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Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

domenica 11 novembre 2018

Der Klassiker termina 3-2 per il Borussia

Difficilmente assisteremo a una sfida migliore di quella tra BVB e Bayern Monaco di ieri sera.
Il risultato premia la squadra che ha giocato meglio, in una partita giocata sul peso delle proprie convinzioni tattiche, piuttosto che sull'annullamento dell'avversario.
Grazie a questo successo il Dortmund raggiunge il primo checkpoint stagionale, che vale la consapevolezza di poter battere chiunque con le proprie armi, ma soprattutto impartisce una sonora lezione alla diretta avversaria sul piano prettamente sociale.
Entrambe le società si sono affidate a due allenatori alla prima vera esperienza ad altissimo livello.
Entrambe le rose sono costituite da due blocchi: quello dei veterani, contrapposto a quello dei giovani, ma solo la formazione giallonera può contare sulla forza del gruppo.
A Monaco lo zoccolo duro non è più in grado di fare la differenza e in più non lo vuole neanche accettare.
Dall'altra parte invece giocatori come Sancho, Zagadou, Larsen, Hakimi, Pulisic e Dahoud sono al centro del progetto.
La situazione del Bayern è un ossimoro vivente, tra la complessità attuale e la semplicità di soluzione.
In una realtà collocata tra un allenatore incapace di creare i presupposti affinchè tutti possano trovare realizzazione , un rinnovamento generale francamente deludente e un gruppo di veterani deleterio se non in grado di accettare la propria condizione, il punto di partenza dovrebbe essere quello di sistemare al più presto una di queste problematiche.
Facile comprendere quale possa essere risolta nel minor tempo possibile.
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giovedì 8 novembre 2018

Lo United vince in maniera sporca all'Allianz Stadium

Non chiudere le partite è segno di immaturità. E se un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma non troppo.
Lo United la vince in maniera sporca, sicuramente immeritata per quanto visto in campo, ma la vince.
Non basta un Ronaldo intelligente, fenomenale tanto per il gol, quanto per la pulizia delle giocate in campo.
Non bastano i pali a giustificare una sconfitta. Gli ospiti dimostrano che in campo europeo, specialmente con squadre del tasso tecnico mediamente elevato, la fortuna aiuta gli audaci ed i cali d'intensità mentale non sono ammessi.
Lo ha dimostrato l'altro ieri il Napoli nel primo tempo, lo ha dimostrato l'Inter in positivo, recuperando un match sostanzialmente chiuso. In questo risultato, parte della responsabilità è imputabile ad Allegri, reo di aver inconsciamente dato il segnale alla squadra, di tirare i remi in barca con il cambio di Barzagli - De Sciglio.
Leggevo giorni fa, di come il tecnico livornese insista molto sulla qualità dei giocatori e del gruppo nel comprendere ed interpretare le varie fasi di un match. Rimandato.
D'altro canto Mourinho sorride giustamente, aizza la folla da personaggio qual'è e nasconde così sotto la sua ala protettiva i limiti di una squadra messa sotto per 80 minuti.
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domenica 4 novembre 2018

Palermo: Vittoria al cardiopalma per la vetta del campionato

Nonostante la temuta allerta meteo, a causa della pioggia caduta in maniera torrenziale nella giornata di ieri, con conseguente scomparsa di 12 persone, la partita si gioca regolarmente.
Il primo tempo è equilibrato, con la squadra calabrese che gioca a viso aperto senza particolare timore reverenziale. Per la verità il Cosenza nella prima metà di gara non crea molto, l'unica occasione degna di nota è quella al 12' di Maniero, che su errore di Struna sfiora il gol del vantaggio tirando di poco a lato.
Il Palermo, non riesce a trovare i varchi giusti, anche grazia all'abilità del Cosenza nel chiudere gli spazi e il centrocampo rosanero fatica a trovare gli attaccanti.
I cosentini marcano in maniera asfissiante e i rosa sono poco lucidi e non riescono a trovare la chiave giusta per scardinare la difesa avversaria.
Nel secondo tempo il match rimane praticamente uguale, nonostante le grandi energie spese nel primo tempo tiene bene il campo e continua ad imbrigliare il gioco del Palermo che cerca solamente le giocate con i singoli.
Dal 60' in poi il Palermo prova a schiacciare definitivamente il Cosenza nella propria metà campo.
Al 77' i rosa trovano il vantaggio sugli sviluppi di un calcio d'angolo, con Salvi che insacca di testa.
La gioia del vantaggio dura pochissimo, un giro d'orologio dopo, il Cosenza impatta sul pareggio con Baclet, che dimenticato da Struna, mette facilmente il pallone alle spalle di Brignoli.
Ultimi minuti di gioco particolarmente caldi, con Puscas che prende una clamorosa traversa all'83', ma è al 90' che il Palermo trova il gol della vittoria con Puscas su assist di Nestorovski.
Nei minuti di recupero c'è tempo pure per un espulsione, in ripartenza falletti, si fa 80 metri di campo palla al piede e costringe Idda al fallo da rosso.
Al 98' arriva il fischio finale, che pone fine a una gara interminabile e nervosa.
Vittoria difficilissima per il Palermo che gioca con il cinismo da grande squadra.
Una gara veramente ostica per i ragazzi di Stellone, che si sono lasciati intimidire dal Cosenza.
Dal punto di vista tattico il Cosenza ha interpretato meglio la gara, ma il merito del tecnico rosanero, è quello di aver letto bene la partita e di aver azzeccato i cambi che hanno permesso al Palermo di liberarsi della tela del ragno intessuta da Braglia.
Falletti dimostra ancora una volta di essere un giocatore importante mentre Puscas un cecchino d'area di rigore. Oltre alla vittoria, il rumeno con il suo gol, restituisce fiducia e credibilità ad una squadra che punta decisa alla promozione diretta.
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venerdì 2 novembre 2018

Quali sono le possibili antagoniste alla corsa per la Champions della Juve?

Dopo le prime tre giornate, e la conseguente chiusura dei gironi d'andata, la Juve appare insieme al Barcellona la favorita per la corsa al titolo, in questo articolo analizzeremo squadra per squadra le possibili outsider che potrebbero mettere in difficoltà i bianconeri.

Va comunque preso in esame il fatto che siamo appena all'inizio e dunque qualsiasi situazione può essere completamente ribaltata, e la vittoria del Real, partito in sordina la scorsa stagione, e l'eliminazione del PSG agli ottavi che invece era partito forte ne sono la dimostrazione.
Detto questo, i Blaugrana e la Vecchia Signora appaiono le due squadre meglio organizzate, per quanto riguarda i catalani, probabilmente sono stati un po' sottovalutati a inizio Champions, ma hanno giocato in maniera impeccabile, collezionando 3 vittorie in altrettante partite e realizzando 10 gol a fronte di 2 subiti, basta questo per far capire la forza di questa corazzata. Tutto questo in un girone non particolarmente semplice, con Inter, Tottenham e Psv.
La difesa centrale si è rinforzata, e oltre Pique e Umtiti, potrà contare su Lenglet.
A centrocampo nonostante sia partito Don Iniesta, è arrivato Vidal, anche se sta trovando qualche difficoltà nel trovare spazio. Ma il giocatore cileno non è l'unico acquisto a centrocampo, infatti il Barcellona ha trovato in Arthur una mezz'ala fantastica, con grande qualità e personalità.
Poi c'è l'attacco, in cui non c'è niente da dire, in attacco il trio composto da Messi, Suarez e Coutinho, fa invidia forse a tutti tranne che alla Juve.
Parlando proprio dei bianconeri, loro hanno una delle difese più forti al mondo, Cancelo e Bonucci hanno aumentato il tasso qualitativo, Chiellini è il solito muro, mentre Alex Sandro sta tornando quello di due anni fa.
Se c'è un neo per la società torinese, quello è il centrocampo, Pjanic e Matuidi sono le certezze, Can sarebbe perfetto come terzo giocatore del centrocampo, ma la sua propensione agli infortuni, così come Khedira lo rende un giocatore discontinuo. Bentancur è un ottimo giocatore, ma ha ancora molto da imparare, quindi forse la soluzione migliore per la società bianconera, sarebbe intervenire nel mercato di Gennaio. Per quanto riguarda il reparto avanzato, anche qui, come nel caso del Barcellona poco da dire, 3 vittorie su 3 nel girone, 7 gol fatti e 0 subiti, insomma una macchina infermabile.
Queste sono le due squadre che secondo me si contenderanno il trono d'Europa, adesso passiamo alle squadre che potrebbero inserirsi in corsa: Bayern Monaco, Real Madrid, Manchester City, liverpool, PSG e Atletico Madrid. I bavaresi guidano il loro girone con 7 punti insieme all'Ajax. 
Il Bayern ha perso Vidal, ma ha mantenuto un ossatura in grado di portarla alle semifinali nella passata stagione, dove è stato sfortunato ed è stato eliminato dal Real Madrid.
Proprio gli ultimi citati, i Galacticos devono per forza di cose avere un posto riservato nella corsa alla vittoria finale. Come tutti sappiamo i Blancos stanno vivendo un periodo parecchio complicato, Lopetegui è stato esonerato dopo la bruciante sconfitta nel Clasico per 5-1, ed è stato sostituito da Solari. Aldilà di questo avvio complicato, è chiaro che centrare il quarto successo consecutivo pare davvero un'impresa complessa, ma nonostante dipartita di CR7 la rosa è molto forte.
Per quanto riguarda il City di Guardiola, gioca un calcio fenomenale e, ormai, il gruppo è al terzo anno di crescita. Sulla carta le qualità per puntare al grande traguardo europeo le avrebbe tutte, ma le difficoltà che questo club ha sempre avuto a livello europeo non si scordano, e per questo ripongo molta cautela sui Citizens.
Restando in Inghilterra è tempo di parlare di Liverpool, i Reds hanno perso la finale scorsa, ma hanno mantenuto quasi tutto lo stesso gruppo. Salah continua a segnare e non intende fermarsi, insomma sono una buona candidata.
Nello stesso girone si trova il PSG, i parigini, in quanto a singoli sono messi molto bene, ma l'equilibrio è latitante. In un gruppo in cui ci sono Liverpool, Napoli e Stella Rossa, il rischio è di non arrivare neanche agli ottavi di finale.
Infine, non si può sottovalutare l'Atletico Madrid. La squadra si Simeone è partita malino, ma è una compagine forte e concreta. Quando inizierà la fase che conta veramente bisognerà porre attenzione ai madrileni. Da non sottovalutare, poi, che la finale si disputerà nel suo stadio, il Wanda Metropolitano, il prossimo 1 giugno.
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martedì 30 ottobre 2018

Bucks unici imbattuti

I Bucks, dopo aver battuto questa notte l'altra squadra che finora aveva sempre vinto, sono rimasti l'unica franchigia a non aver ancora sconfitte al passivo.
Per i Raptors comunque era pronosticabile un cammino da protagonista nel povero Est, mentre pochi credevano realmente Milwaukee come una reale minaccia per le prime forze dell'Eastern Conference.
Particolarmente impressionanti sono state le due vittorie contro Timberwolves e Magic ottenute rispettivamente con un margine di 30 e 22 punti, con la pratica archiviata già all'intervallo e titolari tenuti sotto i 30 minuti di utilizzo.
Senza dubbio l'artefice principale di questo splendido inizio di stagione è il nuovo coach, Mike Budenholzer.
Lui è uno dei migliori allenatori della lega, ed è stato in grado di vincere 60 partite con gli Hawks nel 2015.
La prima differenza a livello, e la più evidente, è sicuramente relativa al PACE della squadra.
I Bucks sono da anni una squadra con del potenziale offensivo alto, ma han sempre scelto di giocarea ritmi piuttosto bassi, risultando l'anno scorso tra le ultime 10 squadre della NBA per quanto riguarda il PACE (numero di possessi giocati a partita).
Quest'anno sotto la guida di Budenholzer, i Bucks giocano circa 10 possessi in più di media, risultando la sesta squadra con il PACE più alto.

E'aumentato considerevolmente anche il numero di triple tentate e segnate a partita, grazie soprattutto al contributo dei lunghi, che stan permettendo ai Bucks di allargare il campo per lasciare più spazio alle iniziative di Giannis.
Fino ad ora i vari Brook Lopez, Ilyasova e Henson stanno dando il loro contributo, tirando con continuità e con buoni risultati da fuori.

E chi l'avrebbe mai detto che nel 2018 conviene giocare in transizione e mettere in campo più tiratori possibili? E' meglio che i sostenitori della vecchia pallacanestro se ne facciano una ragione, perchè tanto in qualunque caso contrastare i Warriors è praticamente impossibile.

Giannis, grazie a questa pallacanestro, soffre molto meno le lacune al tiro, sta dominando sotto le plance, il greco sta viaggiando su una proiezione di 16.6 rimbalzi e 2.0 stoppate per 36 minuti, contro i 9.8 rimbalzi e 1.2 stoppate della passata stagione.

Difensivamente, i Bucks sono attualmente la seconda miglior squadra della lega, impressionante fino a questo momento il contributo di Henson e Giannis, con il secondo che sembra aver fatto un deciso salto di qualità anche nella metà campo difensiva.
Snell e DiVincenzo, dalla panchina si stanno rivelando due ottimi difensori perimetrali.
Ma anche il quintetto con Ilyasova e Lopez, non propriamente due defensive stopper, sta producendo degli ottimi risultati.
Sorprendentemente infatti, il quintetto Bledsoe, Middleton, Giannis, Ilyasova e Lopez subisce circa 80 punti per 100 possessi, risultando il milgiore difensivamente dei Bucks e tra i milgiori in assoluto della lega.

Ritmo più alto, quintetti "larghi" per esaltare le capacità di Giannis, salto di qualità difensivo.
I Bucks sono da considerarsi una vera e propria minaccia per il titolo ad Est, e probabilmente Giannis avrà seriamente qualche Chance di prendere la statuetta del giocatore più forte della Lega a fine anno.
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domenica 28 ottobre 2018

Il "Clasico" più strano di sempre.

Sarà il "Clasico" più strano di sempre, sarà il primo Clasico senza Messi e Ronaldo dopo 11 anni e sarà probabilmente l'ultima chance per Lopetegui sulla panchina del Real, perchè in caso di sconfitta l'esonero sarebbe molto probabile.
Mai come quest'anno è una sfida cruciale per le sorti delle due squadre, da una parte c'è il Barcellona che mancanza di Messi a parte è in buona salute, dall'altra c'è proprio il Madrid che invece ha bisogno di iniezioni di ossigeno per riprendere la corsa verso le posizioni che contano.
La squadra ha sicuramente risentito dell'addio di CR7 e Zidane e non riesce più a uscire dal tunnel che l'ha portato a essere settimo in Liga con appena 14 punti.
In Champions va leggermente meglio, le Merengues sono primi a pari punti con la Roma.
In tema Champions i blaugrana arrivano invece da tre vittorie in altrettante gare.
Sicuramente l'assenza di Messi riequilibrerà leggermente la partita di oggi pomeriggio, ma sicuramente i catalani affronteranno la partita con maggiore tranquillità.
Il risultato del Clasico, può, però cambiare tutto. Lopetegui appare in evidente difficoltà, lui, sbarcato a Madrid dopo il clamoroso addio di Zidane, potrebbe calcarne le orme.
Il francese, nella passata stagione ebbe un avvio simile, ma come ben sappiamo poi conquistò la Champions.
Lo spagnolo però che per i Blancos ha lasciato la selezione spagnola e di conseguenza non ha potuto essere presente al Mondiale dell'estate appena passata appare però in una situazione più complicata.
Aldilà dell'assenza di Ronaldo, i Galacticos sembrano avere problemi più gravi rispetto a quelli di un anno fa e anche in Spagna pensano che l'avventura del tecnico ispanico sia vicina al capolinea.
L'impressione è quella di una squadra forte, ma che ha bisogno di nuovi stimoli per ritrovare quella lucidità e fame di vittoria che tanto spesso gli viene affibbiata.
Vedremo se, per svoltare, sarà necessaria la presenza di una nuova guida, oppure la vittoria nel "Clasico" potrebbe risultare la giusta medicina.
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venerdì 26 ottobre 2018

La Juventus infiamma la Champions

La vittoria di martedì sera ha posto ancora più in risalto il grande valore dei bianconeri, che si sono ancora una volta dimostrati grandi candidati ad alzare la coppa, ma come ogni cosa, c'è sempre qualcosa che si può migliorare.
Il tecnico toscano, è stato molto lucido nell'analizzare la gara. Cercare problemi nei meccanismi dei piemontesi è una cosa imbarazzante, ma qualche lacuna si trova.
Innanzitutto, la cinicità. Per la mole di gioco che la Juve crea deve segnare di più.
 Spesso manca l'ultimo passaggio, e probabilmente il problema è dato dalla vista di Ronaldo.
Mi spiego meglio, in pratica quando i compagni vedono CR7 la passano solamente a lui, e tra l'altro il portoghese non ha ancora trovato il suo primo sigillo in Champions League, ma ciò non può costituire un problema, visto e considerato che fin qui in bianconero ha giocato nella competizione europea 1 partita e 30 minuti.
Inoltre anche all'interno della singola ci sono delle variazioni nell'interpretazione della stessa, la squadra di Allegri solitamente disputa dei primi tempi ottimi, staccando poi la spina nei secondi 45 minuti.
Probabilmente questo è collegato anche alla forma fisica, nei mesi di Marzo e Aprile dove cominceranno le partite importanti probabilmente la squadra bianconera avrà una forma fisica tale da potersi permettere di giocare 90 minuti tutti con la stessa concentrazione.
Bisogna certamente recuperare Khedira e Can che sono due giocatori importantissimi per lo sviluppo del gioco della Vecchia Signora.
Fatta questa premessa generale, tornando alla partita di Old Trafford, la Juve ha fatto una partita spaziale. Adesso il passaggio agli ottavi come prima del girone è a portata di mano, perchè al giro di boa del girone ha già 5 lunghezze di vantaggio sulla seconda squadra che è proprio lo United.
Occorre però rimanere sul pezzo e non effettuare voli pindarici, perchè il PSG della scorsa stagione ne è l'esempio.
L'anno scorso i parigini superarono il girone senza troppi patemi, ma nella doppia sfida degli ottavi di finale contro il Real Madrid presero una sonora lezione di calcio e di umiltà.
Naturalmente le potenzialità per essere una delle candidate al titolo ci sono tutte, ma a febbraio inizierà un altro torneo e la caratura delle rivali potrebbe essere decisamente superiore.
Per quanto riguarda invece Manchester United e Valencia ci si sarebbe sicuramente aspettato di più, ma i risultati che stanno arrivando nei rispettivi campionati rispecchiano un periodo difficile.
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giovedì 25 ottobre 2018

Napoli spettacolare pareggia 2-2 a Parigi

La squadra di Ancelotti pareggia 2-2 al campo dei Principi e continua a lanciare segnali importanti.
Gli azzurri hanno disputato un'ottima gara in cui si sono fatti preferire ai francesi, e avrebbero meritato la vittoria che è stata tolta loro al 93' dopo un tiro spettacolare di Angel Di Maria.
Nonostante lo squilibrio verso l'attacco che i parigini hanno, e l'abitudine alla poca intensità dovuta a un campionato transalpino mediocre, si sta comunque parlando di una delle candidate alla vittoria finale e di una squadra che davanti può vantare un attacco con Di Maria, Neymar, Mbappe e Cavani, insomma una grande del calcio internazionale.
Il percorso seguito fin qui dalla squadra partenopea, ricorda quello della prima Juventus targata Allegri, Ancelotti è stato bravo a non rompere i meccanismi di Sarri e nell'inserirvi all'interno quei ritocchi necessari per migliorare le lacune.
Il lavoro di Carlo, come fu quello di Max, è soprattutto sulla mentalità della squadra, resa meno timorosa e più serena. Ecco così spiegato in pochissimo tempo a cosa sono dovuti i miglioramenti che si evincono nella squadra dell'allenatore di Reggiolo.
Insigne, non è più ingabbiato all'interno dei troppi schemi ed è stato posizionato più vicino alla porta, risultando molto più efficace. A questo si aggiunge un utilizzo del turnover, che negli anni precedenti a Napoli era praticamente sconosciuto.
Coinvolgere molti giocatori, consente di far sentire tutti parte integrante del progetto e di conseguenza compatta lo spogliatoio e migliora lo svolgimento degli allenamenti.
Dicendo questo non si vuole assolutamente denigrare lo splendido lavoro effettuato da Sarri, ma semplicemente sottolineare come sia stato abile Ancelotti a migliorare laddove ce n'era bisogno, facendo diventare il Napoli una macchina quasi perfetta.
Adesso in campionato i campani si trovano al secondo posto a 4 punti dalla Juve, che pare fino a questo punto una corazzata inarrestabile.
Certo c'è da dire però che a differenza dei bianconeri hanno avuto un campionato più in salita e che potrà provare il contrattacco nel mese di Dicembre, periodo in cui i bianconeri avranno una serie di incontri ravvicinati piuttosto probanti.
Per quanto riguarda la Champions, invece gli uomini di Ancelotti sono secondi nel loro girone accoppiati con il PSG. A guidare il gruppo c'è il Liverpool con 6 punti, mentre la Stella Rossa occupa l'ultima posizione con un punto. Considerata la forza posta in campo dal Napoli e le due sfide in casa contro parigini e serbi, il Napoli ha tutte le carte in regola per accedere agli ottavi.
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martedì 23 ottobre 2018

Il problema del Chievo

Il problema del Chievo non è che abbia investito poco nel mercato. Il Chievo non ha mai avuto soldi, non solo in confronto alla grandi potenze del nostro calcio, ma anche e soprattutto rispetto alle dirette concorrenti per la salvezza.
Sono ormai vent'anni che Campedelli fa miracoli per sostenere il proprio club a questo livello professionistico, riuscendo peraltro anche a dare valore concreto alla società, con un centro tecnico giovanile nuovo di zecca.
Non dimentichiamo che il fatturato 2017 della Paluani parla di 43 milioni di euro, con un utile netto di 1,5 milioni, il che non è che consenta grandissimi margini di manovra in un calcio che viaggia sempre più a cifre spropositate.
La reale questione è che, proprio in un contesto calcistico come quello contemporaneo, in assenza di grandi mezzi economici, ciò che rimane da fare è investire nella competenza. Tutto ciò che ha riguardato il Chievo negli ultimi vent'anni ("Miracolo Chievo", "Il Chievo europeo", "Il Chievo rompiscatole") è SEMPRE scaturito dalla competenza. L'addio di Sartori dai quadri dirigenziali ha completamente stravolto (in peggio) quelle che sono state le basi della costruzione del miracolo. Lo scouting è letteralmente imploso. Sono spariti gli investimenti nei confronti di quei ragazzi, italiani e stranieri, che non avevano ancora trovato le condizioni ideali per esprimere il proprio talento e che hanno reperito poi nell'ambiente gialloblù quello ideale per poter finalmente dare sfogo alle proprie qualità. Stiamo parlando di gente come Thereau, Dramè, Jokic, Cesar, Birsa, Bradley, Gelson Fernandes, Zukanovic, Constant, Hetemaj, Acerbi, Paloschi, Inglese e anche Stefano Sorrentino, prelevato per mezzo milione di euro dall'AEK Atene, quando nessuno se lo filava.
Si è inizialmente pensato, con la gestione Nember, che fosse sufficiente portare a casa tantissimi elementi dall'usato sicuro per poter reggere: questo, in realtà, si è rivelato un pensiero assolutamente condivisibile dal punto di vista tecnico (perché alla fine il successo della gestione Maran è da dividere in parti uguali tra l'abilità del tecnico e quella di calciatori che, fino a qualche anno prima, bazzicavano in Champions League), ma totalmente insostenibile dal punto di vista economico. Se andiamo poi a valutare le situazioni in cui Nember abbia effettivamente aperto il portafogli, non ce n'è una che si possa definire soddisfacente: Mpoku (5 milioni), Bani (4 milioni), Bastien (1,5 milioni), Maxi Lopez (1,5 milioni), Ruben Botta (1 milione), Bellomo (1 milione). L'unico grande acquisto della sua gestione si è rivelato Lucas Castro, anche se la sensazione è che sia arrivato più per volere di Maran che per intuizione del dirigente. Il peso economico della rosa è andato così ad aumentare enormemente, a tal punto che la società, proprio in quel periodo, sia dovuta ricorrere a misure che, per quanto restino ancora da giudicare legalmente, rimangono discutibili in ogni caso.
Ciò è stato ammesso anche dallo stesso Campedelli che, dopo l'improvviso allontanamento di Nember dai quadri dirigenziali, avvenuto nel freddo Febbraio del 2017 per divergenze gestionali, dichiara come "il Chievo debba tornare alle origini".
Da qui si arriva al secondo punto discordante, ovvero l'affidamento della direzione generale a Romairone, profilo che ha dimostrato nel corso del tempo di non avere la minima idea di come costruire una squadra competitiva con poche risorse. Si è andati all'estero per concludere sconclusionate acquisizioni come quelle di Gaudino, Jaroszynski, Tanasijevic, Burruchaga, palesemente manovrate da qualche procuratore amico. Si è guardato al mercato interno nel modo più sbagliato, dispendioso e confusionario possibile, impegnando gran parte del proprio salvadanaio per elementi dalla dubbia tenuta atletica o mentale come Barba (3 milioni di euro), Djordjevic (contratto da quasi un milione all'anno), Obi (2 milioni di euro) e anche il povero Pucciarelli, a cui mai si andrà a recriminare per impegno, ma che certo non vale i quasi 4 milioni di euro sborsati (in questo senso bisognerebbe aprire un capitolo a parte sul costo dei ragazzi italiani, enormemente fuori mercato per quello che possono concretamente dare al nostro campionato: magari lo faremo in futuro).
Andare in Serie B, se così dovesse essere, non sarebbe un problema se attorno al cuore e all'impegno di Campedelli ci fossero ancora figure dirigenziali competenti e un'organizzazione tale che vada concretamente a compensare la mancanza di risorse. Ancora una volta, a prescindere dall'esito di questa stagione, il Chievo chiede a Campedelli di ricominciare dagli ultimi anni del secolo scorso, ripristinando quelle condizioni e quelle conoscenze che hanno permesso a una frazione di 5000 abitanti di conoscere (prima) e stabilizzarsi (poi) nei migliori palcoscenici calcistici nazionali. Non importa quanto tempo sia necessario, l'importante è ripartire. Sempre che abbia ancora la forza per poterlo fare.

sabato 20 ottobre 2018

Danilo Gallinari, quello che è stato, quello che sarà

Danilo Gallinari ha saltato 323 gare nel corso dei suoi 10 anni di NBA. Un’enormità. La scorsa stagione è stato in campo in appena 21 partite. La prima cosa che viene in mente, quando si pensa al Gallo nella NBA, oggi è la parola “infortuni”. Non i 39 punti (7-11 da tre) in maglia Nuggets, che schiaffò in faccia alla difesa dei Dallas Mavericks nel 2012, con interpretazioni in spot-up alla “Chris Mullin”. Non i due “quarantelli” del 2015 (40 contro i Magic e 47 contro i Mavericks) in modalità “in-your-face” o il passaggio dietro-schiena sulla riga di fondo a Faried in contropiede-secondario (uno degli assist più spettacolari degli ultimi anni).
Stiamo parlando di uno degli attuali migliori tiratori di liberi della lega. Di un giocatore che è stato capace di viaggiare a quasi 20 punti di media in stagione (2015-2016) e che ha oltre 15 di media in carriera. Lo puoi apprezzare o meno, Gallinari. Condividere o meno il suo approccio alla Nazionale. Non tutti possono dire di aver fatto ciò che ha fatto lui a livello NBA (quando ha giocato).
Però la carriera del Gallo è costellata di (parecchie) ombre. A 30 anni, si può affermare con discreta certezza. Il motivo è semplice. Il “non essere incline agli infortuni” deve essere visto come una caratteristica che conta più della precisione al tiro, del ball-handling, della visione di gioco. E questo Danilo lo ha pagato. Ha dimostrato di poter essere un All-Star (per quello che significa il termine) in una singola gara. Può recitare da “re per una notte”.
Certo, trattasi di 2.08 con gran mano da tutte le posizioni, notevole senso del canestro e capacità di costruirsi il tiro dal palleggio. Mai un mostro di esplosività, ma abbastanza forte fisicamente per assorbire i contatti in entrata. Caratteristiche di una “stretch-4” dal “confortante” avvenire. Potenzialmente. Stanotte, contro i Thunder, ne ha messi 26 in 26 minuti di gioco. Alcuni tiri dalla media con l’uomo addosso (da fermo) sono sembrati degni del miglior Carmelo Anthony. Ma si sa, e la stagione dura ben 82 partite (play-off esclusi).
Nei primi 10 anni di carriera, Gallinari è stato un talento a cui gli infortuni hanno negato la possibilità di dimostrare continuità di prestazioni sul medio-lungo periodo. Spero che si sia messo questi 10 anni alle spalle. Che rimanga sano. Che faccia anche 1-20 dal campo, ma che la parola “campo” possa diventare una costante del suo vocabolario.