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Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

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mercoledì 8 aprile 2020

Vi consiglio... THE ENGLISH GAME

Momento di fermo totale del mondo dello sport, a questo è dovuto questo lungo silenzio del blog.
Voglio interrompere questa mancanza di post parlandovi di una serie che ho avuto modo di guardare in queste settimane di quarantena. Oggi vi voglio parlare di una serie che potete trovare su Netflix.
Sto parlando di "The English Game", una serie che parla della nascita del calcio in Inghilterra e dei suoi sviluppi.
Il tema principale della serie non è il calcio, o meglio: non è solo il calcio. Per interi episodi, e in totale sono 6, di calcio non si parla nemmeno. Si parla di lotta di classe, dello scontro epocale che c'è stato tra fine '800 e inizio '900 tra ricchi e poveri, e di come quello che tutti consideravano (e considerano ancora oggi) un banale gioco sia in realtà molto di più. Julian Fellowes, la mente dietro a questa miniserie, è stato molto criticato nel Regno Unito.
A me personalmente, inguaribile malato di calcio, The English Game è piaciuto, è stato un ottimo modo per passare qualche ora di questa lunghissima quarantena.
E' riuscita ad emozionarmi perchè ci ha catapultati in un'epoca allo stesso tempo vicina e lontana. E' una storia che per quanto romanzata è basata su fatti realmente accaduti.
Siamo agli albori del calcio, fra il 1879 e il 1883. Un'epoca difficile, tumultosa, sia in campo che fuori. Ed è proprio questo il filo conduttore che ci guida dalla prima all'ultima puntata. Il calcio ieri come oggi è l'espressione della società: da una parte ci sono i ricchi e i nobili che vedono nel pallone un passatempo; dall'altra i proletari, la working class, forza emergente tanto nel rettangolo verde quanto nelle fabbriche. E' la seconda corrente a prendere possesso del gioco, a rimodellarlo e costringendo la Football association, a rivedere i propri regolamenti, e poco dopo la conclusione della serie (ovviamente come arco temporale) ad introdurre il professionismo nel calcio.
Guardare quel tipo di calcio fa sorridere, moduli, tattiche e gesti erano completamente diversi rispetto al calcio moderno.
Fa sorridere pensare al conservatorismo della vecchia scuola: all'epoca la federazione era nelle mani esclusive come l'Old Etonians, che raggruppava ex studenti del prestigiosissimo Eton College.
Dal loro punto di vista, il fatto che lo sport codificato da loro stesse diventando sempre più popolare tra le classi meno abbienti era una minaccia. Ed è proprio questo il motivo per cui la stessa Football Association, si oppose ai club del nord (erano l'espressione del proletariato), una prosecuzione delle lotte sociali, ma erano altresì l'espressione del cambiamento: sia tattico (con l'introduzione della Scozia, ci fu un totale cambiamento del modo d'interpretare il calcio), ed economico (il professionismo).
In questa serie, ad esempio, vengono ripercorse le carriere di Fergus Suter e Jimmy Love. Due pionieri del football, due professionisti ante litteram, visto che vennero pagati sia dal Darwen sia, in seguito, dal Blackburn del signor Cartwright.
Quest'ultimo era il proprietario di un cotonificio e aveva cominciato a sfruttare le potenzialità del calcio. Il signor Cartwright è il primo che riesce a radunare i migliori giocatori del momento, riesce anche a intuire che un modo per fare cassa è vendere i biglietti.
Nell'altra metà campo, per i ricchissimi ex studenti di Eton c'era la prima vera star: Arthur Fitzgerald Kinnaird, rappresentante di una famiglia di banchieri. Diventerà un rivale amico di Suter. Il calcio gli servirà molto nella vita, migliorerà la sua condizione lavorativa e il rapporto con suo pare, ma aprirà anche gli occhi sul paese e sulle terribili sofferenze cui è costretta la working class.
Sarà lui, futuro presidente della FA, a spingere perchè questo sport per gentiluomini diventi veramente equo e universale. Ci riuscirà paradossalmente creando il professionismo.
Da diletto dei ricchi a gioco di tutti: 'The English Game' e la ...

giovedì 27 febbraio 2020

Il Coronavirus contagia la Serie A

Il nostro campionato è in questo momento sotto scacco per quello che sta succedendo nel nostro paese, un'emergenza che sta portando a delle misure particolarmente pesanti che si riflettono anche nel mondo del calcio.
Inizialmente non avevo molta voglia di scrivere su questo argomento, ma adesso con le partite del prossimo turno che si giocheranno per la maggior parte senza pubblico, ho sentito il dovere di dire la mia.
Nel fine settimana passato non si sono giocate 4 partite, che andranno recuperate in momenti diversi.
Giocando in un altro periodo cambia tutto, si affronta un match in un periodo di forma differente e in condizioni diverse rispetto a quelle che avrebbero caratterizzato il regolare svolgimento della partita.
Il prossimo turno che ci viene prospettato (in questo momento, perchè la situazione è in costante divenire) è fortemente condizionato, infatti ad oggi abbiamo almeno 5 partite a porte chiuse

  • Udinese-Fiorentina
  • Milan-Genoa
  • Parma-Spal
  • Sassuolo-Brescia
  • Juve-Inter
Inoltre oggi l'Inter sarà costretto a giocare i sedicesimi di ritorno di Europa League contro il Ludogorets senza l'apporto del suo pubblico.
Quello del Coronavirus è un qualcosa di difficile da analizzare, ma che sta avendo ripercussioni su tutto, anche sugli aspetti sportivi del nostro paese.
Un pensiero in una situazione del genere va rivolto ai tifosi, che in un momento complicato, vengono privati pure di un divertimento, come può essere il calcio.
In tutto questo vi è ovviamente (e soprattutto) una ricaduta economica, alcune società prevedono il rimborso del biglietto, ma altre no.
Per non parlare degli aspetti commerciali, vengono meno gli introiti legati al marketing.
Questa è una situazione che ci sta colpendo non solo dal punto di vista dell'emergenza sanitaria, ma anche e forse primariamente dal punto di vista economico. 
Questo è un momento estremamente complesso per il nostro paese, ma bisogna viverlo con lucidità e responsabilità.
Molti avevano parlato proponendo la sospensione della Serie A, ma questa possibilità è da scartare, i calendari sono foltissimi e non c'è la possibilità di andare a recuperare tante partite.
Ci sono squadre che logicamente sono più danneggiate d'altre da questa emergenza; proviamo a fare una panoramica nazionale su cosa sta succedendo oggi in serie A.
Per quanto riguarda la lotta scudetto, al momento la squadra più in difficoltà è l'Inter, non ha potuto disputare il match contro la Samp ed è quella che ha il calendario più denso.
Il meno quattro dalla vetta (dato da una partita in meno) potrebbe pesare dal punto di vista psicologico, anche in questo caso i nerazzurri non hanno potuto rispondere sul campo ai successi di Juventus e Lazio. 
La Juventus dovrà affrontare l'Inter senza pubblico, ci sarà la negazione della possibilità di beneficiare economicamente della grande partita.
La terza squadra, la Lazio, domenica ha giocato e ha vinto per 3-2 su un campo difficile come Marassi, traendo energia positiva da tutto ciò.
Una squadra che non ha giocato, ma che secondo me ne ha tratto beneficio è l'Atalanta, la banda del Gasp in questa maniera ha potuto tirare un bel respiro dopo la grande notte di San Siro contro il Valencia.
La compagine che invece è stata messa più in difficoltà da questa pausa forzata è secondo me il Torino, la squadra di Cairo dopo 5 sconfitte consecutive avrebbe dovuto sfidare il Parma in una partita che avrebbe potuto significare tanto per i granata, che ora invece si ritrovano a dover giocare sabato sera al San Paolo contro un Napoli apparentemente ritrovato, insomma piove sul bagnato.
Spero di aver fatto un buon riassunto sulla situazione complicata che stiamo vivendo nel nostro paese, io non ho grande voglia di pensarci, ma anzi mi voglio distrarre.
Questa settimana è quella perfetta per pensare ad altro, ci sono state grandi partite di Champions, oggi si gioca l'Europa League, torna la Serie A e domenica sera si chiude in bellezza con El Clasico, insomma tanta carne al fuoco, e ovviamente rimanete connessi e aspettate i vari commenti sul blog.
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venerdì 24 gennaio 2020

Juve e Inter alzano il livello...

Gennaio dal punto di vista calcistico è un mese molto particolare: c'è il campionato, c'è il mercato e pure la Coppa Italia. Tutto ciò s'intreccia e vengono fuori 31 giorni strani, ma scoppiettanti.
Questa settimana si sono giocati due dei quattro quarti di finale di Coppa Italia. Il Napoli ha battuto la Lazio per 1-0 dopo una partita molto viva, la Juventus invece ha sbaragliato la concorrenza della Roma, infliggendogli la seconda sconfitta nel giro di pochi giorni.
La Vecchia Signora conquista la semifinale con una prova di forza, è stata molto brava a travolgere ancora i giallorossi in apertura di gara. Nonostante la vittoria ancora una volta la Juventus a un certo punto si è seduta un po' troppo, rischiando di far rientrare in partita la squadra di Fonseca.
Questa partita ci fornisce parecchi spunti interessanti. Il tabellino ci dice che Cristiano Ronaldo ha segnato ancora, ci dice che Higuain è un giocatore evoluto che si è trasformato in positivo (segna meno di prima, ma fa un lavoro inestimabile). E dimostra ancora una volta la bravura di Buffon, che nonostante i 41 anni ha dimostrato di poter tranquillamente fare il secondo portiere in una squadra come la Juventus.
L'Inter invece questa settimana ha potuto godere del riposo, infatti giocherà in Coppa Italia la settimana prossima contro la Fiorentina. Questa settimana di stacco è importantissima per la squadra di Conte, che in questa maniera ha avuto modo di ricaricare le batterie e permettere ai nuovi arrivi di integrarsi al meglio. Young e Moses si sono già uniti al gruppo, con Young che secondo le ultime indiscrezioni dovrebbe già scendere titolare contro il Cagliari domenica alle 12:30. Bisognerà vedere in che condizioni sono questi giocatori, che vengono da una prima parte di stagione parecchio complicata.
A questi due innesti potrebbe aggiungersi Eriksen nei prossimi giorni. Sembrerebbero ore cruciali per il passaggio del danese in nerazzurro, col giocatore che tra l'altro gradirebbe la destinazione.
Eriksen porterebbe nuova linfa ad una squadra che sembra in difficoltà fisiche. L'Inter con questi giocatori aumenta le proprie possibilità, aumenta le proprie varianti di gioco, aumenta anche la chance di non dover sempre andare al massimo delle proprie potenzialità. Si potrebbe provare a far lavorare di più la palla e meno il fisico, specialmente con l'arrivo di Eriksen. Con questi acquisti più il recupero di Sanchez, l'Inter potrebbe veramente sognare, e non solo in campionato. Il prossimo turno di campionato sarà un altro banco di prova importante, l'Inter se la vedrà con un Cagliari, in leggera ripresa, mentre la Juventus dovrà gestire un Napoli che viene da una bella vittoria in Coppa Italia e che ha ripreso un po' di fiducia. In mezzo ci sarà pure il derby di Roma, in cui la Lazio deve dare una risposta da grande squadra dopo la brutta frenata d'arresto in Coppa Italia. Ci aspetta una domenica da fuochi d'artificio, e prima abbiamo anche parecchie cose di cui parlare. Sto preparando un pezzo sul nuovo Barcellona e un punto sulla Premier e qualche altro pezzo di calciomercato, insomma saranno giorni molto densi, quindi rimanete aggiornati su tutti i nuovi articoli che usciranno.
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giovedì 9 gennaio 2020

Inter: Vidal o Eriksen?

Nello scorso post abbiamo parlato del grande colpo di mercato del Milan, che ha riportato in Italia Zlatan Ibrahimovic.
Il giocatore svedese, ha fatto il suo esordio già domenica contro la Samp, ma senza particolari acuti.
L'Inter prova a rispondere con diversi giocatori nel mirino.
La trattativa è roboante, il nome è importante, ed è quello di Vidal: il giocatore cileno sembrerebbe in rottura con il Barça, e vorrebbe essere inserito al centro di un progetto.
Il trasferimento di King Arturo sembrerebbe ancora complicato, ma non impossibile.
L'Inter vuole fortemente Vidal, che andrebbe a rinforzare un centrocampo già così interessante.
E' ovvio che se il cileno dovesse lasciare la Champions per l'Europa, sarebbe per fare il titolare inamovibile, e probabilmente Barella sarebbe il prescelto per cedergli il posto da titolare. Conte potrebbe permettersi in questa maniera di far rifiatare di tanto in tanto anche Brozovic, che in questa prima parte di stagione ha avuto pochissime occasioni per riposare.
Con le sue caratteristiche gioverebbe tantissimo all'Inter, Vidal con i suoi inserimenti potrebbe infilarsi tra Lautaro e Lukaku e creare occasioni pericolose.
Il Barça, non ha nessun altro giocatore con le sue caratteristiche, e con il prestito di Alenà al Betis, i blaugrana sarebbero costretti a tornare sul mercato, ma non penso ne abbiano particolare voglia.
L'idea del Barcellona è quello di provare a tenerlo, ma se dovesse arrivare a cederlo potrebbe dare uno sguardo all'interno della rosa dell'Inter (Sensi-Lautaro?).
Vidal non è l'unico giocatore su cui l'Inter ha messo gli occhi, un altro nome gettonato nelle ultime ore è quello di Christian Eriksen, il danese è in scadenza con il Tottenham e pare non abbia alcuna intenzione di rinnovare. Gli Spurs dunque devono fare una scelta, venderlo ora e guadagnarci qualcosa o perderlo a 0 a Luglio. Più probabile la prima opzione, ed è per questo che l'Inter si è messa sulle tracce del fantasista danese.
Eriksen, sarebbe un giocatore perfetto, insieme a Brozovic e Sensi formerebbe un centrocampo veramente vario, Eriksen trequartista si incastrerebbe bene nel 3-5-2 di Conte e con la sua qualità potrebbe saltare l'uomo e creare superiorità in fase offensiva.
Quelle di Vidal ed Eriksen , sono chiaramente le trattative più chiaccherate, ma non sono le uniche.
L'Inter a sinistra ha bisogno di un innesto, Asamoah è troppo spesso infortunato e di conseguenza l'unico terzino disponibile è Biraghi, che però non può giocare tutte le partite.
Nelle ultime ore c'è stata un'accelerata per Ashley Young, terzino 34enne ormai in uscita dal Manchester United. L'ex capitano dell'Inghilterra è ormai ai margini del progetto di Solskier, e vorrebbe trovare nuovi stimoli altrove. Sembrerebbe che la trattativa possa andare in porto, con Conte che sarebbe ben accetto di ricevere un acquisto d'esperienza per continuare a sognare e tenere testa alla Juventus.
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sabato 28 dicembre 2019

Todibo e Kulusevski, due promesse per la Milano calcistica

Archiviata la prima parte di stagione, adesso tocca al calciomercato, strumento fondamentale per le squadre per rinforzare la rosa e risolvere le lacune.
Due giocatori molto discussi in questo periodo sono Todibo e Kulusevski.
Il primo potrebbe arrivare già a gennaio al Milan, mentre il secondo più probabile arrivi in estate all'Inter.
Parliamo di due giocatori che hanno in comune il grandissimo talento, ma che hanno ruoli completamente diversi.
Todibo è stato preso dal Barcellona a parametro 0 dal Tolosa, nasce mediano, ma gioca da centrale difensivo. Per essere 1,90 m è molto rapido ed ha dei piedi molto educati.
Spesso si fida troppo dei suoi piedi rischiando la giocata.
Finora non ha trovato la continuità sperata al Barça e per questo spera in un trasferimento.
Ha avuto qualche problema fisico di troppo e quest'anno nella buona partita giocata contro il Siviglia in Liga è uscito per infortunio, stessa sorte gli è toccata nel Mondiale under 20 giocato quest'estate dove ha racimolato solamente 30 minuti.
Da un lato questo acquisto andrebbe in linea con i progetti del Milan, ma non so se può essere la soluzione, probabilmente servirebbe un centrale più esperto.
In più il Barcellona è disposto a venderlo, mettendo una clausola sulla recompra, ma ancora i club sono molto lontani dall'intesa.
Bisognerà vedere come si evolverà la situazione ma non è un'affare assolutamente scontato.
Se il Milan sta trattando un ottimo prospetto, non è da meno l'Inter che sembra fortemente interessata a Kulusevski.
Il giocatore del Parma in prestito dall'Atalanta è sulla bocca di tutti, si può assolutamente definire la rivelazione del campionato.
Classe 2000, intelligenza tattica fuori dal comune, sinistro cristallino, in questa stagione si sta dimostrando l'arma in più della società emiliana.
Sta dimostrando anche di saper interpretare più ruoli, da quando è a Parma ha fatto il trequartista, l'esterno nel tridente e pure il falso nueve.
Io però non lo vedo bene all'Inter, prima di tutto c'è un problema di modulo, al Parma 4-3-3, mentre all'Inter 3-5-2. Questo vuol dire che farebbe la seconda punta, ma Conte ha dimostrato che vuole due vere punte ed è per questo che Politano sta trovando poco spazio.
Dal mio punto di vista, lui potrebbe diventare una grandiosa mezzala offensiva, ma chiaramente c'è tanto lavoro da fare.
Se devo fare un paragone, in lui ci rivedo De Bruyne, che quando è arrivato sotto le grinfie di Guardiola ha compiuto il salto di qualità decisivo che l'ha fatto diventare tra i migliori al mondo.
Certo Guardiola e Conte sono due tipi di allenatori completamente diversi, ma Conte ha la capacità di fare esprimere i suoi giocatori sempre al massimo.
Non se questi due giocatori effettivamente sbarcheranno a Milano, ma di una cosa sono sicuro, sono due talenti cristallini che se cresciuti bene potranno dire la loro in maniera decisa in futuro.

martedì 7 novembre 2017

Grazie Pirlo: L'architetto del pallone dice basta al calcio giocato a 38 anni

Il gioco di Andrea Pirlo è una via di mezzo tra follia ed eroismo. Gioca davanti la difesa, nella zona in cui perdere il pallone è più pericoloso, e tiene il pallone tra i piedi molto più a lungo degli altri, pur essendo nella maggior parte dei casi disperatamente inferiore agli avversari sia sul piano del fisico che della velocità. Molto spesso le possibilità di riuscita delle sue giocate migliori dipendono proprio dalla capacità di resistere con il pallone tra i piedi fino all'ultima frazione di secondo possibile, un sospiro prima di venire scaraventato a terra da qualche Vero Uomo e apparire irrimediabilmente ridicolo, con la barba da svogliato e il taglio di capelli fuori moda.
Della leggerezza quasi metafisica e della perfezione euclidea dei suoi lanci si è già detto e scritto davvero tutto, così come della sua velocità e precisione di pensiero, ma con Andrea Pirlo il calcio italiano perde anche il calciatore più spericolato della sua generazione, un campione di sangue freddo e consapevolezza che verrebbe bene come personal trainer per curare i vari talentini italiani della generazione millenial in perenne crisi esistenziale.
Questo aspetto della sua personalità diventa ancor più affascinante alla luce della sua storia: Pirlo è nato baciato dagli dei del calcio. Dal punto di vista del tocco palla è probabilmente il migliore al mondo della sua generazione, e forse uno dei migliori cinquanta della storia del calcio. Se fosse nato 10 anni prima Pirlo avrebbe fatto il trequartista e sarebbe diventato senza difficoltà una superstar globale fin da giovanissimo. Invece ha avuto la sfortuna di affacciarsi al calcio a cavallo degli anni 2000, ovvero esattamente in corrispondenza dell'estinzione dei giocatori come lui. I trequartisti di passo lento e grande visione di gioco avevano dominato i decenni precedenti, ma adesso nessuno dei nuovi sistemi tassici ne prevede l'utilizzo. Ma ve lo immaginate uno come Pirlo, uno che non aveva mai avuto bisogno di osservatori in vita sua e fin da quando aveva 15 anni era sui taccuini di tutte le migliori squadre europee, come dev'essersi sentito a venire sballottato in prestito su e giù per l'Italia, tra Reggio Calabria e Brescia, mentre i suoi massimi momenti di notorietà nazionale gli derivano dal ruolo di eterno capitano dell'under-21?

Nel 2001 , a 21 anni, dopo aver giocato poco e niente per mezza stagione nell'Inter, Piro viene prestato per 6 mesi al Brescia, la squadra in cui è cresciuto. Visto che dietro le punte c'è già Roberto Baggio, Mazzone lo arretra a regista di centrocampo. Fa alcune ottime cose, tra cui il lancio in verticale per il famosissimo aggancio-dribbling di Baggio contro la Juve, ma dopo 10 partite si rompe un piede e la sua stagione finisce li. Quando torna all'Inter Pirlo è un giocatore ancora molto giovane, ma non più un enfant prodige, non ha un ruolo ben definito ed è considerato fisicamente fragile. Non so in quanti a quel punto avrebbero scommesso su di lui.
Invece quell'estate va al Milan e grazie ad Ancelotti inizia a lavorare sull'intuizione di Mazzone e a sfidare i suoi ovvi limiti, oltre che il semplice buon senso che sconsiglierebbe di schierare a protezione della difesa uno dei trequartisti più statici e leggerini in circolazione. Oggi sappiamo tutti come è andata a finire, ma il successo di una trasformazione del genere non era affatto scontato.
Insomma, dalla squadra campione del mondo 2006 al calcio italiano mancano senz'altro le urla fanatiche dei Cannavaro e dei Gattuso, nati soldati e diventati generali sul campo, ma uno come Pirlo sarà ancora più difficile da rimpiazzare, perchè i generali nati poeti sono i più rari di tutti, e di solito sono quelli che scrivono la storia.
Pirlo ai tempi del Brescia era paragonato a Rivera; che secondo molti è stato il 10 italiano più forte di tutti, tecnico, indolente e sofisticato.
Penso quindi gioco è una autobiografia uscita nel 2013 in cui Pirlo scrive come un giornalista che ha letto Open , ma non è del tutto convinto che una cosa del genere possa funzionare sul mercato italiano, per cui ci sono due o tre momenti di drama sulla solitudine del campione. Una delle scene di drama è quella in cui Pirlo sedicenne negli allievi del Brescia gioca in lacrime saltando avversari e compagni, perchè si è reso conto che questi ultimi sono invidiosi e non gli passano il pallone. Non si sa se questa scena sia realmente accaduta, ma comunque sarà verosimile. Come già detto, Pirlo è stato uno dei ragazzini predestiati del calcio italiano, come Baggio prima di lui e più tardi Cassano e Balotelli. Da adolescente basta vedere come calcia il pallone per capire che è diverso da tutti gli altri e sa già imprimere alla sfera le traiettorie misteriose che qualche anno dopo diventeranno famosissime. Gioca a testa alta e vede tutto il campo con la naturalezza di un ragno al centro della tela. Lo chiamano in tutte le nazionali possibili a partire dell'Under-15, e diventa la stellina dell'Under-16, dell'Under-18 e dell'Under-21, una dopo l'altra.
Ha il tocco e il portamento del grande numero 10, che è uno degli archetipi della tradizione calcistica italiana, e persino il taglio dei capelli gli conferisce una dimensione un po' fuori dal tempo. Per noi italiani i numeri 10 sono importanti, perchè abbiamo sempre giocato così: grandi difensori e centrocampisti di corsa, con un centravanti implacabile e un fantasista geniale a trasformare in oro le poche occasioni della partita. Forse è questo il motivo per cui, da sempre, quando un ragazzo sembra avere le potenzialità di un grande 9 o di un grande 10 gli scateniamo intorno attenzioni tecniche e mediatiche spropositate. Pirlo non fa eccezione.
Uno dei suoi primi allenatori racconta così Pirlo quattordicenne: "Già allora non gli potevi dire niente, al massimo di non specchiarsi troppo. Per il resto era ed è perfetto: se a te dalla panchina viene in mente che potrebbe fare una cosa, sta' certo che l'ha già pensato".
Esordisce in serie a due giorni dopo aver compiuto 16 anni, nell'anno della retrocessione del Brescia.
L'anno dopo è titolare in serie A, non prima che Lucescu abbia sedato una rivolta dei senatori della squadra. Il ragazzo infatti in allenamento non dà prova di particolare umiltà, e si diverte a dribblare e a controdribblare giocatori che hanno quasi il doppio dei suoi anni. Alla fine gioca 29 partite e segna 4 gol. Alla trentunesima di campionato contro il Bologna Pirlo segna la prima, splendida, punizione "alla Pirlo" tra i professionisti.
Alla fine del campionato 1997/1998, a 19 anni appena compiuti, Pirlo passando all'Inter realizza il sogno di giocare con Baggio che al contempo arriva in nerazzurro dal Bologna. Esordisce in una partita amichevole contro il Liverpool e fa vedere cose straordinarie. Simoni dichiara:" Questo è un genietto del calcio, vede la partita e serve sempre il compagno davanti al portiere. Potenzialmente è uno dei più forti giocatori al mondo, appena l'ho visto ho detto a Moratti di prenderlo. Campioni si nasce e ogni età è buona per dimostrarlo. Rivera a 16 anni lo era, e Rivera è la prima cosa che penso quando vedo Pirlo"
" Se Owen vale 100 miliardi, Pirlo ne vale 150" rincara la dose il terzino Colonnese, con quella che all'epoca sembra una sparata e invece alla luce della carriera dei due appare oggi come una valutazione fin troppo generosa nei confronti dell'inglese.
Alla fine del campionato Pirlo parte con l'Under-21 per partecipare da stella annunciata all'Europeo di categoria in Slovacchia. Il CT è Tardelli e in rosa ci sono Abbiati, Gattuso, Matteo Ferrari, Cristiano Zanetti, Coco, Ventola e Comandini. Pirlo nella prima vittoria contro l'Inghilterra segna su rigore, ma alla seconda partita contro la Slovacchia prende due ammonizioni assurde e si fa cacciare. Rientra per la finale contro la Repubblica Ceca e porta L'Italia in vantaggio su rigore. I cechi riescono a pareggiare, ma a dieci minuti dalla fine c'è una punizione dalla zolla preferita di Pirlo, che fa la sua magia a giro sopra la barriera, incastrando il pallone all'incrocio dei pali. L'Under-21 è campione d'Europa, Pirlo è il miglior giocatore dell'europeo e vince il premio di miglior giocatore.
Torna quindi all'Inter circondato da grandi aspettative, dopo la prima di campionato si presenta una grossa opportunità, Lippi viene esonerato e al suo posto viene chiamato proprio Tardelli con la quale Pirlo ha vinto l'Europeo Under-21 in estate. Invece le cose vanno malissimo, Pirlo racconta di aver trascorso 6 mesi orrendi e di aver iniziato a guardare Tardelli con ostilità, fino a quando a gennaio non viene ceduto in prestito al Brescia.
In estate Pirlo passa al Milan, prende la maglia numero 21
In cima al mondo
" E' sempre divertente vedere gli sforzi che fanno le altre squadre per cercare di fermarlo, e come lui distrugga tutti i loro piani in un secondo". Questa l'ha detta Gigi Buffon e mi pare l'epigrafe perfetta per il gioco di Pirlo regista.
Secondo me non è corretto dire che Pirlo al Milan si trasforma in regista. Meglio dire che smette di essere un trequartista e diventa una cosa nuova, che prima non esisteva e che difficilmente sarà replicabile in futuro. Pirlo ha la capacità di attirare il pressing degli avversari per aprire tempi e spazi agli inserimenti degli avversari( l'esempio più noto di questa qualità è l'assist a Grosso contro la Germania, in cui Pirlo temporeggiando si chiama addosso due, tre, quattro tedeschi, e poi li infila quando dice lui). Pirlo è anche un grande giocatore di contatto, sa resistere alle cariche senza perdere la lucidità, e questa è senz'altro una caratteristica che gli deriva da quando giocava più avanti.
Al secondo anno al Milan Ancelotti inventa l'albero di natale e Pirlo si posiziona stabilmente davanti alla difesa, diventando uno dei giocatori più forti al mondo. In quattro anni vincerà due Champions League, uno scudetto, due Supercoppe europee e il campionato del mondo 2006 con la nazionale.
Nel 2011 per Pirlo c'è il divorzio con il Milan, Andrea viene lasciato andare via gratis senza grandi cerimonie dopo che negli anni precedenti si era lasciato convincere a rifiutare Chelsea, Real Madrid e Barcellona per amore della maglia. Può darsi che una delle determinanti della seconda giovinezza di Pirlo alla Juve sia stato proprio lo spirito di rivalsa nei confronti del Milan.
Rigori
Il giorno dopo che Pirlo aveva ridicolizzato i saltelli di Joe Hart col cucchiaio, uno dei suoi primi allenatori ha raccontato ai giornali un precedente. A 13 anni Pirlo dovette battere un rigore decisivo, andò sul dischetto con la freddezza che sarebbe diventata proverbiale e fece gol col cucchiaio, proprio come anni dopo con Hart.
Se non vogliamo farlo per Pirlo, facciamolo per Verratti. Piantiamola di fare sempre questo paragone assurdo e rassegniamoci che il nuovo Pirlo non c'è e molto probabilmente non ci sarà mai. Magari Verratti diventerà altrettanto forte, ma in un altro modo, perchè la carriera di Pirlo è particolare e praticamente è irripetibile.
Insomma il calcio piange l'ennesimo ritiro di un meraviglioso campione.
Grazie di tutto maestro! Il calcio perde uno dei suoi interpreti migliori.
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