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Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

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martedì 18 febbraio 2020

Stop pesante per l'Inter

Come ormai vuole la prassi, ci troviamo a commentare un weekend di serie A ricco di fatti e di emozioni. Nella fattispecie oggi ho voglia di analizzare la brutta battuta d'arresto dell'Inter nello scontro diretto con la Lazio.
L'Inter ha subito uno stop severo, ma anche giusto per come è andata la partita.
La cosa più evidente che viene fuori da questa partita è la differenza di qualità tra i due centrocampi, i nerazzurri non sono riusciti a bilanciare la differenza qualitativa con i laziali, inoltre l'Inter ancora una volta si era trovato in vantaggio, ma non è riuscito a conservarlo fino alla fine.
La squadra di Conte è al primo anno di un progetto importante, ed è ancora una squadra immatura, che pecca in qualità dal punto di vista del gioco.
Nel mercato invernale sono stati fatti degli acquisti importanti, il primo che sta facendo molto bene è Ashley Young, il terzino si sta dimostrando di un livello superiore rispetto a Biraghi, sta bene fisicamente e ha un piede che gli permette di fare delle cose estremamente importanti nella metà campo avversaria.
Se parliamo di acquisti invernali non possiamo non citare Christian Eriksen. Nonostante le difficoltà che sta incontrando, il danese rimane un giocatore importantissimo, per le prospettive generali dell'Inter. E' un giocatore diverso rispetto al DNA di questa squadra, e di conseguenza ci vuole un po' di pazienza. Rimane determinante secondo me inserire Eriksen per dare un gioco diverso, più creativo e più imprevedibile.
Ritornando alla partita, la squadra interista ha affrontato il match con troppo timore, e questo non è stato particolarmente gradito dai tifosi.
Lautaro Martinez è finito anche lui al tavolo degli imputati, per non essere stato particolarmente incisivo, ma bisogna anche dire che è stato sorvegliato con grande attenzione da Lucas Leiva.
Partite di questa importanza girano sui dettagli, e anche in questo caso ha vinto chi ha sbagliato di meno, l'Inter dopo il vantaggio, si è fatto riprendere a causa di alcuni malintesi difensivi.
Proprio i malintesi difensivi mettono ancora in dubbio la stabilità di una difesa priva di Handanovic.
Skriniar sta attraversando un periodo complicato, De Vrij paga il troppo utilizzo mentre Godin ancora una volta dimostra di non vivere una delle migliori stagioni della propria carriera.
Come detto in precedenza, tutto questo si unisce all'assenza di Handanovic, che per ora è stato sostituito da Padelli.
Le grandi squadre, hanno dei secondi portieri sicuramente più affidabili di Padelli: La Juve ha Buffon, il City ha Bravo, il Real ha Areola e il Barça ha Neto.
Il portiere ex Toro non ha commesso errori clamorosi, ma nell'occasione del rigore della Lazio c'è una mancata comunicazione, mentre nel gol di Milinkovic Savic non è stato rapidissimo ad andare giù.
L'Inter esce comunque dall'Olimpico con un vantaggio che non deve essere sottovalutato: i nerazzurri hanno il vantaggio negli scontri diretti e, in una classifica così corta, la prospettiva di arrivare a pari punti non è così lontana dalla realtà.
Questo scontro diretto dimostra una volta di più che il gap si è ridotto, l'Inter e la Lazio sono diventate concorrenti credibili per la Juventus.
Risultato immagini per sconfitta Inter

mercoledì 4 luglio 2018

L'Inghilterra batte la Colombia ed è tra le migliori 8

L’Inghilterra per vincere ha bisogno di essere perfetta.
La squadra di Southgate ha fatto un passo indietro sotto il profilo dello sviluppo della manovra, soprattutto ha indebolito l’immagine, costruita nella prima fase, di gruppo con diverse soluzioni per poter colpire l’avversario: questo potrebbe rendere più complesso il quarto di finale contro la Svezia, squadra che ti costringe a passare attraverso movimenti disorganizzativi e velocità di giocata.
Probabilmente la consapevolezza di poter comunque risolvere in qualunque momento la partita per merito del proprio atletismo ha un po’ troppo compiaciuto gli inglesi, soprattutto in un match dove l’avversario ha risposto colpo su colpo nei vari duelli fisici intrapresi nel corso della gara.
La squadra in realtà ha risposto discretamente bene nelle situazioni di transizione negativa, uniche vere e proprie situazioni in cui si richiedeva attenzione difensiva. Del resto la Colombia, soprattutto a causa dell’assenza di James Rodriguez, unico e inimitabile leader tecnico dei Cafeteros, ha tagliato la testa al toro, agendo quasi esclusivamente in ripartenza e accettando con grande coraggio il continuo confronto muscolare con l’avversario. Questa strategia dà e toglie alla formazione di Pekerman, portando inizialmente molti cartellini gialli e contatti al limite del consentito (od oltre, come in occasione del vantaggio inglese) per limitare la principale arma degli inglesi, ma alla fin fine si rivela produttiva, non solo per la modalità con cui è nato il pareggio di Yerri Mina, ma anche perchè induce mentalmente l’avversario a non considerare soluzioni alternative e più produttive.
È mancata soprattutto la soluzione sulla trequarti per i Three Lions, con Dele Alli e Lingard, ma anche Sterling, inglobati e intimoriti da una partita maschia e oggettivamente bruttina.
La Colombia rappresenta comunque un rimpianto, perchè alla fin fine, per quanto falcidiata dall’assenza del suo calciatore più importante, ha dato l’impressione di poter sviluppare una manovra discretamente fluida con la presenza in campo di elementi abituati a trattare il pallone, come Uribe e Muriel: detto questo, occorre considerare come il momento di maggior slancio per la squadra di Pekerman sia coinciso con il periodo successivo all’insperato pareggio finale, per cui è facile che in realtà sia stato il lato mentale a fare veramente la differenza in questa fase, più che un discorso puramente tattico.
Sicuramente, la bilancia della fiducia e della consapevolezza di andare oltre ogni difficoltà pende dalla parte degli inglesi che, fin da bambini, hanno visto i propri beniamini perdere sistematicamente dal dischetto.
Saranno anche sciocchezze per nostalgici ma, in un gruppo che vive in isolamento da quasi un mese, una vittoria con queste premesse e con queste modalità potrebbe amplificare sensazioni molto positive.

mercoledì 20 giugno 2018

Diario Mundial day 6

Colombia - Giappone 1-2
Il Giappone vince a sorpresa contro la Colombia e fa un passo decisivo verso gli ottavi di finale.
Dove nascono i meriti del Giappone vengono fuori i limiti della Colombia: non sappiamo come sarebbe andata in parità numerica, dal momento che i Cafeteros hanno praticamente giocato in 10 per tutta la gara. In linea di massima, tuttavia, si può dire che la vittoria della squadra di Nishino sia meritata, perché comunque ha dimostrato di avere idee più chiare in fase di possesso. Osako, centravanti del Werder, ha cercato di non dare punti di riferimento alla maldestra linea difensiva colombiana, destabilizzando i due centrali e permettendo ai centrocampisti di trovare spesso buoni inserimenti. Instancabile prova dei due terzini, Nagatomo e Sakai, molto bravi sia in fase di copetura che in fase di spinta.
Vincenti le scelte del CT Nishino che, forse su indicazione della nostra Guida a Russia 2018 (link tra i commenti), ha abbandonato il doppio regista ampiamente provato nelle amichevoli, preferendo mantenere Hasebe davanti alla difesa e sacrificando Honda in panchina, perlomeno dal primo minuto. A questo proposito, determinante l’ingresso dell’ex milanista a partita in corso: la sua abilitá da calcio piazzato si è rivelata determinante per la vittoria.
Colombia disattenta, lacunosa e senza idee. Disastrosa prova di Daivison Sanchez in mezzo alla difesa. L’errore in avvio di gara, dal quale é nato il rigore vincente di Kagawa, lo ha pesantemente condizionato dal punto di vista mentale. Troppo ingenuo Carlos Sanchez: la scelta di prendere col braccio (al secondo minuto di gioco!) il tiro di Kagawa indirizzato verso la porta da parte dell’ex mediano della Fiorentina si è rivelata sanguinosa. Ciò ha costretto Pekerman a sacrificare Cuadrado, unico elemento in grado di poter impensierire i veloci difensori nipponici, per riequilibrare l’assetto tattico. Inoltre, Sanchez era l’elemento designato per iniziare l’azione, in quanto né Lerma nè il subentrato Barrios avevano le qualità per poterlo fare.
È chiaro che alla Colombia è mancato l’apporto di James Rodriguez. In panchina per settanta minuti, complice un acciacco di troppo, il trequartista del Bayern Monaco è l’unico elemento di puro talento in una squadra di incontristi e corridori. Juan Quintero é sbarazzino, imprevedibile, tecnico (che gol su punizione!), ma non ha il peso specifico di James nella manovra.
Male i due terzini: Arias superficiale nella marcatura di Osako in occasione del secondo gol, Mojica troppo grezzo tecnicamente.
Radamel Falcao poco servito: del resto, mancava il tramite con il resto della squadra.
La vittoria del Giappone è interessante anche per l’intera confederazione asiatica: attualmente, l’AFC é la seconda confederazione per punti ottenuti nell’intero Mondiale (6), dietro all’inarrivabile UEFA. Un bel risultato.

Polonia - Senegal 1-2
Sapevamo che il girone H potesse rivelarsi quello più equilibrato, ma non potevamo immaginare che sarebbe diventato anche quello più sorprendente.
Il Senegal è la squadra più convincente del Mondiale. Sia chiaro, non la più forte: semplicemente, quella che ha usato nel modo migliore i propri punti di forza.
Aliou Cissè, che peraltro è il tecnico meno pagato della competizione, ha saputo impostare un gioco tanto semplice quanto efficace, fortemente verticale e impostato sull’esplosività dei propri esterni, pur non rinunciando a mantenere la squadra compatta in una zona avanzata di campo. In questo senso, fondamentale il lavoro della coppia difensiva formata da Koulibaly e Sanè: entrambi sono in grado sia di coprire ampie porzioni di campo alle proprie spalle, sia di esaltarsi nei duelli aerei che nelle uscite aggressive sul portatore di palla.
Il Senegal non perde tanto tempo nel muovere il possesso. Spesso il pallone passa direttamente da una corsia all’altra, con i due mediani impegnati soprattutto nel fornire protezione in posizionamento preventivo o nel farsi trovare pronti per la conclusione in porta.
In un Mondiale in cui gran parte delle squadre preferisce mantenere un ritmo piuttosto compassato, una compagine con una tale esplosività lungo gli esterni diventa potenzialmente incontenibile. Il Senegal basa le proprie azioni d’attacco sulle combinazioni lungo gli esterni, con i terzini pronti a sovrapporsi per tutta la gara e gli elementi più avanzati impegnati nella ricerca della superiorità numerica.
Paradossalmente, Sadio Manè è quello che meno si mette in luce nella vittoria odierna. Lungo la corsia di sinistra, Sabaly e soprattutto Ismaila Sarr fanno quello che vogliono: impressionante la facilitá con cui il secondo, laterale del Rennes classe 1998 (!), riesce a rendersi pericoloso con la sua velocità palla al piede. Buona anche la prova di Moussa Wague sulla corsia opposta, anch’egli classe 1998, in forza al KAS Eupen: non era facile mantenere il controllo di Grosicki e allo stesso tempo scivolare per il raddoppio su Lewandowski.
M’baye Niang irriconoscibile (in positivo) rispetto a quanto visto nel nostro campionato. Il giocatore del Torino viene schierato da seconda punta, de-responsabilizzandolo da qualsiasi compito difensivo: ciò gli permette di concentrare tutte le energie nella ricerca della verticalitá, come in occasione del bellissimo raddoppio.
Aliou Cissè ha anche ragione nella scelta del portiere, preferendo il longilineo ma meno quotato N’Diaye (in forza ai guineani dell’Horoya) rispetto agli “europei” Gomis e Diallo.
La Polonia è ampiamente la squadra più deludente del Mondiale (finora). La squadra di Nawalka trova un gol nel finale quasi per caso, sugli sviluppi di una palla buttata in area di rigore. Per il resto, pochissime e confuse idee. La squadra non riesce a produrre una manovra sensata: Milik sbaglia tutti gli appoggi, Lewandowski rimane bloccato tra i due centraloni senegalesi, Zielinski fatica da mediano e Krychowiak mette in difficoltà i compagni con decisioni improvvide. Male anche Thiago Cionek, chiamato a sostituire l’infortunato Glik, sempre in ritardo nelle uscite e negli interventi.
Le difficoltà dei polacchi trascinano nella confusione anche l’ottimo Sczeszny, mai così incerto negli ultimi anni.
A questo punto, la prossima sfida tra Polonia e Colombia diventa una partita da ultima spiaggia. La vittoria dell’una manda a casa l’altra, il pareggio praticamente elimina entrambe.
Occhio al Senegal, soprattutto nell’eventualità in cui dovesse incrociare il superbo Belgio.

Russia - Egitto 3-1
La fortuna aiuta gli audaci.
Bisogna dare merito a Cherchesov di aver completamente abbandonato le imposizioni tattiche e alcuni degli interpreti che lo hanno accompagnato nei mesi precedenti alla competizione mondiale.
Si è fatto un ulteriore passo in avanti rispetto alla vittoria con l’Arabia Saudita. Il CT russo, dopo aver abbandonato il lacunoso 3-5-1-1 per una più funzionale linea a quattro, ha promosso nella formazione titolare i due elementi più decisivi nella propria rosa: Dzyuba e Cheryschev.
La Russia non può prescindere dal contributo di questi due. Il possente centravanti in realtá non fa granchè, si muove poco e anche piuttosto male, ma tiene impegnati i centrali avversari e gode di un’aura favorevole. L’ala del Villareal riesce a trovare con grande facilità il fondo del campo e dispone anche delle qualità tecniche adeguate per poter servire interessanti traversoni.
Ciò non significa che la Russia abbia giocato una partita spettacolare. La vittoria netta non rispecchia i valori delle due squadre, piuttosto equi-livellati. Tuttavia, un Mondiale è fatto soprattutto di episodi e la selezione di casa sembra particolarmente abile nel determinare qualcosa di importante da palle non proprio pulite.
La partita di questa sera è inevitabilmente cambiata con lo sfortunato autogol di Fathi. L’Egitto si è ritrovato inaspettatamente a dover scalare una montagna dopo aver iniziato la salita di una collina, chiunque si sarebbe scoraggiato, a maggior ragione dopo un primo tempo più che dignitoso.
La squadra di Cuper ha cercato di appoggiarsi soprattutto sul proprio centravanti, il volenteroso Mohsen. Personalmente mi è piaciuto: non possiamo essere tutti Ibrahimovic nell’interpretare quel ruolo con quel fisico e il 29enne dell’Al Ahly ha comunque dimostrato di creare sempre qualcosa di sponda nello stretto raggio d’azione attorno a lui. In questo senso, un peccato non aver visto Salah da seconda punta: le migliori occasioni egiziane sono arrivate proprio quando il fuoriclasse del Liverpool si muoveva vicino al proprio attaccante.
Salah ha fatto quello che poteva. Essere completo trascinatore di un’intera squadra riesce solamente a CR7 su questo pianeta e le condizioni fisiche non ottimali non hanno contributo a mettere a proprio agio l’ex romanista.
L’Egitto esce dalla competizione mondiale senza praticamente aver nè demeritato nè inciso, pagando a caro prezzo due episodi. È il Mondiale.
Appunto su Golovin, dal momento che gli occhi della stampa accreditata sono tutti su di lui. Il trequartista classe 1996 è sicuramente un giocatore moderno, tecnico, di prospettiva, si sa muovere bene sulla trequarti, ma lui come tanti altri. Personalmente non andrei mai a spendere una cifra importante per un profilo che, seppur di giovane etá, è facilmente identificabile in contesti ben più affini alla nostra cultura e al nostro calcio di quello russo.
Piuttosto, andrei a prendere Zobnin (classe 1994 dello Spartak), perchè un mediano con tale forza nelle gambe e puntualità negli interventi non si vede facilmente.
Detto questo, io scrivo su Facebook, mentre Marotta e Paratici arrivano dall’ennesimo Scudetto: un motivo ci sarà.

martedì 19 giugno 2018

Guida al girone H Mondiali Russia 2018

Girone H
Colombia         passano Colombia e Senegal
Polonia
Giappone
Senegal

Quadro generale
Benvenuti in quello che secondo il mio modesto parere è il girone più equilibrato del Mondiale. La miglior compagine di questo raggruppamento è la Colombia, che in questo momento è la più completa delle quattro. La Polonia potrà/dovrà fare affidamento sul bomber Lewandowski, mentre il Senegal ha avuto un miglioramento esponenziale negli ultimi 4 anni. Il Calendario va a favore del Senegal.

Calendario

Colombia - Giappone martedì 19 giugno ore 14

Polonia - Senegal martedì 19 giugno ore 17

Giappone - Senegal domenica 24 giugno ore 17

Polonia - Colombia domenica 24 giugno ore 20

Senegal - Colombia giovedì 28 giugno ore 16

Giappone - Polonia giovedì 28 giugno ore 16

Le squadre ai raggi x

Polonia: La Polonia è una di quelle squadre che mi intriga più di tutte, innanzitutto perchè quando l'allenatore li ha presi la squadra era esattamente al sessantanovesimo posto del ranking, adesso occupano la decima posizione. Inoltre Robert Lewandowski vorrà sicuramente mettersi in mostra. Fra l'altro va detto che questo miglioramento della Polonia ci porta davanti agli occhi una squadra più completa, giocatori interessanti come Szczesny, Milik e Linetty mi incuriosiscono molto, sono tutti giovani e potrebbero fare tutti più o meno bene.

POLONIA (4-4-1-1): Szczesny, Piszczek, Pazdan, Glik, Rybus; Blaszczykowski, Krychowiak, Linetty, Grosicki; Zielinski; Lewandowski.

Il giocatore che farà il definitivo salto di qualità sarà Milik. Arek sembra veramente sul punto di poter fare la differenza. Questa Polonia dovrà riporre parecchie speranze sul giocatore del Napoli, Lewandowski sarà super marcato, per cui toccherà a Milik aiutare i biancorossi a passare il girone.

Senegal: Paradossale la situazione del Senegal, gara importantissima contro il Sudafrica, se il Senegal perde ai Mondiali vanno i sudafricani. Si gioca, vince il Sudafrica e quindi Senegal eliminato, poi però si è scoperto che l'arbitro di quell'incontro è stato subito sospettato di aver alterato il reale svolgimento della gara, questi sospetti sono diventati prove e l'arbitro è stato squalificato a vita. Il match si è rigiocato e questa volta ha vinto il Senegal che quindi si è qualificato giustamente ai Mondiali. La squadra secondo me è ben coesa e compatta, c'è tanta qualità e ci sono parecchi giocatori veloci. Inoltre va detto che questa sarà la seconda partecipazione a un mondiale nella storia della nazionale africana.

SENEGAL (4-2-3-1): N'Diaye K., Gassama, Koulibaly, Sane S., Sabaly; Gueye, N'Diaye A.; Sarr, Manè, Keita(Niang); Konate. 

Il giocatore rivelazione potrebbe essere Gueye, ha 28 anni, ma lo reputo ancora giovane per quello che ha fatto vedere, nell'ultima annata è stato un giocatore assolutamente eccezionale che ha dimostrato di essere un profilo in ascesa e che sicuramente farà molto bene in futuro. Questo Mondiale può essere la sua vera occasione e non deve assolutamente fallire, lui è uno di quei giocatori che lancia gli esterni e in queste posizioni ci saranno Manè e Keità Balde, non gli ultimi arrivati.

Colombia: La Colombia sarà la squadra più difficile da valutare, pensate che nel 2014 erano insieme al Belgio la vera e propria meteora. Negli ultimi due anni i colombiani si sono dimostrati un po' troppo spavaldo, giocando con molta sufficienza le qualificazioni e infatti hanno rischiato di non qualificarsi al Mondiale. In questo gruppo la Colombia deve assolutamente passare, un mancato passaggio rappresenterebbe un assurdo fallimento. I sudamericani hanno giocatori del calibro di Falcao, Rodriguez e Cuadrado, niente male.

COLOMBIA (4-2-3-1): Ospina, Arias, Sanchez D., Mina, Mojica; Aguilar, Sanchez C.; Cuadrado, James Rodriguez, Uribe(Muriel); Falcao. 

Il giocatore che farà la differenza in questo Mondiale sarà James Rodriguez, che è stato il capocannoniere della scorsa rassegna iridata. Dopo quella competizione lui si accasò ai Blancos e da quest'anno milita nel Bayern Monaco. Ultimamente si è un po' perso dal punto di vista realizzativo e questo Mondiale potrebbe dare di nuovo la spinta a James per tornare ad altissimi livelli.

Giappone: Il Giappone capita sempre nel girone scarso del Mondiale. Basti pensare che nello scorso campionato del Mondo capitano in un girone insieme a Colombia, Grecia e Costa D'Avorio.
Sulla carta il Giappone è la squadra più debole del girone.

GIAPPONE (4-2-3-1): Kawashima, Sakai, Ueda, Yoshida, Nagatomo; Hasebe, Kagawa; Haraguchi, Shibasaki, Honda; Okazaki. 

Il giocatore che potrebbe far bene sarà Kagawa, non è giovane (29 anni), però non è nemmeno un top player e questa potrebbe essere la vetrina giusta per diventarlo.
Risultati immagini per Girone h mondiali

lunedì 27 novembre 2017

Serie B: Palermo che meraviglia

Un campo difficile, un avversario ostico tanto quello precedente e l'espulsione di Cionek sul finale del primo tempo: le premesse per un'altra sconfitta c'arano tutte ma alla fine il Palermo si è imposto alla grande, portando a casa tre punti che valgono il secondo posto in classifica a un solo punto dalla capolista Bari.

Nonostante un buon ritmo, inizialmente la gara ha stentato un po' a decollare con entrambe le squadre, poco lucide in fase di rifinitura, che si son rese pericolose solamente con conclusioni dalla distanza, come quella pregevolissima tentata da un Jajalo che sabato, dopo una sfilza di partite anonime, ha giocato una buonissima gara. A rompere le simmetrie ci ha pensato l'autogol di Molina dovuto ad un goffo tentativo d'anticipo su Nestorovski: un episodio favorevole, dopo una lunga serie di circostanze sfortunate, su cui il Palermo ha costruito il risultato finale.
Dopo il rosso (severo) comminato a Cionek per un'entrata comunque irruente, la squadra di Tedino aveva un solo modo per spegnere le velleità avversarie, ovvero quello di colpire l'avversario a freddo a inizio ripresa: la provvidenza si manifesta in Coronado lesto nel rubare con un break da mediano palla a Moretti per poi involarsi in fuga per la vittoria verso l'area servendo l'assist per il raddoppio di Gnahorè. Dopo il secondo gol è arrivata la reazione degli irpini, più emotiva che non ragionata, ben contenuta da una concentratissima retroguardia rosanero che non ha fatto passare praticamente nulla.
A suggello di una grande prestazione è arrivato il terzo gol di Nestorovski, sentenza di cassazione dentro l'area di rigore, con un sinistro secco e potente su una bella giocata di Jajalo. L'immediato gol della bandiera degli irpini di Asencio, è figlio di un calo di tensione fisiologico e fa testo il giusto.
Nello spartito tecnico disegnato sabato da mister Tedino, con un centrocampo irrobustito dalla presenza di Gnahorè, si è rivisto il Palermo che vorremmo sempre vedere: ben organizzato, gagliardo sotto il profilo dell'atteggiamento e cinico sotto porta. Come già successo dopo la sconfitta contro il Novara anche stavolta è arrivata una grande reazione che dimostra la maturità di un gruppo sul quale, in attesa del futuro societario, bisogna cominciare seriamente a credere.
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