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Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

lunedì 11 marzo 2019

Garbage Time

Come ogni lunedì, ben ritrovati a Garbage Time, la rubrica del lunedì pomeriggio, che racconta tutti i principali avvenimenti della settimana precedente.
Per la prima volta dall'inaugurazione di questa rubrica, questa settimana non sono successe cose così eclatanti, ma come sempre record infranti e belle partite ci hanno accompagnato durante questa 21esima settimana di NBA.
Partiamo dai derelitti Los Angeles Lakers, che hanno mezza squadra infortunata e hanno praticamente mollato definitivamente la speranza playoff.
LeBron James ha superato Michael Jordan nella classifica dei marcatori di tutti i tempi. Dunque nonostante la pessima stagione dei gialloviola un plauso va comunque a LBJ.
Questa settimana ci sono stati alcuni scontri diretti per un posto ai playoff.
Quello più recente (ieri sera) riguarda i 76ers e i Pacers, ed ha visto trionfare la squadra di Philadelphia che con questa vittoria si prende il terzo posto.
Altra partita interessante è stata quella della Oracle Arena, che ha visto i Boston Celtics dominare sui Golden State Warriors, sulle  spalle di Hayward con un trentello.
Terzo scontro diretto è stato quello tra Oklahoma City e Portland che si giocano il quarto posto a Ovest insieme a Houston. In quella partita Lillard ne ha sparati 51, ma ha perso al supplementare.
Da segnalare le due settimane paurose di Karl Anthony Towns, che dopo l'incidente sta viaggiando a cifre incredibili ( 35 ppg, 15 r).
Fuori dai playoff ci sono i Suns, che però misteriosamente continuano a vincere partite, con il picco stanotte, dove hanno battuto gli Warriors all'Oracle Arena con un Booker da 37-8-11.
In questi sette giorni abbiamo assistito alle prime qualificazioni ufficiali ai playoff, con i Bucks e i Raptors.
Per la lotta playoff, a Est c'è una bella lotta per il 6° posto tra i Pistons e i Nets.
A Ovest la battaglia è ancora più interessante con Jazz, Spurs e Clippers che continuano a vincere in maniera convincente.
Fatemi sapere cosa ne pensate e noi ci sentiamo in un prossimo post.
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mercoledì 6 marzo 2019

Uragano sul Bernabeu, l'Ajax elimina i Blancos

Il Real Madrid ha finito la stagione, ebbene si uscito dalla coppa del Re, a 12 punti dal Barcellona primo in campionato e adesso fuori dalla Champions League per mano di uno splendido Ajax.
Se vogliamo andare a trovare una fotografia della stagione e del match basta andare all '83 con Benzema che recupera palla, la passa ad Asensio che gliela restituisce, ma il francese solo davanti la porta scivola e non riesce a controllare la sfera.
Questa potrebbe essere la fine di un ciclo, ma la disfatta del Real non deve togliere i meriti a un grande Ajax, che ha giocato da grande squadra.
Gli olandesi hanno inflitto una lezione di calcio ai campioni d'Europa in carica.
Hanno letteralmente preso a pallonate i Galacticos.
All'andata si era già visto molto, stasera abbiamo visto tutto il resto.
D'altronde non tante squadre si possono permettere di andare a fare la partita e segnare 4 gol al Bernabeu.
Ma ciò che salta principalmente all'occhio è la qualità della formazione olandese, che comunque non scopriamo oggi.
Il pensiero filosofico dell'Ajax è ben noto da decenni e i De Ligt, i van de Beek, i Frankie de Jong e i Mazraoui di oggi rappresentano solamente la punta dell'iceberg nell'enorme mole di talento sviluppata dal settore giovanile di questa squadra.
Il passo in più che ha fatto L'Ajax quest'anno, è stato aprirsi al proprio intrinseco radicalismo.
Questo ha permesso in estate l'arrivo di Dusan Tadic e Daley Blint, che si sono rivelati gli acquisti più costosi nella storia del club e in totale controtendenza rispetto al classico modus operandi della società Ajacide: giocatori consolidati, economicamente rilevanti, ma soprattutto con un notevole bagaglio d'esperienza internazionale.
Il calcio di Ten Hag è un calcio moderno, che funziona e incanta per intensità e modo di giocare.
Avendo dato i giusti meriti alla società olandese, adesso è tempo di approfondire un'altra sfumatura del 1-4 maturato al Bernabeu.
Il Real Madrid questa settimana ha perso tutto, perdendo tre volte nelle mura amiche.
Due delle quali con situazione di partenza vantaggiosa (coppa del re e Champions League) a cui va aggiunto anche lo sbandamento con il Girona (1-2).
Dal mio punto di vista l'errore è stato non dare il via in maniera decisa ad un rinnovamento generazionale.
I Galacticos non esistono più, sono morti con la partenza di CR7.
Non serve più, oggi, qualcuno che gestisca i pochi campionissimi rimasti, ma una figura professionale che possa accompagnare l'enorme potenziale che racchiude la rosa madridista, per mezzo di idee e miglioramento quotidiano.
Fa male probabilmente dirlo, ma il Real Madrid di oggi non è più quello di Sergio Ramos e Modric, ma quello dei ragazzi giovani, e prima lo si accetta prima si tornerà a competere per i grandi obiettivi.
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lunedì 4 marzo 2019

Garbage Time

Come ogni primo giorno della settimana ormai, ben ritrovati a Garbage Time, la rubrica del lunedì pomeriggio, che racconta tutti i principali avvenimenti della settimana passata.
Ridendo e scherzando, siamo arrivati alla ventesima settimana di stagione regolare.
Ovviamente come tutte le settimane quest'anno sono successe tante cose degne di nota.
L'evento più eclatante è stato la partita tra Chicago e Atlanta che si è conclusa con la vittoria dei Bulls per 168-161 dopo 4 supplementari. Oltre ai 4 OT in questa partita sono da segnalare i career high di Lavine (47 punti), career high per Trae Young (49 punti e 16 assist). Il rookie degli Hawks, ha trascinato i suoi all'overtime e ha lottato praticamente da solo per portare a casa la partita.
Altro evento storico in questa settimana, è la conclusione di partite con almeno 30 punti da parte di James Harden, si è fermato dopo 32 partite, la seconda striscia più lunga nella storia della NBA.
Ha portato praticamente da solo i Rockets ai playoff, in una stagione che era partita molto male.
Sono d'accordo sul fatto che il suo modo di giocare possa piacere o no, ma sta facendo una stagione paurosa che potrebbe portarlo al secondo MVP consecutivo (Giannis permettendo).
Storiche le 1500 partite in NBA raggiunte da Dirk Nowitzki l'altra notte allo Staples Center, con il bellissimo gesto di Doc Rivers, che a 9 secondi dalla fine prende il microfono e chiama una standing ovation per una leggenda.
In questa settimana i Warriors hanno perso due partite consecutive, una a Miami con un buzzer beater molto fortunato di Wade. Dopo questa sconfitta rocambolesca, i Warriors probabilmente ancora un po' storditi perdono pure contro i Magic.
Rimangono comunque al comando della Western Conference, anche grazie a un leggero calo dei Nuggets che hanno perso le ultime due.
 Ultime notizia abbastanza importante riguarda il mercato, con Pau Gasol che ha raggiunto il buyout con gli Spurs e dovrebbe a breve accasarsi ai Milwaukee Bucks dove potrebbe portare l'esperienza che manca per andarsi a prendere le Finals.
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lunedì 25 febbraio 2019

Garbage Time

Ormai si può dire che il lunedì pomeriggio equivalga a Garbage Time, la rubrica del lunedì pomeriggio, che racconta tutti i principali avvenimenti della settimana passata.
Settimana cominciata tardi, a causa dell'All Star Game, ma comunque ben densa di cose interessanti.
Partiamo dalla prima sera, in cui LeBron ha dichiarato di aver attivato la marcia in più che di solito preserva fino alla fine della regular season, i Lakers hanno vinto una partita e poi hanno perso di 15 contro i Pelicans.
Con tutta la buona volontà, quest'anno non basta solamente la marcia in più di LeBron, quindi se i gialloviola hanno intenzione di andare alla postseason devono darsi una mossa.
Altro avvenimento importante questa settimana è il ritorno di DeMar DeRozan a Toronto. Tanto atteso, ovazione, video tributo, abbracci con tutti, completamente l'opposto di quando Leonard è tornato a San Antonio o di quando Durant è tornato a Oklahoma.
Bisogna citare anche due coppie che questa settimana hanno fatto segnalare prestazioni altisonanti.
La prima coppia è formata da Paul George e Russell Westbrook, che nella vittoria contro gli Utah Jazz si sono superati, hanno sparato due quarantelli con una semplicità unica, con l'ex Indiana che ha segnato l'ennesimo buzzer beater della sua stagione.
La seconda coppia è più sorprendente e comprende Lavine e Markannen, che con questa super prestazione hanno superato i Boston Celtics. Per tutti e due i giocatori si è trattato del career high, Lavine ne ha messi 42, mentre il finlandese ben 35.
Sicuramente oltre al merito dei Bulls, c'è il demerito dei Celtics, che non fanno altro con questa prestazione che rafforzare i miei dubbi sulla loro possibilità di vittoria finale.
Un'altra squadra che non mi convince affatto sono i Philadelphia 76ers, che nonostante il rafforzamento del roster non riescono a trovare la giusta continuità.
Per tornare al discorso iniziale, che riguarda LeBron, c'è da sottolineare il fatto che le squadre davanti continuino a portare a casa convincenti vittorie e questo chiaramente non aiuterà i Lakers nella rincorsa finale verso la postseason.
Fatemi come sempre sapere cosa ne pensate e noi ci sentiamo in una prossima puntata.
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giovedì 21 febbraio 2019

Partita soporifera per una juve assonnata

Che il momento dei bianconeri non fosse dei migliori lo sapevamo già, e probabilmente Allegri era arrivato a Madrid con l'obiettivo di fermare il più possibile la partita.
Lo possiamo capire dalle scelte di formazioni, De Sciglio al posto di Cancelo, Matuidi, Bernardeschi lasciato in panca fino al doppio svantaggio e Dybala messo in una posizione non sua.
Tutte queste scelte disegnano una squadra che si ritova a non avere i mezzi per la risalita del campo se non quelli della geometria, tanto che poi quei due o tre palloni belli da mettere in verticale, li ha sui piedi Chiellini. Il centrale juventino (anche grazie a Bonucci) ha migliorato enormemente i piedi col passare degli anni, ma creare gioco rimane qualcosa che va oltre la sua zona di comfort.
La Juve è sempre ripartita in modo compassato, dando la possibilità all'Atletico di riposizionarsi senza lasciare un minimo spazio per le offensive bianconere.
Certo si può dire che davanti la porta dei colchoneros ci fosse il pullman parcheggiato, ma la verità è che la juve ha sempre fatto fare con comodo a Godin e compagni il loro lavoro.
La retroguardia del Cholo tende a non scoprirsi mai, se per di più non c'è mai una transizione veloce è chiaro che trovare degli spazi diventi un'impresa.
La partita offensiva della Juventus si può riassumere così: in campo con una squadra votata al palleggio, ma incapace di alzare il baricentro coi tempi giusti.
Mancando i presupposti tattici, è chiaro che non rimane che aggrapparsi alla classe di Ronaldo.
Ronaldo è forte, su questo non ci sono dubbi, ma non può darsi l'assist e fare anche il gol: ma più che giocare per lui i suoi compagni pare che si aspettino che giochi solo lui.
Per fare un parallelismo, possiamo prendere l'esempio di LeBron James, il cestista si trova spesso a trascinare i suoi compagni, ma gli spazi del calcio non consentono di determinare come può determinare il Re nel basket.
La vera svolta della partita arriva con l'ingresso di Morata. Giocare contro Diego Costa è fastidioso, ma tre quarti delle volte ti viene incontro per cui lo vedi sempre, sei sempre a contatto fisico, facile anticiparlo. Quando al 60' ti mettono l'ex che non vede l'ora di mangiarsi i 40 metri che lasci alle tue spalle, allora la partita diventa veramente difficile.
A differenza di Diego Costa, Morata non lo vedi, ti si mette alle spalle, ti fa mezzo passo in profondità per fregarti, e quando parte non riesci a stargli dietro.
Per non rischiare questo, la juve si abbassa, subisce i piazzati e non può neanche ripartire perchè a una certa non esci più.
In queste situazioni di mischia l'Atletico è fortissimo, e infatti trova due occasioni coi due difensori centrali e trova due gol.
Difficile pensare a una serata più esemplificativa dello spirito dell'Atletico: una guerra lunga 90 minuti, due gol sporchi come piacciono a loro e  la firma del capitano.
Serate come queste fanno capire, il motivo per cui quando esce nelle urne la pallina con Atletico Madrid scritto sopra conviene farsi il segno delle croce.
La domanda che sorge spontanea è perchè non evitare di essere schiacciati inserendo in formazione un po' di gente che può risalire il campo?
Fin qua questo ottavo finale è stato simile alla disfatta di Caporetto e farne tre al ritorno sa tanto di battaglia di Stalingrado.
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lunedì 18 febbraio 2019

Garbage Time

Scusandomi per la settimana di stop (causata da impegni personali), buttiamoci nuovamente dentro Garbage Time.
La rubrica del lunedì pomeriggio, che racconta tutti i principali avvenimenti della settimana passata.
Torniamo con una settimana speciale, la settimana dell'All Star Game.
Prima di andare a scrivere del fine settimana, andiamo a vedere le partite di stagione regolare che ci sono state fino a giovedì.
Da sottolineare la bella partita tra Cleveland Cavs e Brooklyn Nets, che si è conclusa dopo 3 supplementari.
In questa settimana abbiamo assistito al career high di Pascal Siakam contro i Wizards.
Il giocatore dei Raptors ha segnato 44 punti.
Merita un po' d'attenzione anche l'esonero del GM dei Pelicans Dell Demps, probabilmente alla franchigia non è piaciuta particolarmente la gestione del caso Anthony Davis.
Detto questo buttiamoci dentro l'All Star Weekend.
Si è comiciato venerdì con il Rising Star Challenge, che si rivela come sempre l'evento meno divertente del fine settimana.
Il sabato ha dato invece delle ottime sensazioni, lo skills challenge è stato parecchio divertente, ed ha visto la vittoria di Tatum all'ultimo secondo con un tiro praticamente da centrocampo.
La gara del tiro da tre è stata la cosa più interessante di sabato, con un livello e un intensità stratosferica. La gara è stata poi vinta da Joe Harris, che è stato il giocatore più concentrato di tutti, non ha fatto nessun balletto, nessuna smorfia, ma ha solamente pensato a mettere la palla dentro al canestro.
Dopo il three point contest è stata la volta della gara delle schiacciate, gara che ha un po' deluso le aspettative. Collins ha fatto due schiacciate abbastanze scontate, Bridges è stato sfortunato, mentre Diallo si è portato meritatamente a casa il titolo.
Il problema di questa gara è stata la finale, in cui Dennis Smith jr. ha cercato delle giocate troppo difficili per le sue capacità e ha praticamente consegnato la vittoria al giocatore dei Thunder.
La schiacciata senza dubbio più bella è quella di Diallo, che salta Shaq e mette il gomito nel canestro.
Passando al piatto forte del weekend, parliamo dell'All Star Game.
E' stato divertente, la giocata più bella probabilmente è stata l'alzata di Steph Curry a Giannis, che è andata a prendere la palla in cielo.
Ha vinto il team LeBron, in una partita che è stata comunque abbastanza competitiva rispetto al solito. Purtroppo non c'è stato il finale punto a punto che tutti avrebbero voluto.
Da evidenziare però il terzo quarto, che è stato parecchio intenso con tantissimi giocatori a segno.
Concludendo, quest'anno non è stato un brutto All Star Game (quello dell'anno scorso non capita tutti gli anni). Ha vinto la squadra più forte. L'MVP l'ha vinto KD.
Fatemi sapere cosa ne pensate.
Commentate, condividete e alla prossima....
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venerdì 15 febbraio 2019

Il PSG potrebbe aver trovato la sua dimensione in Europa

Se parliamo di dimensione internazionale, non possiamo che citare quella che, probabilmente è la società più proiettata verso l'atto finale di Madrid, ovvero il PSG di Thomas Tuchel.
Probabilmente saranno presuntuosi, poco simpatici, ma pare che finalmente abbiano trovato quell'equilibrio che mancava per poter dimostrare la propria forza.
Il PSG riesce a giocare in verticale con una semplicità solitamente espressa in un calcio orizzontale.
L'intuizione di Marquinhos come mediano si è rivelata veramente azzeccata, meravigliosa l'interpretazione del ruolo da parte del brasiliano, che insieme a Verratti costituisce una coppia di centrocampo ben assortita e piuttosto sorprendente.
Inoltre l'allenatore ex Dortmund sta portando avanti un progetto parallelo, con l'obiettivo di dare spinta a un ricambio generazionale.
Kimpembe, Kehrer, Dagba, Nkunku, Diaby, senza tenere il conto di Mbappe, stanno trovando sempre più spazio in una squadra piena zeppa di fuoriclasse.
Attenzione a questo risvolto "green" della società, per eccellenza, delle superstar, che, nel frattempo, già è proiettata verso il sorteggio dei quarti di finale di Nyon.
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mercoledì 13 febbraio 2019

Zaniolo trascina la Roma contro il Porto

Zaniolo è il giocatore ideale per spiegare il progetto della Roma.
La Roma rappresenta la società italiana che più risulta proiettata in una dimensione internazionale.
Certo, la Juve rimane superiore per risultati, target, impatto e ambizioni, sia su scala nazionale, sia su quella internazionale.
La società giallorossa si proietta verso un gruppo di società, come Borussia Dortmund, RB Salisburgo, Monaco( fatta eccezione per la sfortunata stagione in cui sta incappando), in grado di ottenere risultati significativi in un'ottica sostenibile e, soprattutto, senza alcun timore reverenziale verso preconcetti quali "età" o "piazza difficile".
Il risultato di ieri avvicina un po' di più la società capitolina alla "top eight" del calcio europeo, in quella che sarebbe la seconda volta consecutiva dell'era Monchi.
Il fatto che la strada sia ancora lunga è evidenziato dal risultato finale della partita di ieri, in un match, controllato per lungo tempo.
Una conclusione del confronto sicuramente riduttiva per quanto espresso e creato dalla squadra di Di Francesco, ma che, per l'ennesima volta, lascia intendere come ancora molto debba essere fatto, da parte dei giallorossi, per poter imporsi in modo inequivocabilmente superiore a una società europea di medio/alto livello, come quella del Porto.
La squadra portoghese è una squadra temibile, ben organizzata, ostica, storicamente abituata a questi palcoscenici.
Un calo di tensione, come quello vissuto nei minuti finale dello Stadio Olimpico, potrebbe rivelarsi fatale nella sfida di ritorno.
Sarebbe davvero un peccato, in relazione a quello che è il progetto calcistico di questa società, fermarsi a questo punto e con queste prospettive.
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lunedì 4 febbraio 2019

Garbage Time

Quinta settimana consecutive con Garbage Time, la rubrica del lunedì pomeriggio, che racconta tutti i principali avvenimenti del panorama NBA della settimana passata.

Ennesima settimana in cui succedono tantissime cose, e come sempre sono pronto a raccontarvi tutto.

L'argomento che ha fatto scalpore all'interno del mondo a stelle e strisce è stata la richiesta di trade da parte di Anthony Davis nei confronti della sua franchigia (New Orleans Pelicans).
Il giocatore si è detto frustrato perchè sta sprecando il suo talento.
Nonostante il giocatore sia abbastanza solo, ha comunque delle colpe, vedi ad esempio il fatto che non giochi venti partite ogni anno a causa degli infortuni.
Le squadre che sembrano avvantaggiate per accaparrarsi il centro dei Pelicans sembrano i Lakers e i Celtics.
Dopo c'è stata una dichiarazione da parte del padre di Davis, che diceva che non avrebbe mai potuto accettare che il figlio militasse nei Celtics, perchè questa franchigia aveva trattato in modo ignobile Isaiah Thomas.
Secondo alcuni fonti vicine al giocatore, si dice che l'unica alternativa gradita ad AD sarebbero i Los Angeles Lakers, ma ovviamente il potere è in mano alla franchigia.
Dalla parte dei gialloviola, sembrerebbe che abbiano offerto mezza squadra per arrivare al giocatore dei Pelicans.
Forse è esagerato dare via tutto lo young court (Ball, Kuzma, Ingram e Hart) per arrivare ad Anthony Davis, ma solo il futuro potrà dare risposte certe.
Col fatto che i Pelicans non lo perdono a 0 questa estate non hanno tutta questa fretta di scambiarlo.

L'altra cosa che ha sconvolto il panorama NBA riguarda le convocazioni per l'All Star Game.
A Est tutto sommato sono chiamate che possono starci, Middleton è stato premiato per essere la spalla di Antetokoumpo ai Bucks, Oladipo è stato sostituito con D'Angelo Russell e sono contento per Vucevic, che finalmente riesce a entrare nella gara delle stelle.
Il vero dramma lo possiamo trovare a Ovest, dove queste chiamate mettono in dubbio il metodo del voto.
Se uno vota ogni giorno per un mese un giocatore, Doncic prende 4 milioni di voti, D-Rose prende 3 milioni di voti e poi non li ritrovi neanche nelle riserve il sistema si dimostra incoerente.
Al loro posto troviamo gente come Aldridge, Thompson o Towns, che stanno facendo delle ottime stagioni, ma se la gente da molti più voti ad altri giocatori è giusto mandare gli altri giocatori.

Per parlare un po' di basket giocato, andiamo a guardare le classifiche.
A Est i Bucks hanno battuto Toronto ed adesso hanno due partite di vantaggio proprio sui Raptors.
A Ovest, invece i Nuggets si sono ripresi il primo posto con 6 vittorie consecutive e con un Jokic straripante che continua a inanellare prestazioni straordinarie.

Commentate, condividete e rimanete in attesa di prossime novità.
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domenica 3 febbraio 2019

La Juventus comincia a scricchiolare

Cosa ne è stato della Juventus che incantava all'Old Trafford? Quella Juventus era bella da vedere, ma aveva il grave difetto di non saper chiudere le partite. La Juventus odierna non riesce ancora a chiudere le partite (chiedere a Gervinho e compagni), con l'aggravante di un'infermeria piuttosto ricca, un mercato enigmatico, sinergie da ritrovare e un imballamento dovuto ai carichi di lavoro del richiamo di preparazione. Poi c'è Allegri, il pompiere o, anche, il normal man. I bianconeri sono vittime del loro stesso credo - vincere non è importante, è l'unica cosa che conta - ma il tecnico livornese non si fa problemi a scansarlo. La sua Juventus ha distorto la percezione della vittoria, rendendola un fatto dovuto più che il raggiungimento di un percorso di gruppo. Allegri vi si è dedicato nella conferenza pre Parma. È evidente che i bianconeri abbiano problemi di sinergie tra i giocatori, vero punto di forza della formazione di Allegri nelle passate stagioni. Laddove i principi di gioco faticano ad attecchire e i singoli steccano la sinfonia del concerto, la Juventus fatica tremendamente. La formazione torinese sembra aver semplicemente migliorato gli interpreti in campo, ma non essere cresciuta rispetto al passato. Servirebbe un calcio più dogmatico in questi frangenti, ma Conte è solo un lontano ricordo. Cosa serve allora? Pazienza o calma, come direbbe Allegri. Tre pareggi su diciannove partite accontenterebbero anche i palati più raffinati, ma si sa che il tifoso pretende, una volta abituatosi a certi standard. Non basta più la vittoria, soppiantata dall'importanza dell'estetica del risultato. Da qui il malcontento malcelato di una frangia della tifoseria verso Allegri. E gli avversari? Semplici sparring partner da otto anni a questa parte. O forse no? Il Parma di questa stagione è una squadra costruita con criterio, con elementi di spicco per classificarsi tranquillamente oltre la zona retrocessione. Difesa posizionale e trasformazione delle fasi passive di gioco in attive, attraverso verticalizzazioni immediate. Nulla di trascendentale, ma a che serve essere belli esteticamente se l'efficacia va a farsi benedire? Allegri concorderebbe.