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Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

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giovedì 25 ottobre 2018

Napoli spettacolare pareggia 2-2 a Parigi

La squadra di Ancelotti pareggia 2-2 al campo dei Principi e continua a lanciare segnali importanti.
Gli azzurri hanno disputato un'ottima gara in cui si sono fatti preferire ai francesi, e avrebbero meritato la vittoria che è stata tolta loro al 93' dopo un tiro spettacolare di Angel Di Maria.
Nonostante lo squilibrio verso l'attacco che i parigini hanno, e l'abitudine alla poca intensità dovuta a un campionato transalpino mediocre, si sta comunque parlando di una delle candidate alla vittoria finale e di una squadra che davanti può vantare un attacco con Di Maria, Neymar, Mbappe e Cavani, insomma una grande del calcio internazionale.
Il percorso seguito fin qui dalla squadra partenopea, ricorda quello della prima Juventus targata Allegri, Ancelotti è stato bravo a non rompere i meccanismi di Sarri e nell'inserirvi all'interno quei ritocchi necessari per migliorare le lacune.
Il lavoro di Carlo, come fu quello di Max, è soprattutto sulla mentalità della squadra, resa meno timorosa e più serena. Ecco così spiegato in pochissimo tempo a cosa sono dovuti i miglioramenti che si evincono nella squadra dell'allenatore di Reggiolo.
Insigne, non è più ingabbiato all'interno dei troppi schemi ed è stato posizionato più vicino alla porta, risultando molto più efficace. A questo si aggiunge un utilizzo del turnover, che negli anni precedenti a Napoli era praticamente sconosciuto.
Coinvolgere molti giocatori, consente di far sentire tutti parte integrante del progetto e di conseguenza compatta lo spogliatoio e migliora lo svolgimento degli allenamenti.
Dicendo questo non si vuole assolutamente denigrare lo splendido lavoro effettuato da Sarri, ma semplicemente sottolineare come sia stato abile Ancelotti a migliorare laddove ce n'era bisogno, facendo diventare il Napoli una macchina quasi perfetta.
Adesso in campionato i campani si trovano al secondo posto a 4 punti dalla Juve, che pare fino a questo punto una corazzata inarrestabile.
Certo c'è da dire però che a differenza dei bianconeri hanno avuto un campionato più in salita e che potrà provare il contrattacco nel mese di Dicembre, periodo in cui i bianconeri avranno una serie di incontri ravvicinati piuttosto probanti.
Per quanto riguarda la Champions, invece gli uomini di Ancelotti sono secondi nel loro girone accoppiati con il PSG. A guidare il gruppo c'è il Liverpool con 6 punti, mentre la Stella Rossa occupa l'ultima posizione con un punto. Considerata la forza posta in campo dal Napoli e le due sfide in casa contro parigini e serbi, il Napoli ha tutte le carte in regola per accedere agli ottavi.
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lunedì 16 luglio 2018

Perchè la Francia era favorita alla vittoria del titolo?

La Francia, ma più in particolare Deschamps ha quasi subito rinunciato a costruire un gioco di dominio nella metà campo avversaria: quindi ha inserito Giroud a fare da ponte alle giocate in velocità di Griezmann e Mbappè.
Sia contro l''Uruguay sia con il Belgio è stato più importante difendersi dagli attacchi avversari piuttosto che tessere trame in fase di possesso, tanto che le azioni di ripartenza nascono per lo più in maniera estemporanea.
La strategia offensiva dei francesi è basata sulla lotta su tutti i palloni di Giroud, sulla genialità tra le linee di Griezmann, le fiammate di Pogba e ovviamente la prorompenza di Mbappè in corsa.

La Francia è riuscita contro Uruguay e Belgio a far sfogare l'avversario e a punirlo con un colpo di testa da calcio piazzato. Se ci fate caso anche contro la Croazia la formazione francese ha saputo soffrire e anche con un po' di fortuna ha punito gli avversari su situazione di palla inattiva (prima l'autogol di Mandzukic e dopo il rigore con tocco di mano di Perisic).

I Croati per vincere la partita avrebbero dovuto avere una grandissima qualità a centrocampo, ma guarda caso Modric, Brozovic e Rakitic hanno giocato la partita peggiore del Mondiale.

D'altro canto la difesa della Francia non mi sembra così impenetrabile, sarebbe bastato un centrocampo più attento a far girare palla per mettere in difficoltà la retroguardia dei Blues.
I Croati per aumentare le loro chance di vittoria, avrebbero dovuto fare la differenza con la palla, perdendone il meno possibile e soprattutto avrebbero dovuto evitare il più possibile di farsi trovare messi male o perdere duelli, perchè era chiaro già prima dell'inizio del match che se si fosse lasciata andare la Francia in contropiede fino all'area di rigore avversaria le chance per gli uomini di Dalic si sarebbero ridotte notevolmente.
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domenica 15 luglio 2018

La Francia vince la seconda Coppa del Mondo della sua storia

Vincendo questo trofeo la nazionale francese certifica la sua superiorità rispetto agli altri movimenti mondiali del panorama calcistico.

Per valutare una formazione non basta guardare solamente la finale, infatti l'ultimo atto è quasi sempre una partita completamente diversa da tutte le altre, e serve sempre un qualcosa che porti l'ago della bilancia a pendere più da una parte che da un'altra (tra l'altro quest'ultimo concetto era mancato nella finale degli europei due anni fa ed è arrivato oggi con gli episodi del primo tempo.

Un sacco di gente ripeterà nei prossimi giorni che la Francia ha avuto una fortuna pazzesca in questi ultimi 90 minuti, ma Deschamps ha ampi meriti: ha dovuto gestire un gruppo composto da grandi campioni. D'altronde se andiamo a vedere l'ossatura dei nuovi campioni del mondo proviene da Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Juventus, Manchester United, Atletico Madrid, PSG, Chelsea.

Si vocifera come successore di Deschamps, Zizou Zidane che dovrà essere bravo a ereditare un gruppo che si sentirà invincibile dopo il trofeo appena conquistato.

La Francia tra l'altro dopo questa vittoria non chiude assolutamente un ciclo, anzi potenzialmente nei prossimi 6 anni (due europei e un Mondiale) la rosa appena salita sul tetto del Mondo potrebbe essere riconfermata quasi tutta in blocco.

Allo stato attuale non c'è nessuna altra selezione che può vantare una tale caratura internazionale in ogni reparto e con questa età media.

Il pallone d'oro è destinato ad essere consegnato in terra francese, bisogna capire il destinatorio, anche se Griezmann sembra il favorito per il fatto che ha vinto anche l'Europa League.

Dall'altra parte questo Mondiale verrà ricordato per la gesta di una piccola squadra, che con una grinta e una forza fuori del comune è riuscita a raggiungere una finale insperata.

Il Mondiale 2018 finisce qui, ma mi voglio congedare con una domanda: Come sarebbe finito questo Mondiale senza l'ausilio del Var?
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domenica 1 luglio 2018

Messi e Ronaldo a casa



Idee semplici e chiare possono fare la differenza in questo Mondiale.
La superiorità della Francia di quest’oggi è in un sistema di gioco perfettamente integrato nei principali pregi dei propri migliori interpreti.
É ormai un mese che sottolineiamo le difficoltà del gruppo francese in fase di costruzione, soprattutto in virtù di una cronica mancanza di un vero regista davanti alla difesa.
E allora Deschamps taglia la testa al toro: i Bleus si compattano nella propria metà campo e lasciano progressivamente il pallino del gioco agli avversari, affidandosi quasi esclusivamente alle ripartenze. Questo porta due grandi vantaggi: in primo luogo, l’esaltazione delle doti in accelerazione di Griezmann e Mbappè, pressochè incontenibili in campo aperto. In secondo luogo, la necessitá dell’Argentina di agire secondo un piano di gioco ben definito, fatto mai verificatosi in questo torneo. Sampaoli scombina nuovamente le carte nella formazione iniziale: Messi agisce da più o meno falso centravanti, con Di Maria e Pavon sugli esterni e Banega confermato in mezzo al campo, probabilmente per dare qualche alternativa in più posizione centrale in fase di possesso.
La prima sensazione è che il selezionatore argentino (decidete voi quale) volesse intelligentemente aspettare i francesi, costringendoli a esporre tutti i loro difetti in fase di possesso contro una difesa schierata. In realtà, ben presto, la situazione si capovolge e l’Argentina si ritrova a dover far la partita. Le produzioni offensive dell’Albiceleste si rivelano praticamente sempre rivolte verso le zone esterne del campo, escludendo Messi dalle giocate decisive per gran parte della partita: è chiaro che avere Di Maria in campo ti porta comunque a creare sempre qualche grattacapo nell’avversario, ma non è un’eresia definire riduttiva l’idea di gioco argentina, soprattutto in virtù dell’enorme potenziale offensivo a disposizione. Paradossalmente, la situazione migliora a giochi praticamente conclusi, quando l’ingresso di Aguero ha permesso al numero dieci argentino di arretrare il proprio raggio d’azione e incidere con maggior concretezza nell’azione.
Il contesto tattico argentino non solo è poco versatile, ma anche terribilmente esposto. 
I francesi avranno anche problemi ad accelerare la manovra quando si ritrovano dieci uomini dietro la palla, ma non hanno alcun problema ad eludere la pressione avversaria nella propria metà campo, soprattutto quando questa non é granchè convincente. 
Questo porta la linea difensiva argentina, già di per sè non eccellente, a essere esposta a terribili ripartenze degli avversari, derivate indifferentemente da immediate verticalizzazioni o da veloci transizioni palla a terra.
La sfida fra i singoli è vinta dai francesi in ogni reparto. Il duello tra i due terzini meno convincenti delle due squadre, Tagliafico e Pavard, è vinto dal secondo: entrambi sono piuttosto maldestri nei ripiegamenti, ma perlomeno il francese regala una perla in un momento fondamentale della gara.
Grandissima prova di Hernandez sulla fascia opposta, aggiungendo alla solita concreta prova difensiva anche qualità in fase propositiva. 
È chiaro che occorre registrare qualcosina a livello difensivo per Deschamps, visti i tre gol subiti. Tutte le reti segnati dagli argentini nascono da situazioni estemporanee, ma combaciano con momenti in cui effettivamente i francesi abbassano il proprio livello di tensione: Di Maria andava chiuso con più convinzione, Pavard deve prestare più attenzione nelle uscite da piazzato, Varane non deve incappare in errore nell’ambito di letture difensive così semplici come quelle da traversone dalla trequarti. 
Piccole cose che sono emerse in una partita già di per sè globalmente lacunosa, ma che potrebbero costare molto caro contro avversari ben più potenzialmente impostati e concreti, come quelli che la Francia si ritroverà ben presto a dover affrontare.

Crollano gli Dei, vincono i collettivi.
Dopo Messi, anche Cristiano Ronaldo saluta il Mondiale e rimane a quota zero nel proprio palmares, perlomeno fino al 2022 quando forse, conoscendolo, vorrà ancora esserci.
Non è stata una grande serata per CR7: le doppie linee uruguagie nell’ultima trequarti di campo e la costante tripla marcatura nei suoi confronto non hanno permesso di creare le condizioni giuste affichè il numero sette potesse incidere nella gara. Paradossalmente, determina molto di più nella gara l’ingresso di Ricardo Quaresma, che forse sarebbe servito prima in campo, soprattutto in un contesto tattico, come quello determinato dalla compattezza dell’avversario, in cui l’abilità nella giocata vale molto di più dell’integrazione di sistema.
È proprio per questo che, in una manovra piuttosto compassata come quella portoghese, gran parte delle giocate migliori passano dai piedi di Bernardo Silva, l’unico in grado di poter determinare qualcosa con la propria imprevedibilità in ogni zona del campo, e da chi si muove nelle sue vicinanze, come spesso accade a Ricardo Pereira in proiezione offensiva.
Di per sè, al Portogallo si può principalmente rimproverare una certa impreparazione sotto il profilo dello sviluppo della manovra, perché da un punto di vista difensivo la squadra, seppur soffrendo alcune situazioni in transizione, paga essenzialmente due errori dei singoli: il primo di Raphael Guerreiro, che sottovaluta le doti balistiche di Suarez perdendo di vista il movimento di Cavani alle proprie spalle, e il secondo principalmente di Rui Patricio, un po’ troppo stretto sul primo palo prima dello slancio, sebbene l’azione nasca dalla scorretta ribattuta di Pepe da un rinvio di Muslera.
Il Mondiale si conquista con attenzione, aiuto tra i reparti e pragmatismo. Ecco perchè bisogna fare attenzione alla Celeste.
Sebbene la prima cosa che salti all’occhio della selezione di Tabarez sia l’ermetismo, in realtà ciò che sorprende è soprattutto il dinamismo funzionale. L’Uruguay scende in campo con il più classico dei 4-4-2 solamente sulla carta, perché nel concreto il gruppo oscilla tra un 4-3-3 in fase di transizione offensiva, portando sugli esterni uno dei due centravanti e uno dei mediani in avanzamento (spesso e volentieri Bentancur), e un 4-5-1 in fase di contenimento, in cui il Matador Cavani si fa carico del faticoso compito di ripiegamento, spesso in aiuto del giovane Laxalt. In questo senso, l’esterno del Genoa ha finalmente cancellato ogni pregiudizio riguardo la sua presunta incapacità di occupare adeguatamente il ruolo di quarto di difesa: andava acquistato prima del Mondiale, perchè la prestazione di stasera ha duplicato il valore di mercato.
L’infortunio di Cavani (sebbene possa essere meno grave del previsto) potrebbe essere un macigno per Tabarez. Il Matador è molto più determinante di Suarez per la squadra perchè riesce ad abbinare sacrificio e concretezza sotto porta senza alcun particolare problema. Il sistema di gioco uruguagio è costruito attorno al contributo dell’attaccante del PSG e una sua eventuale assenza potrebbe rendere la mentalità di squadra molto più spostata verso il contenimento puro e semplice, piuttosto che all’oscillazione tra le due fasi.

giovedì 14 giugno 2018

Guida al girone C Mondiali Russia 2018

Girone C
Francia                   passano Francia e Danimarca
Danimarca
Perù
Australia

Quadro generale
La Francia giocherà in un girone abbastanza abbordabile.
La Danimarca dovrà essere la sorpresa di questo Mondiale e secondo ne avrà ogni occasione. Il Perù invece a sorpresa ha eliminato squadre molto più quotate quali Cile e Paraguay e adesso proverà con ogni mezzo a sua disposizione a giocarsi la qualificazione agli ottavi. L'Australia invece è la squadra più scarsa del raggruppamento.
Probabilmente a livello qualitativo sarà la Danimarca a infastidire di più la Francia, e ha tra gli altri un giocatore di una categoria superiore: Eriksen

Il calendario

Francia - Australia Sabato 16 giugno ore 12

Perù - Danimarca Sabato 16 giugno ore 18

Danimarca - Australia Giovedì 21 giugno ore 14

Francia - Perù Giovedì 21 giugno ore 17

Danimarca - Francia Martedì 26 giugno ore 16

Australia - Perù Martedì 26 giugno ore 16

Qualora la Danimarca riuscisse a raccogliere almeno 4 punti nelle prime due giornate, probabilmente andrebbe a giocare contro la Francia con la quasi certezza di essere tra le migliori 16.

Le squadre ai raggi x

Francia: La Francia di Deschamps è senza troppi problemi la favorita del girone. Nell'ultimo europeo si sono fermati solamente in finale, mentre nell'ultimo Mondiale si sono arresi solamente alla Germania. Siamo sinceri, l'elemento che contraddistingue la Francia non è il bel gioco e Deschamps non è ancora riuscito a darglielo. La Francia in questo momento è così competitiva solamente grazie ai vari campioni che può schierare in campo. Lo abbiamo visto anche all'europeo, quando giocatori come Griezmann o Payet hanno fatto la differenza da soli. Dietro si sentirà sicuramente la mancanza di Koscielny, ma dalla cintola in su sono perfetti. Un po' come il Liverpool della Champions, però più forti.
Pensate che il CT si è potuto permettere di lasciare a casa giocatori quali Payet, Rabiot, Martial, Coman e persino Lacazzette. Bisognerà vedere anche come si comporterà il capitano Lloris

 FRANCIA (4-3-3): Lloris, Sidibe, Varane, Umtiti, Mendy; Tolisso, Kantè, Pogba; Dembelè, Griezmann, Mbappè. 

Come giovane rivelazione scommetto su Nabil Fekir, il giocatore del Lione non parte titolare, però va detto che l'ottima stagione fatta nell'ultima annata non può passare inosservata. Ha collezionato 23 reti e 8 assist.

Danimarca: La Danimarca dopo essere arrivata seconda dietro la Polonia è riuscita a battere l'Irlanda nel playoff. Eriksen in quell'occasione realizzò una tripletta e questa permise ai danesi di qualificarsi ai Mondiali. La Danske dynamite arriva alla competizione intercontinentale praticamente distrutta in avanti, pensate che nella scorsa stagione Jorgensen e Dolberg insieme avevano segnato circa 40 gol. In questa annata Jorgensen ne ha fatti solamente 9, mentre Dolberg si è fermato a 6. Bendtner è letteralmente imploso, e l'unico che garantisce qualcosa è Cornelius dell'Atalanta.
La nota positiva potrebbe essere la difesa, i due centrali saranno Christensen e Kjaer.
Probabilmente la Danimarca si schiererà con il 4-3-3 con il trequartista.

 DANIMARCA (4-2-3-1): Schmeichel, Dalsgaard, Christensen, Kjaer, Larsen S.; Delaney, Kvist; Poulsen, Eriksen, P. Sisto; Jorgensen. 

Il giovane rivelazione potrebbe essere Pione Sisto, anche lui come detto prima con Fekir potrebbe distruggere le gare a partita in corso. Sarà lui il giocatore che dovrà aiutare Eriksen a trascinare la Danimarca agli ottavi di finale.

Perù: E' questa la sorpresa delle qualificazioni del Sudamerica. Fuori il Cile e il Paraguay dentro il Perù. I giocatori più rappresentativi saranno il bomber Guerrero e Farfàn. Quest'ultimo quest'anno con la maglia della Lokomotiv Mosca è comunque riuscito a realizzare 14 gol e 7 assist.
Il Perù si schiera con un 4-5-1

 PERU' (4-2-3-1): Gallese, Advincula, Ramos, Rodriguez, Trauco; Yotun, Tapia; Carrillo, Cueva, Farfan; Guerrero.  

Se dovessi scegliere un giocatore che farà il botto in questo Mondiale mi butterei su Renato Tapia, un talento cristallino, classe '95. Molti club europei lo stanno monitorando.

Australia: Loro si qualificano sempre, è la quarta di fila. Fra tutte le squadre che avremo al Mondiale l'Australia è l'unica che non ha avuto nessun cambio generazionale negli ultimi anni.
L'unica nota positiva è che molti di questi giocatori militano in Europa. Il loro punto a favore sarà sicuramente l'esperienza, però di contro non avranno quella freschezza che molti giovani potranno garantire ad altre squadre.
L'Australia scenderà in campo con il 3-5-2.

AUSTRALIA (4-2-3-1): Ryan, Risdon, Sainsbury, Milligan, Behich; Mooy, Jedinak; Leckie, Rogic, Kruse; Juric. 

Il giocatore giovane che potrebbe trascinare l'Australia avanti sarà Rogic. Quest'ultimo aspetta solo la grande chiamata per fare il salto definitivo. Negli ultimi anni con la maglia del Celtic si è fatto riconoscere come una macchina. Può giocare trequartista, seconda punta, sulla fascia...
L'unica cosa negativa del suo arsenale è la poca velocità.
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