Cosa ne è stato della Juventus che incantava all'Old Trafford? Quella Juventus era bella da vedere, ma aveva il grave difetto di non saper chiudere le partite. La Juventus odierna non riesce ancora a chiudere le partite (chiedere a Gervinho e compagni), con l'aggravante di un'infermeria piuttosto ricca, un mercato enigmatico, sinergie da ritrovare e un imballamento dovuto ai carichi di lavoro del richiamo di preparazione. Poi c'è Allegri, il pompiere o, anche, il normal man. I bianconeri sono vittime del loro stesso credo - vincere non è importante, è l'unica cosa che conta - ma il tecnico livornese non si fa problemi a scansarlo. La sua Juventus ha distorto la percezione della vittoria, rendendola un fatto dovuto più che il raggiungimento di un percorso di gruppo. Allegri vi si è dedicato nella conferenza pre Parma. È evidente che i bianconeri abbiano problemi di sinergie tra i giocatori, vero punto di forza della formazione di Allegri nelle passate stagioni. Laddove i principi di gioco faticano ad attecchire e i singoli steccano la sinfonia del concerto, la Juventus fatica tremendamente. La formazione torinese sembra aver semplicemente migliorato gli interpreti in campo, ma non essere cresciuta rispetto al passato. Servirebbe un calcio più dogmatico in questi frangenti, ma Conte è solo un lontano ricordo. Cosa serve allora? Pazienza o calma, come direbbe Allegri. Tre pareggi su diciannove partite accontenterebbero anche i palati più raffinati, ma si sa che il tifoso pretende, una volta abituatosi a certi standard. Non basta più la vittoria, soppiantata dall'importanza dell'estetica del risultato. Da qui il malcontento malcelato di una frangia della tifoseria verso Allegri. E gli avversari? Semplici sparring partner da otto anni a questa parte. O forse no? Il Parma di questa stagione è una squadra costruita con criterio, con elementi di spicco per classificarsi tranquillamente oltre la zona retrocessione. Difesa posizionale e trasformazione delle fasi passive di gioco in attive, attraverso verticalizzazioni immediate. Nulla di trascendentale, ma a che serve essere belli esteticamente se l'efficacia va a farsi benedire? Allegri concorderebbe.
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domenica 3 febbraio 2019
sabato 29 settembre 2018
Serie a = Sabato da brividi
Riccardo Di Falco 11:16 Allegri, allenatore, Ancelotti, Di Francesco, Inzaghi, Juventus, Lazio, Napoli, Roma, Seria A No comments
Per gli amanti del pallone questo sabato non è come tutti gli altri, si inizia alle ore 15 col derby capitolino tra Roma e Lazio, per poi alle 18 spostarsi allo Stadium di Torino per il match tra Juventus e Napoli, insomma ci attende un grande pomeriggio di calcio con 2 super sfide che potranno già fornire risposte importanti.
Roma - Lazio: Il derby della capitale giunge in un momento molto particolare per entrambe le squadre. I biancocelesti si presentano con 12 punti in 6 giornate, dati da 4 vittorie e 2 sconfitte, ma le 2 partite perse sono state contro Napoli prima, e Juve dopo. nonostante l'inizio di campionato tragico, la Lazio ha poi sconfitto Frosinone, Empoli, Genoa e Udinese.
La situazione dei giallorossi invece è molto differente. La squadra di Di Francesco arriva a questo match dopo la vittoria interna per 4-0 contro il Frosinone, ma prima di questi facili 3 punti, ha mostrato grandi difficoltà pareggiando all'Olimpico, con Atalanta e Chievo e perdendo a San Siro contro il Milan e a Bologna. Si parlava di una squadra incapace di reagire, di giocatori senza il giusto piglio. A Di Francesco, servono ulteriori risposte e non vi è sfida migliore che quella contro una Lazio lanciata .
Juventus - Napoli: Dire che questo è il big match della giornata è abbastanza scontato. Parliamo della gara tra la prima e la seconda della classe. La squadra bianconera arriva a questa fondamentale sfida dopo un en plain di successi. Se mettiamo assieme campionato e Champions League hanno conquistato 7 vittorie su 7.
Qualora dovesse vincere anche contro i principali rivali, questa sensazione che aleggia sulle altre squadre diverrebbe ancora più importante e difficile da levare. Dall'altra parte, il Napoli ha bisogno di espugnare l'Allianz Stadium, e l'anno scorso ci è riuscito per la prima volta.
Ricorderete come nello scorso Aprile un colpo di testa di Koulibaly fece si che la formazione campana espugnasse per la prima volta l'impianto torinese.
La nuova squadra targata Ancelotti ha ancora molti paradigmi del calcio di Sarri, ma ha aggiunto una dose sostanziosa di praticità. Insomma è una formazione più consapevole dei propri mezzi.
Certo la sfida di Torino non è assolutamente decisiva ai fini dello scudetto, d'altronde non lo fu a poche giornate della fine dello scorso anno, non vedo come lo possa essere a fine settembre. Nessuna delle due squadre in caso di sconfitta dovranno ridimensionare i propri obiettivi.
Ciò detto, ci sarà sicuramente tanto divertimento.

lunedì 27 agosto 2018
La Juve è già pronta per puntare al bersaglio grosso
Prima che cominciasse sabato pomeriggio Juventus - Lazio, tutti ricordavano che i biancocelesti nella scorsa stagione avevano battuto i bianconeri due volte su tre, all'andata in campionato e la Supercoppa italiana, chiaro che queste partite si sono svolte a ottobre e ad Agosto, quindi la Juventus potrebbe avere l'alibi di non essere ancora perfettamente preparata.
Nonostante ciò Inzaghi era stato molto bravo a sfruttare al meglio il proprio arsenale offensivo: le ricezioni tra le linee di Luis Alberto e Milinkovic- Savic e le ripartenze verticali di Immobile, a causa di queste difficoltà nella terza partita Allegri aveva scelto di giocare con il 3-5-1-1, per intasare il centrocampo e non concedere spazi in ripartenza alla Lazio.
La Juve in quel caso era si riuscita a bloccare la Lazio, ma allo stesso tempo aveva sacrificato le brillantezza in fase offensiva e solo una prodezza di Dybala allo scadere aveva permesso alla Vecchia Signora di portare a casa i tre punti.
Le difficoltà tattiche di Allegri riscontrate nelle tre partite precedenti rendevano particolarmente interessanti le scelte di Allegri nella partita di Sabato, dopo il convincente 4-2-3-1 visto all'esordio contro il Chievo.
Allegri ha scelto un gioco più conservativo, lasciando in panchina gente come Cuadrado, Douglas Costa e Dybala e schierando i bianconeri con un apparente 4-3-3 con Matuidi mezzala insieme a Pjanic e Khedira e il tridente d'attacco composto dal trio Bernardeschi, Mandzukic e Ronaldo.
Dalla parte capitolina, nessuna sorpresa, a parte i rientri di Lucas Leiva e Lulic nell'ormai consueto 3-5-1-1 dei biancocelesti.
La Lazio ha provato a difendere lontano dalla sua porta puntando il proprio gioco offensivo sulle ripartenze lunghe dopo aver riconquistato il pallone.
Per evitare palle perse sanguinose che potessero generare le tanto temute ripartenze offensive, la Juve ha adottato una struttura prudente, i terzini non si alzavano tanto e supportavano il giro palla difensivo, e nelle fasi iniziali della manovra, le due mezzali rimanevano al fianco di Pjanic per fornire un'ulteriore linea di passaggio sicura.
Solamente quando la palla era saldamente in controllo juventino i due terzini si alzavano.
A destra, grazie alle qualità di Cancelo la Juve è stata più efficace, mentre a sinistra la partita disordinata di Alex Sandro è un riferimento offensivo non adeguato, hanno reso meno fluida la manovra.
Simone Inzaghi a fine partita si è lamentato della prestazione della propria squadra, giudicandola discreta ma "leggera", quest'ultimo aggettivo probabilmente riferito alla scarsa incisività della sua squadra e all'incapacità di tradurre in pericoli concreti le potenziali occasioni che la Juventus aveva concesso.
La scelta di Inzaghi di aggredire alta la Juventus ha avuto un buon successo, sia in termini di contrasto del palleggio bianconero che di palle recuperate e pronte a essere trasformate in azioni offensive.
La Juve che ha affrontato la Lazio è stata una squadra totalmente diversa da quella che ha giocato solo una settimana prima contro il Chievo, specialmente nei primi 45 minuti di gioco in cui ha peggiorato la propria circolazione di palla e non è riuscita a disordinare la Lazio.
Anche l'inserimento di Ronaldo sul fronte d'attacco è stato gestito in maniera diversa dalla partita precedente, quando la presenza di Dybala e le tracce verso l'interno di D. Costa compensavano i movimenti verso l'esterno di CR7.
Invece nel 4-3-3 schierato contro la Lazio, Ronaldo è partito inizialmente sulla fascia sinistra, ma ha invertito senza sosta la propria posizione con Mandzukic.
Nella conferenza stampa prima del match Allegri ha più volte sottolineato come "il calcio è conoscenza", intendendo la conoscenza reciproca tra i calciatori e la progressiva creazione di intese tecniche spontanee, che naturalmente migliora con il passare del tempo. Ci vorrà, appunto, ancora del tempo per vedere una Juve fluida indipendentemente dagli schieramenti adottati, ma la qualità della rosa è già oggi un'ottima garanzia per la vittoria di partite giocate in maniera non troppo brillante come quella contro la Lazio.
La lazio invece non ha cambiato praticamente niente dalla passata stagione, con l'unica novità di Acerbi al posto di De Vrij. Come contro il Napoli, la partita di Luis Alberto e Milinkovic-Savic non è stata abbastanza brillante e il gioco offensivo della Lazio ne ha chiaramente risentito.
Come detto da Inzaghi, per competere veramente contro una squadra forte come la Juve è necessario che la Lazio sia meno "leggera" e giochi al massimo delle proprie possibilità.
D'altronde nel feroce ambiente tattico della Serie A, le contromisure a un gioco già conosciuto non tardano ad arrivare.

Nonostante ciò Inzaghi era stato molto bravo a sfruttare al meglio il proprio arsenale offensivo: le ricezioni tra le linee di Luis Alberto e Milinkovic- Savic e le ripartenze verticali di Immobile, a causa di queste difficoltà nella terza partita Allegri aveva scelto di giocare con il 3-5-1-1, per intasare il centrocampo e non concedere spazi in ripartenza alla Lazio.
La Juve in quel caso era si riuscita a bloccare la Lazio, ma allo stesso tempo aveva sacrificato le brillantezza in fase offensiva e solo una prodezza di Dybala allo scadere aveva permesso alla Vecchia Signora di portare a casa i tre punti.
Le difficoltà tattiche di Allegri riscontrate nelle tre partite precedenti rendevano particolarmente interessanti le scelte di Allegri nella partita di Sabato, dopo il convincente 4-2-3-1 visto all'esordio contro il Chievo.
Allegri ha scelto un gioco più conservativo, lasciando in panchina gente come Cuadrado, Douglas Costa e Dybala e schierando i bianconeri con un apparente 4-3-3 con Matuidi mezzala insieme a Pjanic e Khedira e il tridente d'attacco composto dal trio Bernardeschi, Mandzukic e Ronaldo.
Dalla parte capitolina, nessuna sorpresa, a parte i rientri di Lucas Leiva e Lulic nell'ormai consueto 3-5-1-1 dei biancocelesti.
La Lazio ha provato a difendere lontano dalla sua porta puntando il proprio gioco offensivo sulle ripartenze lunghe dopo aver riconquistato il pallone.
Per evitare palle perse sanguinose che potessero generare le tanto temute ripartenze offensive, la Juve ha adottato una struttura prudente, i terzini non si alzavano tanto e supportavano il giro palla difensivo, e nelle fasi iniziali della manovra, le due mezzali rimanevano al fianco di Pjanic per fornire un'ulteriore linea di passaggio sicura.
Solamente quando la palla era saldamente in controllo juventino i due terzini si alzavano.
A destra, grazie alle qualità di Cancelo la Juve è stata più efficace, mentre a sinistra la partita disordinata di Alex Sandro è un riferimento offensivo non adeguato, hanno reso meno fluida la manovra.
Simone Inzaghi a fine partita si è lamentato della prestazione della propria squadra, giudicandola discreta ma "leggera", quest'ultimo aggettivo probabilmente riferito alla scarsa incisività della sua squadra e all'incapacità di tradurre in pericoli concreti le potenziali occasioni che la Juventus aveva concesso.
La scelta di Inzaghi di aggredire alta la Juventus ha avuto un buon successo, sia in termini di contrasto del palleggio bianconero che di palle recuperate e pronte a essere trasformate in azioni offensive.
La Juve che ha affrontato la Lazio è stata una squadra totalmente diversa da quella che ha giocato solo una settimana prima contro il Chievo, specialmente nei primi 45 minuti di gioco in cui ha peggiorato la propria circolazione di palla e non è riuscita a disordinare la Lazio.
Anche l'inserimento di Ronaldo sul fronte d'attacco è stato gestito in maniera diversa dalla partita precedente, quando la presenza di Dybala e le tracce verso l'interno di D. Costa compensavano i movimenti verso l'esterno di CR7.
Invece nel 4-3-3 schierato contro la Lazio, Ronaldo è partito inizialmente sulla fascia sinistra, ma ha invertito senza sosta la propria posizione con Mandzukic.
Nella conferenza stampa prima del match Allegri ha più volte sottolineato come "il calcio è conoscenza", intendendo la conoscenza reciproca tra i calciatori e la progressiva creazione di intese tecniche spontanee, che naturalmente migliora con il passare del tempo. Ci vorrà, appunto, ancora del tempo per vedere una Juve fluida indipendentemente dagli schieramenti adottati, ma la qualità della rosa è già oggi un'ottima garanzia per la vittoria di partite giocate in maniera non troppo brillante come quella contro la Lazio.
La lazio invece non ha cambiato praticamente niente dalla passata stagione, con l'unica novità di Acerbi al posto di De Vrij. Come contro il Napoli, la partita di Luis Alberto e Milinkovic-Savic non è stata abbastanza brillante e il gioco offensivo della Lazio ne ha chiaramente risentito.
Come detto da Inzaghi, per competere veramente contro una squadra forte come la Juve è necessario che la Lazio sia meno "leggera" e giochi al massimo delle proprie possibilità.
D'altronde nel feroce ambiente tattico della Serie A, le contromisure a un gioco già conosciuto non tardano ad arrivare.
martedì 28 novembre 2017
Esonerare per dare la scossa
Riccardo Di Falco 15:00 allenatore, esonero, Fassone, Gattuso, Milan, Mirabelli, Montella, scossa No comments
Quando si ha esigenza di dare un segnale forte all'ambiente il primo a pagare è l'allenatore. Che Montella non fosse più nelle grazie del duo Fassone/Mirabelli lo dimostravano le dichiarazioni reiterate di queste settimane sul futuro del tecnico.
Sono bastati tre mesi veramente deficitari, a far terminare l'idillio tra il tecnico napoletano e la società rossonera? Si, anche in base alla necessità del Milan di conseguire risultati sportivi, tali da assicurare la sostenibilità finanziaria del progetto iniziato questa estate. Il Milan non può fallire l'accesso alla Champions League, non ha tempo di programmare lato sportivo, di attendere che la squadra diventi una vera squadra.
Vincere è l'unica cosa che conta, ha ripetuto Mirabelli dopo Milan Torino. Montella ha le sue responsabilità, come è giusto che sia. Kalinic è stato un suo suggerimento alla dirigenza, nonostante fossero stati spesi 40 milioni per Silva. Ha avallato gli acquisti di Biglia, Rodriguez, Musacchio, Calhanoglu, da buon aziendalista qual è, preferendogli poi Antonelli, Zapata, Montolivo, Bonaventura. Ha pesato Bonucci, che ha influenzato le scelte del modulo del tecnico napoletano.
Montella sperava che fosse la sua occasione, che il tempo ed il lavoro avrebbero reso le figurine acquistate un 11 competitivo. Ma Roma non è stata costruita in un giorno, e così anche le squadre di calcio.
La scelta di affidare a Gattuso le redini tecniche del club, non mi convince. Quando cacciarono Allegri per Seedorf, i risultati furono sotto gli occhi di tutti. Il passato di Gattuso non è esaltante ed anche con la primavera rossonera non ha brillato. Si dirà che è un uomo Milan Gattuso, che utilizzerà il suo carisma nella guida, ma questa squadra non è figlia di nessun mister, benchè meno del tecnico calabrese.
Esonerare per esonerare non ha senso, se non per lanciare un segnale all'ambiente. Eppure, di alternative migliori e possibili di Montella non ne vedo. Il tempo è tiranno, ma anche capace di ricompensare chi sa attendere una risposta.

Sono bastati tre mesi veramente deficitari, a far terminare l'idillio tra il tecnico napoletano e la società rossonera? Si, anche in base alla necessità del Milan di conseguire risultati sportivi, tali da assicurare la sostenibilità finanziaria del progetto iniziato questa estate. Il Milan non può fallire l'accesso alla Champions League, non ha tempo di programmare lato sportivo, di attendere che la squadra diventi una vera squadra.
Vincere è l'unica cosa che conta, ha ripetuto Mirabelli dopo Milan Torino. Montella ha le sue responsabilità, come è giusto che sia. Kalinic è stato un suo suggerimento alla dirigenza, nonostante fossero stati spesi 40 milioni per Silva. Ha avallato gli acquisti di Biglia, Rodriguez, Musacchio, Calhanoglu, da buon aziendalista qual è, preferendogli poi Antonelli, Zapata, Montolivo, Bonaventura. Ha pesato Bonucci, che ha influenzato le scelte del modulo del tecnico napoletano.
Montella sperava che fosse la sua occasione, che il tempo ed il lavoro avrebbero reso le figurine acquistate un 11 competitivo. Ma Roma non è stata costruita in un giorno, e così anche le squadre di calcio.
La scelta di affidare a Gattuso le redini tecniche del club, non mi convince. Quando cacciarono Allegri per Seedorf, i risultati furono sotto gli occhi di tutti. Il passato di Gattuso non è esaltante ed anche con la primavera rossonera non ha brillato. Si dirà che è un uomo Milan Gattuso, che utilizzerà il suo carisma nella guida, ma questa squadra non è figlia di nessun mister, benchè meno del tecnico calabrese.
Esonerare per esonerare non ha senso, se non per lanciare un segnale all'ambiente. Eppure, di alternative migliori e possibili di Montella non ne vedo. Il tempo è tiranno, ma anche capace di ricompensare chi sa attendere una risposta.











