gioco, costringendo spesso i tre centrali a uno snervante palleggio per creare lo spazio giusto per l’imbucata.
I panamensi mettono in campo una prestazione fisica e accorta, ma il dislivello generale rispetto agli avversari è evidente e ciò porta a concedere comunque diverse occasioni, a prescindere dalla compassata manovra belga. Ciononostante, la squadra di Gomez soffre meno del previsto e si concede anche il lusso di tentare qualche sporadica sortita offensiva, soprattutto sul lato destro dove Barcenas si fa notare per frizzantezza in percussione palla al piede.
In una partita così bloccata, solamente un colpo da biliardo avrebbe potuto cambiare le cose: é chiaro che, viste le qualità tecniche dei giocatori in campo, non siamo sorpresi che sia stato un belga a pescare il jolly. Dries Mertens, fino a quel momento impalpabile, trova dai sedici metri un bellissimo lob al volo sul palo più lontano: un tiro dei suoi, praticamente da fermo.
È chiaro che la partita virtualmente finisce qui: Panama perde di solidità nel tentativo di recuperare e il Belgio gode enormemente quando ha ampi spazi a disposizione. Romelu Lukaku segna una doppietta, ma ancora una volta sono realizzazioni di secondo livello: con il risultato in paritá, il centravanti del Manchester United non ha praticamente visto palla nel confronto con il centrale Escobar.
Sono tre i fattori che più mi hanno impressionato negativamente del Belgio: lentezza nel giro palla, scarsa coesione di squadra e presenza dei soliti difetti difensivi. Per quanto riguarda l’ultimo punto, riguardatevi gli highlights della gara e focalizzatevi sull’occasione sprecata dal terzino panamense Murillo sul risultato di 1-0. Palla lunga dalla zona sinistra della linea di centrocampo, Vertonghen troppo stretto verso il compagno di reparto e giocatore panamense solo davanti a Cortouis, bravo e fortunato in uscita disperata. È esattamente identico al gol di Giaccherini nello scorso Europeo.
La vittoria dei belgi è importante e il girone sembra semplice, sebbene la Tunisia abbia dimostrato di essere in forma durante il pre-Mondiale. La squadra di Martinez viaggia verso gli ottavi di finale, a livello dei quali incontrerà una tra Giappone, Senegal, Colombia e Polonia. La sensazione è che poco sia migliorato dai tempi di Wilmots e che sia necessario un tabellone favorevole affinché questa squadra possa ambire a importanti traguardi.

Tunisia - Inghilterra 1-2
Oltre le sfortuna, oltre le controversie, oltre le difficoltá.
La vittoria dell’Inghilterra ha una doppia enorme valenza. In primo luogo, toglie il gruppo da una posizione scomoda: in caso di pareggio con la Tunisia, la squadra sarebbe stata costretta a vincere con ampio scarto su Panama per poi giocarsi tutto all’ultima contro il Belgio, il tutto con un enorme circo mediatico alle spalle.
In secondo luogo, dà una carica emotiva fondamentale per il proseguo della competizione: oltre a ciò, alcuni degli elementi sotto osservazione (come Kane e Maguire) ne escono incredibilmente rafforzati, aumentando così anche la fiducia generale in Gareth Southgate.
L’Inghilterra comunque gioca una partita a doppio volto. Straripante il primo tempo, probabilmente il più convincente per una grande in questo Mondiale. Nei primi quarantacinque minuti i Three Lions si dimostrano aggressivi, compatti e con tante soluzioni per poter colpire: in posizione centrale con Kane, Alli e Lingard, sugli esterni con le profonde percussioni di Trippier e Young e sugli sviluppi di piazzato con i tre centrali.
Nella prima frazione di gara é un caso in realtà che il gol sia arrivato “solamente” da piazzato, perché la squadra avrebbe meritato di concretizzare almeno una delle numerose occasioni prodotte.
Fenomenale Jordan Henderson da regista davanti alla difesa. Proprietà di calcio invidiabile per il centrocampista del Liverpool: scelta azzeccata quella di Southgate, che lo preferisce al più compassato Dier.
Buono il lavoro sporco anche di Raheem Sterling, che in assenza di spazio verticale da attaccare aiuta le mezzali a costruire la manovra.
Forse da Alli e Lingard ci si aspetterebbe una partecipazione maggiore nelle sortite offensive della squadra, ma c’è tutto il tempo per poterci lavorare.
Chiaramente, il meno positivo é Walker, che probabilmente deve ancora settare il proprio status mentale da “terzino” a “centrale difensivo”: quella sbracciata non aveva ragione d’esistere in quella porzione di campo.
Nella ripresa, l’Inghilterra oggettivamente trova molte difficoltá. La Tunisia, confusionaria e fortunata nel primo tempo, schiera a cinque difensori in fase di non possesso, inquadra le misure giuste tra i reparti e comincia a produrre anche un buon palleggio in uscita dalla pressione avversaria. Ciò non porta comunque grandi pericoli a Pickford, perché i tunisini si limitano a prolungare il possesso per poi verticalizzare lungo verso la punta (ma non riesce quasi mai), tuttavia contribuisce a far trascorrere il tempo, e infatti la partita si trascina stancamente verso gli ultimi minuti di gara.
La Tunisia, che aveva dato l’impressione di aver trovato un equilibrio difensivo dopo una prima mezz’ora di totale caos, non é comunque riuscita a mettere una pezza all’enorme fisicità di Maguire. Già nel primo tempo i tunisini avevano sofferto diverse volte sugli sviluppi di piazzato (primo gol a parte), rischiando anche diverse volte il fallo da rigore per strette prese di contatto: in pieno recupero, si doveva aver la lucidità di bloccare sul nascere il terzo tempo dei centrali, magari con un po’ di mestiere, mettendosi davanti col corpo.
La squadra di Maaloul ha soprattutto deluso nel primo tempo, anche se probabilmente in questo senso gran parte del merito va alla formazione inglese. La sconfitta alla fine ha il sapore di grande rammarico perchè, nonostante tutto, si deve imputare a due azioni di palla inattiva.
Il cammino per i tunisini ora è quasi compromesso: anche un grande pareggio col Belgio avrebbe praticamente il sapore di eliminazione.
L’Inghilterra ora deve crescere soprattutto in tenuta prestazionale e contributo dei dodicesimi uomini, che devono entrare in campo meno piacenti e più concreti: i tre punti all’esordio portano la giusta tranquillità per poter crescere.

lunedì 18 giugno 2018

Guida al girone G Mondiali Russia 2018

Girone G
Belgio                    passano Inghilterra e Belgio
Inghilterra
Panama
Tunisia

Quadro generale
Girone non troppo difficile per Belgio e Inghilterra che però potrebbe nascondere qualche insidia. Questo raggruppamento è simile al girone B. In questo girone abbiamo Panama e Tunisia che non possono fare affidamento su nessuna stella. Non sottovalutiamo però le pretendenti al passaggio del turno. Nel 2014 nessuno avrebbe scommesso sulla Costa Rica che passava il turno in un girone con Uruguay, Inghilterra e Italia. Gli inglesi e il Belgio sono due compagini forti, ma non invulnerabili. Nella storia la Tunisia ha passato due volte il turno, mentre il Panama è all'esordio Mondiale per cui non ha nulla da perdere.

Calendario

Belgio - Panama lunedì 18 giugno ore 17

Tunisia - Inghilterra lunedì 18 giugno ore 20

Belgio - Tunisia sabato 23 giugno ore 14

Inghilterra - Panama domenica 24 giugno ore 14

Inghilterra - Belgio giovedì 28 giugno ore 20

Panama - Tunisia giovedì 28 giugno ore 20

Le squadre ai raggi x

Belgio: Il CT Roberto Martinez si ostina a non convocare nainggolan, strano il ragionamento se si pensa che centrocampisti più forti del romanista Martinez non ne ha. Il CT dovrà essere bravissimo a non far crollare la tensione, infatti qualora i Diavoli Rossi dovessero perdere qualche punto per strada la stampa belga rimarcherebbe l'esclusione del ninja. Il Belgio vorrà almeno ripetere quanto di buono fatto fino allo scorso Mondiale: quarti di finale. Lo stato con capitale Bruxelles può contare su giocatori quali De Bruyne, Hazard o Lukaku che saranno senz'altro i punti di forza.

BELGIO (3-4-3): Courtois, Alderweireld, Vertonghen, Kompany; Meunier, De Bruyne, Witsel(Dembelè), Carrasco; Mertens, Hazard; Lukaku. 

Il giocatore da tenere d'occhio è Tielemans, giocatore fortissimo che ultimamente si sta facendo notare ed è sulla bocca delle principali squadre europee. Staremo a vedere se questo suo primo Mondiale gli servirà per esplodere definitivamente.

Panama: Il Panama si può già ritenere soddisfatto di essere arrivato al Mondiale, infatti nel suo cammino ha estromesso i più accreditati Stati Uniti. La squadra di Dario Gomez è arrivata nel girone di qualificazione solamente dietro a Messico e Costa Rica. Il capitano sarà Roman Torres. Il Panama ha davvero poche possibilità di passare il turno, è senza alcun dubbio la nazionale più debole del Mondiale.

PANAMA (4-4-2): Penedo, Ovalle, Torres R., Baloy, Machado; Barcenas, Godoy, Gomez, Rodriguez J.; Torres G., Perez.

Blas Perez sarà senza dubbio l'uomo in più di questa squadra. Sulla carta d'identità sono 37 gli anni, ma 43 i gol con la maglia della nazionale e questo sarà finalmente il suo momento.

Tunisia: La Tunisia scende in campo dopo 12 anni dall'ultimo Mondiale, era una vita che non giocava questa competizione ed è stata inserita in uno dei gironi più difficili della rassegna iridata. Non è fortissima, ma qualche giocatore discreto ce l'ha. Mi viene da citare Srarfi, che in 25 partite con la maglia del Rennes ha messo a segno 9 reti.

TUNISIA (4-4-2): Mathlouthi, Ben Youssef, Meriah, Nagguez, Benalouane; Srarfi, Chaalali, Skhiri, Ben Amor; Khalifa, Khazri.

Se dovessi citare un giocatore sceglierei Khazri che è il miglior giocatore che ha nel proprio arsenale la Tunisia. E' un attaccante che potrebbe entrare a partita in corso e stravolgere il risultato.

Inghilterra: La squadra che per me passerà da prima del girone. L'Inghilterra ha fatto una rivoluzione totale della rosa, è una delle squadre più giovani dell'intero Mondiale. L'ultimo europeo è andato malissimo; infatti dopo aver passato il girone affrontò l'Islanda e uscì agli ottavi di finale. Nelle qualificazioni contro squadre non blasonate ha messo a segno solo 18 gol. La coppia con più qualità sarà sicuramente quella formata dal duo Alli - Kane. Ci sono altri giocatori da tenere d'occhio come Sterling e Lingard. Come per il Belgio probabilmente gli inglesi peccano d'esperienza.

INGHILTERRA (4-2-3-1): Pickford, Walker, Cahill(Maguire), Stones, Rose; Henderson, Dier; Sterling, Dele Alli, Lingard; Kane. 

Senza bisogno di pensarci più di tanto, il giocatore da tenere d'occhio è Marcus Rashford, che negli ultimi anno si è fatto ben volere da dirigenza e tifosi dello United.
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