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Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

martedì 18 settembre 2018

Ronaldo si è sbloccato

Lo so, è martedì ed è finalmente tempo di Champions League, ma non ho avuto tempo di parlare dei primi due gol di CR7 in serie A e dunque meglio tardi che mai.
Finalmente Ronaldo ha segnato. Con buona pace di giornalisti e telecronisti già pronti a snocciolare numeri e stendere articoli sul fuoriclasse portoghese. Il 2 a 1 dell'Allianz mette in luce pregi e difetti dei bianconeri, come anche degli avversari. Un Sassuolo che sembra già aver compreso la volontà del suo tecnico De Zerbi. Costruzione basa esasperata, anche a costo di perdere palloni sanguinosi (si veda Marlon con Matuidi), ricerca continua dei triangoli e del gioco sulle fasce. Boateng è un terminale offensivo che stuzzica non solo le fantasie fantacalcistiche, ma che è interessante nell'evoluzione del suo ruolo. Da trequartista capace di inserirsi a numero 9 boa in grado di far salire la squadra. Leggerini i due attaccanti esterni, così come il centrocampo, via via dominato fisicamente con lo scorrere del minutaggio. Il rimpianto di non aver inserito prima Babacar è forse l'unico errore di De Zerbi. Dare maggior peso offensivo avrebbe potuto creare maggiori grattacapi alla difesa bianconera. Capitolo Juventus. I cambi dalla panchina esprimono la profondità della rosa in mano ad Allegri. Nonostante ciò il gioco non è spumeggiante come vorrebbero gli esteti del calcio e molto probabilmente mai lo sarà. Il calcio è fatto di equilibri, di conoscenza tra gli interpreti e di testa. I padroni di casa sono artefici e carnefici del proprio destino, inutile girarci attorno. Pretendere poi dal tecnico livornese, di rinunciare al pragmatismo e alla concretezza di mettere fieno in cascina per il prosieguo del campionato, è pura follia. Dividere i giudizi ad Allegri non interessa, se l'obiettivo finale è vincere. Si può questionare il come, come non si può non condannare il gesto di Costa nei confronti di Di Francesco. Una sequenza di fotogrammi ignobile, che merita la punizione del giudice sportivo e del club.

domenica 16 settembre 2018

Tim Duncan: Il frastuono del silenzio

Quante volte ci è stato detto, durante la nostra vita, magari da parte dei genitori nell’ambito familiare, o dai professori in quello scolastico, o da allenatori e Senior in quello sportivo, che il silenzio vale più di mille parole?
Ecco, io sono dell’ idea che ci sono poche persone al mondo che riescono a coniugare le due cose perfettamente, considerabili dei geni, e diventare leggende.
In ambito musicale, basti pensare a Freddie Mercury; praticamente due persone diverse nello stesso corpo: nel privato un uomo timidissimo e silenzioso, sul palco una straordinaria creatura che teneva in pugno migliaia di fans con il suo carisma inarrivabile.
Se pensiamo alla pallacanestro, invece, non può non venire in mente Tim Duncan, tanto carismatico quanto silenzioso.
Non sono uno psicologo, ne niente di simile, ma mi piace pensare di provare anche lontanamente a capire cosa c’è nella testa di Tim.
Come fa una persona con un QI cestistico così elevato, a non aver bisogno di neanche una parola per scambiare discorsi che potrebbero tranquillamente durare una giornata intera?
A lui però basta lo sguardo, nient’ altro che gli occhi, per comunicare senza problemi. In più, sembra non trasmettere emozioni, come se avesse una sorta di impermeabilità a tutto ciò che succede attorno a lui, come se non ci fosse nient’altro al mondo che gli importi.
Beh, direi anche che se al primo sorriso che fai in carriera vieni espulso, te credo che non hai tutta sta voglia di sorridere!
Il lavoro, in silenzio è sempre stato nelle sue corde; Tim infatti ricorda bene le parole che la madre usava per motivarlo :
“Good, better, best. Never let it rest. Until your good is better, and your better is best”.
E’ un motto che qualunque sportivo dovrebbe seguire il più possibile se vuole arrivare in alto.
E lui in alto ci arriva, eccome se ci arriva.
Non sono tante, le persone che riescono a cambiare in modo cosi tangente una lega sportiva di questo livello in silenzio.
Silenzio esteriore, ovviamente; non credo che dentro la testa la situazione sia la stessa, anche perché se gli osservate gli occhi, anche se all’ apparenza vi sembreranno spenti, vedrete una lucentezza unica, che solo i geni hanno in dote.
E nella testa c’è un frastuono, le parole utilizzate della madre per incitarlo (morta due giorni prima del suo 14° compleanno), il desiderio di quest’ultima che suo figlio un domani potesse avere un’ istruzione e laurearsi (cosa che lui fece per non mancare alla promessa fatta alla madre), i ricordi dell’ uragano che aveva distrutto la sua isola da ragazzino.
Lui ce l’ha fatta, e secondo me il come lo si capisce da una cosa; Tim non è una persona scaramantica, ma ha un rituale che secondo me è veramente stupendo, perchè in quel momento avviene una combinazione perfetta.
Prima di ogni partita, era solito “abbracciare” la palla forte contro il proprio petto.
Ecco, secondo me, in quel momento, quello che poteva succedeva attorno al 21 in maglia neroargento era un silenzio tombale,la testa si svuotava di pensieri e si creava un’ armonia tra il suo silenzio e il mondo circostante, tale da rendere Tim come se non ci fosse bisogno di altro per essere felice.
E a lui stava benissimo cosi perché in fondo, diciamocelo, siamo tutti più felici con una palla in mano.

mercoledì 12 settembre 2018

Delpo

50 degli ultimi 60.
50 degli ultimi 60 Slam sono andati a Federer, Nadal o Djokovic. Un numero mostruoso, impensabile, inimmaginabile. Ieri DelPo non ci è andato neanche vicino, a guardare il punteggio (secco 3-0). Invece ha avuto le sue occasioni. Un gioco perso nel primo set da 40-0, con quel servizio che si ritrova. Tre palle break nel secondo set, tutte nello stesso gioco. Pochi punti, un niente, quasi. Il problema è che nelle ultime 60 occasioni in cui si è giocato un torneo importante, per 50 volte “quasi” non è stato abbastanza. Quei pochi punti in più, quel break decisivo, quel recupero decisivo, lo hanno fatto sempre loro tre. Tre mostri. Tre fra i più grandi di sempre, anche se il concetto del “più grande di sempre” è terrificante, inutile e anche dannoso, per lo sport e soprattutto per i tifosi.
Ieri, triste, deluso, con le lacrime appena esaurite, DelPo si è presentato in conferenza stampa. Candido, come sempre. “Novak ha meritato”, la sostanza. Ha spiegato di come fosse costretto a giocare costantemente al limite, ma nonostante questo Nole era sempre lì, a ributtare la palla dall’altra parte, aggredendo al minimo cedimento. Delle poche cose che ha detto, però, una lo eleva come tennista, come uomo e nella mia classifica di sportivi amati: “Non mi sento triste per non aver potuto vincere più di uno Slam a causa loro, sono soltanto uno di quelli che ha avuto la fortuna di giocare nella loro stessa era”.
Fortuna. Non Sfortuna, come avrebbe potuto tranquillamente dire. Si ritiene fortunato, anche se in un’altra era probabilmente sarebbe stato il numero uno. Si ritiene fortunato, nonostante senza infortuni al polso probabilmente avrebbe più di un “solo” Slam, e sarebbe stato molto più costantemente al vertice della classifica ATP.
Palito ieri mi ha dato un insegnamento importante: giocare contro i migliori, competere contro i migliori, è una fortuna.
Anche se bisogna asciugarsi le lacrime una volta di più. Anche se bisogna asciugarsi le lacrime una volta di troppo.
Lui, come Wawrinka, sono due che hanno capito il loro posto nel mondo. Gli altri tre, semplicemente, sono di un altro pianeta e il massimo che si può fare, per poter dormire sereni, è uscire dal campo sapendo di aver dato tutto.
Stan se l’è anche tatuato addosso:
“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.“
Gracias, DelPo.

martedì 11 settembre 2018

Un Italia tutt'altro che gradevole s'inchina ai Campioni d'Europa in carica

L'Italia continua a non vincere in una partita ufficiale da oltre un anno, ma poco importa se essa serve a studiare la nuova Italia che verrà.
Questa sera usciamo sconfitti dal Portogallo Campione d'Europa, ma anche stavolta qualcosa di buono s'è visto. Dal secondo tempo in poi però, dopo che Mancini ha cambiato il modulo da 4-4-2 a 4-3-3. Il CT della Nazionale ha infatti optato per il più classico dei moduli per provare alcuni esprimenti, quali ad esempio Jorginho nel centrocampo a 2 e Lazzari terzino destro. Quest'ultimo all'esordio in Nazionale. il resto della squadra era composto da: Donnarumma; Caldara, Romagnoli, Criscito; Chiesa, Cristante, Bonaventura; Zaza, Immobile.
I numerosi cambi nell'11 iniziale rispetto alla partita contro la Polonia, sono stati cosi giustificati da Mancini: "Non volevo rischiare nessuno". Oltre la saggezza e gli esperimenti, la prima cosa che salta all'occhio è che per la prima volta, dopo anni di prevalenza, nessun giocatore della Juventus è partito dal primo minuto nella Nazionale italiana. E' un dato importante e di completa rivoluzione, soprattutto se lo andiamo a sommare al fatto che contro la Polonia, per la prima volta dal 2006, non è stato convocato nessun giocatore della rosa campione del mondo.
Passiamo alla gara.
Primo tempo molto confusionale e completamente lasciato ai portoghesi, che pur senza impegno riuscivano ad entrare in area di rigore grazie agli errori di impostazione degli azzurri che, in fase di manovra, sono stati pressochè zero. Zero come i palloni toccati da Cristante, praticamente inesistente. La prima ed unica volta che lo sentiamo nominare, infatti, è quando ha colpito la (nostra) traversa con un rimpallo. Anche Lazzari male nell'uno contro uno in difesa, mentre fa bene quando deve spingere sulla corsia. Il modulo dell'Italia, in fase d'impostazione, diventava quasi un 4-1-4-1, con Jorginho che scendeva tra le linee per impostare e con Zaza che veniva in contro mentre Immobile scattava sul fondo. Gli unici due tiri in porta nel primo tempo, infatti, sono arrivati da un incursione di Immobile e un azione personale di Chiesa. Nel secondo tempo, causa gol lampo di André Silva, Mancini cambia modulo e passa al 4-3-3 inserendo Berardi al posto di uno spento Immobile.
Da qui l'impostazione del gioco e la disposizione in campo migliorano di molto e, nonostante il risultato finale, l'Italia ha mostrato di poter sviluppare un buon gioco se si affiancano due mezz'ale al regista e se si posizionano due esterni larghi che puntano e corrono sulle fasce. Bisogna soltanto trovare gli interpreti giusti e forse con Mancini potremmo assistere ad una rivoluzione vera e propria della nostra Nazionale dopo il fallimento dello scorso gennaio.
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lunedì 10 settembre 2018

14 volte Novak Djokovic

Ieri sera, assistendo alla finale maschile degli US Open, tutti gli appassionati si sono resi conto di una cosa per alcuni preoccupante, per altri incoraggiante: Novak Djokovic è tornato ai vertici del tennis mondiale. Nonostante infatti l'ottima partita di del Potro, che ha servito molto bene e usato al meglio il suo micidiale diritto, Nole è parso a lunghi tratti ingiocabile. Recuperi su recuperi hanno spinto l'argentino a rischiare di più, commettendo molti più errori e perdendo così la partita in 3 combattutissimi set. A fine match Delpo era sfinito, mentre Djoko sembrava poter continuare per altre 3 ore tranquillamente e questo ha fatto la differenza. Così Djokovic vince il suo 14esimo Slam ("solo" il terzo a NY), raggiungendo Sampras e portandosi a -3 da Rafa. Si fa ora interessantissima la race per la classifica di fine anno, con Nole che andrà probabilmente a superare Roger e potrebbe addirittura puntare a Nadal, mentre anche Delpo va ad insidiare il posto di Federer, che ha ancora molti punti da difendere fino a fine anno. Per le Finali quindi oltre a questi 4 campioni avremo quasi sicuramente Zverev e Cilic e forse Thiem e Anderson, a meno di sorprese negli ultimi tornei. Molto curioso il fatto che i finalisti dello scorso anno (Dimitrov e Goffin) potrebbero non qualificarsi, una cosa che penso non sia mai successa.
Onore a Nole e onore anche alla campionessa femminile, Naomi Osaka, che batte Serena Williams nonostante mille polemiche stupide e che fanno solo male al tennis.

sabato 8 settembre 2018

US Open: Semifinali poco appassionanti

Ahinoi le semifinali sono state molto meno appassionanti dei quarti di finale. Chi si aspettava (io in primis) una grande lotta tra i due giocatori in foto è rimasto deluso a causa del ritiro di Rafa dopo i primi due set persi, dovuto al solito infortunio al ginocchio. Dispiace vedere un campione stare male in campo e dover abbandonare una delle partite più interessanti dell'anno sulla carta. Speriamo che si riprenda in fretta e che non arrivi alle Finals mezzo distrutto come l'anno scorso. Delpo dall'altra parte, sicuramente non felice per questa vittoria, può certamente gioire per essere tornato all'atto conclusivo dopo 9 anni da quella maledetta finale vinta con Federer, unico suo Slam attualmente conquistato. Per quello che ha mostrato quest'anno si meriterebbe di vincerne un altro.
L'altra semifinale invece è stata deludente per altri motivi: Djokovic troppo forte per Nishikori, che ha giocato come con Cilic (cioè non benissimo) ma che si è ritrovato davanti ben altro avversario, che non gli ha lasciato nemmeno un set. Ora possiamo solo sperare che la finale sia combattutissima e le premesse ci fanno ben sperare dato che sono entrambi in grande forma. Io punterei su Nole in ogni caso, ma che vinca il migliore.

Italia - Polonia 1-1, ma c'è tanto lavoro da fare

Al Dall'Ara di Bologna, Italia e Polonia impattano sul 1-1.
Gli azzurri giocano un match tutt'altro che esaltante, mostrando ampie lacune nella fase d'impostazione, tutto il centrocampo è in grande difficoltà.
Cosa dire di questa nazionale?
Giovane e coraggiosa, ma anche scollegata e poco precisa.
Non mi sento nelle condizioni di gettare la croce su nessuno, nemmeno su Jorginho: quando una squadra è giovane, non serena, ci sta anche che il "cervello" del gruppo si scolleghi e sbagli.
Balotelli nei primi venti minuti ha fatto un ottimo lavoro di sponda, proponendosi per triangolare con Insigne, poi si è perso, molle e immobile, fin troppo ritardato il cambio con Belotti, quest'ultimo molto aggressivo con un ottimo impatto sulla partita.
Lorenzo il magnifico nel complesso ha fatto abbastanza bene e con Bernardeschi sull'altra fascia, formano due ottime ali d'attacco: quando però la punta centrale non si muove è dura concludere contro raddoppi continui. Lo juventino è apparso davvero in palla, buona personalità, si vede che si sente in forma e lo dimostra.
A centrocampo manca ancora un vero leader che sappia prendere per mano la squadra: uno alla De Rossi, anche se si capisce la necessità di un cambio generazionale.
I centrali fanno quanto possono, insufficienti i terzini: distratti, compassati e con poche sovrapposizioni.
Chiesa generoso come sempre.
Insomma ci sarà tanto lavoro da fare, ma proprio tanto.
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venerdì 7 settembre 2018

Quando lo sport è vita

Quelle lacrime dopo la sconfitta col Messico, quelle lacrime incontenibili, indescrivibili e incomprensibili per una partita dei Mondiali, in cui tutti sapevamo che la Corea del Sud non avrebbe potuto ambire poi a così tanto in un girone di ferro con Svezia, Messico e Germania. Sei stato eliminato, succede, quella semifinale del 2002 fu l'eccezione e non la regola di una nazione che ama prendere a calci un pallone ma che si trova nella parte del mondo dove i calciatori noti e forti non vanno, e se ci vanno sono ormai ultratrentenni.
Ancora meno comprensibile è forse l'esultanza sguaiata dopo la Germania: è una partita inutile, siete tutte e due fuori, perché è esulti così Heung-Min?
Son però sapeva che in ballo c'era molto più di una partita di calcio, era in gioco la sua vita. Si perché se Heung-Min, partito da giovanissimo dal suo Paese natale in direzione Leverkusen, non avesse conquistato un trofeo importante con la sua Nazionale sarebbe dovuto tornare in patria per completare un anno di servizio militare, abbandonando di fatto le speranze di diventare il top player che pareva destinato a diventare nella passata stagione dopo un campionato meraviglioso con gli Spurs, quelli di Londra in questo caso.
L'ultima spiaggia erano i giochi asiatici ed è per questo che Pochettino ha dovuto fare a meno di lui per le prime tre partite.
Un cammino difficile da capitano alla guida dei ragazzi Under 23, il pensiero costante a quella maledetta leva, a quell'ostacolo che avrebbe interrotto magari definitivamente il sogno di una carriera scintillante nello sport che ama, quelll sport che, fortunatamente, oggi gli ha salvato la vita. Dopo 120 minuti da panico la Corea del Sud è riuscita ad imporsi per 2-1 sul Giappone vincendo quel trofeo ritenuto dal suo Governo abbastanza prestigioso da esentarlo da una vita che Heung-Min, partito con un sogno come tutti i ragazzi che amano lo sport, non voleva fare.
Ora puoi piangere amico, ma sono solo lacrime di gioia. Non fermarle.

giovedì 6 settembre 2018

US Open tanto spettacolo

Come avevo previsto le sfide dei quarti di finale hanno saputo regalarci parecchie emozioni. A partire da una delle più belle sfide dell'anno: Thiem-Nadal finita al quinto set. Non è un caso che quasi tutte le migliori partite dell'anno (Nadal-Delpo e Nadal-Djokovic a Wimbledon ad esempio) abbiano come protagonista Rafa. Questo perché lui è il più grande combattente della storia del tennis e anche con un Thiem stratosferico, capace di rifilargli un 6-0 in 25 minuti, capace di sparare missili per quasi 5 ore, alla fine è riuscito a vincere, in un tie break dove ha tirato fuori tutta la sua grinta. Chiunque dovrebbe imparare qualcosa da questo grande campione. E ora arriva il bello: la sfida con Delpo, altro spettacolo assicurato.
L'altra partita a cui ho avuto il (dis)piacere di assistere è stata la rivincita della finale del 2014: infatti Nishikori è riuscito a sconfiggere Cilic, in un'altra partita al quinto set dove il croato pareva avere il controllo ma che si è spento per un po', lasciando così spazio allo scoppiettante giapponese - pur non esprimendo tutto 'sto gran tennis - di ribaltare la partita come solo Alessandro Borghese saprebbe fare. Una partita vinta di testa e speriamo che ora sia in forma per affrontare Djokovic (che ha prevedibilmente superato Millman), altrimenti c'è il rischio di vedere una semifinale a senso unico e di conseguenza di compromettere lo spettacolo della finale (prevedendo che Rafa e Juan Martìn lottino fino all'ultima pallina).
Il femminile, così come l'anno scorso, non mi sta interessando molto, con la sola giapponesina Osaka a far vedere qualcosa di nuovo, mentre ci sono ancora Keys (che non combina nulla tutto l'anno e poi si risveglia per questo torneo), Serena Williams (tornata in forma e pronta a riconquistare l'egemonia del circuito WTA) e la Sevastova che conosco poco, quindi non mi esprimo.

martedì 4 settembre 2018

CR7 continua il digiuno da gol

RONALDO, Ronaldo e ancora Ronaldo. Il protagonista è sempre CR7. Ora, il dilemma è: perchè in 3 giornate di serie A non si è ancora sbloccato?
Dopo JUVENTUS-Lazio si erano fatte molte ipotesi: troppa pressione, adattamento alla nuova squadra e al nuovo campionato. Tutto vero. Si dava per scontato che lo stato di forma del protoghese fosse al top, ma forse non è così. Cristiano dovrà risultare importante e determinate quando la Vecchia Signora ne avrà realmente bisogno. Si parla, quindi, della fase calda della stagione dalla quale, attualmente, siamo lontani. Come dimostrato, nelle prime 3 giornate di serie A, i Campioni d'Italia hanno conquistato 9 punti anche senza il contributo delle reti del loro nuovo campione. Insomma, si può e si deve attendere per osservare Ronaldo nella migliore condizione. Se si guarda al citato triduo di gare, si nota un CR7 che prova colpi importanti. Tali soluzioni sono sovente riuscite in passato. Questa volta, no. Certi movimenti hanno anche espresso un po' di "macchinosità", di pesantezza atletica che presto svanirà. Insomma, in gergo si dice che è "imballato": Durante questa sosta per le Nazionali, Cristiano rimarrà a Torino e la sensazione è quella che già dalla partita contro il Sassuolo, si potranno vedere dei miglioramenti (non che sino a ora le prestazioni siano state negative). Se si osserva la storia del campione, poi, si nota che spesso la condizione è cresciuta più tardi durante il corso della stagione.
E' interessante, poi, un articolo presente sulla Gazzetta dello Sport che spiega come la Juve debba trovare la maniera più congeniale per porre CR7 nella sua "confort zone". E' compito di Allegri e il tecnico non si tira indietro ammettendo che è necessario trovare "il modo di servirlo meglio". La Rosea sottolinea come la recente storia del portoghese dimostri che i suoi gol derivino da un movimento e un solo tocco effettuato nell'area di rigore avversaria. E' necessario talento, quindi. Occorre riuscire a servirlo con maggiore precisione, poi, il suo movimento è sempre perfetto e letale. Sotto questo profilo, non si può prescindere da Dybala, Douglas Costa e Pjanic. Grande, invece, diventa il rammarico per la partenza di Higuain. Già nella trascorsa stagione, il Pipita ha mostrato ottime doti di rifinitore. Detto cio, la Juve non può certo lamentarsi del materiale a disposizione e Allegri sarà bravo a trovare le necessarie contromisure per aiutare CR7 a essere il solito, cecchino spietato, decisivo e letale.