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giovedì 5 settembre 2019

Australia-Lituania basket. la cronaca della partita

Quintetti iniziali
Australia: Mills, Dellavedova, Ingles, Baynes, Landale
Lituania: Kalnietis, Grigonis, Butkevicius, Sabonis, Valanciunas

La partita inizia con un fallo in attacco di Baynes, dall'altra parte il primo e il secondo canestro li segna Grigonis.
Per l'Australia il tabellino lo sblocca Mills con una tripla.
Australia che parte con le idee chiare e si issa sul 9-4 con una bella schiacciata di Landale, servito con un bel passaggio da Mills.
In uscita dal timeout esce bene la Lituania che trova due bei punti con Sabonis.
L'Australia prova a scappare e con due triple consecutive di Baynes e Mills si porta sul 18-8.
Il primo tempo finisce 27-19 per l'Australia. 8 punti per Dellavedova, 7 per Kalnietis.
Finora la differenza l'hanno fatta la maggiore efficienza nel tiro da tre punti dell'Australia che ha tirato 5/8 da tre.
Un'altro punto fondamentale è che l'Australia fa molto meno fatica ad avvicinarsi al canestro lituano.
Il secondo quarto si apre nel segno di Sabonis: prima segna un canestro appoggiando a tabellone tenendo bene il perno, e poi si conquista due tiri liberi che converte.
L'Australia parte col freno a mano tirato e subisce un parziale di 6-0.
Subito timeout chiamato dall'allenatore Australiano Lemanis.
In uscita dal timeout torna ad essere efficace il pick and roll australiano tra Dellavedova e Baynes.
L'Australia ristabilisce il +7 con un bell'alzata di Dellavedova che si conclude con una schiacciata di Baynes.
Lo stesso Baynes, segna la tripla del +10, che obbliga la Lituania e fermare il gioco.
L'uscita dal timeout non è quella desiderata e addirittura l'Australia tocca il massimo vantaggio sul 42-29.
La Lituania prova a sbloccarsi con Valanciunas, che trova due punti in attacco, ma successivamente si addormenta in difesa.
Baynes scatenato, riesce a trovare un and one e aggiorna il massimo vantaggio sul +15.
Il primo tempo finisce 51-42 per l'Australia.
Australia avanti, grazie al 9/14 da tre punti, ma anche per i tanti errori della Lituania.
Lituania che dal canto suo, nell'intervallo deve analizzare tutti gli errori commessi e registrare la difesa che è sembrata troppo molla nei primi due quarti.
Miglior scorer per la Lituania Sabonis con 8 punti, mentre per l?Australia uno scatenato Baynes da 15 punti.
Non parte però bene nel secondo, infatti commette passi in attacco e viene costretto ad uscire per un taglio subito.
il primo canestro del secondo tempo lo segna la Lituania con Sabonis.
La Lituania prova in tutti i modi a riavvicinarsi, ma i boomers sono bravissimi a rispondere colpo su colpo con i loro giocatori principali.
Terzo quarto che dopo un inizio scoppiettante è un po' calato d'intensità.
Kuzminkas con 17 secondi dalla fine del terzo quarto spara una tripla che porta la Lituania sul -7.
Alla fine del terzo quarto l'Australia conduce per 68-60.
Baynes guida i suoi con 19 punti, mentre Sabonis con 12 punti tiene in linea di galleggiamento i lituani.
La Lituania dopo aver sprecato tanto a inizio quarto quarto , riesce in contropiede a siglare un gioco da tre punti portandosi sul -5 con Lekavicius.
Grigonis segna un sottomano con una sorta di flooter. che porta i lituani sul-3, e costringendo al timeout Lemanis.
L'Australia pasticcia troppo, e il coach corre ai ripari inserendo nuovamente in campo Ingles sul -1 Lituania.
9-0 di parziale che porta incredibilmente avanti la Lituania.
L'Australia non segna più e i lituani hanno preso 3 punti di vantaggio.
La partita procede a ritmo forsennato, ma l'Australia ha troppa fretta e non riesce più a trovare la via del canestro. Mills con esperienza guadagna due tiri liberi che realizza con grande freddezza.
La Lituania trova il canestro con grande facilità, mentre l'Australia rimane vicina grazie ai tiri liberi.
Contro sorpasso dell'Australia firmato dal migliore in campo Aron Baynes.
Le squadre un po' stanche cominciano a sbagliare alcune scelte elementari.
A 2:56 dalla fine Australia avanti di 1, 76-75.
Patty Mills dopo l'1/2 di Valanciunas segna un canestro complicato che porta nuovamente avanti di 2 l'Australia.
A 1:06 dalla fine l'Australia si trova in vantaggio di 4.
Lekavicius fino in fondo per il -2.
Patty Mills strepitoso, con un canestro da tre complicatissimo porta l'Australia sul +5 a 33 secondi dalla fine.
Antisportivo fischiato ai danni della Lituania, con l'Australia che si ritrova sul +5 e possesso.
Dellavedova fa 0/2 dai liberi e dall'altra parte la Lituania segna l'85-82.
l'Australia grazie ai due tiri liberi segnati da Ingles alla fine vince la partita per 87-82.
Nonostante la battaglia nell'ultimo quarto, si può dire che questa vittoria sia meritata, con l'Australia che nel complesso ha dimostrato migliore qualità di gioco.
Migliori marcatori del match Grigonis con 19 punti e Patty Mills con 23 punti.
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lunedì 16 luglio 2018

Perchè la Francia era favorita alla vittoria del titolo?

La Francia, ma più in particolare Deschamps ha quasi subito rinunciato a costruire un gioco di dominio nella metà campo avversaria: quindi ha inserito Giroud a fare da ponte alle giocate in velocità di Griezmann e Mbappè.
Sia contro l''Uruguay sia con il Belgio è stato più importante difendersi dagli attacchi avversari piuttosto che tessere trame in fase di possesso, tanto che le azioni di ripartenza nascono per lo più in maniera estemporanea.
La strategia offensiva dei francesi è basata sulla lotta su tutti i palloni di Giroud, sulla genialità tra le linee di Griezmann, le fiammate di Pogba e ovviamente la prorompenza di Mbappè in corsa.

La Francia è riuscita contro Uruguay e Belgio a far sfogare l'avversario e a punirlo con un colpo di testa da calcio piazzato. Se ci fate caso anche contro la Croazia la formazione francese ha saputo soffrire e anche con un po' di fortuna ha punito gli avversari su situazione di palla inattiva (prima l'autogol di Mandzukic e dopo il rigore con tocco di mano di Perisic).

I Croati per vincere la partita avrebbero dovuto avere una grandissima qualità a centrocampo, ma guarda caso Modric, Brozovic e Rakitic hanno giocato la partita peggiore del Mondiale.

D'altro canto la difesa della Francia non mi sembra così impenetrabile, sarebbe bastato un centrocampo più attento a far girare palla per mettere in difficoltà la retroguardia dei Blues.
I Croati per aumentare le loro chance di vittoria, avrebbero dovuto fare la differenza con la palla, perdendone il meno possibile e soprattutto avrebbero dovuto evitare il più possibile di farsi trovare messi male o perdere duelli, perchè era chiaro già prima dell'inizio del match che se si fosse lasciata andare la Francia in contropiede fino all'area di rigore avversaria le chance per gli uomini di Dalic si sarebbero ridotte notevolmente.
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domenica 15 luglio 2018

La Francia vince la seconda Coppa del Mondo della sua storia

Vincendo questo trofeo la nazionale francese certifica la sua superiorità rispetto agli altri movimenti mondiali del panorama calcistico.

Per valutare una formazione non basta guardare solamente la finale, infatti l'ultimo atto è quasi sempre una partita completamente diversa da tutte le altre, e serve sempre un qualcosa che porti l'ago della bilancia a pendere più da una parte che da un'altra (tra l'altro quest'ultimo concetto era mancato nella finale degli europei due anni fa ed è arrivato oggi con gli episodi del primo tempo.

Un sacco di gente ripeterà nei prossimi giorni che la Francia ha avuto una fortuna pazzesca in questi ultimi 90 minuti, ma Deschamps ha ampi meriti: ha dovuto gestire un gruppo composto da grandi campioni. D'altronde se andiamo a vedere l'ossatura dei nuovi campioni del mondo proviene da Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Juventus, Manchester United, Atletico Madrid, PSG, Chelsea.

Si vocifera come successore di Deschamps, Zizou Zidane che dovrà essere bravo a ereditare un gruppo che si sentirà invincibile dopo il trofeo appena conquistato.

La Francia tra l'altro dopo questa vittoria non chiude assolutamente un ciclo, anzi potenzialmente nei prossimi 6 anni (due europei e un Mondiale) la rosa appena salita sul tetto del Mondo potrebbe essere riconfermata quasi tutta in blocco.

Allo stato attuale non c'è nessuna altra selezione che può vantare una tale caratura internazionale in ogni reparto e con questa età media.

Il pallone d'oro è destinato ad essere consegnato in terra francese, bisogna capire il destinatorio, anche se Griezmann sembra il favorito per il fatto che ha vinto anche l'Europa League.

Dall'altra parte questo Mondiale verrà ricordato per la gesta di una piccola squadra, che con una grinta e una forza fuori del comune è riuscita a raggiungere una finale insperata.

Il Mondiale 2018 finisce qui, ma mi voglio congedare con una domanda: Come sarebbe finito questo Mondiale senza l'ausilio del Var?
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venerdì 13 luglio 2018

Croazia per la prima volta in finale Mondiale

Football’s coming home.
O meglio, Nogomet dolazi kući.
La Croazia dimostra soprattutto di avere una grande capacità di tenuta mentale.
In una partita che per un’ora di gioco sostanzialmente non aveva detto granchè per i croati, il germoglio della giocata decisiva comunque veniva coltivato dagli uomini di Dalic, mantenendo saldo, anche nelle difficoltá, il proprio focus sulle giocate e sulle combinazioni provate in tutto il torneo.
È soprattutto la grande serata di Ivan Perisic, vero trascinatore del gruppo in una serata difficile per i compagni di grande talento in mezzo al campo: la prestazione della squadra cresce di pari passo con quella dell’interista, decisivo in entrambe le reti della partita.
È la forza di un gruppo che comunque non molla mai e che, pur essendo stato pochissimo nel torneo in condizione di svantaggio (una settantina di minuti), ha dovuto rimontare in tutte le partite a eliminazione diretta finora disputate.
È la firma di Zlatko Dalic, tecnico diventato maturo tra Arabia Saudita (Al Faisaly e Al Hilal) e UAE (Al Ain), profilo di grande personalitá sia nelle scelte tattiche che in quelle gestionali (vedere l’allontanamento di Kalinic a torneo in corso). Al momento del suo insiedamento sulla panchina croata, i Vatreni erano a un passo dall’oblio, con un piede fuori dal Mondiale e una trasferta decisiva da non perdere in Ucraina: il suo cammino invece, escludendo partite amichevoli, dice nove risultati utili consecutivi.
Harry Kane rimane uno dei centravanti migliori dell’intero panorama mondiale. Eppure, se dovessi scegliere, vorrei sempre Mario Mandzukic nella mia formazione ideale. Perchè Kane é quel prototipo di attaccante da 25 gol a campionato, dalle triplette mirabolanti, dalla piena completezza nell’interpretazione del ruolo, ma che poco può aggiungere quando la posta diventa molto più alta: Marione, al contrario, è l’uomo dei momenti decisivi, il personaggio dai gol giusti al momento giusto.
Perchè le due reti di Mandzukic in questo torneo valgono molto di più delle sei di Harry Kane.
La finale parla chiaro: la Francia è padrone del proprio destino, come del resto lo era due anni fa nell’Europeo casalingo.
La nazionale francese (e più in generale il movimento calcistico francese) è la migliore a livello mondiale dell’ultimo quinquennio, per valori tecnici dei singoli e per continuitá nei risultati.
Starà agli uomini di Deschamps legittimare con la vittoria un meritato trionfo, che peraltro potrebbe aprire un ciclo di successi disarmante, grazie a un gruppo giovane, forte e carismatico.
Detto questo, la storia e il percorso degli eventi sanno essere molto crudeli e gli ultimi novanta minuti saranno tutti da vivere.

domenica 8 luglio 2018

Sarà Inghilterra Croazia la seconda semifinale

Inghilterra - Svezia
Un'Inghilterra con sprazzi di spettacolare coralità ha ragione della coriacea Svezia. Gli Svedesi giocano la loro partita di sempre: grande attenzione e applicazione della zona, grande fisicità ed aggressività nei duelli e il maggior numero di ripartenze che si riesce a produrre. Sfortunatamente per gli uomini di Andersson il copione di oggi è stato perfetto per gli Inglesi. In un primo tempo giocato a tratti con 10 effettivi negli ultimi 40 metri di campo, pur senza produrre occasioni chiaramente nette, l'Inghilterra ha trovato un gol su piazzato (fattore decisivo in generale in questo Mondiale, ma in particolare per Southgate e i suoi) proprio al 30esimo. Abbastanza avanti nel primo tempo per potersi permettere di rifiatare nel finale. La prima di una serie di grandi parate da parte di Pickford è stato il pedaggio da pagare per recuperare forze fondamentali ad inizio ripresa, quando i Tre Leoni hanno raddoppiato al termine di un quarto d'ora di grande pressione. Fondamentale a cavallo delle due frazioni Henderson: abile con la sua precisione nel lanciare il contropiede nella prima per tenere vivo l'attacco inglese con Sterling, decisivo con un gran numero di recuperi palla pressando in avanti durante le transizioni per mantenere la pressione sulla retroguardia avversaria. 
La Svezia è messa comunque in grande difficoltà da subito, l'approccio volto alla ricerca degli spazi alle spalle delle linee svedesi disordina lo schieramento passivo svedese e gli Inglesi riescono spesso ad attirare un avversario fuori posizione. 
Che poi la Svezia si renda pericolosa in contropiede è un potenziale campanello d'allarme, perché la macchinosità di Maguire ed il gap fisico pagato da Walker sono punti deboli che anche altre squadre potrebbero sfruttare. Per ora un grande Pickford ha evitato guai, ma la sensazione è che questo sia un difetto endemico nella formazione inglese, scotto da pagare per tutto quanto di buono si vede nell'altra metà campo. 
Ultimo pensiero per chi sfrutterà e ha sfruttato questo exploit della Svezia per rivalutare la nostra uscita ai playoff: oggi l'Inghilterra ci ha fatto vedere come, con un approccio posizionale simile al nostro, ma eseguito naturalmente perché i calciatori hanno interiorizzato dei principi chiari e hanno le qualità per metterli in pratica, la Svezia fosse un avversario che si poteva scardinare anche attraverso il loro teorico punto di forza: il gioco alto.

Russia - Croazia
Russia-Croazia è stata una bella partita a modo suo.
C’è da fare i complimenti a entrambe le squadre, perchè comunque sono arrivate a essere tra le prime otto selezioni mondiale portando avanti la propria idea di calcio, senza mai perdere la propria identità.
Entrambe avrebbero raggiunto la semifinale senza mai vincere nella fase a eliminazione diretta, anche se probabilmente questo dato sarebbe stato maggiormente sottolineato in caso di passaggio del turno russo.
Non mi farò mai piacere Cherchesov come allenatore, nè per lo stile da generale sapientone che porta in panchina, nè per la buona dose di fortuna che ha avuto nella scelta degli interpreti (ricordando come Cheryschev e Dzyuba dovevano avere un ruolo secondario nelle gerarchie iniziali, prima che l’infortunio di Dzagoev scombinasse le carte), ma occorre fargli i complimenti per l’apertura e intelligenza tattica con cui ha affrontato questa competizione, soprattutto nella scelta di un sistema di gioco che mai aveva provato nei mesi precedenti.
Paradossalmente, la Russia esce dal torneo nella miglior prestazione delle cinque partite disputate, mettendo sempre in campo quella coesione e quella prudenza che hanno contraddistinto il suo cammino, ma con una maggior propensione alla ripartenza e alla ricerca della profondità (e confermando di avere qualche problema nelle distanze quando il baricentro diventa più alto).
Da questa squadra, con il rimpianto di non aver visto praticamente mai Aleksey Miranchuk, ricaviamo principalmente due ottimi giocatori, attualmente in grado di reggere livelli più alti della Russian Premier League: Cheryshev, che dal punto di vista calcistico con il movimento russo c’entra come l’ananas sulla pizza (essendo cresciuto e formato in Spagna), e Zobnin, meraviglioso metronomo davanti alla difesa che abbina grande lavoro difensivo a più che discrete proprietà tecniche: è un classe 1994, gioca in patria, perchè non lo vuole nessuno?
La Croazia ha sbattuto contro una squadra organizzata, ma ha dimostrato ai colleghi spagnoli come sarebbe bastato poco per superare la densitá dei russi nella propria metà campo.
È stato sufficiente pareggiare il livello di fisicità nei metri decisivi per compensare alcune difficoltà di manovra negli ultimi trenta metri: del resto, nonostante una prova di assoluto livello di Modric in mezzo al campo, i calciatori decisivi si sono rivelati Mandzukic, Kramaric e Vida.
Il confronto con l’Inghilterra sarà spettacolare, ricco di duelli fisici in ogni posizione del campo tra due formazioni che propongono un calcio contemporaneo ed equilibrato tra le varie filosofie estremiste.
Le semifinali, per concludere, invocano la programmazione.
La Francia con il proprio sistema di formazione all’avanguardia, sorretto dall’Institut National du Football di Clairefontaine e da altri tredici centri di pre-formation (Pôles Espoirs) sparsi su tutto il territorio nazionale, oltre alle varie accademie private dei club.
Il Belgio, con un sistema nazionale simile a quello francese, con i centri federali di Bruxelles e Tubize a sommarsi alle otto accademie Topsport, in cui vengono svolti stage periodici per ragazzi di 14-18 anni e dalle quali sono passati sette degli elementi attualmente in Russia.
L’Inghilterra con i suoi straordinari risultati dell’ultimo biennio, ricordando come nelle due ultime stagioni le varie selezioni inglesi abbiano raggiunto questi risultati:
WC/U17: Campione
WC/U20: Campione
Euro/U19: Campione
Euro/U17: Vicecampione
Euro/U21: Semifinalista
WC/Senior: Semifinalista (per ora)
E infine la Croazia, un Paese piccolo, attanagliato dal punto di vista calcistico da problemi e incongruenze nazionaliste nella gestione della maggior parte dei club locali, ma che proprio sulla passione e sulla necessità di dover far affidamento fin da subito sui propri ragazzi costruisce il successo di questo Mondiale.
E poi ci siamo noi, ancora convinti che, di fronte alla mediocritá filosofica di questa competizione, avremmo tutto sommato portato a casa la pagnotta.
L’esclusione dal Mondiale non ha cambiato nulla nella mentalità nostra e in quella di chi avrebbe dovuto realmente cambiare la gestione e le politiche dell’intero movimento.
Non c’è nulla che vada bene nella nostra attuale situazione e ben vengano altre esclusioni se queste dovessero realmente portare a un cambiamento.
Perche l’unico modo di sfangarla per noi in questo Mondiale sarebbe stato quello di essere come la Russia e, con tutto il rispetto, io non voglio arrivare ai quarti di finale con Dzyuba, Glushakov e Kudryashov, ma con Kane, De Bruyne e Varane.

sabato 7 luglio 2018

Il Belgio elimina il Brasile e vola in semifinale

Il Belgio elimina l'ultima sudamericana rimasta e diventa un mondiale europeo, adesso in semifinale beccherà la cugina Francia.
Le premesse di questa partita erano abbastanza chiare, il Brasile aveva dimostrato una padronanza tattica, tecnica e mentale in crescendo e quindi era difficile aspettarsi un'eliminazione.
Probabilmente la loro trappola è stata l'eccessiva sicurezza dei propri mezzi e la scarsa abitudine a dover affrontare situazioni di difficoltà.
Mi sento di dire che la prematura eliminazione della selecào sia da attribuire all'aspetto psicologico.
E' impossibile ignorare l'intuizione del CT del Belgio Martinez, che conferma di essere un tecnico preparato, alzando la muscolarità della squadra con gli accorgimenti di Fellaini e Chadli, favorendo così anche la prestazione di De Bruyne avanzato di 20 metri e molto più a suo agio sulla trequarti.

Non posso nemmeno tralasciare l'assenza di Casemiro, sostituito da un elemento lontano anni luce dall'intelligenza tattica del madridista come Fernandinho.

La svolta della partita mi sento di dire che è stata l'autogol di Fernandinho, infatti dopo questa situazione il gruppo verdeoro si è sgretolato sotto i colpi di De Bruyne e compagni.
Il piano di Martinez riesce perfettamente perchè il Brasile perde la propria identità, esponendosi come mai aveva fatto in tutto il torneo alla velocità degli avversari in contropiede.
Sicuramente questo metodo di gioco è il più consono per i Belgian Red Devils: meno spazio da difendere alle spalle dei difensori, meno distanza tra i reparti, elementi disposti nella posizione più congeniale e con la possibilità di esaltare tutta la propria potenza e qualità con minor densità nella trequarti avversaria.
Esce la grande favorita per la vittoria, le due finaliste (come le quattro semifinaliste) saranno europee.

Meritano una citazione particolare Lukaku e Hazard, soprattutto quest'ultimo ha corso per 95 minuti, ha fatto il bello e il cattivo tempo contro Marcelo, Fernandinho, Miranda e Thiago Silva.
ha fatto praticamente reparto da solo negli ultimi 20 minuti.
Oggi aveva quel qualcosa di magico, quel tocco divino, che solo i grandi campioni hanno.
Insomma dare palla a lui è come metterla in una cassaforte con doppia serratura.
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mercoledì 4 luglio 2018

L'Inghilterra batte la Colombia ed è tra le migliori 8

L’Inghilterra per vincere ha bisogno di essere perfetta.
La squadra di Southgate ha fatto un passo indietro sotto il profilo dello sviluppo della manovra, soprattutto ha indebolito l’immagine, costruita nella prima fase, di gruppo con diverse soluzioni per poter colpire l’avversario: questo potrebbe rendere più complesso il quarto di finale contro la Svezia, squadra che ti costringe a passare attraverso movimenti disorganizzativi e velocità di giocata.
Probabilmente la consapevolezza di poter comunque risolvere in qualunque momento la partita per merito del proprio atletismo ha un po’ troppo compiaciuto gli inglesi, soprattutto in un match dove l’avversario ha risposto colpo su colpo nei vari duelli fisici intrapresi nel corso della gara.
La squadra in realtà ha risposto discretamente bene nelle situazioni di transizione negativa, uniche vere e proprie situazioni in cui si richiedeva attenzione difensiva. Del resto la Colombia, soprattutto a causa dell’assenza di James Rodriguez, unico e inimitabile leader tecnico dei Cafeteros, ha tagliato la testa al toro, agendo quasi esclusivamente in ripartenza e accettando con grande coraggio il continuo confronto muscolare con l’avversario. Questa strategia dà e toglie alla formazione di Pekerman, portando inizialmente molti cartellini gialli e contatti al limite del consentito (od oltre, come in occasione del vantaggio inglese) per limitare la principale arma degli inglesi, ma alla fin fine si rivela produttiva, non solo per la modalità con cui è nato il pareggio di Yerri Mina, ma anche perchè induce mentalmente l’avversario a non considerare soluzioni alternative e più produttive.
È mancata soprattutto la soluzione sulla trequarti per i Three Lions, con Dele Alli e Lingard, ma anche Sterling, inglobati e intimoriti da una partita maschia e oggettivamente bruttina.
La Colombia rappresenta comunque un rimpianto, perchè alla fin fine, per quanto falcidiata dall’assenza del suo calciatore più importante, ha dato l’impressione di poter sviluppare una manovra discretamente fluida con la presenza in campo di elementi abituati a trattare il pallone, come Uribe e Muriel: detto questo, occorre considerare come il momento di maggior slancio per la squadra di Pekerman sia coinciso con il periodo successivo all’insperato pareggio finale, per cui è facile che in realtà sia stato il lato mentale a fare veramente la differenza in questa fase, più che un discorso puramente tattico.
Sicuramente, la bilancia della fiducia e della consapevolezza di andare oltre ogni difficoltà pende dalla parte degli inglesi che, fin da bambini, hanno visto i propri beniamini perdere sistematicamente dal dischetto.
Saranno anche sciocchezze per nostalgici ma, in un gruppo che vive in isolamento da quasi un mese, una vittoria con queste premesse e con queste modalità potrebbe amplificare sensazioni molto positive.

martedì 3 luglio 2018

Belgio ai quarti col brivido

Il Belgio riesce ad andare oltre i propri enormi difetti e approda ai quarti di finale, nei quali non ci saranno fisicità o estemporaneità a cui potersi appellare.
Per chi mi ha seguito in questo Mondiale (e che ha letto la mia Guida a Russia 2018), la descrizione dei problemi dei Belgian Red Devils risulterà fin troppo prolissa.
Anche oggi, la squadra di Martinez si è rivelata tanto inconsistente sotto il profilo della manovra quanto impreparata nella transizione negativa, perlomeno fin quando la partita si è mantenuta con una parvenza di normalità.
A preannunciare la rete del primo vantaggio giapponese nella sua modalità ci ha pensato la storia. I problemi in posizionamento e gestione degli spazi da difendere si trascinano in questo gruppo fin dalla rete di Giaccherini a Euro 2016. In questo torneo, come si ricorderanno i miei irriducibili lettori, una situazione simile capitò nella partita d’esordio, quando il terzino panamense Murillo si ritrovò solo davanti a Courtois a causa di una pessima lettura di Vertoghen in occasione di un cambio di campo.
Il sistema tattico impostato da Martinez richiede grande attenzione e sacrificio a profili che sono poco propensi a dare continuità sotto questi aspetti, soprattutto dal punto di vista difensivo.
Accade così che la squadra sia particolarmente vulnerabile in ampiezza e nelle seconde palle, proprio perchè nè gli esterni nè i due mediani hanno la tenuta mentale per aiutare con puntualità in fase di non possesso.
È chiaro che questa squadra ieri aveva due grande punti di forza: abilità tecnica e, soprattutto, netta supremazia fisico-atletica.
Martinez punta inizialmente sul primo fattore, ma l’encomiabile lavoro in copertura e pressione e le idee chiare in fase di palleggio hanno reso il match molto più equilibrato di quanto si potesse pensare.
A situazione quasi compromessa, l’allenatore spagnolo ha avuto il merito di alzare notevolmente il livello fisico della formazione con gli ingressi di Fellaini e Chadli e, complici le indecisioni e l’incoscienza degli avversari, è riusciuto a riportare la partita dalla propria parte.
Inspiegabile la scelta di un elemento esperto come Honda a trenta secondi dai tempi supplementari. L’eccessiva ambizione sugli sviluppi dell’ultimo corner della partita (di un elemento comunque piuttosto soggetto a questo tipo di virtù) ha esposto la squadra al fatale contropiede finale.
In ogni caso, i migliori in campo devono essere tra i Samurai Blue. Osako è un centravanti incredibile. Nonostante caratteristiche fisiche puramente nella media, il centravanti del Werder vince nettamente ogni duello con il rispettivo marcatore, non sbagliando praticamente alcun appoggio. Non sarà un cecchino, ma come lavora lui senza palla veramente pochi al Mondo.
Grande prestazione anche per la coppia difensiva nipponica, soprattutto nella figura di Yoshida, dominante nei confronti di Lukaku.
È mancata nel finale l’intelligenza tattica di Shibasaki, mediano che in Spagna ha migliorato notevolmente anche il suo apporto alla manovra: la sua sostituzione ha pesato più del previsto.
Per quanto riguarda il Belgio, prestazione sottotono per gran parte della squadra.
A Lukaku va dato il merito per il velo in occasione del terzo e definitivo gol, ma per il resto si conferma tremendamente condizionato dalla pressione, incapace di concretizzare occasioni che, in contesti meno provanti, avrebbe sfruttato a occhi chiusi: per il momento, rimane un centravanti da 20/25 inutili gol.
De Bruyne rimane soffocato in un ruolo troppo cognitivamente impegnato per un giocatore così decisivo e determinante negli ultimi trenta metri.
Hazard si salva con l’assist al bacio per Fellaini, dopo aver alzato i toni nei giorni scorsi accostandosi a Messi e CR7.
Fellaini rimane nella considerazione che lo accompagna da un decennio: brutto, antipatico ma tremendamente utile in ogni situazione.
Arriva il Brasile: si salvi chi può.

lunedì 2 luglio 2018

Mondiali 2018: Russia e Croazia ai quarti



Russia - Spagna
Quando ho dovuto approcciare alla Russia nella mia Guida a Russia 2018, la locuzione che ho  utilizzato per riassumere la selezione di Cherchesov si è rivelata: “Tiri da fuori, calci piazzati e tante preghiere”.
Questo perchè ha basato l’intera preparazione mondiale sul contesto tattico visto oggi in campo, definito fondamentale da grande densità nella propria trequarti di campo e (sporadiche) ripartenze, voluto fondamentalmente a limitare i propri difetti sotto il profilo del dinamismo (soprattutto difensivo) e tecnico. 
È chiaro che quanto visto durante la fase a gironi ha un po’ sorpreso tutti perchè, di fronte a avversari complessivamente inferiori, la selezione russa, un po’ per merito del proprio CT un po’ per casistica fortunata, ha alzato tono tecnico e densità complessiva nella seconda metà di campo, sacrificando parte dell’integralismo difensivo che poco aveva prodotto nei mesi precedenti.
Oggi, contro il modello filosoficamente opposto, non vi erano altre possibilità che ritornare ad alzare le barricate, soprattutto contro un avversario che a Luglio non può avere quella brillantezza che un sistema di gioco di totale dominio del possesso richiede.
Appare difficile arrivare ad affermare o meno se le qualificazione russa ai quarti di finale sia meritata o meno.
Sicuramente, quando un successo arriva su queste basi, il demerito degli sconfitti è superiore al merito dei vincitori.
Il problema della Spagna non è il modello filosofico che porta avanti, perchè in condizioni ottimali dal punto di vista mentale e atletico non ci sará mai storia: quando a un superlativo livello tecnico si abbinano movimento senza palla, giro palla veloce e combinazioni rapide nessuna squadra è in grado di opporsi, nemmeno con il più antico catenaccio rocchiano. 
La Spagna continuerà a essere la principale scuola calcistica contemporanea e a esportare nel mondo concetti di gioco e addetti ai lavori.
Tuttavia, per evitare situazioni come quella odierna in cui alla fine ci si ritrova a doversi affidare al caso della roulette (oggi persino russa), serve cominciare a pensare perlomeno di avere un piano B a portata di mano. Se non si riesce a garantire velocità di manovra, se non si ha la forza mentale di trovare la giusta sincronia nei movimenti per disorganizzare l’avversario, bisogna avere i mezzi per mettere il confronto sullo stesso piano, aumentando il peso in area di rigore, il grado di duello fisico nei metri che contano, bypassando le difficoltà con maggior frequenza di conclusioni dai venti metri, perchè tanto la qualità dei singoli spagnoli sarà comunque superiore anche modificando temporaneamente lo stile di gioco.
Si parla di Roberto Martinez, attuale selezionatore del Belgio, come favorito per la panchina delle Furie Rosse (ovviamente a Mondiale concluso): l’allenatore spagnolo divenne famoso ai tempi del Wigan proprio per aver ideato un sistema di gioco che eludeva le difficoltá in fase di costruzione della squadra con una più alta frequenza di tiri dalla distanza, con risultati sorprendenti. Non posso affermare con certezza che sia proprio Martinez l’uomo giusto per il movimento iberico, ma aggiungere una virgola di versatilità in più a questa squadra potrebbe portare a una nuova età dell’oro per il calcio spagnolo, perchè è difficile trovare altre criticità a un movimento che ha solo da insegnare. 
Le uniche certezze dal risultato di oggi sono l’eliminazione di una delle favorite e la strada ancor più spianata verso la finale per l’Inghilterra...Croazia permettendo.
Croazia - Danimarca
È difficile trovare le parole adatte per descrivere questo tipo di partita.
Da un punto di vista tattico, la sfida tra Croazia e Danimarca é durata poco più di mezzora.
I due gol in avvio, pressochè speculari da un punto di vista della modalità con cui si sono sviluppati, cioè da indecisioni ed errori dei difendenti, hanno subito dato un significativo campanello d’allarme alle due squadre: massima attenzione alla fase di copertura e poi se caviamo qualcosa davanti tanto meglio.
È evidente che non ne scaturisca la partita più emozionante del torneo.
Se la Danimarca grossomodo mantiene la propria identità, fornendo anche delle discrete combinazioni nella metà campo avversaria, è soprattutto la Croazia che subisce un’involuzione nella fase di possesso, soprattutto nella capacità di scardinare l’organizzazione difensiva della Danimarca.
Del resto però, pensandoci bene, forse siamo stati un po’ troppo influenzati dal circo mediatico che accompagna il gruppo di Dalic. La selezione croata sicuramente abbina qualità tecnica a profondità di rosa, soprattutto dalla mediana in avanti, ma se andiamo ad analizzare con estrema lucidità il cammino in questo Mondiale vedremo che, alla fin fine, solamente la vittoria all’esordio ha pienamente convinto. Il roboante successo sull’Argentina è nato dalla papera di Caballero, che poi ha permesso l’apertura di ampie praterie da poter attaccare. Allo stesso modo, la vittoria sull’Islanda è arrivata dalla disperata necessità dell’avversario di trovare la rete della qualificazione. Ciò non significa che la Croazia sia una pessima squadra, tutt’altro, semplicemente potrebbe essere stata sopravvalutata sotto il profilo del gioco (e di conseguenza dipendere molto più di quello che si pensi dall’episodio o dalla giocata del singolo).
Difatti, anche il confronto contro i danesi si sarebbe potuto decidere proprio in virtù dell’episodio, ovvero dalla palla persa di Eriksen in mezzo al campo e dalla conseguente imbucata centrale di Modric per un involato Ante Rebic, non fosse stato per l’errore dal dischetto successivo.
È chiaro che la selezione croata susciti in molti simpatia ed empatico supporto: detto questo, a differenza di quanto visto nella partita precedente, qualunque esito dei calci di rigore avrebbe comunque eliminato ingiustamente l’una o l’altra contendente, perchè alla fine il confronto tra Croazia e Danimarca non ha avuto un vero e proprio padrone.
Certamente, la squadra di Dalic ha maggiori possibilità di arrivare fino a fondo, a maggior ragione di una parte di tabellone alla portata.

domenica 1 luglio 2018

Messi e Ronaldo a casa



Idee semplici e chiare possono fare la differenza in questo Mondiale.
La superiorità della Francia di quest’oggi è in un sistema di gioco perfettamente integrato nei principali pregi dei propri migliori interpreti.
É ormai un mese che sottolineiamo le difficoltà del gruppo francese in fase di costruzione, soprattutto in virtù di una cronica mancanza di un vero regista davanti alla difesa.
E allora Deschamps taglia la testa al toro: i Bleus si compattano nella propria metà campo e lasciano progressivamente il pallino del gioco agli avversari, affidandosi quasi esclusivamente alle ripartenze. Questo porta due grandi vantaggi: in primo luogo, l’esaltazione delle doti in accelerazione di Griezmann e Mbappè, pressochè incontenibili in campo aperto. In secondo luogo, la necessitá dell’Argentina di agire secondo un piano di gioco ben definito, fatto mai verificatosi in questo torneo. Sampaoli scombina nuovamente le carte nella formazione iniziale: Messi agisce da più o meno falso centravanti, con Di Maria e Pavon sugli esterni e Banega confermato in mezzo al campo, probabilmente per dare qualche alternativa in più posizione centrale in fase di possesso.
La prima sensazione è che il selezionatore argentino (decidete voi quale) volesse intelligentemente aspettare i francesi, costringendoli a esporre tutti i loro difetti in fase di possesso contro una difesa schierata. In realtà, ben presto, la situazione si capovolge e l’Argentina si ritrova a dover far la partita. Le produzioni offensive dell’Albiceleste si rivelano praticamente sempre rivolte verso le zone esterne del campo, escludendo Messi dalle giocate decisive per gran parte della partita: è chiaro che avere Di Maria in campo ti porta comunque a creare sempre qualche grattacapo nell’avversario, ma non è un’eresia definire riduttiva l’idea di gioco argentina, soprattutto in virtù dell’enorme potenziale offensivo a disposizione. Paradossalmente, la situazione migliora a giochi praticamente conclusi, quando l’ingresso di Aguero ha permesso al numero dieci argentino di arretrare il proprio raggio d’azione e incidere con maggior concretezza nell’azione.
Il contesto tattico argentino non solo è poco versatile, ma anche terribilmente esposto. 
I francesi avranno anche problemi ad accelerare la manovra quando si ritrovano dieci uomini dietro la palla, ma non hanno alcun problema ad eludere la pressione avversaria nella propria metà campo, soprattutto quando questa non é granchè convincente. 
Questo porta la linea difensiva argentina, già di per sè non eccellente, a essere esposta a terribili ripartenze degli avversari, derivate indifferentemente da immediate verticalizzazioni o da veloci transizioni palla a terra.
La sfida fra i singoli è vinta dai francesi in ogni reparto. Il duello tra i due terzini meno convincenti delle due squadre, Tagliafico e Pavard, è vinto dal secondo: entrambi sono piuttosto maldestri nei ripiegamenti, ma perlomeno il francese regala una perla in un momento fondamentale della gara.
Grandissima prova di Hernandez sulla fascia opposta, aggiungendo alla solita concreta prova difensiva anche qualità in fase propositiva. 
È chiaro che occorre registrare qualcosina a livello difensivo per Deschamps, visti i tre gol subiti. Tutte le reti segnati dagli argentini nascono da situazioni estemporanee, ma combaciano con momenti in cui effettivamente i francesi abbassano il proprio livello di tensione: Di Maria andava chiuso con più convinzione, Pavard deve prestare più attenzione nelle uscite da piazzato, Varane non deve incappare in errore nell’ambito di letture difensive così semplici come quelle da traversone dalla trequarti. 
Piccole cose che sono emerse in una partita già di per sè globalmente lacunosa, ma che potrebbero costare molto caro contro avversari ben più potenzialmente impostati e concreti, come quelli che la Francia si ritroverà ben presto a dover affrontare.

Crollano gli Dei, vincono i collettivi.
Dopo Messi, anche Cristiano Ronaldo saluta il Mondiale e rimane a quota zero nel proprio palmares, perlomeno fino al 2022 quando forse, conoscendolo, vorrà ancora esserci.
Non è stata una grande serata per CR7: le doppie linee uruguagie nell’ultima trequarti di campo e la costante tripla marcatura nei suoi confronto non hanno permesso di creare le condizioni giuste affichè il numero sette potesse incidere nella gara. Paradossalmente, determina molto di più nella gara l’ingresso di Ricardo Quaresma, che forse sarebbe servito prima in campo, soprattutto in un contesto tattico, come quello determinato dalla compattezza dell’avversario, in cui l’abilità nella giocata vale molto di più dell’integrazione di sistema.
È proprio per questo che, in una manovra piuttosto compassata come quella portoghese, gran parte delle giocate migliori passano dai piedi di Bernardo Silva, l’unico in grado di poter determinare qualcosa con la propria imprevedibilità in ogni zona del campo, e da chi si muove nelle sue vicinanze, come spesso accade a Ricardo Pereira in proiezione offensiva.
Di per sè, al Portogallo si può principalmente rimproverare una certa impreparazione sotto il profilo dello sviluppo della manovra, perché da un punto di vista difensivo la squadra, seppur soffrendo alcune situazioni in transizione, paga essenzialmente due errori dei singoli: il primo di Raphael Guerreiro, che sottovaluta le doti balistiche di Suarez perdendo di vista il movimento di Cavani alle proprie spalle, e il secondo principalmente di Rui Patricio, un po’ troppo stretto sul primo palo prima dello slancio, sebbene l’azione nasca dalla scorretta ribattuta di Pepe da un rinvio di Muslera.
Il Mondiale si conquista con attenzione, aiuto tra i reparti e pragmatismo. Ecco perchè bisogna fare attenzione alla Celeste.
Sebbene la prima cosa che salti all’occhio della selezione di Tabarez sia l’ermetismo, in realtà ciò che sorprende è soprattutto il dinamismo funzionale. L’Uruguay scende in campo con il più classico dei 4-4-2 solamente sulla carta, perché nel concreto il gruppo oscilla tra un 4-3-3 in fase di transizione offensiva, portando sugli esterni uno dei due centravanti e uno dei mediani in avanzamento (spesso e volentieri Bentancur), e un 4-5-1 in fase di contenimento, in cui il Matador Cavani si fa carico del faticoso compito di ripiegamento, spesso in aiuto del giovane Laxalt. In questo senso, l’esterno del Genoa ha finalmente cancellato ogni pregiudizio riguardo la sua presunta incapacità di occupare adeguatamente il ruolo di quarto di difesa: andava acquistato prima del Mondiale, perchè la prestazione di stasera ha duplicato il valore di mercato.
L’infortunio di Cavani (sebbene possa essere meno grave del previsto) potrebbe essere un macigno per Tabarez. Il Matador è molto più determinante di Suarez per la squadra perchè riesce ad abbinare sacrificio e concretezza sotto porta senza alcun particolare problema. Il sistema di gioco uruguagio è costruito attorno al contributo dell’attaccante del PSG e una sua eventuale assenza potrebbe rendere la mentalità di squadra molto più spostata verso il contenimento puro e semplice, piuttosto che all’oscillazione tra le due fasi.

mercoledì 27 giugno 2018

Argentina agli ottavi

All’Argentina sono sufficienti 45 minuti da squadra per passare il turno.
É chiaro che quando ci si ritrova a giocare con raziocinio solamente un tempo in tre partite del girone si può tranquillamente ringraziare una serie di coincidenze fortunate.
L’Albiceleste non deve la propria qualificazione a Messi, Rojo o a chissà quale fra gli elementi a disposizione di Sampaoli. Piuttosto, la qualificazione dell’Argentina passa paradossalmente dai piedi di due nigeriani: Musa e Ighalo.
La doppietta del velocissimo attaccante del CSKA Mosca contro l’Islanda ha permesso agli argentini di rimanere ancora in corsa per la qualificazione. In caso di vittoria islandese nella seconda giornata, infatti, oggi la selezione argentina sarebbe eliminata per differenza reti.
Il possente centravanti del CC Yatai invece ha soprattutto inciso negativamente per la propria squadra. Sul momentaneo pareggio di stasera sono ben due le clamorose occasioni sprecate dall’ex attaccante dell’Udinese: errori molto pesanti a conti fatti.
Nel primo tempo due fattori contribuiscono a rendere l’Albiceleste particolarmente a proprio agio: il cambio di alcuni interpreti e l’atteggiamento tattico dei nigeriani.
Banega in mezzo al campo cambia completamente la squadra. Serviva la sua qualità di palleggio in mezzo al campo per dare qualche soluzione alternativa in fase di costruzione.
Del resto, il lancio per Messi in occasione del gol arriva proprio dai piedi dell’ex interista.
In secondo luogo, Gernot Rohr conferma il sistema di gioco che aveva permesso di superare l’Islanda nella partita precedente, con tre centrali difensivi e due esterni a tutta fascia. Tuttavia, è il pensiero filosofico di base che non convince, a metá tra l’attendismo e la pressione. Voler aspettare l'Argentina con passività è intelligente per non creare i presupposti per l’imbucata, data la propensione dell’Albiceleste alla costruzione dal basso, però serviva maggior integralismo: o rimani compatto al limite dell'area, perché gli argentini comunque hanno qualità e velocità per prenderti sulla profondità (come del resto è successo), oppure cambi completamente atteggiamento e vai a pressare alto.
Nel secondo tempo, le sicurezze degli argentini si sfaldano al primo intoppo. Mascherano commette l’ennesima sciocchezza del Mondiale e regala un calcio di rigore a Moses, poi brillantemente trasformato.
È a questo punto che la Nigeria riesce, perlomeno per venti minuti, a trovare finalmente la quadra. La squadra passa subito a più coerente 5-3-2, con i due laterali allineati ai centrali, portando maggior densità nella propria trequarti e ciò effettivamente sterilizza completamente gli uomini di maggior qualità degli argentini, Messi incluso, oltre a creare i presupposti per qualche interessante ripartenza.
Non so cosa sia successo a un certo punto nella panchina nigeriana, ma se andate a riguardare il secondo tempo della partita vedrete Gernot Rohr, intorno alla settantesimo, invitare i suoi giocatori ad alzare baricentro e pressone. Forse per evitare il rischio di una delusione dall’altro match (ma all’Islanda serviva una vittoria con due gol di scarto in quel frangente), forse un’incomprensione, ma ciò ha creato le condizioni per il secondo gol argentino.
La linea nigeriana riprende quell’atteggiamento nè carne nè pesce visto nel primo tempo e si lascia quello spazio sufficiente alle spalle per poter andare in difficoltá, soprattutto sugli esterni. Difatti è proprio attraverso Mercado e Pavon, nel frattempo subentrato, che vengono creati i pericoli maggiori sulla corsia di destra, mentre dall’altra parte Moses si ritrova molto più campo da difendere: la prima volta ci mette una pezza, poi non ce la fa più.
La sensazione é che quella di stasera sia una qualificazione che propende più verso l’estemporaneità. Gli argentini si sentono giá Campioni del Mondo, ma se fino adesso è stato difficile non hanno ancora visto niente. Non c’è più nulla su cui appellarsi: tabellone e futuri avversari non ammettono indecisioni.
Ciò che non uccide di solito fortifica, ma questo non sembra quel tipo di scenario.

mercoledì 20 giugno 2018

Diario Mundial day 6

Colombia - Giappone 1-2
Il Giappone vince a sorpresa contro la Colombia e fa un passo decisivo verso gli ottavi di finale.
Dove nascono i meriti del Giappone vengono fuori i limiti della Colombia: non sappiamo come sarebbe andata in parità numerica, dal momento che i Cafeteros hanno praticamente giocato in 10 per tutta la gara. In linea di massima, tuttavia, si può dire che la vittoria della squadra di Nishino sia meritata, perché comunque ha dimostrato di avere idee più chiare in fase di possesso. Osako, centravanti del Werder, ha cercato di non dare punti di riferimento alla maldestra linea difensiva colombiana, destabilizzando i due centrali e permettendo ai centrocampisti di trovare spesso buoni inserimenti. Instancabile prova dei due terzini, Nagatomo e Sakai, molto bravi sia in fase di copetura che in fase di spinta.
Vincenti le scelte del CT Nishino che, forse su indicazione della nostra Guida a Russia 2018 (link tra i commenti), ha abbandonato il doppio regista ampiamente provato nelle amichevoli, preferendo mantenere Hasebe davanti alla difesa e sacrificando Honda in panchina, perlomeno dal primo minuto. A questo proposito, determinante l’ingresso dell’ex milanista a partita in corso: la sua abilitá da calcio piazzato si è rivelata determinante per la vittoria.
Colombia disattenta, lacunosa e senza idee. Disastrosa prova di Daivison Sanchez in mezzo alla difesa. L’errore in avvio di gara, dal quale é nato il rigore vincente di Kagawa, lo ha pesantemente condizionato dal punto di vista mentale. Troppo ingenuo Carlos Sanchez: la scelta di prendere col braccio (al secondo minuto di gioco!) il tiro di Kagawa indirizzato verso la porta da parte dell’ex mediano della Fiorentina si è rivelata sanguinosa. Ciò ha costretto Pekerman a sacrificare Cuadrado, unico elemento in grado di poter impensierire i veloci difensori nipponici, per riequilibrare l’assetto tattico. Inoltre, Sanchez era l’elemento designato per iniziare l’azione, in quanto né Lerma nè il subentrato Barrios avevano le qualità per poterlo fare.
È chiaro che alla Colombia è mancato l’apporto di James Rodriguez. In panchina per settanta minuti, complice un acciacco di troppo, il trequartista del Bayern Monaco è l’unico elemento di puro talento in una squadra di incontristi e corridori. Juan Quintero é sbarazzino, imprevedibile, tecnico (che gol su punizione!), ma non ha il peso specifico di James nella manovra.
Male i due terzini: Arias superficiale nella marcatura di Osako in occasione del secondo gol, Mojica troppo grezzo tecnicamente.
Radamel Falcao poco servito: del resto, mancava il tramite con il resto della squadra.
La vittoria del Giappone è interessante anche per l’intera confederazione asiatica: attualmente, l’AFC é la seconda confederazione per punti ottenuti nell’intero Mondiale (6), dietro all’inarrivabile UEFA. Un bel risultato.

Polonia - Senegal 1-2
Sapevamo che il girone H potesse rivelarsi quello più equilibrato, ma non potevamo immaginare che sarebbe diventato anche quello più sorprendente.
Il Senegal è la squadra più convincente del Mondiale. Sia chiaro, non la più forte: semplicemente, quella che ha usato nel modo migliore i propri punti di forza.
Aliou Cissè, che peraltro è il tecnico meno pagato della competizione, ha saputo impostare un gioco tanto semplice quanto efficace, fortemente verticale e impostato sull’esplosività dei propri esterni, pur non rinunciando a mantenere la squadra compatta in una zona avanzata di campo. In questo senso, fondamentale il lavoro della coppia difensiva formata da Koulibaly e Sanè: entrambi sono in grado sia di coprire ampie porzioni di campo alle proprie spalle, sia di esaltarsi nei duelli aerei che nelle uscite aggressive sul portatore di palla.
Il Senegal non perde tanto tempo nel muovere il possesso. Spesso il pallone passa direttamente da una corsia all’altra, con i due mediani impegnati soprattutto nel fornire protezione in posizionamento preventivo o nel farsi trovare pronti per la conclusione in porta.
In un Mondiale in cui gran parte delle squadre preferisce mantenere un ritmo piuttosto compassato, una compagine con una tale esplosività lungo gli esterni diventa potenzialmente incontenibile. Il Senegal basa le proprie azioni d’attacco sulle combinazioni lungo gli esterni, con i terzini pronti a sovrapporsi per tutta la gara e gli elementi più avanzati impegnati nella ricerca della superiorità numerica.
Paradossalmente, Sadio Manè è quello che meno si mette in luce nella vittoria odierna. Lungo la corsia di sinistra, Sabaly e soprattutto Ismaila Sarr fanno quello che vogliono: impressionante la facilitá con cui il secondo, laterale del Rennes classe 1998 (!), riesce a rendersi pericoloso con la sua velocità palla al piede. Buona anche la prova di Moussa Wague sulla corsia opposta, anch’egli classe 1998, in forza al KAS Eupen: non era facile mantenere il controllo di Grosicki e allo stesso tempo scivolare per il raddoppio su Lewandowski.
M’baye Niang irriconoscibile (in positivo) rispetto a quanto visto nel nostro campionato. Il giocatore del Torino viene schierato da seconda punta, de-responsabilizzandolo da qualsiasi compito difensivo: ciò gli permette di concentrare tutte le energie nella ricerca della verticalitá, come in occasione del bellissimo raddoppio.
Aliou Cissè ha anche ragione nella scelta del portiere, preferendo il longilineo ma meno quotato N’Diaye (in forza ai guineani dell’Horoya) rispetto agli “europei” Gomis e Diallo.
La Polonia è ampiamente la squadra più deludente del Mondiale (finora). La squadra di Nawalka trova un gol nel finale quasi per caso, sugli sviluppi di una palla buttata in area di rigore. Per il resto, pochissime e confuse idee. La squadra non riesce a produrre una manovra sensata: Milik sbaglia tutti gli appoggi, Lewandowski rimane bloccato tra i due centraloni senegalesi, Zielinski fatica da mediano e Krychowiak mette in difficoltà i compagni con decisioni improvvide. Male anche Thiago Cionek, chiamato a sostituire l’infortunato Glik, sempre in ritardo nelle uscite e negli interventi.
Le difficoltà dei polacchi trascinano nella confusione anche l’ottimo Sczeszny, mai così incerto negli ultimi anni.
A questo punto, la prossima sfida tra Polonia e Colombia diventa una partita da ultima spiaggia. La vittoria dell’una manda a casa l’altra, il pareggio praticamente elimina entrambe.
Occhio al Senegal, soprattutto nell’eventualità in cui dovesse incrociare il superbo Belgio.

Russia - Egitto 3-1
La fortuna aiuta gli audaci.
Bisogna dare merito a Cherchesov di aver completamente abbandonato le imposizioni tattiche e alcuni degli interpreti che lo hanno accompagnato nei mesi precedenti alla competizione mondiale.
Si è fatto un ulteriore passo in avanti rispetto alla vittoria con l’Arabia Saudita. Il CT russo, dopo aver abbandonato il lacunoso 3-5-1-1 per una più funzionale linea a quattro, ha promosso nella formazione titolare i due elementi più decisivi nella propria rosa: Dzyuba e Cheryschev.
La Russia non può prescindere dal contributo di questi due. Il possente centravanti in realtá non fa granchè, si muove poco e anche piuttosto male, ma tiene impegnati i centrali avversari e gode di un’aura favorevole. L’ala del Villareal riesce a trovare con grande facilità il fondo del campo e dispone anche delle qualità tecniche adeguate per poter servire interessanti traversoni.
Ciò non significa che la Russia abbia giocato una partita spettacolare. La vittoria netta non rispecchia i valori delle due squadre, piuttosto equi-livellati. Tuttavia, un Mondiale è fatto soprattutto di episodi e la selezione di casa sembra particolarmente abile nel determinare qualcosa di importante da palle non proprio pulite.
La partita di questa sera è inevitabilmente cambiata con lo sfortunato autogol di Fathi. L’Egitto si è ritrovato inaspettatamente a dover scalare una montagna dopo aver iniziato la salita di una collina, chiunque si sarebbe scoraggiato, a maggior ragione dopo un primo tempo più che dignitoso.
La squadra di Cuper ha cercato di appoggiarsi soprattutto sul proprio centravanti, il volenteroso Mohsen. Personalmente mi è piaciuto: non possiamo essere tutti Ibrahimovic nell’interpretare quel ruolo con quel fisico e il 29enne dell’Al Ahly ha comunque dimostrato di creare sempre qualcosa di sponda nello stretto raggio d’azione attorno a lui. In questo senso, un peccato non aver visto Salah da seconda punta: le migliori occasioni egiziane sono arrivate proprio quando il fuoriclasse del Liverpool si muoveva vicino al proprio attaccante.
Salah ha fatto quello che poteva. Essere completo trascinatore di un’intera squadra riesce solamente a CR7 su questo pianeta e le condizioni fisiche non ottimali non hanno contributo a mettere a proprio agio l’ex romanista.
L’Egitto esce dalla competizione mondiale senza praticamente aver nè demeritato nè inciso, pagando a caro prezzo due episodi. È il Mondiale.
Appunto su Golovin, dal momento che gli occhi della stampa accreditata sono tutti su di lui. Il trequartista classe 1996 è sicuramente un giocatore moderno, tecnico, di prospettiva, si sa muovere bene sulla trequarti, ma lui come tanti altri. Personalmente non andrei mai a spendere una cifra importante per un profilo che, seppur di giovane etá, è facilmente identificabile in contesti ben più affini alla nostra cultura e al nostro calcio di quello russo.
Piuttosto, andrei a prendere Zobnin (classe 1994 dello Spartak), perchè un mediano con tale forza nelle gambe e puntualità negli interventi non si vede facilmente.
Detto questo, io scrivo su Facebook, mentre Marotta e Paratici arrivano dall’ennesimo Scudetto: un motivo ci sarà.

martedì 19 giugno 2018

Guida al girone H Mondiali Russia 2018

Girone H
Colombia         passano Colombia e Senegal
Polonia
Giappone
Senegal

Quadro generale
Benvenuti in quello che secondo il mio modesto parere è il girone più equilibrato del Mondiale. La miglior compagine di questo raggruppamento è la Colombia, che in questo momento è la più completa delle quattro. La Polonia potrà/dovrà fare affidamento sul bomber Lewandowski, mentre il Senegal ha avuto un miglioramento esponenziale negli ultimi 4 anni. Il Calendario va a favore del Senegal.

Calendario

Colombia - Giappone martedì 19 giugno ore 14

Polonia - Senegal martedì 19 giugno ore 17

Giappone - Senegal domenica 24 giugno ore 17

Polonia - Colombia domenica 24 giugno ore 20

Senegal - Colombia giovedì 28 giugno ore 16

Giappone - Polonia giovedì 28 giugno ore 16

Le squadre ai raggi x

Polonia: La Polonia è una di quelle squadre che mi intriga più di tutte, innanzitutto perchè quando l'allenatore li ha presi la squadra era esattamente al sessantanovesimo posto del ranking, adesso occupano la decima posizione. Inoltre Robert Lewandowski vorrà sicuramente mettersi in mostra. Fra l'altro va detto che questo miglioramento della Polonia ci porta davanti agli occhi una squadra più completa, giocatori interessanti come Szczesny, Milik e Linetty mi incuriosiscono molto, sono tutti giovani e potrebbero fare tutti più o meno bene.

POLONIA (4-4-1-1): Szczesny, Piszczek, Pazdan, Glik, Rybus; Blaszczykowski, Krychowiak, Linetty, Grosicki; Zielinski; Lewandowski.

Il giocatore che farà il definitivo salto di qualità sarà Milik. Arek sembra veramente sul punto di poter fare la differenza. Questa Polonia dovrà riporre parecchie speranze sul giocatore del Napoli, Lewandowski sarà super marcato, per cui toccherà a Milik aiutare i biancorossi a passare il girone.

Senegal: Paradossale la situazione del Senegal, gara importantissima contro il Sudafrica, se il Senegal perde ai Mondiali vanno i sudafricani. Si gioca, vince il Sudafrica e quindi Senegal eliminato, poi però si è scoperto che l'arbitro di quell'incontro è stato subito sospettato di aver alterato il reale svolgimento della gara, questi sospetti sono diventati prove e l'arbitro è stato squalificato a vita. Il match si è rigiocato e questa volta ha vinto il Senegal che quindi si è qualificato giustamente ai Mondiali. La squadra secondo me è ben coesa e compatta, c'è tanta qualità e ci sono parecchi giocatori veloci. Inoltre va detto che questa sarà la seconda partecipazione a un mondiale nella storia della nazionale africana.

SENEGAL (4-2-3-1): N'Diaye K., Gassama, Koulibaly, Sane S., Sabaly; Gueye, N'Diaye A.; Sarr, Manè, Keita(Niang); Konate. 

Il giocatore rivelazione potrebbe essere Gueye, ha 28 anni, ma lo reputo ancora giovane per quello che ha fatto vedere, nell'ultima annata è stato un giocatore assolutamente eccezionale che ha dimostrato di essere un profilo in ascesa e che sicuramente farà molto bene in futuro. Questo Mondiale può essere la sua vera occasione e non deve assolutamente fallire, lui è uno di quei giocatori che lancia gli esterni e in queste posizioni ci saranno Manè e Keità Balde, non gli ultimi arrivati.

Colombia: La Colombia sarà la squadra più difficile da valutare, pensate che nel 2014 erano insieme al Belgio la vera e propria meteora. Negli ultimi due anni i colombiani si sono dimostrati un po' troppo spavaldo, giocando con molta sufficienza le qualificazioni e infatti hanno rischiato di non qualificarsi al Mondiale. In questo gruppo la Colombia deve assolutamente passare, un mancato passaggio rappresenterebbe un assurdo fallimento. I sudamericani hanno giocatori del calibro di Falcao, Rodriguez e Cuadrado, niente male.

COLOMBIA (4-2-3-1): Ospina, Arias, Sanchez D., Mina, Mojica; Aguilar, Sanchez C.; Cuadrado, James Rodriguez, Uribe(Muriel); Falcao. 

Il giocatore che farà la differenza in questo Mondiale sarà James Rodriguez, che è stato il capocannoniere della scorsa rassegna iridata. Dopo quella competizione lui si accasò ai Blancos e da quest'anno milita nel Bayern Monaco. Ultimamente si è un po' perso dal punto di vista realizzativo e questo Mondiale potrebbe dare di nuovo la spinta a James per tornare ad altissimi livelli.

Giappone: Il Giappone capita sempre nel girone scarso del Mondiale. Basti pensare che nello scorso campionato del Mondo capitano in un girone insieme a Colombia, Grecia e Costa D'Avorio.
Sulla carta il Giappone è la squadra più debole del girone.

GIAPPONE (4-2-3-1): Kawashima, Sakai, Ueda, Yoshida, Nagatomo; Hasebe, Kagawa; Haraguchi, Shibasaki, Honda; Okazaki. 

Il giocatore che potrebbe far bene sarà Kagawa, non è giovane (29 anni), però non è nemmeno un top player e questa potrebbe essere la vetrina giusta per diventarlo.
Risultati immagini per Girone h mondiali

Diario Mundial day 5

Svezia - Corea del sud 1-0
La Svezia supera l’ostica Corea del Sud e raggiunge il Messico al primo posto del girone F.
Ancora protagonista il VAR. Lo avevamo preannunciato nelle scorse settimane: sarebbe stato il Mondiale più equo di sempre grazie alla tecnologia e infatti è ancora il contributo del video a rendere giustizia. Victor Claesson arriva con la punta del piede prima sulla palla del coreano Kim Woo in area di rigore: difficile a velocitá reale, evidentissimo al monitor.
La rete di Granqvist su calcio di rigore mette seriamente nei guai la Germania. Nel prossimo turno, infatti, tedeschi e svedesi s’incontreranno in un match delicatissimo: nel caso in cui i secondi riuscissero a strappare un pareggio, l’eliminazione della nazionale tedesca sarebbe quasi certa, in virtù del concomitante appuntamento del Messico contro i sudcoreani.
La sfida di oggi si mantiene comunque in bilico per tutta la partita. Shin, CT sudcoreano, opta per un versatile 4-1-4-1, che si dimostra molto aggressivo nella prima mezz’ora, per poi abbassare notevolmente il baricentro e agire in ripartenza.
Son Heung Min (Tottenham) e Hee Hwang Chan (RB Salisburgo), elementi più temibili dal punto di vista tecnico fra i coreani, interscambiano frequentemente la loro posizione. Entrambi si sono dovuti adeguare al sacrificio generale della squadra e ciò ha in parte compromesso il loro contributo nell’ultima trequarti di campo: tuttavia, entrambi hanno impensierito i fisici centrali svedesi in transizione, arrivando tutta via poco lucidi in area di rigore.
La Corea del Sud, poco incisiva per gran parte di gara, è migliorata nell’ultimo quarto, complice anche l’abbassamento delle linee svedesi a protezione del risultato. L’accentramento di Son in posizione di trequartista e l’ingresso del veronese Lee Seung Woo hanno dato vivacitá alla manovra, arrivando anche a un passo dal pareggio con Hee Chan Hwang nei minuti di recupero.
Tutto sommato, non si può essere troppo critici con i sudcoreani. Fortemente sfavoriti dal punto di vista fisico, hanno messo comunque in campo una prestazione combattiva e attenta, lottando su ogni pallone e concedendo qualche intemperanza di troppo, una delle quali è costata il fallo da rigore. Bene l’esperto terzino destro Lee Yong in fase di spinta, reattivo ed efficace il 26enne Cho, portiere del Daegu, a sorpresa tra i pali.
Difficilmente la Svezia avrebbe trovato la via della rete su azione. La squadra di Andersson si conferma dipendente dalle azioni degli esterni, Forsberg e Claesson: tuttavia, entrambi vengono sistematicamente raddoppiati e faticano a incidere.
Marcus Berg in giornata no: l’attaccante dell’Al Ain si fa trovare poco freddo sotto porta nel primo tempo e riesce meno nel consueto lavoro sporco, complice l’esplosivitá dei centrali coreani.
Granqvist, rigore a parte, si fa maggiormente apprezzare in fase propositiva, sganciandosi diverse volte palla al piede e creando così superioritá numerica in zona centrale. L’ex centrale genoano soffre molto invece quando deve difendere trenta metri di campo. Al contrario, impeccabile prova di Pontus Jansson, ex centrale del Torino, chiamato oggi a sostituire il febbricitante Lindelof.
In ogni caso, ciò che conta è il risultato. Gli svedesi, ancora una volta, sono riusciti a trovare il colpo di reni giusto al momento giusto.
In una competizione come il Mondiale, squadre arcigne, solide, compatte e pragmatiche come quella svedese vanno di solito molto lontano.

Belgio - Panama 3-0
Il Belgio esce dal Fisht Stadium soddisfatto per il risultato. E basta.
I tre gol rifilati a Panama rappresentano la differenza di qualitá fra i singoli delle due squadre, ma la formazione di Martinez ha ampiamente deluso sotto il profilo della manovra.
Il primo tempo dei Red Devils è stato insignificante. Soporifero il ritmo mantenuto dai belgi: De Bruyne e Witsel faticano particolarmente a entrare nel vivo e a portare una maggior velocità di gioco, costringendo spesso i tre centrali a uno snervante palleggio per creare lo spazio giusto per l’imbucata.
I panamensi mettono in campo una prestazione fisica e accorta, ma il dislivello generale rispetto agli avversari è evidente e ciò porta a concedere comunque diverse occasioni, a prescindere dalla compassata manovra belga. Ciononostante, la squadra di Gomez soffre meno del previsto e si concede anche il lusso di tentare qualche sporadica sortita offensiva, soprattutto sul lato destro dove Barcenas si fa notare per frizzantezza in percussione palla al piede.
In una partita così bloccata, solamente un colpo da biliardo avrebbe potuto cambiare le cose: é chiaro che, viste le qualità tecniche dei giocatori in campo, non siamo sorpresi che sia stato un belga a pescare il jolly. Dries Mertens, fino a quel momento impalpabile, trova dai sedici metri un bellissimo lob al volo sul palo più lontano: un tiro dei suoi, praticamente da fermo.
È chiaro che la partita virtualmente finisce qui: Panama perde di solidità nel tentativo di recuperare e il Belgio gode enormemente quando ha ampi spazi a disposizione. Romelu Lukaku segna una doppietta, ma ancora una volta sono realizzazioni di secondo livello: con il risultato in paritá, il centravanti del Manchester United non ha praticamente visto palla nel confronto con il centrale Escobar.
Sono tre i fattori che più mi hanno impressionato negativamente del Belgio: lentezza nel giro palla, scarsa coesione di squadra e presenza dei soliti difetti difensivi. Per quanto riguarda l’ultimo punto, riguardatevi gli highlights della gara e focalizzatevi sull’occasione sprecata dal terzino panamense Murillo sul risultato di 1-0. Palla lunga dalla zona sinistra della linea di centrocampo, Vertonghen troppo stretto verso il compagno di reparto e giocatore panamense solo davanti a Cortouis, bravo e fortunato in uscita disperata. È esattamente identico al gol di Giaccherini nello scorso Europeo.
La vittoria dei belgi è importante e il girone sembra semplice, sebbene la Tunisia abbia dimostrato di essere in forma durante il pre-Mondiale. La squadra di Martinez viaggia verso gli ottavi di finale, a livello dei quali incontrerà una tra Giappone, Senegal, Colombia e Polonia. La sensazione è che poco sia migliorato dai tempi di Wilmots e che sia necessario un tabellone favorevole affinché questa squadra possa ambire a importanti traguardi.

Tunisia - Inghilterra 1-2
Oltre le sfortuna, oltre le controversie, oltre le difficoltá.
La vittoria dell’Inghilterra ha una doppia enorme valenza. In primo luogo, toglie il gruppo da una posizione scomoda: in caso di pareggio con la Tunisia, la squadra sarebbe stata costretta a vincere con ampio scarto su Panama per poi giocarsi tutto all’ultima contro il Belgio, il tutto con un enorme circo mediatico alle spalle.
In secondo luogo, dà una carica emotiva fondamentale per il proseguo della competizione: oltre a ciò, alcuni degli elementi sotto osservazione (come Kane e Maguire) ne escono incredibilmente rafforzati, aumentando così anche la fiducia generale in Gareth Southgate.
L’Inghilterra comunque gioca una partita a doppio volto. Straripante il primo tempo, probabilmente il più convincente per una grande in questo Mondiale. Nei primi quarantacinque minuti i Three Lions si dimostrano aggressivi, compatti e con tante soluzioni per poter colpire: in posizione centrale con Kane, Alli e Lingard, sugli esterni con le profonde percussioni di Trippier e Young e sugli sviluppi di piazzato con i tre centrali.
Nella prima frazione di gara é un caso in realtà che il gol sia arrivato “solamente” da piazzato, perché la squadra avrebbe meritato di concretizzare almeno una delle numerose occasioni prodotte.
Fenomenale Jordan Henderson da regista davanti alla difesa. Proprietà di calcio invidiabile per il centrocampista del Liverpool: scelta azzeccata quella di Southgate, che lo preferisce al più compassato Dier.
Buono il lavoro sporco anche di Raheem Sterling, che in assenza di spazio verticale da attaccare aiuta le mezzali a costruire la manovra.
Forse da Alli e Lingard ci si aspetterebbe una partecipazione maggiore nelle sortite offensive della squadra, ma c’è tutto il tempo per poterci lavorare.
Chiaramente, il meno positivo é Walker, che probabilmente deve ancora settare il proprio status mentale da “terzino” a “centrale difensivo”: quella sbracciata non aveva ragione d’esistere in quella porzione di campo.
Nella ripresa, l’Inghilterra oggettivamente trova molte difficoltá. La Tunisia, confusionaria e fortunata nel primo tempo, schiera a cinque difensori in fase di non possesso, inquadra le misure giuste tra i reparti e comincia a produrre anche un buon palleggio in uscita dalla pressione avversaria. Ciò non porta comunque grandi pericoli a Pickford, perché i tunisini si limitano a prolungare il possesso per poi verticalizzare lungo verso la punta (ma non riesce quasi mai), tuttavia contribuisce a far trascorrere il tempo, e infatti la partita si trascina stancamente verso gli ultimi minuti di gara.
La Tunisia, che aveva dato l’impressione di aver trovato un equilibrio difensivo dopo una prima mezz’ora di totale caos, non é comunque riuscita a mettere una pezza all’enorme fisicità di Maguire. Già nel primo tempo i tunisini avevano sofferto diverse volte sugli sviluppi di piazzato (primo gol a parte), rischiando anche diverse volte il fallo da rigore per strette prese di contatto: in pieno recupero, si doveva aver la lucidità di bloccare sul nascere il terzo tempo dei centrali, magari con un po’ di mestiere, mettendosi davanti col corpo.
La squadra di Maaloul ha soprattutto deluso nel primo tempo, anche se probabilmente in questo senso gran parte del merito va alla formazione inglese. La sconfitta alla fine ha il sapore di grande rammarico perchè, nonostante tutto, si deve imputare a due azioni di palla inattiva.
Il cammino per i tunisini ora è quasi compromesso: anche un grande pareggio col Belgio avrebbe praticamente il sapore di eliminazione.
L’Inghilterra ora deve crescere soprattutto in tenuta prestazionale e contributo dei dodicesimi uomini, che devono entrare in campo meno piacenti e più concreti: i tre punti all’esordio portano la giusta tranquillità per poter crescere.