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Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

martedì 7 novembre 2017

Grazie Pirlo: L'architetto del pallone dice basta al calcio giocato a 38 anni

Il gioco di Andrea Pirlo è una via di mezzo tra follia ed eroismo. Gioca davanti la difesa, nella zona in cui perdere il pallone è più pericoloso, e tiene il pallone tra i piedi molto più a lungo degli altri, pur essendo nella maggior parte dei casi disperatamente inferiore agli avversari sia sul piano del fisico che della velocità. Molto spesso le possibilità di riuscita delle sue giocate migliori dipendono proprio dalla capacità di resistere con il pallone tra i piedi fino all'ultima frazione di secondo possibile, un sospiro prima di venire scaraventato a terra da qualche Vero Uomo e apparire irrimediabilmente ridicolo, con la barba da svogliato e il taglio di capelli fuori moda.
Della leggerezza quasi metafisica e della perfezione euclidea dei suoi lanci si è già detto e scritto davvero tutto, così come della sua velocità e precisione di pensiero, ma con Andrea Pirlo il calcio italiano perde anche il calciatore più spericolato della sua generazione, un campione di sangue freddo e consapevolezza che verrebbe bene come personal trainer per curare i vari talentini italiani della generazione millenial in perenne crisi esistenziale.
Questo aspetto della sua personalità diventa ancor più affascinante alla luce della sua storia: Pirlo è nato baciato dagli dei del calcio. Dal punto di vista del tocco palla è probabilmente il migliore al mondo della sua generazione, e forse uno dei migliori cinquanta della storia del calcio. Se fosse nato 10 anni prima Pirlo avrebbe fatto il trequartista e sarebbe diventato senza difficoltà una superstar globale fin da giovanissimo. Invece ha avuto la sfortuna di affacciarsi al calcio a cavallo degli anni 2000, ovvero esattamente in corrispondenza dell'estinzione dei giocatori come lui. I trequartisti di passo lento e grande visione di gioco avevano dominato i decenni precedenti, ma adesso nessuno dei nuovi sistemi tassici ne prevede l'utilizzo. Ma ve lo immaginate uno come Pirlo, uno che non aveva mai avuto bisogno di osservatori in vita sua e fin da quando aveva 15 anni era sui taccuini di tutte le migliori squadre europee, come dev'essersi sentito a venire sballottato in prestito su e giù per l'Italia, tra Reggio Calabria e Brescia, mentre i suoi massimi momenti di notorietà nazionale gli derivano dal ruolo di eterno capitano dell'under-21?

Nel 2001 , a 21 anni, dopo aver giocato poco e niente per mezza stagione nell'Inter, Piro viene prestato per 6 mesi al Brescia, la squadra in cui è cresciuto. Visto che dietro le punte c'è già Roberto Baggio, Mazzone lo arretra a regista di centrocampo. Fa alcune ottime cose, tra cui il lancio in verticale per il famosissimo aggancio-dribbling di Baggio contro la Juve, ma dopo 10 partite si rompe un piede e la sua stagione finisce li. Quando torna all'Inter Pirlo è un giocatore ancora molto giovane, ma non più un enfant prodige, non ha un ruolo ben definito ed è considerato fisicamente fragile. Non so in quanti a quel punto avrebbero scommesso su di lui.
Invece quell'estate va al Milan e grazie ad Ancelotti inizia a lavorare sull'intuizione di Mazzone e a sfidare i suoi ovvi limiti, oltre che il semplice buon senso che sconsiglierebbe di schierare a protezione della difesa uno dei trequartisti più statici e leggerini in circolazione. Oggi sappiamo tutti come è andata a finire, ma il successo di una trasformazione del genere non era affatto scontato.
Insomma, dalla squadra campione del mondo 2006 al calcio italiano mancano senz'altro le urla fanatiche dei Cannavaro e dei Gattuso, nati soldati e diventati generali sul campo, ma uno come Pirlo sarà ancora più difficile da rimpiazzare, perchè i generali nati poeti sono i più rari di tutti, e di solito sono quelli che scrivono la storia.
Pirlo ai tempi del Brescia era paragonato a Rivera; che secondo molti è stato il 10 italiano più forte di tutti, tecnico, indolente e sofisticato.
Penso quindi gioco è una autobiografia uscita nel 2013 in cui Pirlo scrive come un giornalista che ha letto Open , ma non è del tutto convinto che una cosa del genere possa funzionare sul mercato italiano, per cui ci sono due o tre momenti di drama sulla solitudine del campione. Una delle scene di drama è quella in cui Pirlo sedicenne negli allievi del Brescia gioca in lacrime saltando avversari e compagni, perchè si è reso conto che questi ultimi sono invidiosi e non gli passano il pallone. Non si sa se questa scena sia realmente accaduta, ma comunque sarà verosimile. Come già detto, Pirlo è stato uno dei ragazzini predestiati del calcio italiano, come Baggio prima di lui e più tardi Cassano e Balotelli. Da adolescente basta vedere come calcia il pallone per capire che è diverso da tutti gli altri e sa già imprimere alla sfera le traiettorie misteriose che qualche anno dopo diventeranno famosissime. Gioca a testa alta e vede tutto il campo con la naturalezza di un ragno al centro della tela. Lo chiamano in tutte le nazionali possibili a partire dell'Under-15, e diventa la stellina dell'Under-16, dell'Under-18 e dell'Under-21, una dopo l'altra.
Ha il tocco e il portamento del grande numero 10, che è uno degli archetipi della tradizione calcistica italiana, e persino il taglio dei capelli gli conferisce una dimensione un po' fuori dal tempo. Per noi italiani i numeri 10 sono importanti, perchè abbiamo sempre giocato così: grandi difensori e centrocampisti di corsa, con un centravanti implacabile e un fantasista geniale a trasformare in oro le poche occasioni della partita. Forse è questo il motivo per cui, da sempre, quando un ragazzo sembra avere le potenzialità di un grande 9 o di un grande 10 gli scateniamo intorno attenzioni tecniche e mediatiche spropositate. Pirlo non fa eccezione.
Uno dei suoi primi allenatori racconta così Pirlo quattordicenne: "Già allora non gli potevi dire niente, al massimo di non specchiarsi troppo. Per il resto era ed è perfetto: se a te dalla panchina viene in mente che potrebbe fare una cosa, sta' certo che l'ha già pensato".
Esordisce in serie a due giorni dopo aver compiuto 16 anni, nell'anno della retrocessione del Brescia.
L'anno dopo è titolare in serie A, non prima che Lucescu abbia sedato una rivolta dei senatori della squadra. Il ragazzo infatti in allenamento non dà prova di particolare umiltà, e si diverte a dribblare e a controdribblare giocatori che hanno quasi il doppio dei suoi anni. Alla fine gioca 29 partite e segna 4 gol. Alla trentunesima di campionato contro il Bologna Pirlo segna la prima, splendida, punizione "alla Pirlo" tra i professionisti.
Alla fine del campionato 1997/1998, a 19 anni appena compiuti, Pirlo passando all'Inter realizza il sogno di giocare con Baggio che al contempo arriva in nerazzurro dal Bologna. Esordisce in una partita amichevole contro il Liverpool e fa vedere cose straordinarie. Simoni dichiara:" Questo è un genietto del calcio, vede la partita e serve sempre il compagno davanti al portiere. Potenzialmente è uno dei più forti giocatori al mondo, appena l'ho visto ho detto a Moratti di prenderlo. Campioni si nasce e ogni età è buona per dimostrarlo. Rivera a 16 anni lo era, e Rivera è la prima cosa che penso quando vedo Pirlo"
" Se Owen vale 100 miliardi, Pirlo ne vale 150" rincara la dose il terzino Colonnese, con quella che all'epoca sembra una sparata e invece alla luce della carriera dei due appare oggi come una valutazione fin troppo generosa nei confronti dell'inglese.
Alla fine del campionato Pirlo parte con l'Under-21 per partecipare da stella annunciata all'Europeo di categoria in Slovacchia. Il CT è Tardelli e in rosa ci sono Abbiati, Gattuso, Matteo Ferrari, Cristiano Zanetti, Coco, Ventola e Comandini. Pirlo nella prima vittoria contro l'Inghilterra segna su rigore, ma alla seconda partita contro la Slovacchia prende due ammonizioni assurde e si fa cacciare. Rientra per la finale contro la Repubblica Ceca e porta L'Italia in vantaggio su rigore. I cechi riescono a pareggiare, ma a dieci minuti dalla fine c'è una punizione dalla zolla preferita di Pirlo, che fa la sua magia a giro sopra la barriera, incastrando il pallone all'incrocio dei pali. L'Under-21 è campione d'Europa, Pirlo è il miglior giocatore dell'europeo e vince il premio di miglior giocatore.
Torna quindi all'Inter circondato da grandi aspettative, dopo la prima di campionato si presenta una grossa opportunità, Lippi viene esonerato e al suo posto viene chiamato proprio Tardelli con la quale Pirlo ha vinto l'Europeo Under-21 in estate. Invece le cose vanno malissimo, Pirlo racconta di aver trascorso 6 mesi orrendi e di aver iniziato a guardare Tardelli con ostilità, fino a quando a gennaio non viene ceduto in prestito al Brescia.
In estate Pirlo passa al Milan, prende la maglia numero 21
In cima al mondo
" E' sempre divertente vedere gli sforzi che fanno le altre squadre per cercare di fermarlo, e come lui distrugga tutti i loro piani in un secondo". Questa l'ha detta Gigi Buffon e mi pare l'epigrafe perfetta per il gioco di Pirlo regista.
Secondo me non è corretto dire che Pirlo al Milan si trasforma in regista. Meglio dire che smette di essere un trequartista e diventa una cosa nuova, che prima non esisteva e che difficilmente sarà replicabile in futuro. Pirlo ha la capacità di attirare il pressing degli avversari per aprire tempi e spazi agli inserimenti degli avversari( l'esempio più noto di questa qualità è l'assist a Grosso contro la Germania, in cui Pirlo temporeggiando si chiama addosso due, tre, quattro tedeschi, e poi li infila quando dice lui). Pirlo è anche un grande giocatore di contatto, sa resistere alle cariche senza perdere la lucidità, e questa è senz'altro una caratteristica che gli deriva da quando giocava più avanti.
Al secondo anno al Milan Ancelotti inventa l'albero di natale e Pirlo si posiziona stabilmente davanti alla difesa, diventando uno dei giocatori più forti al mondo. In quattro anni vincerà due Champions League, uno scudetto, due Supercoppe europee e il campionato del mondo 2006 con la nazionale.
Nel 2011 per Pirlo c'è il divorzio con il Milan, Andrea viene lasciato andare via gratis senza grandi cerimonie dopo che negli anni precedenti si era lasciato convincere a rifiutare Chelsea, Real Madrid e Barcellona per amore della maglia. Può darsi che una delle determinanti della seconda giovinezza di Pirlo alla Juve sia stato proprio lo spirito di rivalsa nei confronti del Milan.
Rigori
Il giorno dopo che Pirlo aveva ridicolizzato i saltelli di Joe Hart col cucchiaio, uno dei suoi primi allenatori ha raccontato ai giornali un precedente. A 13 anni Pirlo dovette battere un rigore decisivo, andò sul dischetto con la freddezza che sarebbe diventata proverbiale e fece gol col cucchiaio, proprio come anni dopo con Hart.
Se non vogliamo farlo per Pirlo, facciamolo per Verratti. Piantiamola di fare sempre questo paragone assurdo e rassegniamoci che il nuovo Pirlo non c'è e molto probabilmente non ci sarà mai. Magari Verratti diventerà altrettanto forte, ma in un altro modo, perchè la carriera di Pirlo è particolare e praticamente è irripetibile.
Insomma il calcio piange l'ennesimo ritiro di un meraviglioso campione.
Grazie di tutto maestro! Il calcio perde uno dei suoi interpreti migliori.
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lunedì 6 novembre 2017

#Romanzo calcistico: Quando Del Piero fece alzare in piedi tutto il Bernabeu

5 novembre 2008. E' il 92' di Real Madrid-Juventus e al Bernabeu i bianconeri conducono incredibilmente per due reti a zero. La Juve stava incredibilmente espugnando il maestoso estadio madridista, cosa che, nella sua storia, non accadeva da quasi mezzo secolo.
Quarantasei anni prima era stato il genio di Sivori a farla da padrone, adesso invece è un altro "dieci" a trascinare gli italiani ad una vittoria storica in terra spagnola con una strepitosa doppietta.
La Juventus si appresta a fare un cambio: esce proprio lui, il "man of the match", l'uomo del destino. Tutto lo stadio è in piedi: è una standing ovation meravigliosa e soprattutto spontanea al mito bianconero. Proprio il pubblico del Real, che forse più di tutti è abituato a vedere talenti, campioni, fuoriclasse e assi del calcio, si emoziona ed osanna a gran voce un calciatore di un'altra squadra:
Alessandro Del Piero.
Alex esce così dal campo,inchinandosi di fronte alle ovazioni ripetute dei tifosi madridisti.
" Un momento che va oltre l'essere giocatore, va oltre l'intera carriera. Lo ricorderò con orgoglio come uno dei momenti più belli della mia vita..."
Un momento indelebile per quello che per la Juventus è stato per anni il numero 10, la luce, il faro e che adesso è già leggenda.
Alessandro Del Piero, l'eterno capitano: un "signore del calcio"
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Trash Talking legends ep 2

Gara 1, Finali Nba 1997.
Bulls e Jazz si giocano l'anello.

Questa storia parla dell'uomo che portava il 33 e di nome fa Scottie.

La partita arriva al quarto quarto con punteggi bassi ma con grande intensità.
Prodezza di Pippen per Chicago.
Magia di Stockton per Utah.
Un libero a segno di Jordan ed è parità a 82.

Un Dennis Rodman dai capelli in technicolor spedisce in lunetta Malone per due liberi.

Mancano 9.2 secondi alla fine della partita e Utah ha la possibilità di portarsi in vantaggio.

Pippen si avvicina all'orecchio di Malone e pronuncia una frase: "Ricordati solamente che il postino non consegna di Domenica, Karl".

Si signori, gara 1 si giocò di domenica.
E si signori, Malone fece 0/2 a quei maledetti liberi.

Dopo l'immediato time out dei Bulls, Jordan fece uno dei suoi canestri e Chicago vinse la partita.

Scottie Pippen ci aveva visto lungo.
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domenica 5 novembre 2017

Christensen, difensore universale

Il difensore danese è una delle migliori sorprese del Chelsea in questo inizio stagione.


Il Chelsea under 19 è una delle migliori squadre giovanili a livello europeo: ha vinto per due anni consecutivi la UEFA Youth League, nel 2015 e nel 2016, dimostrando che gli investimenti stanno cominciando a dare i loro frutti. Tammy Abraham, Dominic Solanke, Isaiah Brown, Jeremy Brown, Ruben Loftus-Cheek, Kasey Palmer : da quelle squadre sono usciti tutti professionisti che giocano ad alti livelli. Qualcuno è andato in prestito (Abraham), altri sono stati venduti per monetizzare (Loftus-Cheek) oppure per assecondare le richieste dei giocatori stessi (Solanke). Di tutto quel gruppo solo due sono sopravvissuti in prima squadra: Charley Musonda e Andreas Christensen. Tra questi due però solo il danese ha giocato almeno tre partite da titolare.
Christensen è solo il quinto giocatore negli ultimi 15 anni ad aver giocato dall'inizio almeno tre partite di Premier League per il Chelsea tra quelli usciti dalle giovanili. Insomma da quando Abramovich è arrivato al Chelsea, tutti i soldi spesi per creare un'accademia all'avanguardia si sono tradotti solo in qualche trofeo giovanile dall'importanza discutibile, non in quello che serviva di più, ovvero giocatori pronti per la prima squadra. Christensen esce da questa logica.
Difendere è un'arte che non si può ascrivere solo al singolo duello,ma è un lavoro di squadra che parte dagli attaccanti; per questo il ruolo del difensore centrale è veramente difficile: si hanno pochi strumenti per poter indirizzare individualmente una partita. Può vincere i singoli duelli individuali,ma rimane comunque importante capire come si muove in rapporto ai compagni, perchè ogni scelta può avere buone intenzioni,ma a seconda di come reagisce l'attacco avversario anche degli effetti negativi. Il centrale può fare benissimo il suo lavoro, ma può non bastare ad evitare che l'attaccante segni,nonostante tutto.
Il ruolo del difensore è ingrato, che trova pochi momenti catartici per essere celebrato, come un gol, e a volte non sono neanche i più determinanti. E' un lavoro poi ancora legato ad arti intangibili,come la capacità di tenere il contatto ravvicinato con il giocatore che si marca, e che ad oggi ancora non riesce ad essere rappresentato dal punto di vista statistico. Le statistiche premiano i giocatori aggressivi o che intervengono in modo deciso, perchè i contrasti e gli intercetti sono quantificabili. Possiamo segnalare errori dati da mancanza di concentrazione, ma è ancora difficile quantificare il valore di tutta quella serie di azioni difensive, come l'accompagnamento o il posizionamento, utilissime ma che possono essere notate solo a occhio.
Il ruolo del difensore centrale non solo è difficile,ma è anche complicato astrarre il singolo dal contesto per provare a capirne il livello, soprattutto perchè i sistemi difensivi vengono costruiti proprio per esaltare le caratteristiche dei giocatori. In nazionale, alla Juventus e al Chelsea, ad esempio, Conte ha costruito il suo sistema attorno a due giocatori come Bonucci e David Luiz che esemplificano proprio questa particolarità. Sia l'italiano che il brasiliano sono giocatori con pregi spiccati che, se esaltati dal contesto, possono fare realmente la differenza come giocatori specializzati in determinate azioni. Conte ha permesso a David Luiz di mostrare i propri pregi di giocatore aggressivo ed estremamente dotato nel calcio del pallone e a nasconderne i difetti di concentrazione. I pochi errori personali del brasiliano non hanno comunque macchiato la sua grande stagione, che ha permesso al Chelsea di costruire da dietro contro ogni tipo di pressione, adattando sull'avversario diversi tipi di approcci difensivi. Nel mercato estivo Conte ha poi comprato Rudiger, un altro giocatore dai difetti e dai pregi marcati, che se inserito in un contesto favorevole può far valere la sua grande capacità atletica, che gli permette di giocare bene sia in anticipo che in copertura contro ogni tipo di attaccante. Quello del Chelsea è l'esempio perfetto di come profili precisi e specializzati in determinati facce del proprio gioco permettono la costruzione di un sistema ricco di sfaccettature. Per Conte il sistema migliore sembra essere quello con i giocatori eccezionali che creano un sistema comunque superiore alle singole parti.

Un giovane vecchio.
Proprio per questo motivo sta diventando uno dei temi più interessanti della stagione del Chelsea la gestione dello sviluppo di Christensen. Il danese è il centrale più promettente dai tempi di Terry ma, rispetto ai profili specializzati che sembra preferire Conte,non spicca per alcune caratteristiche eccezionali ma per l'assenza di difetti significativi.
Christensen ha un gioco cerebrale, e per uscire dalle situazioni difficili si affida soprattutto alle letture e a una base tecnica di ottimo livello. Sembra già un veterano,raramente perde la concentrazione ed è bravo a capire cosa serve alla squadra in un preciso momento della partita. In questo è aiutato dal fatto che ha già due anni da titolare in Bundesliga e in Champions League: se è vero che il mestiere del difensore è complicato, fare esperienza diretta sul campo ad alto livello ti aiuta poi a sapersi comportare.
Christensen ha pianificato con cura la sua carriera fin dai primi anni, in campo è posato e sobrio nei gesti, mentre fuori dal campo cura maniacalmente la preparazione fisica, aiutandosi con allenamenti specifici per aiutare la schiena ad evitare dolori futuri. La gestione della sua alimentazione, corredata da una dieta precisa lo fa sembrare, per sua stessa ammissione, "una persona noiosa".
Il Chelsea l'ha comprato a 16 anni, battendo nella corsa al talento gli altri grandi club d'europa. Lui dice di aver scelto il Chelsea perchè gli piace lo stile di gioco della squadra allenata all'epoca da Villas-Boas. Andando in Inghilterra ha deciso di abbandonare gli studi, non lasciandosi altra alternativa al mondo del calcio. Il Chelsea, dal momento della sua firma come professionista, a 17 anni, ha dovuto pagargli uno stipendio record per le giovanili inglesi dell'epoca: 20.000 euro a settimana. Non è chiaro se l'assenza di difetti evidenti nel suo gioco sia parte del suo talento naturale o del lavoro costante su di esso. Invece di andare in prestito per qualche mese uscito dall'accademia del Chelsea,forza la mano per andare in Bundesliga e giocare con continuità, consapevole dell'importanza di tale aspetto nello sviluppo di un centrale. Arrivato in Germania con la prospettiva di giocare una ventina di partite stupisce lo staff del 'Gladbach e si ritrova a metà settembre tra i titolari. Da la lì gioca tutte le restanti partite della stagione.

Le qualità migliori di Christensen
Da giovanissimo, per via dell'altezza e delle buoni doti tecniche, Christensen giocava come punta. Poi ha pian piano arretrato la sua posizione, passando prima esterno, poi terzino e solo una volta al Brondby passa al centro della difesa. Non sarà mai atletico quanto David Luiz o Rudiger, ma Christensen ora possiede un controllo del corpo invidiabile, che lo rende  temibile nei duelli individuali e gli permette di uscire da situazioni sfavorevoli anche con il fisico.
In Danimarca era soprannominato "la gazzella", per via delle gambe lunghe e dal corpo dinoccolato, e ora che ha una struttura apparentemente pesante, ha mantenuto un passo leggero, e non è nè lento nell'allungo nè poco reattivo nel breve. La Premier League lo mette alla prova con attaccanti ogni domenica fuori dal normale, rispetto a cui è naturale che Christensen mantenga un approccio più conservativo nell'uno contro uno. In queste situazioni ha imparato a trascinare il giocatore avversario in una guerra logorante, intervenendo poi per deviarne il passaggio o il tiro. Questo è un modo di difendere che privilegia la lettura, e non è certo esaltante per un campionato dal gusto spiccato per il gioco aggressivo. Christensen sa usare molto bene il corpo per trascinare l'attaccante fuori dalla zona pericolsa, uno stile intelligente,in un campionato che non permette errori a chi non possiede un atletismo eccezionale. Con David Luiz, Christensen condivide il ruolo di centrale della linea a tre, una casella che nel sistema di Conte richiede ai giocatori di staccarsi dalla linea per difendere in avanti. Quello che fa la differenza è la lettura di gioco, il senso della posizione. Christensen è già un maestro nel gestire le distanze, quelle con i compagni, ma anche quelle precise per essere posizionato rispetto agli avversari e al pallone. Il vantaggio della difesa a tre è proprio quello di permettere a un giocatore di staccarsi dalla linea, sia per difendere che per gestire l'uscita del pallone. Come in altri aspetti tecnici, il danese non è propriamente un fenomeno in impostazione. Non ha la naturalezza del calcio e la creatività di David Luiz, ma è comunque molto competente in ogni aspetto tecnico del passaggio, sia corto che lungo. Christensen è molto freddo nell'aiutare la squadra ad uscire dalle fasi di pressing, non lanciando ma cercando l'uomo al di là della linea di pressione. Conte lo sta usando come centrale che imposta dalla difesa a tre, ma la particolarità di Christensen è la sua universalità. Conte sta lavorando per abituarlo anche a giocare centrale ai lati della linea a tre.
Il Chelsea sembra avere tra le mani un giocatore che interpreta il proprio ruolo in maniera moderna, capace di essere fonte primaria della circolazione e al contempo difendere ad alti livelli. Sta a Conte ora decidere quale sviluppo ulteriore dare alla carriera di Christensen: mantenerne l'universatilità oppure specializzarlo in un aspetto specifico?
Il futuro è dalla parte di Christensen, ma la strada che prenderà sarà decisa soprattutto dalle prossime decisioni di Antonio Conte.
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sabato 4 novembre 2017

Lebron James sempre più grande

57.

Impressionano perchè li ha fatti forse nel peggior momento della storia recente dei suoi Cavs e contro una delle migliori squadre della Conference,sul loro campo.

Impressionano perchè in una partita in cui definire svogliato e superficiale l'atteggiamento di quasi tutti i suoi compagni è un complimento,ha giocato da subito col piglio giusto e fatto le solite mille cose diverse per aiutare in tutti i modi i suoi a vincere.

Impressionano perchè arrivano dopo 4 sconfitte consecutive, l'infortunio di Thompson, le voci sul possibile esonero di Lue, 5 quintetti cambiati dalla squadra senza trovare quello giusto, e la sensazione che ad oggi le risorse arrivate dal mercato, i "nomi" , siano più l'ennesimo peso da reggere sulle spalle che un effettivo supporto.

Impressionano per come sono arrivati: di potenza, nel pitturato, in penetrazione, da tre, in fade-away contro qualsiasi difensore di Washington, in step-back, segnando 9 liberi su 9...perchè ha deciso che una delle ultime sfide da vincere è quella in lunetta.

Impressionano perchè ci ha aggiunto 11 rimbalzi e 7 assist tirando quasi col 70%, nel solito concetto di "totalità".

Impressionano perchè a 33 anni siamo qui a chiederci, e lui a insinuarci il dubbio ,se sia nel miglior momento della carriera. Più di quel 31 maggio contro i Pistons,più dei 61 a Charlotte, più dei 55 ai Bucks, più che nella notte di The Block o The Shot.

Impressionano...

...o forse no. Perchè da lui questo ci aspettiamo tutti,ogni sera,da quando ha messo piede in Nba.

Ma la grandezza non è scontata, e LeBron James ci teneva a rimarcarlo anche in una anonima partita di inizio regular season.

E,una volta di più, ne siamo tutti testimoni.

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Trash Talking Legends ep 1

Oggi partirà una nuova rubrica sul mio blog che si chiamerà Trash Talking Legends. Questa serie metterà in evidenza fatti accaduti nel passato riguardanti il basket.

Playoff Nba,anno 2003.
Si gioca il primo turno tra Boston Celtics e Indiana Pacers. La serie è a gara 4 ed è in vantaggio Boston per 2-1.

Siamo al TD Garden. La partita fu vinta dalla squadra di casa grazie al numero 34 da 32 punti nella seconda metà di gioco. 21 solo nel terzo quarto.
M-O-S-T-R-U-O-S-O.

Partiamo dal principio,dagli spogliatoi,dall'allacciamento delle scarpe,quando ancora tutto tace,dal fischiettio delle suole quando arrivano sul parquet a inizio riscaldamento.

Pierce Paul e Al Harrington si insultarono per tutta la partita,non smisero un secondo.

Da galantuomo quale è,fu proprio Pierce a dare il via alle danze nel primo quarto:"Come potrai continuare a parlarmi quando avrai il mio poster attaccato sul tuo muro? Spero che tu sia pronto,perchè io sono pronto a portartelo."

Al,fece finta di incassare il colpo silenziosamente,ma il suo ego non glielo permise in realtà.

Siamo verso la fine del terzo quarto. Ultima azione della terza frazione di gioco per Boston.

Palla in mano a chi? Ovviamente Pierce.
Lo marca chi? Ovviamente Harrington.

I due sono immobili a centrocampo.
Si muove solo la palla sotto il palleggio di Paul.

Eccolo,si è proprio lui. L'ego di Al è tornato: "vieni e dammelo(il poster) cane. Mostrami che sai fare."

Ahia.

Il cronometro corre.

16,15,14,13,12.

E poi venne la Verità.
"Vieni a marcarmi"

9,8.

Si avvicina all'arco da tre punti.
5
Tiro di Pierce.
4
Solo Nylon.
3

La palla cadde a Al Harrington si accorse di non aver fatto la scelta del secolo.

Aveva osato sfidare The Truth.
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giovedì 2 novembre 2017

Il mago è sparito- Che fine ha fatto Andrea Bargnani?

Con la prima scelta del Draft Nba 2006,i Toronto Raptors scelgono...Andrea Bargnani. E la telecamera indugia su un ragazzo di appena 21 anni che scoppia a piangere. L'Nba,il sogno di tutti i cestisti. Da prima scelta,roba che neanche Michael Jordan,il mito dei miti,era arrivato così in alto nel lontano 1984. Sembra l'happy ending di una favola. A distanza di oltre 10 anni,è il momento in cui inizia un incubo;sportivo,certo,ma non per questo meno triste. Nel 2017 scorriamo l'elenco delle migliori squadre USA. Niente. D'Europa. Neanche. In Italia? Neanche a pensarci. Il Mago stavolta l'ha fatta davvero una magia,è scomparso dai radar del basket mondiale
Andrea Bargnani è senza squadra
Andrea Bargnani,anni 31,è svincolato. Ultimo domicilio sportivo conosciuto,la Liga spagnola,con la canotta del Saski Baskonia,la squadra della città di Vitoria. Il primo europeo a meritare la prima pick Nba non è riuscito a trovare una squadra? Nessuno vuole offrire un contratto al Mago? Così pare. Nemmeno i nostri club,quelli impegnati in Eurolega o che puntano al campionato. Eppure Bargnani in questo momento in Italia tornerebbe di corsa,non tanto per la questione dello svincolo,ma per ritrovare se stesso. Per tornare l'Andrea che con la maglia della Benetton faceva impazzire le difese della serie a e di tutta Europa. O ancora meglio,il ragazzo della Stella Azzurra,la storica società romana da cui tutto è partito.
I primi anni a Toronto sono stati buoni...
E dire che l'avventura a stelle e strisce era iniziata alla grande. Poi,a stelle e strisce neanche troppo,dato che Toronto fino a prova contraria è in Canada. Ma è anche una franchigia relativamente giovane,nata nel '95 e subito attratta da basket tricolore,con l'arrivo di Vincenzo Esposito. Quando Vince Carter lascia la Hollywood del nord,le speranze dei Raptors vengono affidate a due giovanotti niente male. Il primo è Chris Bosh,il secondo viene da Roma ed è il protagonista di questa storia. E,tra alti e bassi,delle prime quattro stagioni nella Lega delle leghe,miglior quintetto rookie,due qualificazioni ai playoff,ma anche un rapporto burrascoso con Sam Mitchell e qualche infortunio di troppo. L'annata 2010/2011,quella in cui Andrea Bargnani gioca 66 partite di regular season,è l'ultima che vede il Mago quasi sempre nello starting five. Da lì in poi,il declino. Infortuni sempre più fastidiosi,panchine fino al triste addio a Toronto
...Quelli successivi da dimenticare
Ad attenderlo però c'è la Grande Mela,i gloriosi Knickerboxers. E Andrea Bargnani da buon Mago fa una magia,partendo da riserva si prende una maglia del quintetto base a suon di punti e di ottime prestazioni. Ma non può durare per sempre,non con quel fisico così fragile,lacerazione del legamento del gomito e addio sogni di gloria. Andrea salta mezza stagione e i Knicks saltano i playoff. L'annata successiva va,se possibile anche peggio. Altri infortuni,prima alla coscia,poi al polpaccio. Finalmente il 30 dicembre arriva l'esordio stagionale,ma il 2 gennaio il polpaccio fa di nuovo male. Tanti auguri Mago,buon 2015 eh. Cambia sponda dell'Hudson,firmando con i Brooklyn Nets. Niente,buone partite dalla panchina,troppi guai fisici e anche i bianconeri lo tagliano. L'esperienza basca? Meglio non parlarne,rilasciato causa infortuni nonostante un esordio in Eurolega da 26 punti.

Perchè ormai abbiamo capito che le favole non durano per sempre,non quando c'è di mezzo il mago. Che ora deve tentare l'ennesimo incantesimo: ravvivare una carriera che a questo punto sembra già arrivata a una prematura fine.
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mercoledì 1 novembre 2017

Cosa succede a Bonucci?

Recita una tra le leggi più conosciute di Murphy:"quando tutto va bene,qualcosa andrà male". Continua con: "quando non può andar peggio di così,lo farà" e " se le cose sembrano andar meglio c'è qualcosa di cui non stiamo tenendo conto". Oggi queste leggi sembrano state scritte apposta per Leonardo Bonucci,basti pensare che il nuovo capitano rossonero nel giro di due giorni è passato dall'essere espulso dopo appena 25 minuti per una gomitata in serie a all'essere eletto nella top 11 dell'anno stilata dalla Fifa.
Trarre conclusioni dopo neanche un quarto di stagione è sicuramente affrettato,ma non iniziare a destrutturare la stagione del calciatore italiano più atteso sarebbe altrettanto grave.
Bonucci con e senza palla
La qualità principale di Bonucci è quella di pensare da centrocampista. Quando il Milan lo ha comprato per 42 milioni,questo ha comprato: un difensore con un piede preciso e sicuro,ma soprattutto con una testa da centrocampista;fin dall'inizio della stagione,in fase di costruzione arretrata,Montella si è affidato al rombo. All'interno di questo processo di costruzione iniziale di gioco,che non è cambiato con il passaggio alla difesa a 3,Bonucci dovrebbe trovarsi nella sua comfort zone,quella che gli ha permesso di distinguersi come uno dei migliori centrali al mondo con il pallone tra i piedi. Andando a guardare le statistiche,Bonucci tocca meno palloni del solito(esegue 57.1 passaggi ogni 90 minuti,mentre nella scorsa stagione ne faceva 70.7) con una percentuale di riuscita leggermente più bassa(84% contro l'87% della passata stagione). Questo leggero calo è dovuto principalmente ad una maggiore imprecisione in quello che è il pezzo forte del repertorio:in questa stagione Bonucci completa 7.4 lanci lunghi ogni 90  minuti,ma ne sbaglia anche 5.3 per 90 minuti,più che in ogni altra sua stagione in serie a.
Le cause di questo leggero calo possono essere molte,prima fra tutti la necessità di trovare un'intesa con i nuovi compagni,ma in definitiva,se guardiamo alle 0.48 occasioni create in media ogni 90 minuti non possiamo dire che Bonucci sia calato rispetto alle precedenti stagioni,anzi è il numero più in alto in carriera. Se non possiamo usare in sua difesa qualche passaggio decisivo nella costruzione di un gol è anche colpa dei suoi compagni. Ad esempio contro l'AEK,con un lancio da stropicciarsi gli occhi di settanta metri,ha pescato Calabria dietro la linea difensiva avversaria,ma il successivo cross del terzino fu troppo verso il portiere e Cutrone non riuscì a fare gol. Se la costruzione bassa del Milan è rimasta sempre la stessa,la fase difensiva invece ha subito il cambiamento strutturale più significativo in questo inizio di stagione. Il 4-3-3 di Montella è durato solo fino alla sconfitta con la Lazio alla terza giornata,momento in cui tutti i problemi in difesa del Milan sono venuti fuori. Al primo vero ostacolo della stagione Bonucci come tutto il Milan ha giocato una partita disastrosa: si è perso Immobile in area in occasione del secondo gol,si è fatto trovare a metà strada nel terzo,per finire scherzato dall'attaccante della Lazio in campo aperto negli ultimi minuti di gioco,senza dare la minima impressione di poter intervenire in qualche modo. Dopo questa partita Montella ha deciso di accelerare il processo di transizione verso il 3-5-2,ammettendo che l'arrivo di Bonucci andava in quella direzione:" è vero che abbiamo preso Leonardo per fare la difesa a tre,ma è difficile applicare questa idea senza poter lavorare insieme. Probabilmente in futuro cambierò,mentre altre volte utilizzerò strade diverse: abbiamo la possibilità di scegliere tra tante soluzioni".
Il lento rompersi di ogni certezza
Schierare due marcatori accanto a Bonucci doveva servire a risolvere le difficoltà dimostrate in transizione negativa contro la Lazio,aggiungendo un uomo per assorbire le ripartenze avversarie,ma anche per dare la possibilità alla squadra di essere più decisa nel recupero del pallone immediatamente dopo la sua perdita,difendendo in avanti. Eppure,anche dopo il cambio di modulo alcuni problemi difensivi sono rimasti,e a pagarne il prezzo è stato principalmente l'ex juventino. Nella sconfitta contro la Sampdoria,ad esempio,a seguito di una prestazione di squadra abbastanza carente,le responsibilità dei due gol sono ricadute su Bonucci e Zapata,e se il colombiano è stato autore di due gesti tecnicamente errati,il capitano del Milan in entrambe le occasioni ha dimostrato una condizione fisica e una tenuta mentale deficitarie,non riuscendo ad eseguire uno stacco di testa decente prima e venendo addirittura bruciato in velocità da Alvarez poi.
Limiti fisici dimostrati anche nella successiva sfida in Europa League contro il Rjieka,quando da ultimo uomo si  è fatto mangiare da Acosty nello scatto,provando come estremo tentativo una patetica scivolata che non è servita però per evitare il gol subito. Sono diversi i gol del Milan ricaduti oggettivamente nella sfera d'influenza di Bonucci,e se l'errore in marcatura su Immobile aveva generato i primi dubbi e quello con il Rjieka era stato dimenticato per la rocambolesca vittoria finale,il gol che incarna meglio le difficoltà incontrate finora dal Milan è il secondo di Icardi nel derby,per il quale Bonucci è stato letteralmente,anche se virtualmente massacrato.
Risultati immagini per posizioni dei difensori del milan nel secondo gol di Icardi nel derbyMa scomponiamo l'azione. Si parte da una sanguinosa palla persa di Biglia a centrocampo,recuperata da Icardi,in quel momento la difesa del Milan non è preparata e nonostante sia in superiorità numerica preferisce scappare all'indietro piuttosto che provare un recupero del pallone andando in avanti. Icardi arriva indisturbato sulla trequarti e può servire Perisic che nel frattempo si è allargato sulla sinistra per andare in uno contro uno con Musacchio,in questo momento ci sono tre giocatori del Milan che stanno collassando verso il centro dell'area contro due dell'Inter,creando teoricamente la superiorità in zona centrale prevista dalla difesa a tre. Eppure anche in superiorità numerica,la differenza la fanno le scelte: mentre Perisic si porta il pallone verso il fondo per cercare lo spazio per il cross,Bonucci si abbassa sul primo palo perchè è quello che sa fare meglio( sui cross ha storicamente la tendenza a perdere l'uomo,per questo preferisce sempre coprire la zona dove prevede possa arrivare il pallone). Una scelta molto rischiosa che paga solo se coordinata con i compagni di reparto. Romagnoli a sua volta sceglie di coprire il secondo palo per difenderlo da un eventuale taglio di Vecino,mentre Biglia resta a metà,con l'idea di schermare una eventuale linea di passaggio verso l'esterno dell'area. Sono tre scelte che i giocatori del Milan prendono singolarmente e che finiranno per essere decisive. L'azione prosegue con Perisic che arrivato sul fondo riesce a crossare verso il dischetto dell'area di rigore dove Icardi libero da marcature con una strana torsione riesce a fare gol.
In casi come questi la prima cosa da fare è rendere sempre i giusti meriti a Icardi,il cui gol non è per nulla banale,ma subito dopo vale la pena domandarsi dove inizino le colpe di Bonucci e dove quelle dei suoi compagni di reparto. Musacchio ad esempio permette a Perisic di entrare dentro l'area,arrivare sul fondo e crossare all'indietro,tutto quello che non dovresti concedere quando difendi in zona laterale. Cero Musacchio sembra anche molto sfortunato,perchè il pallone sembra passargli quasi attraverso,ma avrebbe quanto meno potuto provare a costringere Perisic a crossare il quanto più possibile verso il portiere. Infatti è con questa convinzione che Bonucci decide di difendere il palo e non Icardi,convinto che fosse quello il naturale termine dell'azione e che la zona più arretrata fosse coperta da Musacchio e Biglia.
Ed è qui che finalmente entra in gioco il discorso "Barzagli e Chiellini"
In queste situazioni difensive,dove non è facile comunicare e neanche guardare i compagni diventa importante avere degli automatismi perfettamente oliati. E anche magari un compagno di squadra in grado di fermare l'azione di Perisic sul nascere. Come ripetuto più volte ,difensivamente Bonucci ha dei limiti e questi limiti erano più facilmente nascondibili accanto a due marcatori d'elitè come Barzagli e Chiellini,soprattutto dopo anni passati ad allenarsi insieme.
Il primo gol di Icardi racconta i problemi di Bonucci forse ancora meglio del secondo: la lentezza nella lettura del cross di Candreva,arrivato da trequarti di campo, e l'incapacità di coprire lo spazio tra difesa e portiere anche quando stava già correndo verso la linea di fondo,è abbastanza preoccupante.
C'è però un altro aspetto da considerare,
La tenuta mentale
Verso la fine di Milan-Aek Atene,partita che i rossoneri hanno giocato piuttosto male dopo due sconfitte in campionato,Calhanoglu controlla un pallone all'interno dell'area avversaria e lo scarica dietro a Bonucci che sta arrivando a rimorchio per la conclusione,la giocata è molto pulita e prima dell'impatto è forte la sensazione che possa venirne fuori un buon tiro. Dopotutto è un'azione molto simile a quella che nella scorsa stagione gli ha fruttato un gol decisivo contro il Siviglia;ma Bonucci svirgola malamente il pallone che esce dall'inquadratura prima di perdersi nei pressi della bandierina. Lo stadio lo fischia,lui mette su un'espressione strana a metà tra l'amareggiato e l'arrabbiato. Questa conclusione,più dei numerosi errori visti fin qui,racconta delle difficoltà di Bonucci sul piano psicologico. Un malessere culminato con l'espulsione nella successiva sfida contro il Genoa.
Ovviamente questa stagione di Bonucci non è come le altre: è passato agli storici rivali con una trattativa durata poche ore,diventando uno dei giocatori più pagati della serie A e nuovo capitano rossonero. Tutta questa responsabilità è stata vista come l'intenzione da parte del Milan di farne il perno tecnico ed emotivo del nuovo corso,un peso che Bonucci ha fortemente voluto,ma che al momento sembra più condizionarlo che stimolarlo,un privilegio che si è rivoltato contro tutti.
Non è una novità il fatto che Bonucci più di altri giocatori abbia bisogno di avere una totale fiducia in se stesso,una fiducia che in questi primi due mesi sembra essere venuta meno. Il difensore ha avuto 10 giorni per lavorare sulla sua condizione fisica e trovare una maggiore serenità. Ora lo aspettano due sfide,con Aek e Sassuolo,nelle quali cercare delle risposte e probabilmente due buone prestazioni potrebbero rimettere sia lui che il Milan in carreggiata. Subito dopo partirà con la nazionale per lo spareggio che deciderà se in estate andremo ai mondiali in Russia. Un eventuale successo potrebbe dare al difensore la spinta emotiva che non è riuscito a trovare in questi primi due mesi a Milano.
Quel che è certo è che lo scarto di prestazioni tra le precedenti stagioni e questa rimane,ma rimane anche la sensazione che Bonucci è ad una mossa dal tornare quello che ricordavamo e che potevamo amare od odiare,ma a cui di certo non negavamo il nostro rispetto sportivo.

martedì 31 ottobre 2017

Blake Griffin

Come cambia il gioco offensivo di Blake Griffin dopo le partenze di Chris Paul, JJ Redick e Jamal Crawford? È certamente troppo presto per arrivare a conclusioni definitive, ma le indicazioni (supportate da alcune curiosità statistiche) non mancano. In realtà la voce statistica che ci si aspettava subisse una decisa impennata (cioè la USG%) con l’aumento delle responsabilità offensive sulle sue spalle, è rimasta praticamente inalterata rispetto agli scorsi anni. Non è tanto la quantità dei possessi gestiti ad essere cambiata, quindi, ma la sostanza. Vediamo come Griffin stia reagendo alla dipartita, caso per caso, dei 3 ex compagni. CHRIS PAUL E JAMAL CRAWFORD L’assenza combinata dei due (Jamal qui considerato “mangia palloni” e CP3 come creatore di gioco) fa sì che Griffin sia costretto ad un numero maggiore di isolamenti. Al momento il 15.7% dei suoi possessi finisce in questo modo, contro il 10,7% nella IsoFreq% della scorsa stagione. Certamente, pure l’assenza di Teodosic è importante da questo punto di vista. Comunque sia è interessante registrare come l’aumento dei tentativi da questa soluzione abbia portato certamente ad un numero maggiore di punti segnati da ISO, ma ad un netto peggioramento delle percentuali al tiro da questo tipo di giocate. Se fino allo scorso anno infatti tirava in Isolamento con il 43.7% (EFG 45%), quest’anno tira con il 35,5% (EFG 38,2%). E a cosa è dovuto questo calo? Mentre fino allo scorso anno gli ISO erano limitati ad un gioco in Post efficace (comunque presente quest’anno), sono aumentati gli ISO palla in mano guardando il canestro. Che erano il pane (con caratteristiche e finalizzazioni chiaramente diverse tra i due giocatori) di Paul e Crawford. Senza Teodosic quindi Griffin si trova ad essere l’unico a poter davvero “guardare il canestro” della sua squadra. Il che come conseguenza porta a maggiore ball-handling (bravissimo in questo fondamentale, lo abbiamo riscoperto in questo inizio di stagione), più punti da isolamento, ma per forza minor percentuale al tiro da Iso. CHRIS PAUL: Il problema qui è che dobbiamo certamente considerare l’assenza di Teodosic, più che nel punto precedente. Con il ritorno del serbo chiaramente la discrepanza statistica tra questo inizio di stagione e la scorsa andrà ad assottigliarsi. Ma al momento Teodosic non gioca, quindi vediamo come la mancanza di un creatore di gioco stia obbligando Blake a modificare il suo gioco: -Iniziamo con il punto forte, le schiacciate. La percentuale di tentativi per partita non ha subito una variazione statistica rilevante, in realtà. La vera differenza sta nel numero % di schiacciate assistite. Il 20% in meno delle sue schiacciate arrivano da un assist, rispetto alla scorsa stagione. Mancano le famose “alzate” di CP3 in pratica. -Abbiamo sottolineato in particolare le schiacciate perché sono il gesto tecnicamente più spettacolare, e abbiamo parlato precedentemente degli Iso. 2+2 fa 4, quindi che siano diminuiti i tentativi assistiti in generale lo abbiamo capito. QUANTO siano diminuiti però è interessante. Tralasciamo il tiro da 3pt, che sarà il nostro ultimo argomento. Qui basti dire che anche il numero percentuale di tiri dall’arco assistiti è inferiore percentualmente rispetto agli anni scorsi. La differenza enorme è però nelle conclusioni da 2pt. Solo il 25% delle conclusioni da dentro l’area di Griffin sono assistite quest’anno, contro il 50% della scorsa stagione e il 65% circa di due anni fa. Schiacciate a parte, bisognerà vedere se Teodosic riuscirà a garantire il gioco dalla media di Paul (in questo caso stiamo parlando solo di assistenze). In effetti, al momento, in assenza del serbo, Griffin ha ridotto il numero dei tiri presi nella porzione di campo che va indicativamente dai 10piedi dal canestro al limite dell’area (in pratica sono i tiri dalla media + i “long 2”) di quasi due terzi. Solo circa il 10% delle sue conclusioni arriva da questo range di distanza quest’anno, a fronte di un 34% in carriera. JJ REDICK E se Griffin tira meno da dentro l’area, quali sono i tiri che ora prende maggiormente rispetto agli anni scorsi? In questo caso JJ Redick è preso solo come esempio di tiratore, non c’è una vera correlazione tra la sua partenza e il range di tiro di Griffin. Comunque sia, ben il 33% delle conclusioni di Blake Griffin arriva da oltre l’arco in questo inizio di stagione. Un numero incredibilmente alto se comparato all’11% della stagione scorsa, oltretutto massimo raggiunto in una carriera in cui dalla distanza aveva tirato finora il 4% delle volte in cui ha tentato un canesto. E con l’aumentare dei tentativi è aumentata anche la % di realizzazione dalla lunga, 43%. Anche questo massimo in carriera. Come accennavamo sopra, la particolarità è che se lo scorso anno il 97% circa delle (relativamente poche) triple tentate erano assistite, in questo inizio di stagione solo il 60% delle conclusioni arriva da una assistenza di un compagno. CONCLUDENDO, è certamente troppo presto per dire se Griffin sia diventato un giocatore diverso rispetto al passato, ma certamente ci sono delle indicazioni in tal senso. Soprattutto l’assenza di Paul sta condizionando il suo modo di stare in campo offensivamente, e sarà interessante vedere se e come con il ritorno di Teodosic tutte queste “bizzarie” statistiche si sistemeranno. Al momento Blake Griffin non solo è il realizzatore primario della squadra, ma lo deve essere in proprio. Con risultati in alcuni casi migliori di quanto fatto in passato con le assistenze dell’ex compagno CP3. La mia opinione è che per dire se i Clippers siano o meno un team migliore dello scorso anno ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma che Blake Griffin possa esprimere maggiormente il suo potenziale senza CP3 possiamo invece iniziare a pensarlo.
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Spazio Danilo Gallinari

La star italiana è arrivata a Los Angeles, sponda Clippers, questa estate dopo anni di corteggiamento come confermato dallo stesso Doc Rivers. Il "Gallo"si è dichiarato subito entusiasta di essere, finalmente, approdato in una "contender" "Abbiamo il migliore frontcourt in NBA con Griffin e Jordan che sono il motivo principale per cui ho scelto di venire a Los Angeles. Dopo 6 partite (4 vittorie e 2 ko con i Pistons e con i Warriors) è forse arrivato il momento di una breve analisi. Nella metà campo difensiva i nuovi Clippers non sembrano avere problemi -prima difesa della RS con 92.4 punti concessi, 95.1 per 100 possessi e un DRtg di 96.60- in virtù delle ottime prestazioni dei vari De Andre Jordan, uno dei migliori, se non il migliore, rim protector della lega, dello specialità difensivo Patrick Beverly, della solidità difensiva di Blake Griffin e dei miglioramenti di A.Rivers. So che è riduttivo affidarci alle sole statistiche, ma per farci un'idea Jordan sta viaggiando a una media di 17.4 rimbalzi a partita di cui 11.2 difensivi e 6.2 offensivi (migliori statistiche in carriera per ogni voce) e ha il miglior Defensive Rating, 90.9 (Rozier secondo con 93.8). Rispettivamente terzo e sesto per Defensive Rating abbiamo niente meno che Patrick Beverly (94.1) e Blake Griffin(95.1) mai scesi sotto i 105 e 102 in carriera. Ciò che più sorprende, però, è la ventesima posizione di Danilo Gallinari (97.0), non certamente uno specialista difensivo, che si sta rivelando un ottimo difensore di sistema e molto più solido nell'altra metà campo di quanto ci si aspettasse. I Clippers dell'era post-CP3 si stanno dimostrando ugualmente efficaci anche nella metà campo offensiva: -Quarti per Offensive Rating 110.33 (112.7 l'anno scorso, ma con un DRtg di 108.2) -Sesti per percentuale da 3 punti 11.6/30.8 37.7% (10.3/27.4, 37,5% lo scorso anno) In un roster del genere il gioco offensivo di Danilo Gallinari dovrebbe esserne esaltato, ci dovrebbero essere molte più possibilità di tiri wide-open e di andare il lunetta per l'ex Olimpia Milano, ma sfortunatamente i numeri non dicono questo. Se fin qui è stato molto efficace nella metà campo difensiva e il numero di tiri (13.4) e triple tentate (6.2) sia il più alto in carriera, le sue percentuali sono da film horror: 13.2 punti, peggior dato escluso l'anno da rookie, con 4.0/13.4 (29,9%) dal campo, 1.6/6.2 (25.8%) da 3, solo 3.8 liberi tentati, un PER di 8.8 rispetto al 16.4 in carriera, un OTg di 97, bassissimo rispetto al 126 di Denver della passata stagione e al 113 del 2009-2010 ( il peggiore da quando è in NBA) Il Gallo dal canto suo si dice tranquillo in un'intervista per SkySport scherza: "Mi sto trovando molto bene sia dal punto di vista offensivo che difensivo, spero che la lega riesca ad allargare i canestri perché per ora sta entrando veramente poco, ma con il tempo, pian piano, prenderò ritmo e inizieranno a entrare. Non sono preoccupato" Personalmente, visti anche gli ottimi miglioramenti al tiro di Griffin 2.4/5.8 (41.4%) da 3 e le buone capacità di visione di gioco, di ball handing e di passaggio del nativo di Oklahoma, mi sarei aspettato di vedere spesso il P&R atipico Gallo-Griffin, provato spesso a inizio stagione da Rivers, che potrebbe essere difficilmente difendibile. Sicuramente le percentuali non saranno sempre così pessime e 5 partite sono un campione troppo basso per bollare da subito l'inizio della stagione di Danilo, ma per ora è stato tutt'altro che imprescindibile. Pensate che stia pagando l'approdo in un realtà nuova e competitiva come quella dei Clippers? Starà pagando lo stesso la pressione? Sta di fatto che se dovesse continuare a essere così solido in difesa, aiutato sicuramente da un ottimo sistema difensivo, e se dovesse iniziare a segnare con regolarità potrebbe aver, finalmente, trovato la sua dimensione.
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