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 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

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lunedì 16 luglio 2018

Perchè la Francia era favorita alla vittoria del titolo?

La Francia, ma più in particolare Deschamps ha quasi subito rinunciato a costruire un gioco di dominio nella metà campo avversaria: quindi ha inserito Giroud a fare da ponte alle giocate in velocità di Griezmann e Mbappè.
Sia contro l''Uruguay sia con il Belgio è stato più importante difendersi dagli attacchi avversari piuttosto che tessere trame in fase di possesso, tanto che le azioni di ripartenza nascono per lo più in maniera estemporanea.
La strategia offensiva dei francesi è basata sulla lotta su tutti i palloni di Giroud, sulla genialità tra le linee di Griezmann, le fiammate di Pogba e ovviamente la prorompenza di Mbappè in corsa.

La Francia è riuscita contro Uruguay e Belgio a far sfogare l'avversario e a punirlo con un colpo di testa da calcio piazzato. Se ci fate caso anche contro la Croazia la formazione francese ha saputo soffrire e anche con un po' di fortuna ha punito gli avversari su situazione di palla inattiva (prima l'autogol di Mandzukic e dopo il rigore con tocco di mano di Perisic).

I Croati per vincere la partita avrebbero dovuto avere una grandissima qualità a centrocampo, ma guarda caso Modric, Brozovic e Rakitic hanno giocato la partita peggiore del Mondiale.

D'altro canto la difesa della Francia non mi sembra così impenetrabile, sarebbe bastato un centrocampo più attento a far girare palla per mettere in difficoltà la retroguardia dei Blues.
I Croati per aumentare le loro chance di vittoria, avrebbero dovuto fare la differenza con la palla, perdendone il meno possibile e soprattutto avrebbero dovuto evitare il più possibile di farsi trovare messi male o perdere duelli, perchè era chiaro già prima dell'inizio del match che se si fosse lasciata andare la Francia in contropiede fino all'area di rigore avversaria le chance per gli uomini di Dalic si sarebbero ridotte notevolmente.
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domenica 15 luglio 2018

La Francia vince la seconda Coppa del Mondo della sua storia

Vincendo questo trofeo la nazionale francese certifica la sua superiorità rispetto agli altri movimenti mondiali del panorama calcistico.

Per valutare una formazione non basta guardare solamente la finale, infatti l'ultimo atto è quasi sempre una partita completamente diversa da tutte le altre, e serve sempre un qualcosa che porti l'ago della bilancia a pendere più da una parte che da un'altra (tra l'altro quest'ultimo concetto era mancato nella finale degli europei due anni fa ed è arrivato oggi con gli episodi del primo tempo.

Un sacco di gente ripeterà nei prossimi giorni che la Francia ha avuto una fortuna pazzesca in questi ultimi 90 minuti, ma Deschamps ha ampi meriti: ha dovuto gestire un gruppo composto da grandi campioni. D'altronde se andiamo a vedere l'ossatura dei nuovi campioni del mondo proviene da Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Juventus, Manchester United, Atletico Madrid, PSG, Chelsea.

Si vocifera come successore di Deschamps, Zizou Zidane che dovrà essere bravo a ereditare un gruppo che si sentirà invincibile dopo il trofeo appena conquistato.

La Francia tra l'altro dopo questa vittoria non chiude assolutamente un ciclo, anzi potenzialmente nei prossimi 6 anni (due europei e un Mondiale) la rosa appena salita sul tetto del Mondo potrebbe essere riconfermata quasi tutta in blocco.

Allo stato attuale non c'è nessuna altra selezione che può vantare una tale caratura internazionale in ogni reparto e con questa età media.

Il pallone d'oro è destinato ad essere consegnato in terra francese, bisogna capire il destinatorio, anche se Griezmann sembra il favorito per il fatto che ha vinto anche l'Europa League.

Dall'altra parte questo Mondiale verrà ricordato per la gesta di una piccola squadra, che con una grinta e una forza fuori del comune è riuscita a raggiungere una finale insperata.

Il Mondiale 2018 finisce qui, ma mi voglio congedare con una domanda: Come sarebbe finito questo Mondiale senza l'ausilio del Var?
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venerdì 13 luglio 2018

Croazia per la prima volta in finale Mondiale

Football’s coming home.
O meglio, Nogomet dolazi kući.
La Croazia dimostra soprattutto di avere una grande capacità di tenuta mentale.
In una partita che per un’ora di gioco sostanzialmente non aveva detto granchè per i croati, il germoglio della giocata decisiva comunque veniva coltivato dagli uomini di Dalic, mantenendo saldo, anche nelle difficoltá, il proprio focus sulle giocate e sulle combinazioni provate in tutto il torneo.
È soprattutto la grande serata di Ivan Perisic, vero trascinatore del gruppo in una serata difficile per i compagni di grande talento in mezzo al campo: la prestazione della squadra cresce di pari passo con quella dell’interista, decisivo in entrambe le reti della partita.
È la forza di un gruppo che comunque non molla mai e che, pur essendo stato pochissimo nel torneo in condizione di svantaggio (una settantina di minuti), ha dovuto rimontare in tutte le partite a eliminazione diretta finora disputate.
È la firma di Zlatko Dalic, tecnico diventato maturo tra Arabia Saudita (Al Faisaly e Al Hilal) e UAE (Al Ain), profilo di grande personalitá sia nelle scelte tattiche che in quelle gestionali (vedere l’allontanamento di Kalinic a torneo in corso). Al momento del suo insiedamento sulla panchina croata, i Vatreni erano a un passo dall’oblio, con un piede fuori dal Mondiale e una trasferta decisiva da non perdere in Ucraina: il suo cammino invece, escludendo partite amichevoli, dice nove risultati utili consecutivi.
Harry Kane rimane uno dei centravanti migliori dell’intero panorama mondiale. Eppure, se dovessi scegliere, vorrei sempre Mario Mandzukic nella mia formazione ideale. Perchè Kane é quel prototipo di attaccante da 25 gol a campionato, dalle triplette mirabolanti, dalla piena completezza nell’interpretazione del ruolo, ma che poco può aggiungere quando la posta diventa molto più alta: Marione, al contrario, è l’uomo dei momenti decisivi, il personaggio dai gol giusti al momento giusto.
Perchè le due reti di Mandzukic in questo torneo valgono molto di più delle sei di Harry Kane.
La finale parla chiaro: la Francia è padrone del proprio destino, come del resto lo era due anni fa nell’Europeo casalingo.
La nazionale francese (e più in generale il movimento calcistico francese) è la migliore a livello mondiale dell’ultimo quinquennio, per valori tecnici dei singoli e per continuitá nei risultati.
Starà agli uomini di Deschamps legittimare con la vittoria un meritato trionfo, che peraltro potrebbe aprire un ciclo di successi disarmante, grazie a un gruppo giovane, forte e carismatico.
Detto questo, la storia e il percorso degli eventi sanno essere molto crudeli e gli ultimi novanta minuti saranno tutti da vivere.

domenica 8 luglio 2018

Sarà Inghilterra Croazia la seconda semifinale

Inghilterra - Svezia
Un'Inghilterra con sprazzi di spettacolare coralità ha ragione della coriacea Svezia. Gli Svedesi giocano la loro partita di sempre: grande attenzione e applicazione della zona, grande fisicità ed aggressività nei duelli e il maggior numero di ripartenze che si riesce a produrre. Sfortunatamente per gli uomini di Andersson il copione di oggi è stato perfetto per gli Inglesi. In un primo tempo giocato a tratti con 10 effettivi negli ultimi 40 metri di campo, pur senza produrre occasioni chiaramente nette, l'Inghilterra ha trovato un gol su piazzato (fattore decisivo in generale in questo Mondiale, ma in particolare per Southgate e i suoi) proprio al 30esimo. Abbastanza avanti nel primo tempo per potersi permettere di rifiatare nel finale. La prima di una serie di grandi parate da parte di Pickford è stato il pedaggio da pagare per recuperare forze fondamentali ad inizio ripresa, quando i Tre Leoni hanno raddoppiato al termine di un quarto d'ora di grande pressione. Fondamentale a cavallo delle due frazioni Henderson: abile con la sua precisione nel lanciare il contropiede nella prima per tenere vivo l'attacco inglese con Sterling, decisivo con un gran numero di recuperi palla pressando in avanti durante le transizioni per mantenere la pressione sulla retroguardia avversaria. 
La Svezia è messa comunque in grande difficoltà da subito, l'approccio volto alla ricerca degli spazi alle spalle delle linee svedesi disordina lo schieramento passivo svedese e gli Inglesi riescono spesso ad attirare un avversario fuori posizione. 
Che poi la Svezia si renda pericolosa in contropiede è un potenziale campanello d'allarme, perché la macchinosità di Maguire ed il gap fisico pagato da Walker sono punti deboli che anche altre squadre potrebbero sfruttare. Per ora un grande Pickford ha evitato guai, ma la sensazione è che questo sia un difetto endemico nella formazione inglese, scotto da pagare per tutto quanto di buono si vede nell'altra metà campo. 
Ultimo pensiero per chi sfrutterà e ha sfruttato questo exploit della Svezia per rivalutare la nostra uscita ai playoff: oggi l'Inghilterra ci ha fatto vedere come, con un approccio posizionale simile al nostro, ma eseguito naturalmente perché i calciatori hanno interiorizzato dei principi chiari e hanno le qualità per metterli in pratica, la Svezia fosse un avversario che si poteva scardinare anche attraverso il loro teorico punto di forza: il gioco alto.

Russia - Croazia
Russia-Croazia è stata una bella partita a modo suo.
C’è da fare i complimenti a entrambe le squadre, perchè comunque sono arrivate a essere tra le prime otto selezioni mondiale portando avanti la propria idea di calcio, senza mai perdere la propria identità.
Entrambe avrebbero raggiunto la semifinale senza mai vincere nella fase a eliminazione diretta, anche se probabilmente questo dato sarebbe stato maggiormente sottolineato in caso di passaggio del turno russo.
Non mi farò mai piacere Cherchesov come allenatore, nè per lo stile da generale sapientone che porta in panchina, nè per la buona dose di fortuna che ha avuto nella scelta degli interpreti (ricordando come Cheryschev e Dzyuba dovevano avere un ruolo secondario nelle gerarchie iniziali, prima che l’infortunio di Dzagoev scombinasse le carte), ma occorre fargli i complimenti per l’apertura e intelligenza tattica con cui ha affrontato questa competizione, soprattutto nella scelta di un sistema di gioco che mai aveva provato nei mesi precedenti.
Paradossalmente, la Russia esce dal torneo nella miglior prestazione delle cinque partite disputate, mettendo sempre in campo quella coesione e quella prudenza che hanno contraddistinto il suo cammino, ma con una maggior propensione alla ripartenza e alla ricerca della profondità (e confermando di avere qualche problema nelle distanze quando il baricentro diventa più alto).
Da questa squadra, con il rimpianto di non aver visto praticamente mai Aleksey Miranchuk, ricaviamo principalmente due ottimi giocatori, attualmente in grado di reggere livelli più alti della Russian Premier League: Cheryshev, che dal punto di vista calcistico con il movimento russo c’entra come l’ananas sulla pizza (essendo cresciuto e formato in Spagna), e Zobnin, meraviglioso metronomo davanti alla difesa che abbina grande lavoro difensivo a più che discrete proprietà tecniche: è un classe 1994, gioca in patria, perchè non lo vuole nessuno?
La Croazia ha sbattuto contro una squadra organizzata, ma ha dimostrato ai colleghi spagnoli come sarebbe bastato poco per superare la densitá dei russi nella propria metà campo.
È stato sufficiente pareggiare il livello di fisicità nei metri decisivi per compensare alcune difficoltà di manovra negli ultimi trenta metri: del resto, nonostante una prova di assoluto livello di Modric in mezzo al campo, i calciatori decisivi si sono rivelati Mandzukic, Kramaric e Vida.
Il confronto con l’Inghilterra sarà spettacolare, ricco di duelli fisici in ogni posizione del campo tra due formazioni che propongono un calcio contemporaneo ed equilibrato tra le varie filosofie estremiste.
Le semifinali, per concludere, invocano la programmazione.
La Francia con il proprio sistema di formazione all’avanguardia, sorretto dall’Institut National du Football di Clairefontaine e da altri tredici centri di pre-formation (Pôles Espoirs) sparsi su tutto il territorio nazionale, oltre alle varie accademie private dei club.
Il Belgio, con un sistema nazionale simile a quello francese, con i centri federali di Bruxelles e Tubize a sommarsi alle otto accademie Topsport, in cui vengono svolti stage periodici per ragazzi di 14-18 anni e dalle quali sono passati sette degli elementi attualmente in Russia.
L’Inghilterra con i suoi straordinari risultati dell’ultimo biennio, ricordando come nelle due ultime stagioni le varie selezioni inglesi abbiano raggiunto questi risultati:
WC/U17: Campione
WC/U20: Campione
Euro/U19: Campione
Euro/U17: Vicecampione
Euro/U21: Semifinalista
WC/Senior: Semifinalista (per ora)
E infine la Croazia, un Paese piccolo, attanagliato dal punto di vista calcistico da problemi e incongruenze nazionaliste nella gestione della maggior parte dei club locali, ma che proprio sulla passione e sulla necessità di dover far affidamento fin da subito sui propri ragazzi costruisce il successo di questo Mondiale.
E poi ci siamo noi, ancora convinti che, di fronte alla mediocritá filosofica di questa competizione, avremmo tutto sommato portato a casa la pagnotta.
L’esclusione dal Mondiale non ha cambiato nulla nella mentalità nostra e in quella di chi avrebbe dovuto realmente cambiare la gestione e le politiche dell’intero movimento.
Non c’è nulla che vada bene nella nostra attuale situazione e ben vengano altre esclusioni se queste dovessero realmente portare a un cambiamento.
Perche l’unico modo di sfangarla per noi in questo Mondiale sarebbe stato quello di essere come la Russia e, con tutto il rispetto, io non voglio arrivare ai quarti di finale con Dzyuba, Glushakov e Kudryashov, ma con Kane, De Bruyne e Varane.

lunedì 2 luglio 2018

Mondiali 2018: Russia e Croazia ai quarti



Russia - Spagna
Quando ho dovuto approcciare alla Russia nella mia Guida a Russia 2018, la locuzione che ho  utilizzato per riassumere la selezione di Cherchesov si è rivelata: “Tiri da fuori, calci piazzati e tante preghiere”.
Questo perchè ha basato l’intera preparazione mondiale sul contesto tattico visto oggi in campo, definito fondamentale da grande densità nella propria trequarti di campo e (sporadiche) ripartenze, voluto fondamentalmente a limitare i propri difetti sotto il profilo del dinamismo (soprattutto difensivo) e tecnico. 
È chiaro che quanto visto durante la fase a gironi ha un po’ sorpreso tutti perchè, di fronte a avversari complessivamente inferiori, la selezione russa, un po’ per merito del proprio CT un po’ per casistica fortunata, ha alzato tono tecnico e densità complessiva nella seconda metà di campo, sacrificando parte dell’integralismo difensivo che poco aveva prodotto nei mesi precedenti.
Oggi, contro il modello filosoficamente opposto, non vi erano altre possibilità che ritornare ad alzare le barricate, soprattutto contro un avversario che a Luglio non può avere quella brillantezza che un sistema di gioco di totale dominio del possesso richiede.
Appare difficile arrivare ad affermare o meno se le qualificazione russa ai quarti di finale sia meritata o meno.
Sicuramente, quando un successo arriva su queste basi, il demerito degli sconfitti è superiore al merito dei vincitori.
Il problema della Spagna non è il modello filosofico che porta avanti, perchè in condizioni ottimali dal punto di vista mentale e atletico non ci sará mai storia: quando a un superlativo livello tecnico si abbinano movimento senza palla, giro palla veloce e combinazioni rapide nessuna squadra è in grado di opporsi, nemmeno con il più antico catenaccio rocchiano. 
La Spagna continuerà a essere la principale scuola calcistica contemporanea e a esportare nel mondo concetti di gioco e addetti ai lavori.
Tuttavia, per evitare situazioni come quella odierna in cui alla fine ci si ritrova a doversi affidare al caso della roulette (oggi persino russa), serve cominciare a pensare perlomeno di avere un piano B a portata di mano. Se non si riesce a garantire velocità di manovra, se non si ha la forza mentale di trovare la giusta sincronia nei movimenti per disorganizzare l’avversario, bisogna avere i mezzi per mettere il confronto sullo stesso piano, aumentando il peso in area di rigore, il grado di duello fisico nei metri che contano, bypassando le difficoltà con maggior frequenza di conclusioni dai venti metri, perchè tanto la qualità dei singoli spagnoli sarà comunque superiore anche modificando temporaneamente lo stile di gioco.
Si parla di Roberto Martinez, attuale selezionatore del Belgio, come favorito per la panchina delle Furie Rosse (ovviamente a Mondiale concluso): l’allenatore spagnolo divenne famoso ai tempi del Wigan proprio per aver ideato un sistema di gioco che eludeva le difficoltá in fase di costruzione della squadra con una più alta frequenza di tiri dalla distanza, con risultati sorprendenti. Non posso affermare con certezza che sia proprio Martinez l’uomo giusto per il movimento iberico, ma aggiungere una virgola di versatilità in più a questa squadra potrebbe portare a una nuova età dell’oro per il calcio spagnolo, perchè è difficile trovare altre criticità a un movimento che ha solo da insegnare. 
Le uniche certezze dal risultato di oggi sono l’eliminazione di una delle favorite e la strada ancor più spianata verso la finale per l’Inghilterra...Croazia permettendo.
Croazia - Danimarca
È difficile trovare le parole adatte per descrivere questo tipo di partita.
Da un punto di vista tattico, la sfida tra Croazia e Danimarca é durata poco più di mezzora.
I due gol in avvio, pressochè speculari da un punto di vista della modalità con cui si sono sviluppati, cioè da indecisioni ed errori dei difendenti, hanno subito dato un significativo campanello d’allarme alle due squadre: massima attenzione alla fase di copertura e poi se caviamo qualcosa davanti tanto meglio.
È evidente che non ne scaturisca la partita più emozionante del torneo.
Se la Danimarca grossomodo mantiene la propria identità, fornendo anche delle discrete combinazioni nella metà campo avversaria, è soprattutto la Croazia che subisce un’involuzione nella fase di possesso, soprattutto nella capacità di scardinare l’organizzazione difensiva della Danimarca.
Del resto però, pensandoci bene, forse siamo stati un po’ troppo influenzati dal circo mediatico che accompagna il gruppo di Dalic. La selezione croata sicuramente abbina qualità tecnica a profondità di rosa, soprattutto dalla mediana in avanti, ma se andiamo ad analizzare con estrema lucidità il cammino in questo Mondiale vedremo che, alla fin fine, solamente la vittoria all’esordio ha pienamente convinto. Il roboante successo sull’Argentina è nato dalla papera di Caballero, che poi ha permesso l’apertura di ampie praterie da poter attaccare. Allo stesso modo, la vittoria sull’Islanda è arrivata dalla disperata necessità dell’avversario di trovare la rete della qualificazione. Ciò non significa che la Croazia sia una pessima squadra, tutt’altro, semplicemente potrebbe essere stata sopravvalutata sotto il profilo del gioco (e di conseguenza dipendere molto più di quello che si pensi dall’episodio o dalla giocata del singolo).
Difatti, anche il confronto contro i danesi si sarebbe potuto decidere proprio in virtù dell’episodio, ovvero dalla palla persa di Eriksen in mezzo al campo e dalla conseguente imbucata centrale di Modric per un involato Ante Rebic, non fosse stato per l’errore dal dischetto successivo.
È chiaro che la selezione croata susciti in molti simpatia ed empatico supporto: detto questo, a differenza di quanto visto nella partita precedente, qualunque esito dei calci di rigore avrebbe comunque eliminato ingiustamente l’una o l’altra contendente, perchè alla fine il confronto tra Croazia e Danimarca non ha avuto un vero e proprio padrone.
Certamente, la squadra di Dalic ha maggiori possibilità di arrivare fino a fondo, a maggior ragione di una parte di tabellone alla portata.