Post in evidenza

Juventus, CR7 prove di addio: Storia di un'amore mai decollato

 Rispetto, passione e voglia di vincere . Tre pensieri che accomunavano la Juventus e Cristiano Ronaldo tre anni orsono e che sono stati f...

venerdì 8 dicembre 2017

I Nets sono diventati finalmente una squadra?

Ad inizio stagione pensavo che i Nets fossero ad un lungo vero (non la salma di Mozgov) dall'essere una squadra da 45-50 vittorie. Eretico, lo so, ma ci credevo (vedere Indiana per credere).
Se da un lato gli infortuni di Russell e Lin hanno reso impossibile ogni giudizio (sebbene al contempo hanno permesso di far esplodere Whitehead) dall'altro un lungo è effettivamente arrivato.
Non il lungo dei vostri sogni in linea di massima, ma almeno un lungo degno di essere chiamato tale.

Potenzialmente almeno, sarebbe così. Perchè se per cederti i Sixers sono costretti ad impacchettarti in versione saldi natalizi (con Stauskas e una seconda scelta per Trevor Booker) qualcosa non va. Per niente.

Il talento - offensivo- non è mai stato in discussione, ed è una delle ragioni per cui in tempi non sospetti Philadelphia decise di giocarsi una #3 per lui. Ma le flag intorno alla sua personalità e alla pessima attitudine difensiva del giocatore (cercate in rete Okafor defense per farvi un'idea) lo hanno gradualmente trasformato da prezzo pregiato del processo a bidone in rottamazione, anche e soprattutto a causa della ritrovata stabilità fisica di Embiid.

I Nets, per quanto adorabilmente giovani e divertenti, sono destinati ad una stagione mediocre. Qualche palcoscenico migliore quindi per il nostro Jahlil, considerati anche i compagni/avversari che teoricamente dovrebbero rubargli minuti ( Mozgov e l'acerbissimo Allen)

Clamoroso pensare che si tratti della Second, and last (?), chance per uno che compirà 22 anni la settimana prossima.
Occhio, che se i rischi di totale implosione sono tanti, le possibilità che il ragazzo decida di svegliarsi dal torpore non sono pochissime. E a quel punto a Brooklyn dovrebbero decisamente cominciare a pensare ad una statua per Sean Marks: Quello che ha trasformato la barzelletta della lega nel processo 2.0.
Risultati immagini per okafor

Palermo: Dalla sfiorata Coppa Italia al possibile fallimento

Il mio pensiero vola, ritorna a quella sera in cui il Palermo arrivò ad un passo da un sogno. Sono vivi ancora quei frames con le lacrime di Delio Rossi, di capitan Miccoli, le bandiere ammainate ma la testa alta, per chi aveva sfiorato un traguardo storico, tenendo testa ai blasonati avversari.
Poi tutto cambiò. Una parabola discendente senza fine che ci fece sprofondare in un vortice senza fine. E quando si pensava di aver raggiunto il punto più basso, magari sbattendo, facendosi male, ma risalendo pian piano la china, ecco che il fondo si riapre e si intravede l'inferno.

Da sempre si dice: "Una città come Palermo, merita di più..."

Capitale della cultura, piena zeppa d'arte, con un clima mite, ma a cui l'attualità da pochi spiragli di luce: uno di questi è il calcio, che non merita "il top" per grazia ricevuta. Forse qualche tempo fa poteva essere così, ma in questo grande business non conta più essere una grande città, ma avere tanti, tantissimi soldi.

Chi ha preso per mano il Palermo nel 2002, forse inconsapevolmente, aveva ridato dignità e speranza a questo luogo.

"Zamparini sindaco", "Zamparini superman", il terzo eroe dopo Falcone e Borsellino, colui che faceva sentire il tifoso palermitano orgoglioso per i risultati sul campo ma non solo: questo era Zamparini, l'imprenditore "pulito", mai inquisito; colui che ogni anno vendeva si qualche "prezzo pregiato" ma che riusciva sempre a tenere i bilanci del club di viale del fante a posto, al contrario di altre società, anche big, con migliaia e migliaia di debiti.

Ma adesso l'inferno è lì, a due passi. Il Palermo potrebbe fallire per la terza volta nella sua storia, rischiando di perdere anche il titolo sportivo.

Cos'è accaduto? Tutto è davvero mutato o è sempre stato così e le fette di prosciutto ci hanno accecati?

Ieri 7 dicembre in tribunale la seduta è durata poco meno di 20 minuti ed è stata rinviata, ma prossimamente se la difesa di Zamparini dovesse rivelarsi un flop, Zamparini si rivelerebbe un grande bluff, il peggior presidente che il Palermo abbia mai avuto nella sua storia.

Un patron che ha fatto del Palermo solo ed esclusivamente un "interesse personale".
Se tutto ciò fosse vero, la Palermo sportiva, ma anche quella che non ama il calcio, dovrebbe sentirsi tradita, umiliata, indignata, defraudata, spogliata, mortificata perchè ai sei capi di accusa (appropriazione indebita, riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di proventi di origine illecita, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e falso in bilancio aggravato dalla transnazionalità) se ne aggiungerebbe uno molto più grave: distruzione di massa di una passione, con l'aggravante del tradimento della fiducia di un intero popolo.
IMPERDONABILE.
Risultati immagini per zamparini

giovedì 7 dicembre 2017

Devin Booker, il giocatore da cui i Suns devono ripartire

La posizione dei piedi. Questa è la caratteristica che guardo principalmente in un tiratore. Curry è l'eccezione che conferma la regola: la mette anche se i piedi sono posizionati verso la linea laterale e non verso il canestro. Ma Steph è un caso a parte, Steph è da studiare, non da imitare.

Fate attenzione, invece, all'arresto a due-tempi di Devin Booker, in uscita dai blocchi. Esattamente come lo insegnerebbe il mago del tiro Dave Hopla. Se viene da destra (rispetto alla palla), mette il piede destro avanti a scavalcare il bloccante sempre nella posizione perfetta: verso il canestro. A volte, cerca di raggiungere , magari velocizzando o allungando i passi in preparazione. Per questa esecuzione lineare e pulita, già da rookie mi piaceva chiamarlo "il piccolo Klay", notevole.
Devo dire che Booker, in effetti, è molto più di un tiratore. Booker è anche un realizzatore. Non solo per i 46 punti con cui l'altra notte ha "bruciato" i Sixers (che comunque fanno paura considerando che: ha appena compiuto 21 anni; lo scorso anno ne mise 70 ai Celtics).
Ma per come li ha espressi.

Devin il tiro in catch-and-shoot ce l'ha (oltre il 38% di media dall'arco), il difensore lo sa e non può far altro che difendere forte sui suoi tagli verso il perimetro. Tra l'altro, tira quasi sempre con l'uomo addosso (solo il 21% delle sue conclusioni sono "open" o "wide open"). Da questa situazione, spesso, Booker costruisce il proprio attacco. Come contro Phila. E' uscito per ricevere, ma poi è andato in back-door con affondo a due mani. Oppure, ricezione, partenza stessa-mano stesso-piede sul difensore in controtempo e tiro dalla media. Ha tanti, tantissimi punti nelle mani ed è molto migliorato nel palleggio in traffico.

Cosa gli manca? Non sono convinto della sua visione di gioco e delle sue letture on-the-ball quando gioca "1". Tra l'altro, non lo farei mai giocare playmaker, per me è una big-guard sempre e comunque. Devin è un passatore mediocre, al momento. Non è un super atleta e ha poco stacco da terra. Sulla difesa ci sta lavorando e si vede, ma la strada è ancora lunga, soprattutto contro guardie veloci sul primo-passo.
Risultati immagini per devin booker

mercoledì 6 dicembre 2017

Auguri Giannis

Sepolia. Quartiere povero 2 km a nord di Atene. Due ragazzi di colore stanno cercando di vendere a dei turisti qualche gadget, giusto per racimolare qualche spicciolo. Sono fratelli, figli di immigrati nigeriani, ma nati a due passi da quelle strade. Quei pochi soldi, per loro e per tanti altri in quel quartiere, faranno la differenza a fine mese tra pagare o non pagare le bollette. La differenza, alla fine della giornata, tra il mangiare e il digiuno. I due ragazzi si chiamano Giannis e Thanasis Adetokunbo, e questo è l'inizio della loro storia. Gli Adetokunbo, nome poi "grecizzato" in Antetokounmpo, arrivano in Grecia nel 1991 in cerca di fortuna, ma si scontrano ben presto con la realtà di un paese già indirizzato verso la crisi economica: mamma Veronica prova a guadagnarsi il pane col baby-sitting mentre babbo Charles fa saltuariamente il tuttofare per una compagnia elettrica. Come tanti altri immigrati di pelle nera, faticano però a trovare una stabilità e sono costantemente vittime di abusi e discriminazioni. Giannis, secondo di quelli che saranno poi quattro fratelli, nasce esattamente 3 anni dopo e insieme al fratello Thanasis in età adolescenziale mostra subito segni di eccellenza in qualsivoglia disciplina sportiva. Sarà Spiros Velliniatis, uno scout del Filathlitikos, squadra di seconda divisione greca, a intravedere del potenziale in loro e a persuaderli verso il gioco del basket... Flash Forward. Primo anno a Milwaukee. Tra i muri del suo appartamento a San francis - Wisconsin, Giannis passa molto del suo tempo da solo a giocare alla PS4. Un giorno al fratello Thanasis rivela di sentirsi enormemente in colpa per aver speso 399$ in un oggetto così frivolo. Soprattutto pensando ai suoi due fratelli minori bloccati in Grecia dalle norme di immigrazione. Soprattutto pensando al suo passato, ai suoi genitori e ai giorni passati in strada. Giannis finirà per vendere la sua PS4 a Nick Van Exel, allora assistant coach dei Bucks, e attenderà l'arrivo della sua famiglia negli Stati Uniti per ricomprarla. E' solo uno dei tanti aneddoti di un ragazzo con un salario da 1.7 milioni di dollari che cercava comunque di vivere con i soldi del rimborso cibo (il famoso "per diem") di 190 dollari dato dalla squadra. Un ragazzo il cui appartamento era pieno di mobili costruiti col fai te o regalati dai compagni di squadra. Giannis era talmente mentalizzato sull'aiutare la sua famiglia, che prima di una delle prime partite dei Bucks, a causa di un problema con la carta di credito, si fece accompagnare da un tifoso. Aveva già spedito tutti i suoi soldi in Grecia. Si parte da qui. Da chi non aveva nulla e si è guadagnato tutto. Da chi era niente ed è diventato un'icona. Da chi è stato scelto alla 15 nel draft di "Ciccio" Bennett e ora rischia di fare la storia. Se abbiamo già visto point-guard giocare da 4, nessuno lo ha mai fatto con questo atletismo e con questa semplicità. Soprattutto in età così giovane. Antetokounmpo sta ri-definendo il concetto di Point-Center, venti anni dopo Magic Johnson. A pochi passi da Lebron James. A soli 23 anni.
 Auguri Giannis.
Cento di questi giorni.
Risultati immagini per antetokounmpo

Roma-Qarabag pensieri

Alcuni pensieri sparsi post Roma - Qarabag
 ✓2008/09, l'unica stagione nella quale la Roma si è qualificata agli ottavi di Champions da prima del girone. Anche in quella stagione il Chelsea fece da sfondo alla fase ai gironi. Corsi e ricorsi storici.
 ✓Nove gol fatti sei subiti, 3 partite concluse con clean sheet. Il lavoro di Di Francesco è apprezzabile soprattutto dalla cintola in giù. La Roma difficilmente prende gol, confidando nella potenza di fuoco esca fuori. Si pensava Fazio potesse soffrire il gioco del tecnico abruzzese, costruito su una linea difensiva molto alta. Il difensore argentino si è rivelato, anzi, molto adatto nel migliorare l'uscita palla della squadra, elevando la qualità delle transizioni offensive. Mito sfatato.
 ✓Pochissimi avrebbero dato la Roma come seria candidata al passaggio del turno. Benché meno prima. Neofiti ed esperti del settore. Chelsea schiacciasassi di Conte e Atletico arcigno di Simeone troppo duri per i giallorossi, abituati a scoppole sonore nella massima competizione europee.
 ✓Ad inizio anno mi permisi di definire Di Francesco un'aziendalista, adatto alla necessità della Roma di non avere un allenatore esigente in ottica mercato, visto il ruolo pervasivo di Monchi. Confermo quanto detto, aggiungendo la capacità di Di Francesco di rasserenare e normalizzare un'ambiente di per sé schizofrenico. Profilo basso, poche parole, intelligenza e capacità nel rivitalizzare giocatori poco brillanti come, ad esempio, Gerson ed El Sharaawy. Si dice che il miglior cuoco è quello, che cucina un gran piatto con gli ingredienti che ha a disposizione. Verità.
✓Mi piace ripetere questo aneddoto quando l'occasione è propizia, interscambiando sport tra loro molto distanti. Calcio e Basket. Allen Iverson fu l'Allen Iverson immarcabile della stagione 2000/01, nonostante la sconfitta con i Lakers in finale, anche grazie al suo coach Larry Brown. Quest'ultimo riuscì ad entrare nella testa del cestista statunitense, convincendolo che il suo sistema di gioco fosse il migliore per raggiungere l'obiettivo finale: l'anello. Così Di Francesco ha fatto in questo scorcio di stagione con i suoi giocatori. Lo ha confermato di persona ai microfoni di Premium, lo ha garantito Perotti nei giorni scorsi con le sue dichiarazioni vs Spalletti. Nel calcio odierno dove i calciatori sono sempre più superstar, almeno al livello top, l'allenatore deve essere in primis un fine psicologo. Essere credibile agli occhi dei suoi uomini, entrare nella loro testa, per convincerli della bontà delle sue scelte. Semplice da spiegare, meno da applicare.
Risultati immagini per di francesco

martedì 5 dicembre 2017

Analisi Mondiale prima parte

Russia- Arabia Saudita sarà la partita inaugurale del prossimo Mondiale (14 Giugno, ore 18 UTC+3).
Un match più equilibrato di quello che si pensi, che mette subito pressione alla selezione di Chercesov e che potrebbe regalare la prima grande sorpresa del torneo.
Senza prolungarci troppo con le chiacchiere, passiamo ai fatti:

Gruppo A: Come di consueto, la nazione ospitante viene premiata con un sorteggio alla portata delle proprie possibilità. La Russia testa di serie obbligata, nonostante il Ranking FIFA dica ben altro (65esimo posto), potrà sicuramente affrontare a testa alta il proprio girone, o meglio, dovrà farlo anche in virtù delle avversarie sorteggiate, il che potrebbe non essere necessariamente un vantaggio. La seconda fascia ha regalato l'Uruguay, probabilmente la formazione tatticamente più europea delle COMNEBOL: 4-4-2 attendista e compatto quello del maestro Tabarez, forte del fatto anche di avere a disposizione un'esplosiva e letale coppia d'attacco (Cavani- Suarez), oltre a una linea difensiva esperta e prestante (Caceres-Gimenez-Godin-Maxi Pereira). L'Egitto, formazione di terza fascia, è di per sè  una formazione molto simile a quella uruguayana per atteggiamento tattico, con la differenza che a giovarne non è il calciatore direttamente offensivo, ma gli esterni a supporto, soprattutto Mohamed Salah, nella sua stagione migliore. Da segnalare il filtro di Elneny, centromediano dell'Arsenal e la grande esperienza tra i pali di El Hadary che, dall'alto delle sue 44 primavere, è destinato a diventare il giocatore più vecchio a disputare un campionato mondiale di calcio. Infine paradossalmente, la formazione che, qualificazioni alla mano, ha dimostrato di voler giocare di più a pallone è proprio l'Arabia Saudita che, con Bert Van Marwijk in panchina, aveva impostato un 4-1-4-1 di stampo catalano, con passaggi corti e triangolazioni veloci, anche a causa della statura non così imponente dei propri giocatori. Al-Shalawy, capocannoniere delle qualificazioni mondiali AFC, giocava da terminale offensivo, supportato da Al Abed e Al Faraj, compagni nell'Al Hilal vice-campione d'Asia, con il folletto Al Muwallad, pronto a spaccare la partita da subentrato. Il problema è che da quel Arabia Saudita-Giappone 1-0, ultimo match di qualificazione, sono cambiati tre allenatori: Van Marwijk si è dimesso per divergenze, Bauza non ci ha capito niente, Pizzi, ex CT del Cile campione sudamericano nel 2016, pronto all'avventura.
Girone equilibrato, per certo mi sento di dare la qualificazione solo all'Uruguay.

Girone B: decisamente il gruppo della morte. Basti pensare che, da calendario, il primo match sarà tra il Portogallo campione d'Europa e la Spagna nel momento di massimo splendore, almeno per quanto riguarda l'ultimo quinquennio. L'ultima volta che s'incontrarono al Mondiale fu nel 2010, agli ottavi di finale: era il Portogallo di Queiroz, decisamente mediocre dal punto di vista tecnico e che, per questo motivo, parcheggiò (inutilmente) il pullman davanti la porta. La situazione ora è differente, anche se fino a un certo punto: Fernando Santos è un tecnico intelligente che ha fatto proprio dell'equilibrio e della versatilità il proprio punto di forza e potrebbe sacrificare un po' di qualità per chiudere tutti gli spazi agli imprevedibili spagnoli, per poi cambiare atteggiamento nei match seguenti. Purtroppo per iberici e lusitani, il primo match potrebbe essere ancor più decisivo in virtù degli ostici avversari che il gruppo prevede: la miglior formazione d'Asia (di gran lunga), l'unica a Non essere stata inserita in ultima fascia, quell'Iran che ha spaccato il proprio girone di qualificazione con largo anticipo e che vanta diversi talenti in rosa: Sardar Azmoun, dinamico centravanti del Rubin Kazan, uno dei migliori talenti iraniani degli ultimi anni, potrebbe aver addirittura perso il posto da titolare a favore del massiccio Ghoddos, sorprendente attaccante dell'Ostersunds, implacabile sotto porta negli appuntamenti importanti. L'allenatore di questa formazione Carlos Queiroz quattro anni fa impostò un Iran ultra-difensivo che quasi bloccò l'Argentina di Messi, quest'anno potrebbe trovare l'equilibrio ideale una ventina di metri più avanti, anche per valorizzare il talento offensivo. Infine, il Marocco di quel belloccio di Renard, conquistatore d'Africa: unica formazione al MONDO a non aver subito alcun gol nel girone finale di qualificazione. Capitan Medhi Benatia, fortemente responsabilizzato, risente positivamente della pressione e guida brillantemente la linea a quattro, nella quale spicca il terzino classe 1998 Hakimi, in forza al Real Madrid Castilla, lanciato con grande personalità dal tecnico francese. Bocche da fuoco importanti anche in avanti: l'esperto Boussoufa, Younes Belhanda (Galatasaray), Amrabat (Leganes) e soprattutto Ziyech dell'Ajax garantiscono grande proprietà di palleggio. Probabilmente manca un grande centravanti, attualmente il modesto Boutaib del Malatyaspor.
Tutte le selezioni troveranno almeno un punto.

Nei prossimi giorni analizzeremo altri due gironi...
Risultati immagini per girone a e girone b mondiali

lunedì 4 dicembre 2017

#talkingabout L'Inter è forte o ha solo fortuna?

L'Inter in questo momento è al primo posto della classifica di serie A, con un punto di vantaggio sul Napoli, ma di chi è il merito e soprattutto se lo meritano?
Ho stilato 5 punti chiave che permettono secondo me all'Inter di essere così in alto in classifica.

  1. Partiamo da primo punto che è anche quello più importante: Luciano Spalletti, caratterialmente parlando è una persona che a un certo punto ti infastidisce, ma è innegabile che Spalletti sia un ottimo allenatore, è riuscito per anni con una squadra che non ha mai vinto niente nella propria storia (la Roma) a vincere due coppe Italia e una Supercoppa contro la forte Inter di Mancini, per questo è già da considerare un buon allenatore. E' un allenatore capace di valorizzare bene i giocatori che ha a disposizione, l'anno scorso con la Roma è riuscito con una squadra molto ristretta a giocare bene per 3/4 di stagione valorizzando giocatori su cui nessuno credeva più, uno su tutti Emerson Palmieri. Quindi secondo me uno dei primi motivi è Spalletti che è riuscito a dare la carica e a unire bene un gruppo che solo l'anno scorso sembrava sull'orlo del baratro.
  2. Il secondo punto riguarda il calciomercato, ma soprattutto gli acquisti giusti e mirati che sono stati fatti per completare la rosa. L'Inter rispetto al Milan ha speso molto meno, e soprattutto molto meglio perchè io consideravo l'Inter una buona squadra dal punto di vista tecnico, ma con alcune lacune per ogni reparto, che sono state migliorate in questa sessione: sono arrivati Vecino e Borja valero che per quanto non siano tecnicamente dei fenomeni sono adattissimi al gioco di Spalletti, ed è arrivato Skriniar, probabilmente uno degli acquisti migliori in tutto il campionato che nonostante la cifra spesa, sta dimostrando di cavarsela alla grande. E bravo in tutti i fondamentali ed è diventato in pochissimo tempo un autentico muro.
  3. Il terzo punto è da accostare al secondo ovvero le poche aspettative e pressioni che la gente aveva su questa squadra, si è vero l'Inter è sempre l'Inter ma dopo il brutto campionato scorso nessuno si aspettava che questa squadra potesse rinascere in questa maniera. Si è parlato tanto durante l'estate di nomi come Di Maria, Pepe, Rudiger e perfino Messi, ma per fare un buon campionato non servivano questi campioni bastava un po' di coesione.
  4. Il quarto punto riguarda due giocatori in particolare: Handanovic e Icardi, è innegabile che se l'Inter è riuscita a fare così tanti punti in classifica fino a questo momento, il merito va in gran parte alle belle parate di Handanovic che hanno spesso salvato il risultato e soprattutto ai tantissimi gol di Mauro Icardi che hanno deciso più della metà delle partite di questo inizio di stagione. L'argentino è un giocatore in grado di fare gol alla prima occasione, un autentico cecchino.
  5. Infine l'ultimo punto riguarda la forma dei giocatori in campo, ed è dovuta chiaramente alla mancanza di coppe europee. In questa maniera senza Europa League l'Inter ha meno gare da giocare, meno trasferte difficili da fare e di conseguenza possono concentrarsi solo esclusivamente sul campionato.
Secondo me questi cinque punti stanno permettendo all'Inter e ai suoi tifosi di continuare a sperare per un risultato che ha inizio anno sarebbe stato abbastanza improbabile da raggiungere.
Risultati immagini per Spalletti icardi handanovic

domenica 3 dicembre 2017

Nicolò Melli: il grande viaggio del cestista reggiano ep 4

Capitolo 4  2015-2017

Nel frattempo Nicolò Melli è diventato gradualmente un elemento essenziale nella nazionale, prima di coach Pianigiani agli europei di Slovenia 2013 e Germania 2015 e poi di coach Ettore Messina per il pre-olimpico di Torino 2016. Ma lasciamo perdere il capitolo nazionale e torniamo a Melli dopo l'infortunio.

Operatosi al dannato ginocchio il 22 Luglio 2014 Nik rinnoverà per un solo anno con l'Olimpia, replicando numeri e performance della stagione precedente e liberandosi infine nell'estate del 2015, diventando un target automatico per i maggiori club d'Europa. A convincerlo è il progetto ambizioso e pieno di nuove responsabilità del Brose Baskets Bamberg di coach Andrea Trinchieri e di Daniele Baiesi come direttore sportivo.
La sfida definitiva è quella di abbandonare l'Italia e l'etichetta dell'eterna promessa per diventare non "un" giocatore tra i tanti del ruolo, ma "il" giocatore di riferimento là fuori, in un paese nuovo e dove nessuno "ti protegge", di una squadra che, nonostante parta dietro ai team più blasonati, vuole imporsi anche a livello di Eurolega. Il "Trinka" non solo gli assegna il ruolo di "4" titolare, ma lo carica di fiducia sin dalla stagione 2015-2016, facendogli toccare nuovi massimi in carriera in tutte le categorie statistiche, possessi e minuti in primis (in Eurolega passa dai 20' di media del biennio Banchi ai 30' delle prime due stagioni tedesche).
Nicolò Melli in Germania compie il salto tecnico più importante, diventando finalmente consistente nel tiro da fuori. Un'arma che lo completa e lo rende ancor di più una delle ali più difficili da marcare d'Europa.
Una rinnovata fiducia e cattiveria agonistica evidenti nei momenti cruciali delle partite e una concentrazione, una presenza di spirito che sono alla base dei canestri pesanti e delle giocate decisive. Se il Bamberg gioca una tra le pallacanestro più ammirate e vincenti d'Europa (sono campioni in carica di Germania, hanno vinto la coppa di Lega) è grazie all'aristotelico passaggio del gioco di Nik da potenza ad atto, una metamorfosi che l'ha spinto verso il livello successivo. Della sua credibilità perimetrale ne hanno beneficiato direttamente compagni e spaziature, dai ribaltamenti di lato e la ricerca del compagno libero al punire i mismatch e scegliere se rollare, aprirsi per un tiro da fuori o penetrare. La nuova consapevolezza di una potenza fisica maturata con il lavoro quotidiano in palestra lo hanno reso un totem cui aggrapparsi sia offensivamente che difensivamente, dove con tempismo ed energia è una macchina da rimbalzi e un intimidatore di prima categoria, essenziale per le rotazioni e per i frequenti cambi sui piccoli.
I prodromi del giocatore attuale si erano intravisti anche sotto la gestione Banchi dell'avventura Milanese, ma è a Bamberg che Nik è esploso definitivamente, trovando in questo nuovo sistema quel "quid" che l'ha aiutato a concludere una prima parte di percorso della sua carriera dove il lavorare tanto ha portato dei frutti che molti, solo due stagioni fa e solo per semplice impazienza, non reputavano neppure possibili.
Il viaggio però non è finito: Nik ha solo 26 anni e deve ancora migliorare, ma quanto fatto fino ad oggi può far pensare solo ad un pesce che sta continuando ad alimentarsi di tutto ciò che lo circonda, con l'obiettivo di diventare tra i più grossi dell'oceano cestistico. Soprattutto da quando hanno ripreso a parlarne con stima e stupore anche dall'altra parte dell'Atlantico.
Risultati immagini per melli

sabato 2 dicembre 2017

Napoli Juventus: La decide Higuain

La Juve gioca una partita perfetta e ingabbia il Napoli di Sarri che non riesce a trovare gli spazi giusti per colpire. Adesso i bianconeri risalgono a -1 e domani se l'Inter batte il Chievo va in testa da solo.

La Juve vince a Napoli con gol dell'innominabile Higuain. Ogni volta che toccava palla l'argentino veniva fischiato dai 56000 del San Paolo, ma ogni fischio serviva per caricarlo ancora di più. Gonzalo ha giocato sotto infiltrazione ed è durato un ora scarsa, poi il dolore per la frattura alla mano sinistra ha cominciato a farsi sentire, ma sono stati 60 minuti di guerra pura, uno contro tutti. Higuain solo contro i 56000 del San Paolo. In classifica la Juve accorcia a meno 1 sul Napoli e domani la formazione di Sarri potrebbe essere scavalcata in cima dall'Inter, che giocherà contro il Chievo di Rolando Maran. La sconfitta di ieri è per il Napoli una brutta botta psicologica e tecnico tattica. Il Napoli voleva tirare un pugno sul tavolo del campionato e volare a +7 dai bianconeri, invece si ritrova nel solito vortice, con mille pensieri nella testa, ma soprattutto con La Signora di nuovo alle costole.

Allegri ingabbiamento perfetto
Allegri ha trovato l'antidoto al Napoli. Sistema reversibile a seconda delle fasi di possesso e non: 4-2-3-1 nel primo caso e 4-4-1-1 nel secondo, con la fila centrale molto stretta e mobile per inibire il gioco di specchi e di triangoli sarriani. Il principio base era la densità, dove il Napoli cerca il possesso palla c'erano cinque maglie gialle a ostruire e inibire. In questa maniera quando il pallone l'aveva il Napoli c'era corposità juventina dalle parti del pallone, la Juventus recuperava il pallone e ripartiva in contropiede. Allegri ha dislocato bene le pedine ed è sembrato quasi di intravedere uno dei fondamentali del calcio di Guardiola, quello che vuole i giocatori su verticali diverse, mai uno davanti all'altro sulla stessa linea retta.
Il gol partita è arrivato subito, su un grande contropiede juventino e sull'asse Douglas Costa- Dybala- Higuain. Qui sono venuti fuori tutti i limiti dei difensori partenopei, a furia di correre all'indietro Koulibaly non si è accorto del buco lasciato da Mario Rui a sinistra dove l'agguerritissimo Higuain si è infilato. In uscita dalla sua area la juve non ha mai buttato il pallone, cercava la manovra nei 20-30 metri davanti a Buffon e si prendeva dei rischi perchè sia Chiellini sia Benatia non hanno dei piedi educati. Qualcosa la retroguardia bianconera ha concesso, specialmente sul rilancio sbagliato del Chiello, ma la spia del malessere azzurro sono stati i troppi tiri di Insigne, qualcuno pericoloso altri forzati. D'altronde ormai è legge: se l'esterno ci prova troppo, specie da lontano, vuol dire che il Napoli ha difficoltà ad entrare in area di rigore. La conclusione da fuori di Insigne come estrema soluzione è qualcosa di inesatto nelle logiche del Sarrismo.
All'intervallo Sarri ha trasmesso la scossa ai suoi, ma la sveglia ha funzionato in parte. A inizio ripresa il Napoli si è alzato di brutto , ha guadagnato terreno, ma nel momento di maggior pressione azzurra, è riemersa l'anima difensiva della juve. Quando La Signora si chiude in se stessa è difficile farle gol. Un paio di combinazioni pal
la a terra e nello stretto hanno illuso il Napoli che il vento potesse cambiare, ma spuntava sempre il piedone di Chiellini o la testa di Benatia, e in qualche occasione perfino Pjanic e Dybala si sono abbassati davanti a Buffon per proteggere l'area di rigore da eventuali pericoli. Chiaramente passando il tempo, il Napoli ha perso lucidità. Sono mancati Callejon e Mertens, la juve non ha concesso loro un minimo di profondità, li ha spenti con metodo, ed è servito un super Reina per evitare lo 0-2 di Matuidi. La Juve di Allegri ha vinto giocando più sporcamente e meno bene del Napoli che invece ha cercato di trovare gli spazi sbattendo più volte sul muro bianconero. Da tifosi neutrali questo è un buon risultato perchè in questo momento ci sono tre squadre in lizza per il primo posto, senza scordarci Roma e Lazio che hanno una partita in meno e sono sempre là in alto.
Volevo chiudere facendo i complimenti all'arbitro Orsato che dirige la partita in maniera impeccabile: la solita personalità unita a una perfetta visione degli episodi. Fa un certo effetto vederlo fuori dalla lista degli arbitri che fischieranno al Mondiale. Scelta poco comprensibile soprattutto dopo aver visto all'opera altri direttori di gara col pass per Russia 2018 (Lahoz vi dice nulla?). Ieri Orsato ha anche chiarito un concetto le proteste plateali devono sparire dai campi di calcio. E la Var? Con un Orsato così è rimasta a guardare...
Risultati immagini per Higuain

venerdì 1 dicembre 2017

New Orleans Pelicans: Qual'è il più grande ostacolo al "funzionamento" di questa squadra?

Il più grande ostacolo al "funzionamento" di Boogie e del Monociglio a New Orleans è il resto del roster.

Le torri gemelle dei Pelicans, Demarcus Cousins ed Anthony Davis, potrebbero sembrare un'anomalia nell'Nba di oggi, orientata sul gioco perimetrale. Mentre le altre squadre a volte si astengono dallo schierare anche un solo centro di ruolo in campo, New Orleans fa partire in quintetto due giocatori alti almeno 2 metri e 10. Ma Cousins e Davis non sono lunghi normali. Si definisce "skill ball" la preferenza che al giorno d'oggi constatiamo per i giocatori veloci, abili nel gioco da tre punti e polivalenti, come hanno detto diversi addetti ai lavori Nba. Visti sotto quest'ottica, Boogie e il Monociglio, due dei lunghi più versatili e abili della lega, calzano perfettamente.

Cousins (2 metri e 11 per 122 chili) e Davis (2 metri e 11 e un'apertura alare di 2 metri e 31) sono entrambi autorizzati a portare palla. Possono cercare di segnare, servire passaggi o iniziare un'azione da metà campo. Se un tifoso di basket si fosse svegliato oggi da un coma lungo trent'anni, crederebbe di stare assistendo a un altro sport.

Gentry (l'allenatore dei Pelicans) sta anche impegnando la sua creatività per cercare di far funzionare al meglio il duo nella metà campo offensiva. Abbiamo già visto una manciata di azioni di pick and roll del 4 per il 5, in cui Davis blocca per Cousins per poi andare al ferro. Cousins è capace di mettere a segno tiri da tre punti dal palleggio o servire alley-hoop per Davis. Hanno anche fatto uso di hand-off dal palleggio o blocchi per lasciare Davis libero.

Con Cousins spesso a gestire il gioco, occasionalmente si invertono i ruoli offensivi; in essenza Cousins diventa point guard, e ciò comporta il gioco in post di un giocatore meno dotato fisicamente.

Gentry ha avuto un'intera estate per fantasticare modi per far rendere al massimo le sue star in ruoli adatti alla pallacanestro moderna, e ha aggiunto al suo staff l'assistente dei Nuggets Chris Finch per contribuire alla causa. Casomai, New Orleans sta giocando in modo normale, in corso di miglioramento, ma ciò in cui i Pelicans sono andati in controtendenza è il modo in cui hanno assemblato il resto del roster. Cousins e Davis sono circondati da una serie di giocatori che hanno già detto la loro, inseriti male, o scarti.

Ball-handlers: Jrue Holiday, Rajon Rondo, Jameer Nelson, Frank Jackson
Wings: Tony Allen, E'Twaun Moore, Ian Clark, Charles Cooke, Jalen Jones
Forwards: Solomon Hill, Dante Cunningham, Darius Miller, Josh Smith
Bigs: Alexis Ajinca, Omer Asik, Cheick Diallo

La coppia di lunghi è senz'altro intrigante, ma la squadra della Louisiana ha finora fatto registrare un record di 11-9, e i loro giocatori secondari sono una delle ragioni principali di queste 9 sconfitte. Rondo (ernia da sport) e rientrato da poco mentre Hill (tendine del ginocchio sinistro) non è ancora rientrato in campo, ma non penso che il rientro di quest'ultimo possa avere un impatto significativo sul record della squadra.

Il problema inerente all'unione di Boogie e del Monociglio è quello delle spaziature. Dal 2015/2016, la stagione in cui hanno entrambi iniziato a tirare regolarmente da oltre l'arco, Davis sta tirando con il 35.9% da tre, e Cousins sta facendo registrare il 32.8 % di triple andate a segno. Nessuno dei due è un giocatore che i difensori si preoccupano particolarmente di coprire, e non lo saranno finchè non dimostreranno di poter realizzare con costanza. Sapendo questo, ci si potrebbe aspettare che il resto del roster sia pieno di tiratori infallibili per compensare.

Ma i Pelicans non hanno altri tiratori. Tutti i giocatori, esclusi Cousins e Davis, hanno tirato in media con il 34.1% da tre nel corso delle loro carriere. Ian Clark ha fatto segnare i numeri migliori (37.2%), e solo altri tre giocatori (Moore, Nelson e Holiday) tirano oltre il 36% di media. New Orleans non aveva altre opzioni quest'estate, con manovra d'azione limitata dopo aver fatto firmare alla point guard Jrue Holiday un contratto al massimo salariale, e non ne avrà molte altre neppure in futuro. Non c'è un modo preciso per mettere riparo a questo roster estremamente limitato.

Nonostante tutto ciò, New Orleans ha messo in scena ruggenti inizi di partita finora in questa stagione. Siamo solo all'inizio di stagione, ma sembra che la squadra stia andando incontro agli stessi problemi avuti in passato dalle squadre allenate da Gentry. Quando la pressione si fa sentire, il gioco diventa stagnante. La palla smette di muoversi, e si prediligono isolamenti e giochi in post alto, con solo uno o due passaggi per possesso e movimento senza palla prossimo allo zero.
Gentry ha la reputazione di voler giocare velocemente, con movimento e tagli, ma le sue squadre si impantanano nel fango in maniera inquietante. I Pelicans superano i loro avversari di 6 punti per 100 possessi nella prima metà di gara, ma vengono "presi a pugni" da -8.0 punti per 100 possessi nella seconda. Il problema potrebbe anche iniziare a manifestarsi nella prima metà, se le altre squadre dovessero iniziare a capire il loro piano per la partita e adattarvisi.
Come prima, il loro problema sono gli uomini a loro disposizione, è deludente vedere questa squadra continuare a servire forzatamente Cousins e Davis, quando hanno una point guard che guadagna 25.7 milioni di dollari all'anno ma non ha ancora avuto nessun impatto offensivo. Holiday è un realizzatore da pick and roll abbastanza affidabile, ma non è il playmaker più decisivo, ragion per cui sono stati aggiunti Rondo e Nelson. Il problema è che questo etichetta necessariamente Holiday come un tiratore da fermo.
Il miglior quintetto, per quanto riguarda il tiro, che i Pelicans possono mettere in campo potrebbe addirittura non comprendere Holiday. Se sia Cousins che Davis sono in campo, le migliori spaziature si avrebbero probabilmente con Nelson, Clark e Cunningham. Privandosi di Nelson o Clark per questioni difensive le spaziature sono ancora più danneggiate. Molto importante è che Holiday trovi un modo per contribuire quando non ha palla in mano. Hanno bisogno che un terzo violino si metta in mostra, e non è giusto aspettarselo da ricicli come Rondo o Nelson.

Quando Davis e Cousins sono entrambi in campo, i Pelicans hanno un net rating (punti guadagnati-o subiti- su 100 possessi) di +10.8; quando gioca solo uno dei due, invece, di-12.9.

Da segnalare il fatto che Davis abbia giocato in media 67 partite nelle sue prime cinque stagioni. La stagione 2015-2016 si concluse per lui con un infortunio al ginocchio sinistro, che ha reso necessario il primo intervento chirurgico della sua vita. La 2016/2017 è stata di gran lungo quella con meno problemi fisici, ma ha smesso di giocare poco dopo l'esclusione matematica della sua squadra dalla corsa ai playoff a causa del "ginocchio sinistro dolorante".
Cousins sarà free agent senza restrizioni nel 2018, e si profila lontano dalla franchigia dei Pelicans; se Hayward e Durant hanno lasciato le loro rispettive squadre, chiunque può farlo. Non c'è lealtà nello sport, e Cousins lo sa. Boogie ha recentemente dichiarato che il suo più grande rimpianto è di non aver lasciato Sacramento quando ne avrebbe avuto la possibilità. Se si torna nel 2015 si può sentire molto rumore, in proposito di un possibile spostamento di Boogie ai Lakers. Una reunion con John Wall a Washington potrebbe sembrare plausibile, ma richiederebbe una sign-and-trade.
Cousins sta già socializzando con LaVar Ball, e se i Lakers vogliono attirare Lebron James devono aggiungere al roster almeno un'altra star. Lebron si è già riferito a Cousins come il miglior lungo della lega. La sua abilità non si limita solo a giocare sotto canestro, ma controlla la palla estremamente bene. Sa tirare da tre. A volte riesce anche a coinvolgere i compagni.
Molte fonti dalle dirigenze hanno detto che si aspettano che i Pelicans se ne liberino in questa stagione. I tifosi Pelicans non ne vogliono sapere, ma non ne volevano sapere neanche i tifosi di Bulls, Pacers o Kings. New Orleans ha mostrato dei lampi di potenziale in questo primo stralcio di stagione. In teoria la combinazione Davis-Cousins potrebbe funzionare, a livelli altissimi. Si tratta pur sempre di due dei migliori lunghi dell'Nba. Ma il resto del roster lascia molto a desiderare. Sicuramente è esaltante vedere Boogie e il Monociglio cavarne qualcosa di buono. Ma non è corretto giudicare quest'esperimento dei lunghi, se avviene in un ambiente a loro incompatibile.
Risultati immagini per Cousins e DAvis