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giovedì 5 settembre 2019

Mitico Berrettini, in semifinale agli Us Open

Nonostante sto scrivendo a caldo, è difficile esprimere tutte le emozioni che ho assorbito assistendo a questo match.
Una partita complicata, iniziata col piede sbagliato, poi raddrizzata e dopo ripresa da Monfils che costringe Matteo al quinto set.
il quinto set è una meraviglia per tutti gli appassionati di tennis, succede di tutto:
- Berrettini inizialmente scappa sul 2-0
-Arriva fino al 5-2, Monfils tiene agevolmente il servizio e si porta sul 5-3. Ha due match point che però non riesce a convertire.
Succede qualunque cosa, e alla fine si va al tiebreak.
Ci sono tantissime emozioni anche nell'atto conclusivo che però Berrettini porta a casa per 7-5.
Questo risultato porta un tennista italiano in semifinale allo Us Open dopo 42 anni, quando ci riuscì Corrado Barazzutti.
Incredibile nell'intervista finale, in cui alla prima domanda Matteo risponde così: " I don't remember a single point, just the match point" (non ricordo neanche un punto, solo il match point).
A 23 anni penso che questa possa essere la consacrazione a un livello altissimo dopo i match point e 5 set da brividi. Un mix di muscoli, talento, eleganza e testa.
Servizio e dritto devastanti, rovescio in lavorazione.
Complimenti Matte, e non è finita qui....
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domenica 21 aprile 2019

Fognini annichilisce Nadal e vola in finale

Che l'aria di mare faccia bene lo si sapeva già, Fognini dopo aver iniziato nel peggiore dei modi il proprio percorso sulla terra, subendo quattro eliminazioni a primo turno, sente l'aria di mare del principato di Monaco, sente aria di casa e disputa uno dei tornei migliori della sua carriera, arrivando in finale contro Lajovic avendo fatto lungo il percorso, vittime illustri come Zverev, Coric e per finire Nadal.
Per ricostruire il percorso di Fabio bisogna partire però dal match con Rublev, il ligure, va sotto di un set e nel secondo il russo ha la palla per il 5-1, lì scatta la reazione di Fognini, che lotta punto su punto porta la partita al terzo e poi la vince, non giocando bene, ma con la grinta, quella che fino a Montecarlo era mancata a Fabio.
Dopo quella partita Fognini viene agevolato dal ritiro di Simon, poi se la deve vedere con il ragazzo prodigio Zverev, ma gioca una partita perfetta e il next gen (numero 3 ATP) non può far altro che inchinarsi allo strapotere di Fogna.
A questo punto è la volta di Borna Coric, il copione sembra lo stesso del match di primo turno con Rublev, con Fognini che regala punti all'avversario, che si trova senza fare niente di particolare sopra di un set e di un break nel secondo set.
Fognini ha problemi al gomito, se lo fa fasciare e da quel momento inizia un'altra partita, l'italiano comincia a giocare sciorinando una quantità di colpi impressionante e mettendo in crisi il croato, che va in confusione e agevola Fognini nel chiudere la pratica.
Andiamo al match con Nadal, cosa dire, straordinario, Fabio gioca un match dal punto di vista tattico perfetto lasciando al maiorchino le briciole.
Nadal dalla sua gioca uno dei peggiori match su terra da quando gioca a tennis, ma probabilmente Fognini ha messo il suo contributo per farlo giocare così male.
Il tennista di Manacor non trova mai continuità, con Fognini che non fa mai due colpi uguali e cambia spessissimo le traiettorie dei colpi per poi chiudere con dei vincenti a 150 km/h.
Inaspettatamente dunque la finale vedrà contro Lajovic e Fognini.
Il tennista ligure dal punto di vista della classifica parte favorito, ma in questa settimana Lajovic sta esprimendo un tennis d'alto livello, dunque ci sono tutti i presupposti per una partita bella e intensa.
Appuntamento alle ore 14 per questo incontro che potrebbe portare Fognini a vincere il primo titolo 1000 in carriera e di conseguenza portarlo al best ranking (12).
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sabato 20 aprile 2019

Fognini da favola, si regala semifinale con Nadal

Poco meno di una settimana fa, Fabio Fognini approdava a Montecarlo, con 4 sconfitte a primo turno nei quattro tornei sulla terra rossa affrontati quest'anno e la mente gonfia di dubbi e tormenti a causa di una serie infinita di problemi fisici.
Ieri dopo una battaglia di due ore con il croato Coric ha conquistato in rimonta la semifinale, la sua seconda in terra monegasca dopo quella del 2013.
Durante questa settimana l'avventura sembrava finita ancor prima di cominciare, quando nel primo turno Rublev, ha avuto le possibilità per salire 5-1 nel secondo set, dopo aver dominato il primo, poi lì nella testa di Fabio è scattato il clic e ha cominciato a lottare e a giocare come piace a lui.
Stessa identica cosa è successa con Coric, dominatore del match per 1 set e 2 game, contro un avversario che non riusciva a prendere le misure e stava lontanissimo dalla linea di fondo.
Non si sa bene il motivo, ma all'improvviso Borna va in confusione, comincia a sparare fuori di metri dritti e rovesci, il pubblico capendo il momento della partita, si accende e spinge Fabio a una rimonta che fino a pochi minuti prima sembrava impossibile.
Il secondo set è veramente brutto, con Fognini che lo porta a casa d'esperienza.
Nel terzo invece, Fabio si scatena comincia a tirare giù un tennis d'alto livello, condito da colpi vincenti millimetrici alternati a palle corte d'autore.
Con questa vittoria Fognini recupera la top 15 tornando numero 1 italiano, e non è finita qui, perchè domani c'è un'altra impresa da compiere.
Oggi pomeriggio alle 15:30 sul centrale sfiderà il cannibale Rafael Nadal, che ieri ha parecchio sofferto contro l'argentino Pella. Nei 14 precedenti ci sono 11 sconfitte, ma anche 3 vittorie, e questo Fognini lo sa.
Nadal sulla terra appare imbattibile, ma Fognini ha le qualità per metterlo in difficoltà.
E infatti in conferenza stampa risponde così: " Sono queste le partite che vorresti sempre giocare, sono queste le partite che mi esaltano. Lui spesso mi ha bastonato, ma qualche volta sono stato io a portarlo a lezione".
Rafa lo sa bene, perchè dopo aver conquistato la semifinale, si scioglie in complimenti per Fabio: "Fabio è uno dei giocatori più talentuosi del circuito, un ragazzo che può battere tutti quando gioca al meglio, e adesso sta giocando davvero bene".
Avanti allora allo show, tutti davanti al televisore alle 15:30 per spingere Fabio verso un sogno chiamato finale.
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sabato 8 settembre 2018

US Open: Semifinali poco appassionanti

Ahinoi le semifinali sono state molto meno appassionanti dei quarti di finale. Chi si aspettava (io in primis) una grande lotta tra i due giocatori in foto è rimasto deluso a causa del ritiro di Rafa dopo i primi due set persi, dovuto al solito infortunio al ginocchio. Dispiace vedere un campione stare male in campo e dover abbandonare una delle partite più interessanti dell'anno sulla carta. Speriamo che si riprenda in fretta e che non arrivi alle Finals mezzo distrutto come l'anno scorso. Delpo dall'altra parte, sicuramente non felice per questa vittoria, può certamente gioire per essere tornato all'atto conclusivo dopo 9 anni da quella maledetta finale vinta con Federer, unico suo Slam attualmente conquistato. Per quello che ha mostrato quest'anno si meriterebbe di vincerne un altro.
L'altra semifinale invece è stata deludente per altri motivi: Djokovic troppo forte per Nishikori, che ha giocato come con Cilic (cioè non benissimo) ma che si è ritrovato davanti ben altro avversario, che non gli ha lasciato nemmeno un set. Ora possiamo solo sperare che la finale sia combattutissima e le premesse ci fanno ben sperare dato che sono entrambi in grande forma. Io punterei su Nole in ogni caso, ma che vinca il migliore.

domenica 8 luglio 2018

Sarà Inghilterra Croazia la seconda semifinale

Inghilterra - Svezia
Un'Inghilterra con sprazzi di spettacolare coralità ha ragione della coriacea Svezia. Gli Svedesi giocano la loro partita di sempre: grande attenzione e applicazione della zona, grande fisicità ed aggressività nei duelli e il maggior numero di ripartenze che si riesce a produrre. Sfortunatamente per gli uomini di Andersson il copione di oggi è stato perfetto per gli Inglesi. In un primo tempo giocato a tratti con 10 effettivi negli ultimi 40 metri di campo, pur senza produrre occasioni chiaramente nette, l'Inghilterra ha trovato un gol su piazzato (fattore decisivo in generale in questo Mondiale, ma in particolare per Southgate e i suoi) proprio al 30esimo. Abbastanza avanti nel primo tempo per potersi permettere di rifiatare nel finale. La prima di una serie di grandi parate da parte di Pickford è stato il pedaggio da pagare per recuperare forze fondamentali ad inizio ripresa, quando i Tre Leoni hanno raddoppiato al termine di un quarto d'ora di grande pressione. Fondamentale a cavallo delle due frazioni Henderson: abile con la sua precisione nel lanciare il contropiede nella prima per tenere vivo l'attacco inglese con Sterling, decisivo con un gran numero di recuperi palla pressando in avanti durante le transizioni per mantenere la pressione sulla retroguardia avversaria. 
La Svezia è messa comunque in grande difficoltà da subito, l'approccio volto alla ricerca degli spazi alle spalle delle linee svedesi disordina lo schieramento passivo svedese e gli Inglesi riescono spesso ad attirare un avversario fuori posizione. 
Che poi la Svezia si renda pericolosa in contropiede è un potenziale campanello d'allarme, perché la macchinosità di Maguire ed il gap fisico pagato da Walker sono punti deboli che anche altre squadre potrebbero sfruttare. Per ora un grande Pickford ha evitato guai, ma la sensazione è che questo sia un difetto endemico nella formazione inglese, scotto da pagare per tutto quanto di buono si vede nell'altra metà campo. 
Ultimo pensiero per chi sfrutterà e ha sfruttato questo exploit della Svezia per rivalutare la nostra uscita ai playoff: oggi l'Inghilterra ci ha fatto vedere come, con un approccio posizionale simile al nostro, ma eseguito naturalmente perché i calciatori hanno interiorizzato dei principi chiari e hanno le qualità per metterli in pratica, la Svezia fosse un avversario che si poteva scardinare anche attraverso il loro teorico punto di forza: il gioco alto.

Russia - Croazia
Russia-Croazia è stata una bella partita a modo suo.
C’è da fare i complimenti a entrambe le squadre, perchè comunque sono arrivate a essere tra le prime otto selezioni mondiale portando avanti la propria idea di calcio, senza mai perdere la propria identità.
Entrambe avrebbero raggiunto la semifinale senza mai vincere nella fase a eliminazione diretta, anche se probabilmente questo dato sarebbe stato maggiormente sottolineato in caso di passaggio del turno russo.
Non mi farò mai piacere Cherchesov come allenatore, nè per lo stile da generale sapientone che porta in panchina, nè per la buona dose di fortuna che ha avuto nella scelta degli interpreti (ricordando come Cheryschev e Dzyuba dovevano avere un ruolo secondario nelle gerarchie iniziali, prima che l’infortunio di Dzagoev scombinasse le carte), ma occorre fargli i complimenti per l’apertura e intelligenza tattica con cui ha affrontato questa competizione, soprattutto nella scelta di un sistema di gioco che mai aveva provato nei mesi precedenti.
Paradossalmente, la Russia esce dal torneo nella miglior prestazione delle cinque partite disputate, mettendo sempre in campo quella coesione e quella prudenza che hanno contraddistinto il suo cammino, ma con una maggior propensione alla ripartenza e alla ricerca della profondità (e confermando di avere qualche problema nelle distanze quando il baricentro diventa più alto).
Da questa squadra, con il rimpianto di non aver visto praticamente mai Aleksey Miranchuk, ricaviamo principalmente due ottimi giocatori, attualmente in grado di reggere livelli più alti della Russian Premier League: Cheryshev, che dal punto di vista calcistico con il movimento russo c’entra come l’ananas sulla pizza (essendo cresciuto e formato in Spagna), e Zobnin, meraviglioso metronomo davanti alla difesa che abbina grande lavoro difensivo a più che discrete proprietà tecniche: è un classe 1994, gioca in patria, perchè non lo vuole nessuno?
La Croazia ha sbattuto contro una squadra organizzata, ma ha dimostrato ai colleghi spagnoli come sarebbe bastato poco per superare la densitá dei russi nella propria metà campo.
È stato sufficiente pareggiare il livello di fisicità nei metri decisivi per compensare alcune difficoltà di manovra negli ultimi trenta metri: del resto, nonostante una prova di assoluto livello di Modric in mezzo al campo, i calciatori decisivi si sono rivelati Mandzukic, Kramaric e Vida.
Il confronto con l’Inghilterra sarà spettacolare, ricco di duelli fisici in ogni posizione del campo tra due formazioni che propongono un calcio contemporaneo ed equilibrato tra le varie filosofie estremiste.
Le semifinali, per concludere, invocano la programmazione.
La Francia con il proprio sistema di formazione all’avanguardia, sorretto dall’Institut National du Football di Clairefontaine e da altri tredici centri di pre-formation (Pôles Espoirs) sparsi su tutto il territorio nazionale, oltre alle varie accademie private dei club.
Il Belgio, con un sistema nazionale simile a quello francese, con i centri federali di Bruxelles e Tubize a sommarsi alle otto accademie Topsport, in cui vengono svolti stage periodici per ragazzi di 14-18 anni e dalle quali sono passati sette degli elementi attualmente in Russia.
L’Inghilterra con i suoi straordinari risultati dell’ultimo biennio, ricordando come nelle due ultime stagioni le varie selezioni inglesi abbiano raggiunto questi risultati:
WC/U17: Campione
WC/U20: Campione
Euro/U19: Campione
Euro/U17: Vicecampione
Euro/U21: Semifinalista
WC/Senior: Semifinalista (per ora)
E infine la Croazia, un Paese piccolo, attanagliato dal punto di vista calcistico da problemi e incongruenze nazionaliste nella gestione della maggior parte dei club locali, ma che proprio sulla passione e sulla necessità di dover far affidamento fin da subito sui propri ragazzi costruisce il successo di questo Mondiale.
E poi ci siamo noi, ancora convinti che, di fronte alla mediocritá filosofica di questa competizione, avremmo tutto sommato portato a casa la pagnotta.
L’esclusione dal Mondiale non ha cambiato nulla nella mentalità nostra e in quella di chi avrebbe dovuto realmente cambiare la gestione e le politiche dell’intero movimento.
Non c’è nulla che vada bene nella nostra attuale situazione e ben vengano altre esclusioni se queste dovessero realmente portare a un cambiamento.
Perche l’unico modo di sfangarla per noi in questo Mondiale sarebbe stato quello di essere come la Russia e, con tutto il rispetto, io non voglio arrivare ai quarti di finale con Dzyuba, Glushakov e Kudryashov, ma con Kane, De Bruyne e Varane.

sabato 7 luglio 2018

Il Belgio elimina il Brasile e vola in semifinale

Il Belgio elimina l'ultima sudamericana rimasta e diventa un mondiale europeo, adesso in semifinale beccherà la cugina Francia.
Le premesse di questa partita erano abbastanza chiare, il Brasile aveva dimostrato una padronanza tattica, tecnica e mentale in crescendo e quindi era difficile aspettarsi un'eliminazione.
Probabilmente la loro trappola è stata l'eccessiva sicurezza dei propri mezzi e la scarsa abitudine a dover affrontare situazioni di difficoltà.
Mi sento di dire che la prematura eliminazione della selecào sia da attribuire all'aspetto psicologico.
E' impossibile ignorare l'intuizione del CT del Belgio Martinez, che conferma di essere un tecnico preparato, alzando la muscolarità della squadra con gli accorgimenti di Fellaini e Chadli, favorendo così anche la prestazione di De Bruyne avanzato di 20 metri e molto più a suo agio sulla trequarti.

Non posso nemmeno tralasciare l'assenza di Casemiro, sostituito da un elemento lontano anni luce dall'intelligenza tattica del madridista come Fernandinho.

La svolta della partita mi sento di dire che è stata l'autogol di Fernandinho, infatti dopo questa situazione il gruppo verdeoro si è sgretolato sotto i colpi di De Bruyne e compagni.
Il piano di Martinez riesce perfettamente perchè il Brasile perde la propria identità, esponendosi come mai aveva fatto in tutto il torneo alla velocità degli avversari in contropiede.
Sicuramente questo metodo di gioco è il più consono per i Belgian Red Devils: meno spazio da difendere alle spalle dei difensori, meno distanza tra i reparti, elementi disposti nella posizione più congeniale e con la possibilità di esaltare tutta la propria potenza e qualità con minor densità nella trequarti avversaria.
Esce la grande favorita per la vittoria, le due finaliste (come le quattro semifinaliste) saranno europee.

Meritano una citazione particolare Lukaku e Hazard, soprattutto quest'ultimo ha corso per 95 minuti, ha fatto il bello e il cattivo tempo contro Marcelo, Fernandinho, Miranda e Thiago Silva.
ha fatto praticamente reparto da solo negli ultimi 20 minuti.
Oggi aveva quel qualcosa di magico, quel tocco divino, che solo i grandi campioni hanno.
Insomma dare palla a lui è come metterla in una cassaforte con doppia serratura.
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mercoledì 6 giugno 2018

Che impresa di Cecchinato

Non erano in tanti a crederci, chiedendo in giro tutti dicevano: "I miracoli una sola volta si fanno, oppure Djokovic è uno dei giocatori migliori del circuito."
Sono affermazioni su cui si può essere d'accordo, ma io ci credevo, perchè Cecchinato nel suo percorso fino al match contro Nole, ha dimostrato che nessuno gli ha regalato niente e che è stato lui a prendersi le vittorie sia contro Carreno Busta sia con David Goffin.
Quindi non è casuale che Marco sia il primo italiano a raggiungere la semifinale slam da 40 anni a questa parte. L'ultimo era stato Corrado Barazzutti sempre al Roland Garros nel 1978, quando perse malamente da Borg.
Nonostante io non dessi per scontata la vittoria di Djokovic, la vittoria di Cecchinato si può comunque definire un'impresa. E' il giocatore col più basso ranking ad arrivare ad una semifinale slam da Wimbledon 2008 (Rainer Schuttler).
Due settimane fa il ragazzo palermitano sbarcava a Parigi con tanto entusiasmo e la speranza di passare magari un turno, cosa che non aveva mai fatto in un torneo dello slam. Nel giro di una manciata di giorni ha battuto tre top 20 e guadagnato oltre la metà di tutti i soldi racimolati in otto anni da tennista di medio livello.
Il suo è il torneo perfetto, quello che forse ti capita una volta sola nella vita. Il percorso è stato duro, ha cominciato soffrendo, salvandosi al quinto set contro il rumeno Copil al primo turno. Poi nell'ordine: asfaltato Trungelliti, buon terraiolo argentino, dominato Carreno Busta (spagnolo n.11 al mondo), annichilito David Goffin, belga ottava testa di serie. E poi ieri la vittoria più importante, nei quarti: 3-1 contro Djokovic, ex leader della classifica Atp tornato da un paio di settimane ad altissimi livelli.
Cecchinato ha vinto meritando di vincere. Il primo set l'ha giocato con l'incoscienza di chi non ha nulla da perdere, mentre il campione avversario si riscopre fragile, con un dolore al collo, al punto da chiamare il fisioterapista per farsi massaggiare il corpo. Il secondo set con un autentico capolavoro, dimostrandosi più forte del miglior Djokovic, continuando a servire bene nei momenti cruciali e spingendo sempre con il rovescio. Il quarto set, invece, è stata una specie di resurrezione, dopo il terzo perso di schianto per un comprensibile calo fisiologico, quando tutto sembrava finito: da 1-4 e 0-40 sotto, al pareggio e al folle tie-break finale, vinto per 13-11, con tre set point annullati, l'ultimo sparato fuori da Nole a campo aperto anche per un gridolino di troppo del pubblico, e poi il trionfo tra le lacrime con l'ennesimo passante di rovescio.
Anche se nessuno ci crede, forse nemmeno lui, il sogno continua: l'azzurro è in semifinale al Roland Garros, tra i primi quattro tennisti più forti del mondo insieme a Nadal, Del Potro e Thiem, il suo prossimo avversario. L'austriaco oggi è considerato il numero due sulla terra, l'unico possibile anti-Nadal, e nel suo quarto ha battuto nettamente l'altro astro nascente Alexander Zverev. Il pronostico, ovviamente, è scontato. Come lo era stato fino ad oggi. Ma forse l'incredibile storia di Marco Cecchinato non è ancora finita.
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martedì 10 aprile 2018

Commento a caldo Roma Barcellona

Domani sarà bello.
Domani racconteremo di questa torbida notte di Aprile dove, un manipolo di guerrieri, guidati dal loro imperatore Eusebio Di Francesco ha sfidato i colossi del calcio.
Racconteremo di un'impresa arrivata quando il destino sembrava già scritto.
Racconteremo del capitano Edin che si è preso sulle spalle tutto il suo esercito.
Racconteremo di uno stadio olimpico stracolmo che fa venire i brividi solo a guardarlo.
Racconteremo di questi uomini, vestiti di giallo e di rosso, con il cuore gonfio di orgoglio.
Racconteremo dell'orda di barbari spagnoli, composta si da ottimi guerrieri, ma che nulla ha potuto contro il potere del cuore.
Perchè se sei della Roma non puoi essere uno che molla, perchè Roma è storia.
Roma è storia di eroi, di gladiatori, di grandi conquistatori.
Roma è città eterna.
Ed eterna rimarrà questa notte che profuma di magia, di storia, di bellezza.
L'Europa si guardi bene le spalle, Roma è tornata grande.

Se vogliamo entrare un po' più nel dettaglio una Roma praticamente perfetta raggiunge le semifinali di Champions League per la prima volta  nella sua storia, da quando la coppa delle grandi orecchie ha questo nome. Che dire, 90 minuti tutti di un fiato, linee compatte, intensità e pressing asfissiante, a reprimere sul nascere ogni sortita offensiva, difesa che è cominciata dall'attacco. Di Francesco aveva chiesto in settimana più cinicità sottoporta. Accontentato? Assolutamente si. Menzione d'onore per Dzeko. Quasi venduto a Gennaio, professionista vero da quel momento in poi.
Il gol, però, è solo la ciliegina sulla torta di una prestazione individuale fantastica.
Ma, stasera, mai come stasera impossibile trovare un solo insufficiente nella rosa giallorossa.

Al Barcellona i titoli di coda.
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