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Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

lunedì 17 dicembre 2018

Gironi Champions: La Roma prende il Porto, la Juventus l'Atletico Madrid

Senza dubbio il match più complicato da analizzare è quello della formazione juventina, che trova l'Atletico del Cholo Simeone.
Se ci soffermiamo sui singoli dati è abbastanza evidente che la formazione torinese abbia numeri migliori, ma sappiamo benissimo che la squadra spagnola è un avversario molto complesso.
L'Atletico finora ha perso solamente due partite in tutta la stagione, ed è la migliore difesa della Liga con solo 12 gol al passivo.
Entrambe le società sono accomunate da un fatto: le difficoltà maggiori fino ad ora sono arrivate contro avversari che non avevano paura di mettere pressione sulla prima costruzione di gioco, senza timore reverenziale. Alla Juventus è successo contro lo Young Boys, mentre all'Atletico nella pesante sconfitta del Signal Iduna Park.
I Madrileni hanno però zoppicato anche contro squadre decisamente meno quotate (Leganes, Villareal, Girona e Club Brugge) chiaro segno di non aver ancora raggiunto la piena maturità a muovere difese schierate.
E' abbastanza superfluo dire che il gioco dell'Atletico dipenda quasi eslusivamente dal suo numero 7. Le Petit diable è già arrivato in doppia cifra e rappresenta il vero faro dell'attacco colchoneros, ancor di più per ora che Diego Costa è infortunato, anche se quest'ultimo sarà pienamente recuperato per febbraio.
Da non sottovalutare è il dato dei marcatori totali dell'Atletico, ben 14 e dunque 3 in più rispetto ai bianconeri. Dunque bisogna stare attenti sui calci piazzati, con Gimenez e Godin sempre pronti, e alla crescita di elementi come Lemar, Gelson Martins, Vitolo e Angel Correa, molto abili a ripartire forte.
Servirà dunque la migliore Juve per superare un'ostacolo che, comunque, deve essere affrontato con rispetto, non con timore.

Trasferiamoci nel centro Italia, più precisamente a Roma.
Ai capitolini difficilmente poteva andare meglio, anche se va ricordato che il Porto è la squadra che ha raccolto il maggior numero di punti in questa edizione di Champions.
E' chiaro che nel breve periodo la Roma troverebbe difficoltà anche con la Virtus Entella (prossima avversaria di Coppa Italia).
La squadra continua a peccare di equilibrio e, all'indiscutibile crescita dei giovani (Under, Zaniolo e Kluivert), non accompagna un rendimento complessivamente soddisfacente.
Detto ciò, mancano però due mesi all'appuntamento contro i portoghesi. 
Come ben sappiamo, nell'epoca dell'assoluto monopolio juventino, gli obiettivi delle altre grandi formazioni italiane devono essere soprattutto quello della ricerca di continuità e successo in campo internazionale.
Per superare questo momento psicologicamente difficile Di Francesco si dovrà dare da fare, e dovrà inoltre sperare di recuperare il più presto possibile alcuni giocatori che sono determinanti per il successo di questa squadra.
Il Porto lo reputo comunque un ottima squadra, che non deve per nessun motivo essere sottovalutato.
Il pericolo principale è rappresentato dal fisico centravanti maliano Marega, che sta segnando con continuità in tutte le competizioni. A mettere davanti la porta Marega, ci pensa il 23enne trequartista Otàvio, che ha saputo raccogliere ben 8 assist nella prima parte di stagione.
Sulle fasce hanno diversi giocatori abili nell'uno contro uno (Torres, Brahimi, Jesus Corona ed Hernani).
In mezzo al campo a fare filtro troveremo Hector Herrera che da sempre è un pallino delle big italiane. Inoltre ritroveremo Alex Telles, l'ex terzino dell'Inter ha trovato la continuità in un ambiente più congeniale alle sue caratteristiche offensive di cui dispone ed ha già messo in cascina 5 assist in stagione.

Sugli altri ottavi di finale do' qualche nozione in generale, Tottenham Dortmund e Liverpool Bayern sono partite non adatte a chi soffre di cuore. Manchester City, Barcellona e Psg avanti abbastanza agevolmente, mentre occhio all'Ajax, imbattuta nel doppio confronto di girone contro il Bayern Monaco, se c'è una squadra che potrebbe fare lo scherzetto ai Blancos, quella sono proprio gli olandesi.
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giovedì 13 dicembre 2018

Juventus, che figuraccia contro lo Young Boys

Come ho più volte detto anche in occasioni precedenti, l'unico nemico della Juventus è la Juve stessa.
Anche l'avversario meno ostico può diventare terribilmente difficile da battere, se l'approccio è come quello espresso dai bianconeri ieri sera.
Questa sconfitta, rispetto a quella con lo United è più preoccupante, perchè figlia della presunzione più che della sufficienza.
A nulla serve elencare le occasioni mancate, il campo sintetico e il turnover.
La Juventus è arrivata prima, perchè lo United vive delle contraddizioni di una rosa qualitativamente squilibrata nei reparti.
Non so se è bravura o fortuna, comunque la Juventus è abile nel fare passi falsi laddove se lo può permettere. Attenzione però, che da questo momento in poi gli errori dovranno essere ridotti all'osso, e anche i pochi commessi potrebbero essere pagati cari.
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mercoledì 12 dicembre 2018

L'Inter deve mangiarsi le mani

La squadra nerazzurra non esce per mancanza di concretezza, ma per manifesta inadeguatezza tecnica e filosofica, perlomeno a questo livello. Parliamoci chiaro: la squadra di Spalletti ha vinto con le proprie armi e con le proprie convinzioni solamente nella trasferta di Eindhoven. Nonostante ciò, l'Inter si è ritrovato a punteggio pieno dopo due partite, grazie anche al caos finale della sfida d'andata contro il Tottenham. Il doppio confronto con gli inglesi ha messo in evidenza una chiara differenza in termini tecnici e carismatici tra i due club: ciò era ampiamente preventivabile, considerando come la squadra di Pochettino veleggiasse ad altissimo livello da quasi un decennio. Il fatto, tuttavia, che la competitività internazionale dei nerazzurri fosse grossomodo paragonabile a quella del PSV Eindhoven, si è rivelata un’autentica sorpresa. La formazione olandese ha giocato una partita coerente, equilibrata, preparata nei minimi dettagli, mettendo in evidenza anche qualche scambio tecnico sulla verticale di grande levatura. Lozano e Bergwjin hanno dimostrato di avere le idee decisamente più chiare rispetto a Icardi, Politano e Perisic riguardo come creare pericolo, soprattutto nell'ambito di un'azione manovrata. In generale, la squadra di Van Bommel ha dimostrato di essere molto più avanti nel proprio processo di crescita rispetto a quella di Spalletti. Una realtà senza dubbio paradossale, considerando come in realtà siano stati i nerazzurri a giungere a un solo colpo di testa (peraltro fattibile, di un giocatore che farebbe bene a prendere tutto quello che può dal compagno di reparto, invece di andare a piangere dal paparino) dall'approdo al turno successivo. 
Anche in questo caso, l'approssimazione è stata pagata a caro prezzo. Tuttavia, se nel caso del Napoli si è trattato di un'approssimazione nei dettagli, a contorno di un lavoro coerente e apprezzabile sotto il profilo dei principi di gioco, in questo caso la superficialità entra nella profondità dei macro-argomenti, quelli che incidono sul rendimento a lungo termine di una stagione che ha ancora molto da raccontare. 
L'Inter non è migliorata rispetto allo scorso anno, forse non è migliorata nemmeno negli ultimi cinque anni. La filosofia di Spalletti dipende ancora tantissimo dal rendimento di Icardi e dalla capacità degli esterni d'attacco di determinare qualcosa nell'uno contro uno. Non si sono visti miglioramenti riguardo la ricerca di una maggior incisività nella porzione centrale di campo, nè sulla capacità di fare propria la gestione dei momenti importanti della gara. 
Spalletti aveva avuto il merito (fino a ieri) di raggiungere ciò che, alla fine, conta di più in questo sport: il risultato. L'Inter, nonostante difficoltà e momenti bui, era riuscito a tornare ai gironi di Champions League. Inoltre, la qualificazione agli ottavi di finale della competizione, unico obiettivo stagionale (oltre alla conferma entro i primi quattro posti del campionato italiano), sembrava a un certo punto alla portata. Ora come ora, mancato l'obiettivo principale, diventa inevitabile spostare l'attenzione sulla mediocrità tecnica che l'Inter, da ormai troppo tempo, fatica ad abbandonare. 
Una formazione interista che dipende dalle prestazioni del proprio centravanti e che non trova nessun altra soluzione se non quella di arrivare sul fondo dell'esterno, non è nient'altro che quella di Mancini. Sono passati tre anni, siamo ancora qua. 
L'Europa League è una competizione che si vince con qualità e convinzione delle proprie giocate: difficile possa essere il caso di questo gruppo, peraltro nemmeno troppo profondo in termini di rosa.
Postilla finale: ode a Trent Sainsbury. Il 26enne centrale difensivo australiano si è rivelato il migliore in campo per distacco, grazie alla puntualità dei propri interventi e all'attenzione verso il corretto posizionamento. A sei mesi dall'inizio del Mondiale si poteva prendere per due noccioline quando, snobbato da tutti, fu costretto a trovare continuità nel Grasshoppers, formazione di metà classifica della Super League svizzera. Avrebbe fatto comodo ad almeno tredici squadre di Serie A, essendo anche dotato di passaporto comunitario.
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mercoledì 5 dicembre 2018

Palermo alla Global Futures Sports and entertainment

Da qualche giorno ormai sembra ufficiale la cessione del Palermo calcio, ad una cordata inglese.
Prima di dare un giudizio alla conferenza stampa di ieri bisogna ringraziare (da tifoso del Palermo) Zamparini.
L'imprenditore friulano ci ha fatto scoprire tantissimi campioni, ha portato nel calcio d'oggi giocatori del calibro di Cavani, Dybala, Pastore e tanti altri che ovviamente conosciamo.
Grazie a lui abbiamo calcato campi importanti come l'Europa League o l'Olimpico di Roma nella finale di Coppa Italia in cui 40000 tifosi palermitani hanno invaso le strade della capitale.
Probabilmente l'era migliore è finita con quella finale persa 3-1 contro l'Inter.
Da li in poi tante promesse non mantenute, ed è questo che il tifoso rosanero ha sempre contestato, la mancata trasparenza.
Tornando al discorso iniziale, la cessione sembra effettivamente esserci stata, ma adesso bisogna capire chi saranno i nuovi proprietari, chi c'è dietro a questo gruppo di investitori.
Il Palermo è stato acquistato dalla Global Futures Sports and entertainment e ieri in conferenza stampa si sono presentati quattro rappresentanti: il primo è Clive Richardson, l'advisor Belli che ha gestito la cessione, David Platt ex giocatore e capitano della nazionale inglese e James Shun.
Ovviamente dopo la conferenza stampa di ieri è un po' presto per trarre delle conclusioni, anche perchè sono state fatte tante domande e quelle più importanti non hanno ricevuto alcuna risposta.
Mi viene da pensare a questo punto che quella di ieri sia stata una conferenza per calmare un po' le acque.
Per quanto riguarda David Platt, il suo ruolo dovrebbe essere solamente quello di consulente tecnico, ma magari rimarrà come braccio destro di Foschi.
Come parere personale, io penso che questa cessione sia avvenuta, spero al più presto che escano fuori i nomi che ci sono dietro a questo fondo.
A questo punto non resta che dare fiducia ed aspettare.
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giovedì 29 novembre 2018

Eriksen e Son l'hanno risolta

In assenza di Son e Eriksen, l'Inter avrebbe tranquillamente portato a casa il risultato.
Appena i due campioni hanno solcato il terreno di gioco la musica è cambiata, e una partita che era pienamente in controllo per i nerazzurri, col passare dei minuti ha cominciato a pendere dal lato dei londinesi.
Per gli uomini di Spalletti c'è molto poco da recriminare, hanno giocato una partita praticamente perfetta (e non era per niente facile), sbagliando solamente in occasione del gol di Eriksen, dove hanno fatto girare Alli con troppa tranquillità in area di rigore.
Spalletti ha impostato una partita di gestione, cercando di rallentare il ritmo per quanto possibile e sperando, di trovare il gol in contropiede.
Pochettino probabilmente si aspettava una Inter di questo tipo, il tecnico argentino ha accettato la strategia avversaria, salvaguardando l'integrità fisica dei propri fuoriclasse, per poi affondare nel momento opportuno.
Nel calcio d'oggi molto spesso sono i tre cambi a fare la differenza: se due di questi prendono il nome di Son ed Erikson, facile che qualcosa di positivo possa accadere.
Il merito principale di Pochettino è quello di aver creduto nuovamente in un giocatore come Sissoko, che era stato messo da parte in precedenza.
Il ruolo di Sissoko, schierato davanti la difesa ha permesso di minimizzare le incertezze tecniche di cui soffre, premiando al contrario le sue caratteristiche principali, ovvero progressione e forza fisica.
Quindi il francese è diventato l'ago della bilancia, in una squadra costruita intorno ai palleggiatori.
Sissoko riesce a garantire qualche soluzione offensiva in più, grazie alla tonicità e testardaggine con cui si lancia in avanti con la palla tra i piedi, ma anche, allo stesso tempo, a mettere una pezza nelle situazioni potenzialmente pericolose.
Detto questo ciò che conta è la classifica e il Barcellona, farà il proprio dovere contro gli Spurs: dovrà essere l'Inter a non perdere la calma davanti al proprio pubblico, contro un PSV che può avere tutta la voglia del mondo, ma allo stesso tempo resta parecchio lacunoso.
Quindi per una volta servirà un'Inter battagliero e concentrato dal primo all'ultimo minuto.
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martedì 27 novembre 2018

I Los Angeles Clippers stanno sorprendendo

I Los Angeles Clippers sono probabilmente la squadra che sta sorprendendo più di tutte, nelle prime 19 partite hanno un record di 13-6 che vale il primo posto nell'agguerrita Western Conference.

I Clippers sono una squadra con uno dei roster più profondi della lega, senza una superstar, ma per ora sono la compagine più continua, che sta approfittando dei passi falsi delle squadre sulla carta più blasonate.
Se andiamo ad analizzare il roster possiamo notare che il punto di forza teoricamente sarebbe la difesa, infatti nessun'altra squadra può vantare di avere difensori del calibro di Bradley, Beverley, Harrell e Mbah a Moute.
In realtà se leggiamo le statistiche i losangelini figurano come 6 miglior attacco della NBA, mentre dal punto di vista difensivo si trovano solamente al 12esimo posto.

Dal punto di vista offensivo, hanno giocatori come Harris che è in scadenza ma che sta facendo una stagione molto buona, hanno Harrell (fino ad ora il Mip), che non avrà grandissimo talento, ma gioca ogni partita come se fosse indemoniato, c'è Williams che non sta mantenendo le medie superbe dell'anno scorso, ma nei momenti decisivi è glaciale e poi c'è Gallinari che fino ad ora (18 partite giocate) sta giocando la miglior stagione in carriera sotto quasi tutte le voci statistiche.
Merita una menzione d'onore anche il rookie Gilgeous-Alexander, un giocatore con ampi margini di miglioramento che sa fare un po' tutto e a cui Rivers sta concedendo tanto spazio.
Proprio quest'ultimo citato, ha probabilmente il merito più grande per questo inizio di stagione, Doc sta facendo un egregio lavoro, e sta decidendo col passare delle partite su chi puntare e su chi no.
Sicuramente il fatto che nell'era della Lob City con Griffin, Jordan e Paul non avevano mai avuto un inizio del genere fa sorridere, ma probabilmente la spiegazione sta nel fatto che questa stagione il roster non abbia una vera superstar, quindi il gruppo è più facile da allenare e quindi Rivers riesce ad avere riscontri positivi che si tramutano poi in vittorie.
Molto probabilmente non finiranno al primo posto nella Western Conference, ma una squadra che batte Oklahoma City, Houston(due volte), Milwaukee, Golden State, San Antonio e Memphis merita attenzione e rispetto.
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lunedì 26 novembre 2018

La capitale in difficoltà dal punto di vista calcistico

La Capitale delle occasioni perse e degli ormai sempre più continui vorrei ma non posso. La Lazio spreca un'occasione d'oro. Contro un Milan incerottato crea gioco, conclude (poco), va sotto e la riacciuffa all'ultimo secondo. Quarto posto confermato e pareggio raggiunto con i nervi le uniche note positive. L'assenza tecnica e fisica - rispettivamente - di Alberto e Savic ormai prolungata, nonostante la loro presenza regolare in campo, si fa sentire, con una squadra diventata d'un tratto normale. Vittorie con le squadre più deboli, sconfitte con quelle più forti (Inter, Napoli, Juventus e sulla carta Roma). Elogio alla normalità che sa di continue occasioni perse. Verranno tempi di magra e i punti messi in cascina ora avrebbero fatto comodo. Se Atene piange, Sparta non ride. In estate la squadra viene privata di 2/3 dell'asse portante dell'undici in campo. Sulla panchina siede un allenatore che fa dei dogmi tattici un suo punto di forza. Si pretende che, l'equazione "sostituisco un giocatore con un pari ruolo", produca effetti come alla PlayStation. Al diavolo le sinergie tra giocatori, il carisma dei ceduti, il loro apporto tecnico e tattico. Ecco, Di Francesco avrà anche i suoi limiti, consistenti nel non rendere oro una squadra che potrebbe lottare al massimo per l'argento, ma è colpevole in concorso con la società. I risultati dissonanti tra campionato e Champions derivano anche dall'approccio, che gli avversari della Roma impongono alle partite. Con squadre chiuse come l'Udinese, i giallorossi faticano incredibilmente. Monchi e chi per lui avrebbero dovuto capirlo a suo tempo, conoscendo potenzialità e limiti dei giocatori presi in relazione a quelle del proprio allenatore.

mercoledì 21 novembre 2018

Italia vince di misura ma convince

Una vittoria che fa bene al morale e...per il ranking.
Vincere aiuta a vincere e togliersi dal groppone il tormentone della pareggite, è un antidoto fondamentale contro gli opinionisti da salotto. La prossima partita è a Marzo 2019, ma la sensazione generale è che sarebbe stato bello avere un'altra partita della nazionale, come a prenderci gusto. Mancini prosegue a grandi passi nella campagna di allargamento della rosa e le amichevoli alla portata lo permettono. La linea guida intravista, comunque, è quella di mantenere uno zoccolo duro di giocatori sempre presenti (es. Verratti, Barella, Bonucci, Chiesa anche se per un tempo), funzionali alla quadratura del cerchio trovata dal ct di Jesi. Il gol nel finale è solo il coronamento di un percorso appena iniziato, che non sarebbe cambiato neanche con il pareggio. Particolare che sia venuto da un giocatore, che ha fatto il salto di qualità proprio in questa stagione. Politano si è calato benissimo nella realtà più complessa di un grande club, in termini di pressione, rendimento e difficoltà dei match. L'amichevole di per sè poi è stata godibile, anche per merito degli Stati Uniti, molto reattivi nelle ripartenze e pericolosi sui calci piazzati. Fondamentale adesso è non sacrificare questa via sull'altare del "resultantismo". Per concludere, Mancini non sarà il miglior Ct sulla piazza, ha sbagliato qualche mese fa nel cavalcare l'onda nazionalista della presenza di italiani nei club di A, ma sta dando un senso al suo ruolo e all'incarico conferitogli: dare sfogo al cambio generazionale, creare un ciclo, in prospettiva di essere gli outsider di lusso nella corsa agli Europei.

giovedì 15 novembre 2018

Ventura, comportamento imbarazzante

Tra qualche anno ricorderemo Ventura come un uomo piccolo piccolo, ma non tanto per il fallimento con la nazionale, che è una cosa prettamente sportiva, ma per la presa in giro nei confronti del Chievo, che anzi, nonostante Ventura avesse mancato il Mondiale gli ha voluto regalare un'altra possibilità.
La scelta di lasciare non è a parer mio casuale, il tecnico genovese si era dato le quattro partite con Atalanta, Cagliari, Sassuolo e Bologna come primo checkpoint su cui fare un bilancio per il prosieguo della sua avventura all'ombra dell'Arena di Verona, perchè riteneva che qualora non fossero arrivati risultati in queste partite importanti qualsiasi altro tentativo di rincorrere la salvezza sarebbe stato vano.
Certo, la squadra è quella che è, la rosa rimane con molte lacune nei vari reparti.
Quest'ultimo concetto, non giustifica però Ventura, che aveva preso un'impegno con la società e non l'ha rispettato, umiliando la dignità sportiva dei giocatori, dei tifosi e ovviamente del presidente Campedelli, che in mega difficoltà sotto mille aspetti credeva veramente in un progetto per risollevare le sorti di questa società.
Ventura in questa maniera ha calato la maschera, macchiando la propria carriera di una (ulteriore??) nefandezza francamente indegna per qualsiasi categoria.
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mercoledì 14 novembre 2018

Quanto è importante Ilicic per Gasperini

Al termine di Chievo Atalanta, terminata con il punteggio simil tennistico di 1 a 5 (tripletta di Ilicic), Gasperini sottolineò l'importanza dello sloveno nello scacchiere tattico bergamasco, e la fine (forse) di un periodo buio e di assestamento "mentale" per la Dea. Tralasciando numeri e vittorie (la 4° consecutiva, dopo il 4 a 1 all'Inter), l'Atalanta infatti può essere tranquillamente presa ad esempio come formazione, squadra e società, che si trova ad affrontare quel salto di qualità da realtà provinciale di medio/bassa classifica a medio/alta classifica. Non si può certo banalizzare tutto ad una questione di mentalità, perché è la qualità dei giocatori che scende in campo, ma il contraccolpo per l'uscita prematura dall'UEL, a vantaggio del Copenaghen, ha pesato. Sempre Gasperini, dopo il Chievo, ammise la delusione evidente del gruppo per un obiettivo stagionale sfumato, in virtù di averlo assaporato lungamente la stagione precedente (uscita ai sedicesimi contro il Borussia Dortmund), quasi a voler giustificare i numerosi passi falsi accaduti dopo quell'evento. Non che l'Atalanta avesse sfornato prestazioni sottotono nel periodo incriminato (da Settembre ad inizio Ottobre), ma è evidente che anche l'assenza di alcuni uomini chiave (Ilicic e Zapata su tutti, oltre che un Gomez a mezzo servizio), incise. Qui, in questa piccola crepa, si innesta tutto il succo del discorso. Quando la mente di giocatori, staff e società vola verso obiettivi ambiziosi, scendere a patti con la realtà, tramortiti dalla crudezza del risultato, è dura. Serve profondità di rosa, qualità degli interpreti e soprattutto assestamento mentale, la cui durata evidenzia la distanza in essere verso il raggiungimento del percorso di crescita iniziato dai bergamaschi. Ovvio che esistano molteplici attenuanti a sfumare questo pippotto del lunedì mattina, tra le quali un mercato impostato sul player trading e la massimizzazione delle plusvalenze possibili dei giocatori in rosa, ma ritengo che questo sia lo scalino che Gasperini, giocatori e società debbano compiere, per diventare habitué dei piani alti della A, senza più faticose rincorse autunnali o primaverili.